Frontiers Rock Festival III: Day 1 live report

FRONTIERS ROCK FESTIVAL – DAY 1:
LAST IN LINE + TREAT + DRIVE, SHE SAID +
THE TREATMENT + FIND ME + SHIRAZ LANE + NO HOT ASHES
live @ Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– sabato 23 aprile 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Il giorno tanto atteso dai moltissimi rockers dal “cuore tenero” è finalmente arrivato: eccoci alla terza edizione del Frontiers Rock Festival, la manifestazione dedicata agli appassionati del lato più melodico del rock duro. Un festival che si dividerà in due giorni e che, come da tradizione, anche questa volta si svolgerà nella bella cornice del Live Club di Trezzo sull’Adda (Mi), che avrà così l’onore di ospitare, anche questa volta, alcune delle band che la Frontiers Records ha opportunamente, e direi anche saggiamente, accolto nel proprio roster. Come spesso accade, è il pubblico proveniente dall’estero a essere il più numeroso, si sente parlare inglese, tedesco, francese, spagnolo… toh, anche un po’ di italiano, ma poco importa, quel che conta è lo spirito di amicizia che lega gli uni agli altri, tutti uniti sotto la bandiera del rock: la musica non ha confini.
Tutto è pronto: si apra, quindi, il sipario e che lo spettacolo abbia inizio.

No Hot Ashes
Tocca ai No Hot Ashes a dare il via alla rassegna. Formatisi nei primi anni ’80, per gli irlandesi è un ritorno sulle scene dopo una lunga assenza e nonostante ormai l’anagrafe non sia più dalla loro parte, mostrano un’invidiabile energia e fanno partire col piede giusto la kermesse. Rock classico (come il loro abbigliamento) con qualche pennellata di hard e dose melodica sufficiente a scaldare subito l’ambiente, tanto da meritarsi i prolungati applausi: il loro sound semplice, senza fronzoli, ma diretto, conquista immediatamente l’audience.
È proprio vero: il rock mantiene giovani.

Setlist:

  1. I’m Back
  2. Glow
  3. Summer Rain
  4. Boulders
  5. Come Alive
  6. Satisfied
  7. Little Johnny Redhead

NO HOT ASHES lineup:

  • Dave Irvine – Guitar
  • Nial Diver – Guitar
  • Paul Boyd – Bass
  • Steve Strange – Drums
  • Tommy Dickson – Keyboards
  • Eamon Nancarrow – Vocals
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foto: Marco Epi

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Shiraz Lane
Alla “maturità” del primo gruppo si contrappone la freschezza e la trasgressione giovanile dei Shiraz Lane, che fanno scatenare letteralmente il pubblico con la loro esplosiva vitalità. Ottima performance del loro singer Hannes Kett, un vero peperino in scena, ma anche il resto della band non scherza: tra assoli e riff aggressivi i 5 girano sul palco come trottole. Lunghe e folte criniere che fanno impazzire le ragazze presenti in platea e sleaze all’ennesima potenza, con brani come “Wake Up” o “House Of Cards”, ma sanno emozionare anche con pezzi più intensi come “Same Old Blues”.
Il loro è puro spettacolo, come ad esempio su “Mental Slavery”, durante la quale Hannes indossa una camicia di forza, mentre il resto della band scende nel pit, per stare a contatto con il loro pubblico. Per chi non li conosceva, senz’altro una piacevole sorpresa: irrefrenabili!
A loro la Palma dei più dinamici.

Setlist:

  1. Wake Up
  2. Momma’s Boy
  3. House Of Cards
  4. Begging For Mercy
  5. Same Old Blues
  6. Behind The 8-Ball
  7. For Crying Out Loud
  8. Mental Slavery
  9. Out There Somewhere

SHIRAZ LANE lineup:

  • Hannes Kett – Lead Vocals
  • Jani Laine – Lead Guitar
  • Miki Kalske – Rhythm Guitar
  • Joel Alex – Bass
  • Ana Willman – Drums
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foto: Marco Epi

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Find Me
Un buon avvio, quindi, di questo festival, con due band che con le loro ottime esibizioni hanno preparato il terreno all’esordio live dei Find Me, nati dall’incontro di Robbie LaBlanc (dei Blanc Faces) e Daniel Flores, valente polistrumentista che ha offerto i suoi servigi a band come Angelica e Seventh Wonder. Grazie alla calda voce di Robbie, la vena solistica di Philip Lindstrand ed alla particolare cornice creata dalle tastiere di Sören Kronqvist, la band lascia la sua impronta con quel sound a cavallo tra AOR e classic rock tanto caro agli amanti dei Journey. In evidenza brani come “Nowhere To Hide” o “Unbreakable” che creano una particolare e suggestiva empatia con il pubblico.

