Heavy Metal Night 8: il festival inossidabile

HEAVY METAL NIGHT 8 FESTIVAL:
WITCHFYNDE + TYTAN + RUSTLESS + SPARTAN WARRIOR +
KURNALCOOL + FINGERNAILS + WITCHUNTER + HI-GH
live @ Camping Villaggio Villa Elena, Martinsicuro (Te)
– sabato 19 settembre 2015 – 

LIVE REPORT •
E siamo a 8. Tante sono le edizioni dell’Heavy Metal Night, il festival che ogni anno, appena terminata l’estate, chiama a raccolta il popolo metallaro a Martinsicuro (Te), ridente località balneare che si affaccia sull’Adriatico. Una manifestazione che di anno in anno è cresciuta a vista d’occhio (come l’intoccabile albero al centro del palco, ormai divenuto simbolo della kermesse), grazie alla passione che l’ideatore Arturo Iustini mette nell’organizzarla e renderla sempre più ricca di contenuti. Anche quest’anno il programma è stato intenso e ha presentato un bill di tutto rispetto che ha entusiasmato i numerosi headbangers presenti.

Hi-Gh – (report a cura di Francesco Di Gianfilippo)
Come ogni anno il cartellone è composto in parte da gruppi underground italiani, che vengono chiamati a supporto dei cosiddetti “big”. Ad aprire le danze questa volta sono delegati i romani HI-GH, con il loro speed metal che li ha fatti conoscere un po’ in tutta la penisola. Purtroppo, a differenza di loro precedenti live a cui ho assistito, devo dire che questa volta hanno un po’ deluso le mie aspettative: suoni un po’ confusi e qualche svarione di troppo da parte di El Tito (batteria) che hanno un sminuito la loro prestazione. Possiamo però dare loro l’attenuante di essere stata la band di apertura, dato che i loro brani sono sempre coinvolgenti e dal sicuro impatto, come “Faster! Faster! Faster!” o “Night Dance”, come anche “The Russian Border” e la celeberrima “Honour And Blood” dei Tank, anche se però questa volta non hanno lasciato il segno come al solito.

Setlist: “Faster! Faster! Faster!” – “Night Dance” – “Drug Your Destiny” – “The Russian Border” – “Honour And Blood” (Tank cover) – “501st Legion” – “Unleash The Beast” – “Sex Machine” – “Till Death And After”

HI-GH lineup:
Tommaso “Slowly” – Bass Guitars & Lead Vocals
Marco “Psyki” – Rhythm/Lead Guitars
Marco “RedEyes” – Lead/Rhythm Guitars
El Tito “Oki” – Drums
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Witchunter – (report a cura di Francesco Di Gianfilippo)
Il pubblico comincia ad aumentare di numero proprio quando è il momento di un gruppo che è di casa qui all’Heavy Metal Night: i Witchunter. La potenza è il loro credo, con pezzi trascinanti e martellanti, un sound decisamente travolgente e duro il loro, e devo dire che a differenza delle passate edizioni li ho trovati decisamente migliorati e più maturi. Già con l’iniziale “Crystal Demons” possiamo avere un assaggio di quello che ci aspetta da parte loro. La stessa “Witchunter” è un inno di battaglia che fomenta il pubblico assiepato sotto il palco. La band non sbaglia un colpo grazie anche al tasso tecnico di ottimo livello di cui sono dotati e quindi proseguono la loro cavalcata con canzoni come “Speed Killer”, Twisted By Fire”, per poi proporre un brano dei Mercyful Fate, “Curse Of Te Pharaohs” durante la quale Steve Di Leo (voce) invita sul palco Laura Coller (cantante dei Sign Of The Jackal) a duettare con lui e mandare così in estasi i loro fan. Terminano con “Hell For Leather” a rimarcare così una prova decisamente convincente.

Setlist: “Crystal Demons” – “Witchunter” – “Over The Lightning” – “Ready Tonight” – “Speed Killer” – “The Breath Of Satan” – “Twisted By Fire” – “Curse Of The Pharaohs” (Mercyful Fate cover) – “Hell For Leather”

