Fuoco e acciaio al Colony

FIRE & STEEL FEST:
MANILLA ROAD + IRONSWORD + ROSAE CRUCIS +
BATTLE RAM + AXEVYPER + CROMO + ANGEL MARTYR
live @ Circolo Colony, Brescia
– sabato 7 maggio 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Da mesi sono in fibrillazione in attesa di questa serata, e si parte da Roma sabato mattina fino a Milano e da lì per quel di Brescia per assistere alle esibizioni di gruppi che della musica hanno fatto una ragione di vita e di una band che è diventata leggenda, cult act, eroe dell’anti-mainstream, per la sua musica: i Manilla Road da Wichita, Kansas, USA.
Il fuoco e l’acciaio arrivano in Lombardia, precisamente nella location del Colony di Brescia, pronti a dare battaglia senza esclusione di colpi in una lotta all’ultimo riff, all’ultima rullata: saranno 7 le band, cioè Angel Martyr, Cromo, Axevyper, Battle Rame, Rosae Crucis, Ironsword, che precederanno l’headliner del festival. Intanto che si aspetta l’apertura del locale si rivedono vecchie conoscenze e ci si incontra per la prima volta con persone conosciute solamente sui social, per ingannare il tempo, l’attesa e tenere sotto controllo il fremito pronto a detonare.

Angel Martyr
Ad aprire le danze della serata è il power-trio di Piombino Angel Martyr composti Dario “Destroyer Rostix” Rosteni al basso, da Francesco Taddei alla batteria (che comparirà sul palco simpaticamente più volte durante la serata, con l’aumentare del tasso alcolico) capitanati dal cantante/chitarrista Tiziano “Hammerhead” Sbaragli, in smanicato di pelle e stivali da biker d’ordinanza. Alcuni problemi tecnici fanno slittare di qualche minuto l’esibizione e la band si trova a dover suonare tutti in pezzi in fretta e furia, ma fin da subito si sentono le buone intenzioni, con riffs evocanti i magici anni ’80, una prestazione vocale davvero notevole del frontman sia quando sale fino alle alte vette con la sua ugola d’acciaio, sia quando si sposta su registri più bassi; il bassista, Dario, si dà davvero da fare, muovendosi a destra e sinistra sul palco per rimediare a una presenza scenica un po’ deficitaria, e incastrando i suoi giri di basso molto bene con il ritmo e i soli che escano dalla sei corde di “Hammerhead”, però i pezzi mi sembrano un statici dal punto di vista del tiro, un 4/4 non veloce e nemmeno lento, un po’ monotono. È stata la prima volta che ho assistito ad un live di questa band che non conoscevo molto bene onestamente e purtroppo non posso dire di essere stato impressionato, anche se ci sono stati dei momenti in cui mi hanno fatto scuotere la testa e alzare il pugno, ho trovato i brani molto simili e forse questa omogeneità non ha creato un gran coinvolgimento, anche se lo zoccolo duro dei sostenitori degli AM ha dimostrato un caloroso apprezzamento per la band. Come già detto, riff buoni-ma-già-sentiti, bella voce, scarsa presenza scenica e canzoni un po’ troppo simili sono gli elementi che ricordo della loro esibizione, ma devo dire gli ultimi due brani della scaletta, “Turn On The Fire” e “Angel Martyr”, si difendono bene, veloci e potenti! Alla prossima occasione ragazzi.

Setlist:

  1. Pirate Song
  2. Midnight Traveller
  3. Climbing The Walls Of The Abyss
  4. Victims Of Tomorrow
  5. Turn On The Fire
  6. Angel Martyr

ANGEL MARTYR lineup:

  • Tiziano Sbaragli – Vocals, Guitars
  • Dario Rosteni – Bass
  • Franceco Taddei – Drums
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Cromo
Se, nel bene (ovviamente) e nel male (nemmeno per sogno), gli Angel Martyr sono fedelissimi all’ortodossia metallica, i Cromo offrono una miscellanea di sonorità che si potrebbe descrivere come l’incontro tra il modo moderno di fare heavy metal e le nuove correnti che si sono sviluppate negli anni, con un’aggiunta di “Black Sabbath del periodo Tony Martin” cito uno del pubblico (you know who you are!): una certa vena heavy/power dalle tonalità cupe si alterna a passaggi più cadenzati che in effetti rievocano i fasti sabbathiani. I suoni di questo show sono davvero ottimi e la band si gioca una carta in più con la capacità di stare sul palco, perché il frontman “Egde” fa il novello Alice Cooper “metallizzato” roteando e muovendo in continuazione l’asta…del microfono! Il gruppo suona compatto, gli elementi “moderni” danno un qualcosa di diverso ai brani rendendoli variegati, l’uso di cori per i ritornelli aggiunge un quid in termini di potenza e coinvolgimento. Devo fare un’ulteriore plauso al cantante che si destreggia su tutti i registri dimostrando capacità sia nel pulito che ad esempio nell’uso del growl, che serve a dare atmosfera e a colorare di nero pece alcuni momenti delle canzoni.