Setlist:

  1. Nowhere To Hide
  2. Did You Feel Any Love
  3. Dark Angel
  4. Where Do I Go
  5. Road To Nowhere
  6. Midnight Memories
  7. Powerless
  8. Unbreakable
  9. I’m Free
  10. Acoustic Medley
  11. Let Love Rule

FIND ME lineup:

  • Robbie LaBlanc – Vocals, Guitars
  • Philip Lindstrand – Guitars
  • Mike Palace – Bass
  • Sören Kronqvist – Keyboards
  • Daniel Flores – Drums
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foto: Marco Epi

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The Treatment
Largo ai giovani! Questo sembrano dire i The Treatment appena entrati sul palco. Sì, perché gli inglesi con la loro irruenza hanno dato una bella strigliata a tutti quanti, con un sound prepotente e trascinante.
Viene solo da chiedersi perché questi ragazzi adottino un look che fa molto punk, tra capelli impomatati, giubbotti di pelle e la classica “cresta”, che in questo caso spunta sulla testa del bassista Rick ‘Swoggle’ Newman, quando poi invece ci sparano addosso una raffica di quel rock’n’roll che prende palesemente spunto dagli immortali Ac/Dc o, meglio ancora, delle autentiche bordate di puro heavy metal come su “Tell Us The Truth”.
In ogni caso, tralasciando il loro aspetto, sono decisamente un terremoto sonoro che, parafrasando il titolo dell’ultimo pezzo proposto “Shake The Mountain”, possono veramente scuotere le montagne!

Setlist:

  1. Let It Begin
  2. The Doctor
  3. Tell Us The Truth
  4. The Devil
  5. I Bleed Rock+Roll
  6. We Are Beautiful
  7. Bloodsucker
  8. Cry Tough
  9. Backseat Heartbeat
  10. Generation Me
  11. Running With The Dogs
  12. Emergency
  13. Shake The Mountain

THE TREATMENT lineup:

  • Mitchel Emms – Vocals
  • Tagore Grey – Guitar
  • Tao Grey – Guitar
  • Dhani Mansworth – Drums
  • Rick ‘Swoggle’ Newman – Bass
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foto: Marco Epi

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Drive, She Said
Le operazioni di cambio palco sono veloci e tutto prosegue regolarmente. Come da programma tocca ora ai Drive, She Said, storica band americana tornata, grazie alla Frontiers, sul mercato discografico con l’appena sfornato “Pedal To The Metal”. Il titolo ovviamente non inganni, chi conosce la band sa benissimo che non ci troviamo in territorio metal, ma al confine tra hard melodico e AOR che spopolava nelle radio FM tra l’80 e il ’90.
Certo, il tempo è passato e ce ne accorgiamo subito con l’entrata in scena di Al Fritsch, visibilmente ingrassato, al contrario di Mark Mangold che si presenta in perfetta forma fisica. Ma il suono rimane quello: classe cristallina e professionalità che hanno fatto la gioia dei tanti loro seguaci con una scaletta che ha preso sia dalla vecchia produzione come “Don’t You Know” o “Drivin’ Wheel”, ma anche, naturalmente, dal nuovo lavoro come la titletrack “Pedal To The Metal”, brano d’apertura del loro set.
Una band sicuramente “in forma”… in tutti i sensi! (spero che i fan mi perdonino la battuta).

Setlist:

  1. Pedal To The Metal
  2. Hard To Hold
  3. Don’t You Know
  4. In ‘R Blood
  5. Touch
  6. Drivin’ Wheel
  7. In Your Arms
  8. Maybe It’s Love
  9. Rain Of Fire
  10. Writing On The Wall”

DRIVE, SHE SAID lineup:

  • Al Fritsch – Vocals, Guitar
  • Tommy Denander – Guitar
  • Mark Mangold – Keyboards
  • Jon Bivona – Guitar
  • Greg Smith – Bass
  • Peter Yttergren – Drums
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foto: Marco Epi

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Treat
Si comincia a salire in alto ed il pubblico va in fibrillazione, si entra ora nel vivo della serata ed è il momento di una delle band più attese da tutti: i Treat! Non è un’esagerazione questa affermazione, in effetti sondando i commenti qua e là, molti dei presenti sono qui per loro e non so in quanti però ne saranno completamente soddisfatti alla fine. Nulla da dire sulla loro performance, la nuova formazione sa il fatto suo e colpisce nel segno brano dopo brano, senza sbagliare nulla, con una perfezione assoluta, forse anche troppa… ed è qui che cominciano a sorgere i primi dubbi tra gli aficionados: troppi cori pre-registrati fanno crescere dei piccoli sospetti, il sincronismo in alcuni momenti salta e si capisce che la tecnologia la sta facendo da padrona in scena e il playback vocale diventa il sesto elemento della band.
Ci resta quindi solo l’illusione di aver assistito ad una bella prova di una band che ha tutte le potenzialità per non dover ricorrere a simili mezzi e non ne capiamo il motivo, soprattutto alla luce di avere tra le proprie fila dei nuovi innesti di tutto rispetto come Pontus Egberg (già con i The Poodles) e i temporanei servigi di Jona Tee alle tastiere (preso in prestito dagli H.e.a.t), che hanno dato un notevole contributo in sede live. Peccato, perché le canzoni dell’ultimo album appena pubblicato per la Frontiers, dal titolo “Ghost Of Graceland, dimostrano che c’è una rinata vena creativa nei Treat e che scorre una nuova linfa in loro, con pezzi come la stessa title track, oppure “Better The Devil You Know” o ancora “Endagered” che, uniti a quelli più d’annata come “Ready For The Taking” e “Gimme One More Night” ha dato lo stimolo giusto per far cantare a squarciagola (in questo caso a viva voce) tutta la platea.

