Grave Digger: più forti che mai!

GRAVE DIGGER + ADAMAS + STORMHOLD
live @ Traffic, Roma
– giovedì 28 gennaio 2016 – 

 

LIVE REPORT •
Erano 15 lunghi anni che i Grave Digger non passavano per Roma e finalmente eccoli tornare a “mietere” vittime nella capitale guidati, come sempre, dal loro storico cantante Chris Boltendhal.
Erocks Production, in collaborazione con No Sun Music e Kick Agency, riescono così a colmare questa assenza con un concerto che ha richiamato un buon numero di persone al Traffic: una volta tanto il metallaro romano ha risposto positivamente. Vediamo come è andata.

Stormhold
Tocca ai giovanissimi svedesi Stormhold ad aprire la serata. Il loro è un debutto a tutto tondo: è infatti la prima volta in assoluto che suonano fuori dai loro confini e sono onorati, come ci dicono, di farlo proprio qui. La band è fresca della pubblicazione del loro primo full lenght “Battle Of The Royal Halls”, che fa seguito al loro primo Ep del 2012 intitolato “Tales Of Astraal”. Già dai titoli si intuisce che le loro tematiche trattano di epiche battaglie ed impavidi guerrieri e il loro look rispecchia alla lettera questi contenuti: corpetti ed armature in cuoio la fanno da padrone sulla scena. Quindi, sfoderate le loro spade, eccoli all’assalto del Traffic con il loro power metal d’impatto. Diciamo che gli Stormhold hanno delle buone idee e seguono alla perfezione quelli che sono gli schemi di questo genere: ritmi serrati e trascinanti, riff potenti e graffianti, voce e cori enfatizzati. Insomma, gli ingredienti giusti per fomentare e sostenere l’headbanging dei metallari sotto il palco, con pezzi come “Legions Of The Brave”, “Fear Your Death” o la conclusiva omonima “Stormhold”. Quello che manca alla band è sicuramente l’esperienza, qualche “svarione” qua e là si è ben percepito, ma in fondo sono molto giovani e si devono fare le ossa, quindi non staremo qui a giudicare se gli assoli di chitarra del duo Jakob Morhed e Jonas Nillson abbiano ancora bisogno di molto rodaggio, o il drumming di Robin Hermansson perda qualche colpetto di tanto in tanto. Preferirei piuttosto mettere in risalto la loro tenuta di palco e la voglia di fare un bel gioco di squadra, chiedendo scusa a nome di tutto il pubblico al cantante Filip Petersson se il nostro coinvolgimento non è stato totale, ma non conoscendo le canzoni era un po’ difficile seguirli con più trasporto. Un plauso va fatto sicuramente a Jan Ekberg, talentuoso bassista nonché back vocalist veramente d’eccezione: chapeau!
In ogni caso il loro debutto in terra straniera è stato senz’altro positivo ed hanno scaldato l’ambiente nella maniera giusta.

Setlist:

  1. Destiny’s Calling
  2. The Final Decision
  3. Legions Of The Brave
  4. Fear Your Death
  5. Stormhold

STORMHOLD lineup:

  • Filip Petersson – Lead Vocals
  • Jakob Morhed – Guitar
  • Jonas Nilsson – Guitar
  • Jan Ekberg – Bass
  • Robin Hermansson – Drums

 

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Adamas
Sull’affollatissimo (di strumenti) palco del Traffic, salgono ora gli umbri Adamas, quartetto dedito a delle sonorità orientate al thrash, intrise da elementi a tratti più moderni con qualche escursione verso suoni più classici: una proposta che non li inquadra in un genere specifico, molto simile a quello riscontrato con gli Ibridoma.
Questa loro prerogativa probabilmente è più nelle corde delle giovani leve piuttosto che in quelli come me che amano i suoni ben definiti e solo (e sempre) nella stessa direzione. Sarà probabilmente un mio limite, ma sono un metallaro di vecchio stampo e la modernità non riesce ad entusiasmarmi, come nel caso degli Adamas. Ciò non toglie che il gruppo ha fatto il suo dovere con professionalità, dimostrando di che pasta sono fatti e non sbagliando nulla. Precisi, diretti e compatti, hanno presentato la loro proposta che in alcuni momenti è stata interessante, come ad esempio “Morphine”, brano oscuro ed introverso molto particolare.
Buona anche la cover di “Aces Of Spades”, dovuto omaggio ai Motörhead viste le recenti tristi notizie e che ovviamente ha entusiasmato tutto il pubblico, coinvolto in un coro ininterrotto. In sostanza direi che ho apprezzato più il lato prettamente strumentale della band, piuttosto che quello compositivo, ma ovviamente è un mio parere personale.

Setlist:

  1. Bitch Night
  2. Adamas
  3. Heavy Thoughts
  4. Pit My Skin
  5. Chains Of Time
  6. Morphine
  7. The Reaper
  8. Ace Of Spades (Motörhead cover)
  9. E.t.n.a.