Setlist:

  1. Heavy Metal Lover
  2. Pedal To The Metal
  3. Supersonic
  4. Heart Of A Brave
  5. Format
  6. Iron Call
  7. Desperate Cry
  8. Unchained
  9. Wasted Time

CROMO lineup:

  • Marco “Edge” Musolino – Bass
  • Matteo “Blade” Musolino – Lead Vocals, Rhythm Guitar
  • Davide “Iron” Zamboni – Drums
  • Claudio “Clod” Conci – Lead Guitar
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Axevyper
Da quando ascolto seriamente heavy metal, ho sempre prediletto ciò che veniva dall’Inghilterra nel 1980 o dagli Stati Uniti a metà decade, mai mi sarai immaginato di sentirmi i gruppi italiani degli anni  ’10 del Terzo Millennio, però incappai in questi Axevyper. Me li lasciai poi scappare presto perché ero preso quasi esclusivamente dal thrash metal, e fino a tempi recenti non li avevo più riascoltati. Finché ecco il nuovo album “Into The Serpent’s Den”, che decido di recensire e che sento di continuo fino ad imparare ogni nota e ogni parola del testo. Ho fatto ‘sta premessa perché adesso tirerò fuori una valutazione molto partigiana: gli Axevyper mi hanno emozionato più di tutti oggi! S’è cantato tutti insieme, ci si è riempiti di orgoglio alzando i pugno al cielo, lo spirito è risorto più forte che mai! Una prestazione maiuscola e un pubblico che inizia ad andare in delirio, this is heavy metal e i toscanacci lo sanno fare, un heavy metal che è l’incontro tra la scuola europea e quella epica e bellicosa statunitense, il mix tra gli Iron Maiden e gli Omen, con un tocco di orgoglio patrio (“Non è finita qui”), un metal che si destreggia tra momenti più intensi e lirici come “The Adventurer”, che diventa grido di battaglia, per esempio “Brothers Of The Black Sword” o “The Roadster” che vede ospite sulle assi del Colony Joao “Tann” Fonseca (voce/chitarra degli Ironsword) a duettare con Luca “Fils” Cicero, e ancora un metal che ci fa ancora coltivare la speranza come “On Wings Of Glory” e soprattutto la citata “Non è finita qui”, perché il sogno devi viverlo fino in fondo.
P.s.: menzione d’onore al Cicero per la frase migliore del giorno: “Stasera si fa la storia”.

Setlist:

  1. Intro (Dune)
  2. Under The Pyramids
  3. Solar Warrior
  4. Brother Of The Black Sword
  5. On Wings Of Glory
  6. The Adventurer
  7. Roadster
  8. Spirit Of The Wild
  9. Non E’ Finita Qui

AXEVYPER lineup:

  • Luca “Fils” Cicero – Lead Vocals
  • Guido Tiberi – Guitars
  • Damiano “La Favola” Michetti – Guitars
  • Andrea Tognetti – Bass
  • Niccolò Vanni – Drums
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Battle Ram
L’ariete marchigiano sale per distruggere tutto davanti a sé: ho già assistito ad una loro esibizione, di supporto ai greci Battleroar, e questi ragazzi mi hanno lasciato un’ottima impressione che confermano pure in questa occasione. La ricetta dei nostri è unire l’impatto del power con la drammaticità dell’epic metal, e le pietanze vengono bene: un cantante dotato di una notevole estensione arriva a far compagnia alle aquile quando fa un acuto, e nel frattempo dalle chitarre escono fuori riff che sanno di epoche passate, località misteriose e acciaio macchiato di sangue. In tutto ciò i Battle Ram inseriscono ovviamente anche dell’heavy metal di ottima fattura, come per esempio la dichiarazione d’intenti che risponde al nome di “I am Heavy Metal”.
I punti forti della band sono indubbiamente…tutti! Però certo che con un vocalist del genere e due chitarristi (che se non fosse per il colore della barba e dei capelli scambieresti per la stessa persona) producono dei riff e delle parti soliste che sai di aver già sentito su un disco di 30 anni orsono, ma loro hanno estratto il nocciolo e creato qualcosa di nuovo e in realtà mai sentito prima, e per di più sono davvero di una precisione e una pulizia spaventosa. “Cast no doubt to the Ram”!