Setlist:

  1. Ghost Of Graceland
  2. Better The Devil You Know
  3. Nonstop Madness
  4. Ready For The Taking
  5. Papertiger
  6. Do Your Own Stunts
  7. Endangered
  8. Gimme One More Night
  9. We Own The Night
  10. Roar
  11. Get You On The Run
  12. Conspiracy
  13. Skies Of Mongolia
  14. World Of Promises

TREAT lineup:

  • Robert Ernlund – Vocals
  • Anders Wikstrom – Guitars
  • Jamie Borger – Drums
  • Jona Tee – Keyboards
  • Pontus Egberg – Bass
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foto: Marco Epi

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Last In Line
E siamo al termine di questa prima giornata, ecco entrare in scena gli attesissimi headliner: i Last in Line. Chi fino ad ora ha più seguito con passione i gruppi cosiddetti melodici, lascia spazio nelle prime file alla frangia più metallara dei presenti, per farci godere quei brani che sono da considerare dei tasselli importanti per la storia dell’heavy metal stesso. Niente più melodie e sentimenti, siamo pronti a far battere i nostri duri cuori di headbangers al ritmo di canzoni immortali che ripercorreranno, passo dopo passo, le principali tappe di una musica divenuta grande grazie anche a personaggi come Vivian Campbell e Vinnie Appice, ma soprattutto grazie a lui: Ronnie James Dio.
“Stand Up And Shout”! Sì, tutti in piedi a gridare forte e cantare, nel nome del metal, uno dei pezzi più grandiosi che siano mai stati creati, con un Campbell assolutamente stratosferico nonostante i suoi noti problemi di salute. Basterebbe la sua sola presenza per comprendere quanto conti la musica metal nel farci sentire vivi, con quelle note che vanno proprio dritte al cuore: è il momento di “Straight Through The Heart”!
Sul palco, purtroppo, non c’è Jimmy Bain, lo storico bassista scomparso proprio agli inizi di quest’anno, forse la sua presenza avrebbe zittito chi considera i Last In Line una cover band di lusso, ma se questo è l’unico modo per riascoltare pezzi come “Don’t Talk To Strangers” o “Evil Eyes” allora ben venga un gruppo come il loro.
Phil Soussan, al basso, svolge il suo lavoro egregiamente e visti i suoi trascorsi (Ozzy Osbourne, tanto per citarne uno) è un Signor sostituto. Di certo gli occhi sono puntati però su Andrew Freeman, la sua è un’eredità pesante, anche se poi i Last In Line in realtà avrebbero una propria identità, ma è ovvio che, ascoltando queste riproposizioni, i paragoni vengano spontanei con il “Cantante per eccellenza”, ad ogni modo il singer ha carisma e classe da vendere e le sue interpretazioni su “Holy Diver”, come sulla sontuosa “Egypt”, sono da applauso.
Vinnie gli ruba per qualche istante il microfono, tanto per informarci che anche lui è “italiano” prima di partire con la travolgente “Martyr” che scatena l’headbanging in platea e mostra a tutti come il metal, quello vero, faccia sempre parte del loro DNA, anche nelle nuove produzioni.
Forse prima ho esagerato nello scrivere che non c’era più spazio per i sentimenti, perché chi, come me, il metal lo ha seguito passo passo nella sua crescita e sviluppo, riascoltare brani come “The Last In Line” o “Rainbow In The Dark”, in fondo, un po’ di emozione l’ha senz’altro provata.
“You Rock?” – ci chiede Andrew – “You Rock?” – ci domanda ancora puntandoci l’indice contro… “We Rock”! E via a cantare con lui un altro brano anthemico, un vero e proprio inno per tutti noi che amiamo il metallo pesante. Lo show si conclude con un altro pezzo del loro primo disco, la trascinante “I Am Revolution”.
Standing ovation più che meritata, il pubblico applaude a lungo Vivian & Co. e sicuramente, da lassù, anche Ronnie avrà fatto lo stesso.

Setlist:

  1. Stand Up And Shout (Dio cover)
  2. Straight Through The Heart (Dio cover)
  3. Devil In Me
  4. Don’t Talk To Strangers (Dio cover)
  5. Evil Eyes (Dio cover)
  6. Holy Diver (Dio cover)
  7. Egypt (The Chains Are On) (Dio cover)
  8. I Speed At Night (Dio cover)
  9. The Last In Line (Dio cover)
  10. Martyr
  11. Invisible (Dio cover)
  12. Rainbow In The Dark (Dio cover)
  13. Starmaker
  14. We Rock (Dio cover)
  15. I Am Revolution

LAST IN LINE lineup:

  • Vivian Campbell – Guitars
  • Vinny Appice – Drums
  • Phil Soussan – Bass
  • Andrew Freeman – Vocals
  • Erik Norlander – Keyboards
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foto: Marco Epi