WITCHUNTER lineup:
Steve Di Leo – Lead Vocals
Federico “Ace” Iustini – Lead Guitar
Silvio “Chuck” Verdecchia – Rhythm Guitar
Bastià “Bloodoildrinker” – Bass
Luca Cetroni – Drums
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Fingernails – (report a cura di Francesco Di Gianfilippo)
Un’altra band romana è pronta ora a calcare lo stage: si tratta della storica formazione dei Fingernails. Il loro sound motörheadiano crea una bolgia infernale davanti le transenne, pogo e crowd surfing a non finire durante la loro esibizione, alimentati dall’impeto violento dei loro pezzi. La scaletta pesca tra brani d’epoca e quelli della produzione più recente, andando così a spaziare da pezzi come l’iniziale “Rotten Souls” a “War Flames”, o da “Frankenstein Food” a “Bombe In Via Veneto”, introdotta da uno scherzoso “Angus” Bidoli (chitarra), che intrattiene il pubblico con le sue battute e commenti. La spinta del possente drumming di Fabrizio “Locomotive” Lucidi (batteria), unita allo stile “grezzo” del Lemmy nostrano, Marco “Bomber” Santoni, trascinano nel vortice della loro musica tutti i metallari presenti e l’apoteosi esplode nel momento in cui “HM Forces” irrompe nelle nostre orecchie, cantata in coppia con Flavio Falsone, frontman dei Whisperz ed entrato recentemente in forze anche ai Messerschmitt, a completare così uno show adrenalinico e furibondo. Bravi.

Setlist: “Rotten Souls” – “Born To Lose, Live To Win” – “War Flames” – “Crazy For Blow Jobs” – “Frankestein Food” – “Take It Or Leave It” – “Aids” – “Prisoner” – “I Don’t Give a Fuck” – “Killed By My Hero” – “Bombe In Via Veneto” – “HM Forces”

FINGERNAILS lineup:
Maurizio “Angus” Bidoli – Guitars, Vocals
Marco “Bomber” Santoni – Bass, Vocals
Fabrizio “Locomotive” Lucidi – Drums
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Kurnalcool – (report a cura di Francesco Di Gianfilippo)
Grande attesa c’è ora per la band che si appresta a fare il suo ingresso in scena: i marchigiani Kurnalcool. Fautori di un metal demenziale, la band è attiva sin dalla metà degli anni ’80, proponendo uno stile che ricalca molto le orme dei Tankard. Molte le cover che propongono nella serata, rivedute e corrette secondo la loro ottica e cantate in italiano. Si va da “Acqua E Limò” (la loro versione di “Breaking The Law” dei Judas Priest”), alla più punk’n’roll “Tu Madre” (che altro non è che ” Somebody Put Something In My Drink” dei Ramones). Particolare l’uso della doppia batteria, ma si raddoppia anche sul canto con Ricky Tyger Bigwhite e John Big George, tanto per rendere più caotica possibile tutta la scena. Insomma divertimento garantito con loro e soprattutto a tutta birra (nel vero senso della parola) con la loro musica. Si beve, si balla e ci si sballa con pezzi come “Nonna d’Acqua” o “Porta ‘na Donna”, per finire nel delirio totale, applauditi ed acclamati da tutti, con “Skioppa Nì Cò”. Dei geni assoluti!

Setlist: “Vie’ A Beve El Vi” – “Bumba Atomika” – “Metal Vernaccia” – “Svinavyl” – “Tu Madre” “Acua E Limò” – “Tanto Poi Ce Guardamo” – “Stazzi De Qua Bevi De Là” – “Nonna D’Acqua” – “Slongame La Biscia” – “Day Vi After” – “Volemo Andà Al Festivalbar” – “Fuckin’ Beverò” – “Vi Metal” – “Vi Roscio De Morro” – “Porta ‘na Donna” – “Skioppa Nì Cò”

KURNALCOOL lineup:
Michael Trilling – Guitars
Ricky Tyger Bigwhite – Vocals
John Big George – Vocals
Andreas Kleinestein – Bass
Max Vortex – Drums
J.J. Guasto – Drums
Mark Nardiello – Guitars
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Spartan Warrior – (report a cura di Rockberto Manenti)
Si arriva al giro di boa. Prima band straniera a salire sul palco sono gli Spartan Warrior. Quello che balza subito agli occhi è l’atteggiamento del pubblico, o perlomeno della frangia più giovane, che, se fino ad ora aveva partecipato in massa e con calore alle esibizioni delle band precedenti, ora sembra essere alquanto disinteressato dall’arrivo invece di chi, anche se non in maniera del tutto determinante, ha dato un piccolo contributo allo sviluppo del movimento metal nei primi anni ’80. La mia non vuole essere una critica, ognuno sceglie i propri beniamini, ma sinceramente, senza nulla togliere al valore dei primi gruppi, mi è sembrato poco rispettoso vedere meno presenze sotto il palco pur essendo al cospetto di band che il loro tassello, nel grande mosaico della N.W.O.B.H.M., lo hanno messo. Diciamo che forse è stato più naturale per quelli della mia generazione (e dintorni) essere lì davanti, sia per un legame affettivo, sia per una questione anagrafica che ci ha permesso, a suo tempo, di vivere in contemporanea la crescita dell’heavy metal, con un approccio quindi ben diverso da coloro che si sono avvicinati a questa musica successivamente. Ad onor del vero, con piacere invece ho visto comunque alcuni componenti di altre giovani band, ad esempio degli Hi-Gh, essere lì e seguire con attenzione ogni successiva performance, come a dire: dagli anziani c’è sempre qualcosa da imparare.
E allora lasciamoci insegnare da questi “attempati metallari” il miglior metodo per fare della buona musica e gli Spartan Warrior non ci deludono affatto. Decisamente tonici, grintosi e “rudi”, come si confà a chi porta un nome da guerrieri come il loro, i cinque britannici, alla stregua dei famosi 300 delle Termopili, iniziano la loro battaglia con forza ed ardore dando dimostrazione che il tempo per loro non è passato. Della formazione originale troviamo soltanto i fratelli Wilkinson, con un Dave (voce) in grande spolvero e Neil che con i suoi riff rabbiosi ci colpisce con violenza brandendo la sua chitarra come fosse una xiphos.
Insomma, una bella carica di energia che ha dato vita ad un set dai toni epici e possenti e che ha fatto rivivere quel clima di sana passione per il metal ottantiano.