Setlist:

  1. Burning Lives
  2. The Stone
  3. The Vow
  4. Behind The Mask
  5. I Am HM
  6. Smash The Gates
  7. Battering Ram

BATTLE RAM lineup:

  • Franco Sgattoni – Vocals
  • Gianluca Silvi – Guitars
  • Fabrizio Sgattoni – Guitars
  • Arnaldo Rosati – Bass
  • Giuseppe Bracchi – Drums
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Rosae Crucis
I romani Rosae Crucis si presentano sul palco con una defezione: non c’è stasera “Azagathoth” (ovvero Tiziano Marcozzi) alla chitarra, al suo posto è presente on stage Alfredo Gargaro degli Exiled Earth. La band bardata di tuniche e cuoio dalla testa a piedi tira fuori un potenza davvero tellurica, alternando brani heavy duri come il martello che batte sull’incudine e altri power metal con tiro impietoso, mentre il possente frontman “Ciape” declama a pieni polmoni i testi dei brani e il pubblico va letteralmente in delirio. Su dieci brani a farla da padrone sono quelli tratti dal recente “Massoneria”, l’ultima fatica in studio dei nostri, ma di certo l’apice dello show viene raggiunto con quello che potrebbe essere definito il loro inno, ovvero “Fede Potere Vendetta” (anni fa mi acchiappò dal primo ascolto!), con la platea carica come non mai! Per l’ultimo brano della scaletta, “Anno Domini”, si unisce al microfono, con enfasi e cattiveria, anche l’ascia degli Axevyper Guido Tiberi.
Una potenza dal notevole magnitudo, una presenza scenica teatrale e convincente, il pubblico estasiato e scatenato: si può dire che è stata una delle esibizioni più partecipate di questo “Fire And Steel”!

Setlist:

  1. Hiram Abif
  2. Sancta Sanctorum
  3. Militia Templi
  4. Guerra Santa
  5. Fede Potere Vendetta
  6. Massoneria
  7. Fama Et Confessio Fraternitatis
  8. Vermi Della Terra
  9. Crociata
  10. Anno Domini

ROSAE CRUCIS lineup:

  • Andrea “Kiraya” Magini – Guitars
  • Giuseppe “Ciape” Cialone – Vocals
  • Alfredo Gargaro – Guitars
  • Piero “Bohemian Moloch” Arioni – Drums
  • Daniele “KK” Cerqua – Bass
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Ironsword
Prima di questa sera conoscevo sì e no due o tre brani degli epic metallars portoghesi Ironsword, e me ne son pentito perché la loro esibizione è stata molto fiera e il pubblico ha molto partecipato intonando i riff e cantando i ritornelli.
Anche in questo caso abbiamo un trio, come gli Angel Martyr, con una buona esperienza alle spalle (4 full lenght dall 2002), gregari del verbo epico della musica pesante: duri, puri e in guerra fino alla fine.
Devotissimi di Manilla Road, sound carico di un flavour atavico e primordiale, i nostri ci portano in viaggio le pagine scritte da Robert E. Howard su Conan il Cimmero, i sovrani di Aquilonia e un tempo fantastico in cui la vita si misurava in destrezza con la spada: Joao “Tann” Fonseca (voce & chitarra), Joao Monteiro (basso) e Jorge Martins (batteria) sanno ben impugnare le proprie “armi” e combattono fino all’ultima goccia di sudore, in una prima parte di cavalcata verso la gloria che è sempre più prossima…
Bella scoperta questi defender lusitani, i pezzi migliori della loro performance sono stati “Cimmeria”, “None but the Brave”, “Forgin’ The Sword”, “Road Warriors” e la metallicissima “Burning Metal”! Che dire, cito una frase sentita tra il pubblico: mentalità a manetta!
P.s.: da questo show mi sono reso conto che l’apprezzamento per un act epic metal non si misura tanto dall’headbanging della gente sotto il palco, ma da quanto quest’ultima si sgoli negli “Oooh-ooh-ooh!” dei ritornelli guerreschi.