ADAMAS lineup:

  • Faithful Father (Luigi Castellani) – Vocals, Guitars
  • Mastro (Federico Fondacci) – Guitars
  • Gufo – (Alessandro Manini) – Bass
  • Magnosuuvicchieri (Eugenio Castellani) – Drums

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Grave Digger
Le operazioni di preparazione del palcoscenico sono abbastanza lunghe, bisogna sgombrare il campo dalle numerose attrezzature per accogliere i mitici Grave Digger. I tedeschi sono in tour per festeggiare i 35 anni di attività, che tra l’altro hanno anche celebrato pubblicando “Exhumation – The Early Years”, una sorta di rivisitazione dei vecchi brani, che saranno il leitmotiv della serata e che avremo il piacere di riascoltare. Nel frattempo le presenze sono andate aumentando, ad occhio saremo circa duecento, un pubblico eterogeneo composto da chi li segue fin dalla loro nascita come il sottoscritto e da chi è la prima volta al cospetto di una band di valore che molto ha dato allo sviluppo dell’heavy metal: vecchie e nuove generazioni unite comunque dalla stessa passione.
Tutto è pronto e finalmente il “reaper” fa il suo ingresso in scena pronto a colpire con la sua falce. Alla travolgente “Headbanging Man” il compito di spezzare le catene e lanciare a briglia sciolta un pubblico già carico ed esaltato.
Chris è naturalmente l’anfitrione, il mattatore, con la sua voce ruvida e grintosa ci dà la carica, trascina il pubblico nel turbinoso vortice di un sound possente e rabbioso, come ad esempio su “Witch Hunter”. La band si affida tanto ai vecchi classici, quanto alla produzione più recente per darci delle feroci sferzate di puro metallo, ripercorrendo un po’ tutta la loro carriera con una lunga galoppata delle loro hits più famose. E così ecco “Stand Up And Rock”, unico excursus del loro periodo più “commerciale” sotto il moniker Digger (piccola nota a riguardo per quella parte del pubblico ivi presente, ma meno informata: il titolo non è “Stand Up And Shout”, come ho sentito gridare da alcuni, incitati da Boltendahl a completare la frase “Stand Up And…”), oppure l’intensa “Season Of The Witch” introdotta dal sontuoso basso del fido Jens Becker.
Ride, scherza, scambia qualche divertente battuta il nostro Chris, si dispera simpaticamente nel sentirci cantare la solenne “Ballad Of A Hangman”: “Eppure mi avevano detto che in Italia c’erano dei grandi cantanti…” – e cita Fabio Lione.
Ci danno una bella shakerata con “We Wanna Rock You” (saltando “Here I Stand” prevista in scaletta), e come resistere poi all’impeto di “The Dark Of The Sun” o “Excalibur”? Headbanging a volontà sul ritmo imposto da quella macchina da guerra che risponde al nome di Stefan Arnold, che martella senza sosta sui suoi tamburi, mentre Axel Ritt ci trafigge con mitragliate di note sparate a raffica dalla sua chitarra. Grande virtuoso della sei corde Axel: preciso, tagliente, fulmineo, un vero axeman, come ha sempre dimostrato anche nei Domain. Anche la più priestiana “Tattooed Rider” (non vi ricorda vagamente “Turbo Lover”?) ci dà lo stimolo per continuare a scapocciare ed alzare i soli pugni al cielo come si faceva una volta: che belli i tempi senza gli smartphone in mano!
L’imponente “Night Of The Cross” fa da preludio a “Rebellion”, ultimo brano in scaletta prima di lasciarci temporaneamente: tutti a marciare al suono delle cornamuse con il clan, per la vittoria e la gloria, riuniti sotto l’unico vessillo che conosciamo, quello del metal!
Le luci si abbassano in sala, l’atmosfera si fa cupa, l’inquietante figura del “Mietitore” (al secolo Marcus Kniep) da dietro le sue tastiere scruta ed esamina il suo prossimo possibile bersaglio: è il momento di “The Reaper” e l’apoteosi si scatena al Traffic. Scatta il pogo frenetico, rissoso, violento, alimentato dall’energia del loro sound: micidiali!
Chiudono, sommersi dai tanti applausi, con “Highland Farewell” e l’intramontabile “Heavy Metal Breakdown”, una pietra miliare nella storia del genere che più amiamo e parafrasando il titolo di quello che si potrebbe considerare il loro album meno conosciuto e rappresentativo, direi che i Grave Digger visti questa sera sono “Stonger Than Ever”!

Setlist:

  1. Headbanging Man
  2. The Round Table (Forever)
  3. Witch Hunter
  4. Stand Up And Rock
  5. Ballad Of A Hangman
  6. Season Of The Witch
  7. We Wanna Rock You
  8. The Dark Of The Sun
  9. Excalibur
  10. Fire In Your Eyes
  11. Tattooed Rider
  12. Knights Of The Cross
  13. Rebellion (The Clans Are Marching)
  14. The Reaper
  15. Highland Farewell
  16. Heavy Metal Breakdown

GRAVE DIGGER lineup:

  • Chris Boltendahl – Vocals
  • Stefan Arnold – Drums
  • Axel “Ironfinger” Ritt – Guitars
  • Jens Becker – Bass
  • Marcus Kniep – Keyboards

 

report: Rockberto Manenti
foto: Stefano Panaro
https://www.facebook.com/stefanopanarophotography/

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