Setlist: “Easy Prey” – “Loud n’ Proud” – “Last Man Standing” – “Steel n’ Chains” – “Bad Attitude” – “Assassin” – “As Good As It Gets” – “Hunted” – “French Girls” – “Stormer” – “Cold Hearted” – “Mercenary”

SPARTAN WARRIOR lineup:
Dave Wilkinson – Vocals
Neil Wilkinson – Guitar
Dan Rochester – Guitar
Tim Morton – Bass
James Charlton – Drums
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Rustless – (report a cura di Rockberto Manenti)
Approdati per un attimo nella Terra di Albione, si torna verso gli italici lidi con i Rustless. Per chi non li conoscesse basti dire che per tre quinti la band è composta dai membri di una delle band mito del metal italiano e sicuramente di maggior successo: i Vanadium. Stefano Tessarin (chitarra), Ruggero Zanolini (tastiere) e Lio Mascheroni (batteria) furono i pionieri del movimento metal italiano con appunto i Vanadium, una delle band più rappresentative del genere heavy nella nostra penisola, ed ora eccoli qui con questo progetto che rinverdisce i fasti di un glorioso passato. E lo fanno con grande mestiere.
I Rustless sono un ensemble che riunisce quanto di meglio si possa trovare in ambito nazionale a livello di strumentisti, ma forse oserei dire che ce li potrebbero invidiare anche fuori confine. E non temo smentita alcuna con questa affermazione. Sì, perché Stefano Tessarin è un poliedrico chitarrista (mancino) che ci impressiona con la sua tecnica assolutamente particolare: non so quanti chitarristi sappiano “esprimersi” come fa lui sulle sue corde, tra l’altro assemblate al contrario (dal Mi alto al Mi basso). Eccellente!
E che dire del tappeto sonoro creato da Zanolini con le sue tastiere? Armonie che si ispirano a quelle di un certo John Lord (Deep Purple) e che in chiave moderna fanno rivivere il mitico suono dell’Hammond. I ritmi di Lio Mascheroni danno quella carica che ci fa scapocciare lì davanti al palco ascoltando pezzi come “Run Too Fast”, “A Race With The Devil” o “Fire Trails” che fecero conoscere i Vanadium negli anni ’80 e che oggi, come allora, scatenano l’entusiasmo di “grandi” e di “piccini” (ogni riferimento all’età degli spettatori non è puramente casuale). Mettiamoci poi il grande lavoro del basso di Emanuele Panza, amalgamiamo il tutto ed abbiamo una bella formula sonora di puro hard&heavy sulla quale Roberto Zari può esaltarsi e dare sfogo a tutta la sua potenza vocale. In fondo il “vanadio” è un elemento chimico che si usa per la produzione di leghe (ovviamente) metalliche: e come poteva essere altrimenti? E i Rustless ne sono il degno proseguimento.

Setlist: “Run Too Fast” (Vanadium cover) – “We Want Live With Rock’n’Roll” (Vanadium) – “A New Beginning” – “Silent Scream” – “A Race With The Devil” (Vanadium cover) – “Don’t Be Lookng Back” (Vanadium cover) – “No Frontiers” – “Fire Trails” (Vanadium cover) – “I Gotta Clash With You” (Vanadium cover) – “Streets Of Danger” (Vanadium cover)

