Helloween – la leggenda delle zucche riunite

HELLOWEEN
live @ Mediolanum Forum, Assago (Mi)
– sabato 18 novembre 2017 – 

 

LIVE REPORT •

 

Esistono dei casi dove è impossibile non rimanere pietrificati per poi lasciarsi andare a uno sfogo di entusiasmo incontrollato nel momento in cui si legge un determinato annuncio. E’ questo ciò che è successo a chi vi scrive nel momento in cui è stato annunciato il ritorno negli Helloween, formazione già di per sé follemente amata, di due ex membri tanto importanti; la reazione si è poi ulteriormente intensificata leggendo che la suddetta formazione sarebbe passata in Italia nel periodo pre invernale con una data all’Alcatraz di Milano, location che sarebbe stata modificata presto per via della grande richiesta di biglietti, in favore di un decisamente più consono Forum di Assago, per un tour dall’altisonante nome di “Pumpkins United Tour”. Tutto ciò ha fatto anche molto discutere alcuni detrattori di queste particolari operazioni anche commerciali, ma ci sentiamo di dire che si tratta di lamentele che lasciano il tempo che trovano, trattandosi di professionisti e di un progetto tanto desiderato dai consumatori da almeno vent’anni. Per questo, dopo un’estenuante attesa di svariate ore per accaparrarsi un posto in prima fila di fronte alla passerella, è un vero e proprio momento di gioia quello in cui si spengono finalmente le luci; ci auguriamo che le parole qui scritte possano in parte far rivivere l’esperienza a chi ha presenziato, e magari far rosicare un po’ chi ha scelto di mancare per un qualsiasi motivo. Una serata indimenticabile targata Vertigo.
Buona lettura!