Setlist:

  1. Intro
  2. Cimmeria
  3. Brothers Of The Blade
  4. Beginning Of The End
  5. Ring Of Fire
  6. None But The Brave
  7. forging The Sword
  8. An Ending In Fire
  9. Nemedian Chronicles
  10. Fear The Night
  11. Overlords Of Chaos
  12. Road Warriors
  13. Burning Metal

IRONSWORD lineup:

  • Tann – Guitars, Vocals
  • João Monteiro – Drums
  • Jorge Martins – Bass
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Manilla Road
Più o meno rispettando la tabella di marcia, la band headliner di questo Fire & Steel Fest sale sul palco: formazione a quattro, con l’eccentrico Andreas “Neudi” Neuderth (matita intorno agli occhi e sigaretti sempre accesi) alla batteria, Joshua “Josh” Castillo, bassista di chiara origine sudamericana tanto da “causare” un simpatico siparietto se fosse o meno il bassista dei Metallica, Brian “Hellroadie” Fitzpatrick a dividere l’onore e l’onere della parti vocali con un uomo che è fuori controllo col rock & roll da quasi quarant’anni (i MR nacquero nel 1977), un uomo dalla lunga chioma e l’aspetto fiero e impavido che ha vergato testi esoterici e densi di letteratura unendoli a una musica che viene da un’altra dimensione spazio-temporale, quella in cui gli uomini attraversavano deserti alla ricerca di misteriose città scomparse o solcavano le tempeste e i marosi in cerca d’avventura, quando antichi culti sanguinari erano ancora giovani, e si potrebbe andare ancora avanti ma…quello che conta sono il fuoco e l’acciaio qui ed ora.
Prima canzone e subito si parte con Conan il cimmero che deve percorre la “Road of the kings”; l’intero show del gruppo di Wichita pesca a piene mani dalla discografia del tempo che fu, dal secondo disco “Metal” (1982) fino a “Mystification” 1987, non levando spazio però ad alcuni brani dell’ultimo “The Blessed Curse”. Fin dall’opener il pubblico si fa trascinare dai riff incisi nel tempo di Mark e dai ritornelli corali e intensi, un climax ascendente che brano dopo brano rende l’atmosfera del Colony sempre più infuocata e carica di passione, tra pugni alzati verso il cielo, teste che fanno su e giù e canti a squarciagola dell’audience che rende così omaggio a questa leggende dell’heavy metal. La forza dei Manilla Road è sempre stata quella di comporre brani in cui i muscoli e il cuore andassero sempre a braccetto, come ad esempio nei momenti più delicati di “Cage of mirrors” (I could summon Lucifer and his warriors…), l’enfasi di “Masque of the Red Death”, l’impatto di “Hammer of the Witches”, insomma un compendio unico di poesia barbarica e musica d’assalto.
Anche stavolta c’è un guest, un ospite d’onore: durante l’esibizione degli americani una delle due asce dei Battle Ram, ovvero Gianluca Silvi, sale sul palco per suonare “Mystification” e “Queen Of The Black Coast!
La seconda metà della tracklist vede arrivare i classici-dei-classici, gli estratti dal mitologico “Crysal Logic”: con “Flaming Metal System” l’eccitazione sale alle stelle, s’intona come un sol uomo “In this world darkest hour up the hammers to stay don’t throw it away!”, poi piomba sulle nostre teste “Necropolis” e di seguito l’immensa “Crystal Logic”. Chi scrive questo report s’è trovato in ginocchio con le mani al cielo durante questo pezzo per il fomento e l’ammirazione!
Sembra essere finita qui, con la band che saluta il pubblico e scende dal palco…ma il pubblico non è ancora sazio, ne vuole ancora di heavy metal, e così la leggenda di Wichita risale sulle assi e investe tutti noi con la potentissima, thrashy, “Up from the Crypt”, una manifestazione di forza e velocità impareggiabile.

Setlist:

  1. Road Of Kings
  2. Divine Victim
  3. Open The Gates
  4. Mystification
  5. Queen Of The Black Coast
  6. Truth In The Ash
  7. The Riddle Master
  8. Masque Of The Red Death
  9. Hammer Of The Witches
  10. Death By The Hammer
  11. Witches Brew
  12. Reign Of Dreams
  13. Cage Of Mirrors
  14. Luxiferia’s Light
  15. The Ram
  16. Kings Of Invention
  17. Flaming Metal System
  18. Necropolis
  19. Crystal Logic
  20. Up From The Crypt

MANILLA ROAD lineup:

  • Mark “The Shark” Shelton – Guitars, Vocals
  • Bryan “Hellroadie” Patrick – Vocal
  • Joshua Castillo – Bass
  • Andreas “Neudi” Neuderth– Drums
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Aveva dannatamente ragione Cicero, s’è fatta la storia questa sera in quel di Brescia, in una location ormai divenuta la fissa dimora del metal di qualità: l’apoteosi del metallo epico, guerriero e fantastico (nel senso di sword & sorcery, non fate e gnometti), ogni gruppo ha dato tutto se stesso sul palco, abbiamo provato forti emozioni e siamo grati alla Eagle Booking e a questi artisti che integerrimi tengono alta la bandiera della fede. Long live the ram, long live heavy metal.