RUSTLESS lineup:
Stefano Steve Tessarin – Guitars
Ruggero Ruggy Zanolini – Keyboards
Lio Mascheroni – Drums
Roberto Zari – Vocals
Emanuele Panza – Bass
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Tytan – (report a cura di Rockberto Manenti)
E si torna Oltremanica con i Tytan. Nati da una costola dei leggendari Angel Witch, la band di Kevin Riddless fu una specie di meteora nel firmamento metal dei primi anni ’80, pubblicando un solo full lenght (“Rough Justice”) che uscì addirittura postumo al loro scioglimento. Prendono possesso di un palco che – come lo stesso Kevin ci dice – ha visto salire gruppi di grande qualità e troppo veloci per lui che invece propone un heavy rock più cadenzato ed a tratti meno spinto, rinvigorito dalla presenza nelle proprie fila da giovani elementi come il funambolico chitarrista Dave Strange e Tom Barna (chitarra e voce) che ci aggredisce con le sue vocalità graffianti e pungenti. Ma quando vogliono premono sull’acceleratore ed allora eccoli partire in quarta con “Ballad Of Edward Case” sulla quale il nostro buon Kevin, con il suo basso, salta e balla come un ossesso, anche se poi ci confessa di “essere troppo anziano e troppo grasso” per fare ancora queste cose. Ma il metal (come ben sapete) mantiene giovani e i Tytan proseguono su quelle strade lastricate di hard&heavy d’annata che li conducono all’ultimo brano della loro scaletta, “Far Side Of Destiny”, con il quale si congedano raccogliendo i numerosi applausi di un pubblico sempre più euforico ed alcolico.

Setlist: “Cold Bitch” – “Money For Love” – “Far Cry” – “Rude Awakening” – “Reap The Whirlwind” – “Forever Gone” – “Women On The Frontline” – “Ballad Of Edward Case” – “Blind Men And Fools” – “The Watcher” – “Far Side Of Destiny”

TYTAN lineup:
Kevin Riddles – Bass & Vocals
Tom Barna – Vocals & Guitars
Andy Thompson – Keyboards
Dave Strange – Guitar
Mark Brabbs – Drums
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Witchfynde – (report a cura di Rockberto Manenti)
Si va verso la fine di questa edizione dell’Heavy Metal Night, in scena salgono i Witchfynde, ultima band inglese di questa lunga maratona e probabilmente anche quella più prolifica delle tre che si sono avvicendate su questo palco, vista una produzione più cospicua di album, interrotta a metà anni ’80 e poi ripresa ad inizio 2000, anche se non con continuità. Eppure nonostante un curriculum più considerevole ed una maggiore importanza nel contesto storico dell’epoca, personalmente ho trovato la loro performance meno coinvolgente rispetto a quella dei connazionali che li hanno preceduti. Incisivi sì, ma non hanno affondato i loro artigli come avrebbero potuto, forse molto lo si deve ad una poca modernizzazione dei suoni in sede live, cosa per la quale invece hanno optato sia Spartan Warrior che Tytan, che, pur mantenendo una linea musicale classica nello stile N.W.O.B.H.M., hanno dato maggiore robustezza alle loro sonorità, rendendole più attuali.
Ciò non toglie che brani come “Give ‘Em Hell”, “Cloak And Dagger” o “Stagefright” abbiano risvegliato quello spirito metal ottantiano che ha temprato l’animo degli allora giovani metalheads. Luther Beltz dimostra di essere ancora vocalist dalla tempra d’acciaio e la sua voce risuona imperiosa nella location, ma soprattutto è il fondatore e chitarrista Montalo a condurre la sua squadra e creare così una sinergia tra tutti i componenti della band, in una fusione sonora che va in crescendo di pari passo all’euforia generale che nel frattempo sta animando anche la platea e che sfocia poi in una piccola rissa (complice l’alcool che scorre a fiumi) proprio mentre i Witchfynde si avviano alla conclusione e che poteva rovinare una bella serata come questa. Fortunatamente gli addetti alla sicurezza prontamente riescono a placare gli animi, mentre le ultime note di “Wake Up Screaming” ci portano inesorabilmente alla chiusura di questo elettrizzante festival.

Setlist: “Give ‘Em Hell” – “Gettin’ Heavy” – “Moon Magic” – “Leaving Nadir” – “Conspiracy” – “Cloak And Dagger” – “Stab In The Back” – “Stagefright” – “I’d Rather Go Wild” – “Crystal Gazing” – “Wake Up Screaming”

WITCHFYNDE lineup:
Montalo – Guitars
Luther Beltz – Vocals
Pete Surgey – Bass
Gra Scoresby – Drums
Trace Abbott – Guitars

Anche quest’anno abbiamo avuto la nostra bella dose di metallo pesante, grazie ad Arturo Iustini, che ci ha fato la possibilità, ancora una volta, di essere partecipi ad una manifestazione ormai divenuta un appuntamento imprescindibile nelle nostre vite di headbangers, un avvenimento vissuto con animosità, enfasi e tanta passione, dove il protagonista assoluto è uno solo: l’Heavy Metal. E l’albero continuerà a crescere…

report Francesco Di Gianfilippo, Rockberto Manenti
si ringrazia per il contributo fotografico Francesco Felix
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