HELLOWEEN
E’ sulla nota “Let Me Entertain You” di Robbie Williams, utilizzata come intro, che si spengono le luci e si inizia a percepire l’adrenalina, in attesa di assistere a quasi tre ore di spettacolo con una band leggendaria riunitasi con due membri che qualcuno definirebbe imprescindibili. All’attacco di “Halloween” il telo nero con il logo della band e del tour viene fatto cadere, permettendo a tutti i presenti di esplodere in fragorose urla alla vista di ben sette mitici musicisti che tutt’ora vengono ritenuti un emblema di tutto ciò che è Power Metal o anche solo Metal in generale in Europa e nel mondo; l’attenzione maggiore è ovviamente diretta a Kai Hansen alla chitarra, insieme ovviamente al suo compagno di vecchia data Michael Weikath e al sempre più fighetto Sascha Gerstner, e al duetto tra Andi Deris e il nuovamente on stage Michael Kiske, che si esibiscono insieme anche sulla successiva “Dr Stein” per poi presentare i due simpatici personaggi animati Seth e Doc che ci accompagneranno, tramite il megaschermo durante l’intero concerto, rappresentando in modo piuttosto divertente i membri stessi e anche alcuni elementi iconici dell’intera storia della band. Subito dopo Kiske si presenta da solo per l’esecuzione della emozionante “I’m Alive”, dimostrando di non essere magari al top assoluto come molti avrebbero voluto ma assolutamente in serata e in forma più che buona sia vocalmente che come presenza sul palco. Torna successivamente Andi per condurre lo spettacolo in solitaria sulla poetica “If I Could Fly” e sulla tamarrissima “Are You Metal?”, e già da ora si riesce a intuire chi sarà considerabile alla fine il miglior vocalist della serata sotto diversi punti di vista, tralasciando quello emozionale che è ovviamente soggettivo. Fa piacere notare poi quanto la band abbia voluto spaziare il più possibile all’interno del proprio repertorio, il che si nota già dalla scelta delle successive “Kids of the Century” cantata da Kiske, e l’accoppiata “Waiting for the Thunder” e “Perfect Gentleman” a opera di Deris, dopo le quali invece viene il momento più atteso da molti presenti: quello di Kai Hansen al microfono! Si sa che non ha più la voce di un tempo e che tende a far fatica, ma il suo carisma e il suo timbro sono di un fascino incredibile ed è impossibile non lasciarsi andare a un headbanging distruttivo sul medley composto da “Starlight”, “Ride the Sky” e “Judas”, per non parlare della micidiale “Heavy Metal (is the Law)”, il cui testo per quanto un po’ ignorante dovrebbe accomunare gran parte dei presenti. Finito lo speciale di Kai tornano sul palco entrambi i vocalist per il momento ballad, composto da due estratti come “Forever and One” e “A Tale That Wasn’t Right”, sulle quali l’intero pubblico pare commuoversi prima di deliziarsi con il solo Deris che ci propone “I Can” per poi lasciarci, in un certo senso, in compagnia del compianto batterista Ingo Schwichtenberg tramite la ripresa di un suo assolo, su cui poi subentra anche il buon Dani Loble che sembra quasi voler duettare col suo illustre predecessore, che riposi in pace così come anche Malcolm Young degli AC/DC, mancato poche ore prima di questo concerto come annunciato in seguito anche da Kai dal palco. Dopo tutto ciò avviene una parziale esecuzione di “Livin Ain’t No Crime”, che precede “A Little Time” cantata da Kiske, il duetto su “Why?” e la doppietta “Sole Survivor” e “Power” cantate nuovamente da Deris in solitaria, il quale si appresta subito dopo a presentare il prossimo brano definendolo come il primo degli Helloween da lui ascoltato, ovvero la potentissima “How Many Tears”, che vede protagonisti il sopracitato Deris e anche il nostro Kai, che si dedica al microfono per l’ultima volta questa sera.
Il primo encore della serata, nonostante la presenza anche di Andi sulla lunga “Keeper of the Seven Keys”, è tutto per il buon Michael, che si cimenta nell’esecuzione del brano che più di tutti ha consacrato il suo timbro e la sua estensione vocale a suo tempo: la leggendaria “Eagle Fly Free”, che magari non esegue in maniera impeccabile, ma solo lui poteva emozionare e riportare tutti indietro nel tempo in questo modo sulla suddetta traccia, insieme anche al buon Markus e al suo famoso assolo di basso. Il secondo encore invece si apre con una specie di assolo di chitarra da parte di Kai Hansen, che insieme agli altri esegue anche la linea melodica principale di “Hall of the Mountain King” di Edvard Grieg, resa famosa anche dai Savatage nel preludio alla title-track dell’album che porta il nome del brano stesso; tutto ciò prima di avviarsi verso la fine con l’ultimo brano in solitaria di Kiske, ovvero la immortale “Future World”, e giungere poi alla ovvia conclusione con l’ultimo duetto sulla immancabile “I Want Out”.
A concerto finito, mentre ci si avvia verso l’uscita, è impossibile non percepire quasi il tempo rallentato, come se lo spettacolo cui si è appena assistito avesse risvegliato quella fiamma dentro ognuno di noi, lasciandoci incantati e ardenti di magia e passione e con la voglia sfrenata di replicare ciò cui si è appena assistito, pensando al fatto che un progetto può anche nascere per fini commerciali, ma anche essere reso in un modo talmente unico da risultare irresistibile; ed è per questo che la prossima estate faremo di tutto per raccontare ancora una volta questa storia, magari grazie a un festival. Questi sono gli Helloween, quelli più storici che tutti abbiamo imparato ad amare, e questa è la magia della grande musica Metal più fantasiosa e sognante, e chi non la comprende beh…ci dispiace per lui, perché certe emozioni sono davvero difficili da descrivere a chi non le prova spontaneamente.
Per chiudere facciamo una piccola analisi delle esecuzioni dei singoli musicisti: Sascha è sempre inguardabile, ma svolge il suo compito in modo impeccabile, Weikath risulta sempre un po’ inquietante, ma ha un fascino tutto suo sul palco che non si piò non apprezzare, Dani è una stramaledetta macchina da guerra come sempre, Markus in alcuni piccoli momenti non è sembrato al cento per cento, pur trattandosi davvero di piccolezze più che trascurabili, sempre se qualcuno le ha notate, ma veniamo ai protagonisti indiscussi: i due fantastici vocalist e la leggenda dietro alla sei corde di colore rosso fiammante. Kiske ha un timbro che ha emozionato e ispirato intere generazioni e per questo, nonostante le sue discutibili scelte di carriera e alcuni cali anche durante lo show odierno, merita grande rispetto e di essere annoverato per l’icona che è e sarà sempre, anche alla luce del fatto che, dal punto di vista puramente tecnico e esecutivo, a sto giro non c’è stata davvero partita; Deris ha dato una prova pressoché impeccabile e a parere di molti decisamente superiore a quella del suo socio privo di capelli, cantando in maniera egregia ogni sua parte e comportandosi come l’animale da palco che è sempre stato. Tuttavia il vero pilastro cardine del combo è innegabilmente il nostro Kai Hansen, che dopo tantissimi anni di assenza riesce ancora ad apparire come il vero leader degli Helloween, almeno sul palco, grazie a un carisma unico, una partecipazione musicale e scenica inarrivabile per i suoi compagni strumentisti e, soprattutto, una capacità di focalizzare l’attenzione su di sé e su tutta la band che sarebbe da annoverare tra le migliori in assoluto; un vero e proprio frontman, nonché una vera icona del Metal mondiale.
Dopo questa analisi chiudiamo questo lunghissimo report, raccomandando a chiunque non avesse presenziato di rimediare quanto prima, perché davvero è un’emozione che vale la pena provare. Grazie dell’attenzione a tutti, a presto!

Setlist:

  1. Halloween
  2. Dr. Stein
  3. I’m Alive
  4. If I Could Fly
  5. Are You Metal?
  6. Kids of the Century
  7. Waiting for the Thunder
  8. Perfect Gentleman
  9. Starlight / Ride the Sky / Judas
  10. Heavy Metal (Is the Law)
  11. Forever and One (Neverland)
  12. A Tale That Wasn’t Right
  13. I Can
  14. Drum Solo
  15. Livin’ Ain’t No Crime / A Little Time
  16. Why?
  17. Sole Survivor
  18. Power
  19. How Many Tears
  20. Eagle Fly Free
  21. Keeper of the Seven Keys
  22. Future World
  23. I Want Out

HELLOWEEN lineup:

  • Andi Deris – Vocals
  • Michael Kiske – Vocals
  • Kai Hansen – Guitar
  • Michael Weikath – Guitar
  • Sascha Gerstner – Guitar
  • Markus Großkopf – Bass
  • Daniel Löble – Drums
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foto: Federica Borroni