H.E.A.T… e il Legend s’infiamma!

H.E.A.T + DEGREED + BLACK DIAMONDS
@ Legend Club, Milano
– domenica 5 novembre 2017 –

 

Peccato per chi non c’era. Con queste parole riassumo la fantastica serata organizzata dalla Hub Music Factory e che si è tenuta la scorsa domenica al Legend Club di Milano, ormai sede di alcuni dei live più interessanti di questa stagione di concerti. Gli H.E.A.T sono sicuramente da annoverare tra una delle migliori live band in circolazione e chi ha assistito alla loro esibizione mi darà sicuramente ragione.

Black Diamonds
Ad aprire la serata alle 20.30 spaccate sono gli svizzeri Black Diamonds, autori di un rock moderno che però non dicono nulla di nuovo e a cui sembra mancare tiro, ma riescono comunque a intrattenere il pubblico in trepidante attesa con brani di facile presa e un look che non passa inosservato. Pezzi come la opener “We Want To Party” o “Thrillride” cantata dal bassista Andi Fassler, il più eccentrico del quartetto, scatenano applausi e consenso dei presenti in sala.

Setlist:

  1. We Want To Party
  2. Romeo and Juliet
  3. I’ll Be Ok
  4. Love Stick Love
  5. Thrillride
  6. Vampires Of The Night
  7. Hands Of Destiny
  8. Rock And Roll Music
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foto: Stefano Forensi

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Degreed
I Degreed avevo già avuto modo di ascoltarli e apprezzarli durante le date svedesi di inizio tour degli H.E.A.T. I quattro ragazzi di Stoccolma, attivi dal 2010, anno di uscita del loro primo lavoro “Life, love, loss”, hanno recentemente pubblicato il quarto album omonimo e hanno accumulato esperienza, dividendo il palco con Europe, Turbonegro, Millencolin, per citarne solo alcuni. Bei pezzi ritmati come “Animal” e “War” si alternano a ballad ben riuscite, come “Tomorrow”, che esalta le capacità canore del cantante Robin Ericsson e all’ottimo primo singolo estratto dall’ultimo album, “Shakedown”, con sonorità che richiamano i Bon Jovi.

Setlist:

  1. Black cat
  2. Save Me
  3. Sugar
  4. Captured By The Moment
  5. Animal
  6. Tomorrow
  7. War
  8. If Love Is A Game
  9. Shakedown
  10. What If
  11. The Scam
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foto: Stefano Forensi

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H.e.a.t
Ma i veri protagonisti della serata sono ovviamente gli headliner, i tanto attesi H.E.A.T, di ritorno in tour dopo ben tre anni di assenza. Già durante le date svedesi il carismatico leader della band Erik Grönwall aveva affermato quanto fosse bello tornare a calcare il palcoscenico dopo anni di assenza e la sua carica lo dimostra in ogni attimo di questo show che verrà ricordato non solo per lui, ma anche per aver reso il pubblico protagonista della serata. Erik è sicuramente uno dei migliori frontman in circolazione, la sua energia e il suo sorriso sono contagiosi, impossibile rimanere immobili e inermi davanti a così tanto carisma. Nonostante la sua forma fisica, ci dicono, non sia al 100% questa sera e lui stesso dopo il concerto ammette di avere avuto qualche perplessità sulla riuscita della serata attimi prima di salire sul palco, penso in pochi abbiano notato lo sforzo e qualche accenno di fatica che però non gli hanno impedito di svolgere il suo lavoro in maniera impeccabile. Così come impeccabili sono stati i suoi compagni di band; rivedere sul palco Dave Dalone dopo tanti anni ha il suo effetto e ritengo che la band abbia solo guadagnato dal suo rientro. Le sue movenze, la sua attitudine e soprattutto il suo sorriso, insieme alla sua abilità nel suonare la chitarra con passione, come se fosse parte di lui. Crash alla batteria è instancabile, picchia con tutta la sua forza da vichingo, soprattutto durante l’assolo di batteria, dove dà il meglio di sé. Jimmy Jay accompagna il tutto con le note del suo basso e le tastiere di Jona Tee sono il fulcro soprattutto dei brani estratti dall’ultimo lavoro “Into The Great Unknown”, l’album delle polemiche che ha diviso i fan. Ma come avevo già avuto modo di testare in terra svedese, questi brani acquistano una marcia in più in sede live, soprattutto il primo singolo estratto “Time on Our Side”, con dei riarrangiamenti che gli tolgono quel suono più pop del disco a favore delle chitarre, presentato a cavallo dell’intensa interpretazione di “We Rule”, con solo Erik e Jona alla voce e tastiere. E durante questa canzone Erik sentendo cantare il pubblico ci mostra che lui stesso ha la pelle d’oca. Sulla titletrack dell’ultimo disco Erik scorge un bambino sulle spalle del suo papà e lo prende in braccio, lo fa salire sul palco e lo fa cantare. Una scena meravigliosa, un momento emozionante che celebra la nuova generazione del rock ‘n’ roll.
Durante “Beg Beg Beg” (a cui attaccano un medley con “Whole Lotta Rosie” e “Piece Of My Heart”) si fa trascinare dal pubblico con lo stage diving fino al bancone del bar (“Bring me to the bar!”), dove si ferisce la tempia con le pale del ventilatore e nonostante dalla ferita continui a uscire sangue, lui non si ferma un secondo, continua il suo show imperterrito. E’ un continuo sorridere e ammiccare alle prime file, canta con loro, scende in mezzo al pubblico, lo fa cantare, mostra lo striscione che un gruppo di fan più dediti ha realizzato e coinvolge la sottoscritta in un siparietto divertente. E’ instancabile.
Soffermandoci sulla scaletta, essa è incentrata soprattutto sui brani più recenti ma c’è spazio anche per alcune tracce del passato come “Straight For Your Heart” che non si era mai sentita dal vivo con Erik alla voce, o “1000 Miles”. Si chiude con “Living On The Run”, ormai cavallo di battaglia della band, che si intrattiene poi al banco del merchandise per salutare i fan, fare foto e autografi con tanta gentilezza e disponibilità da parte dei componenti di tutte e tre le band, come non spesso capita di ricevere.
Concludo sperando che tutti quelli che avevano avuto perplessità dopo l’uscita di “Into The Great Unkown” si siano ricreduti. Brani come “Best Of The Broken”, “Bastard Of Society” e la stessa titletrack, oltre a quelle già citate, acquisiscono una forza e una carica ancora più accentuate in sede live. Sede in cui, ho già detto, emerge tutto il talento e la potenzialità di una band che ha davvero molto da dire e che è un sacrilegio non vedere dal vivo almeno una volta.

Setlist:

  1. Bastard Of Society
  2. Mannequin Show
  3. Straight For Your Heart
  4. Redefined
  5. Into The Great Unknown
  6. 1000 Miles
  7. We Rule/Time On Our Side
  8. Drum Solo
  9. Beg Beg Beg
  10. Breaking The Silence
  11. Guitar Solo
  12. Eye Of The Storm
  13. In And Out Of Trouble
  14. Best Of The Broken
  15. Inferno
  16. Point Of No Return
  17. A Shot At Redemption
  18. Living On The Run
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foto: Stefano Forensi