FREEDOM CALL – Metal è felicità!

FREEDOM CALL + DRAGONHAMMER + RAVEN’S GATE
live @ Legend Club, Milano
– giovedì 7 novembre 2019 –

 

 

LIVE REPORT •
Il richiamo al Metal è forte e potente. Ogni metalhead che si rispetto ha udito questo richiamo che lo ha condotto verso il piccolo Legend Club di Milano, nonostante il tempo piovoso abbia tentato di abbattere il suo animo. Questa serata, dedicata interamente al Power e all’Heavy Metal rimarrà per sempre impressa nel suo cuore, come roccia scolpita sopra la cima di una montagna ardua da scalare.

Raven’s Gate
Ad aprire la serata ci pensano gli spagnoli Raven’s Gate. Presenti sulle scene musicali dal 2011, questi ragazzi di Valencia hanno tutt’ora fatto ben soli due album. Dal carattere forte e deciso mischiato ad una sfrontata dose di charme iberico, rendono le loro performance un qualcosa di unico e travolgente, grazie anche molto alla gestualità teatrale del frontman Arturo “Megamuerte”. Non sono una band che ricercano uno stile personale, ma hanno ben diverse intenzioni. Il loro è una combinazione esplosiva di Power Heavy teutonico chiaramente influenzato dai virtuosismi chitarristici di Kai Hansen, attingendo in buona parte dal suo stile, ma con un approccio ritmico decisamente più veloce, grazie anche alla presenza di un drummer per eccellenza che risponde al nome di Rodrigo Puché. Con le bacchette ci sa fare e lo dimostra per tutta l’intera esibizione. Non incespica minimamente in grossolani errori e ad ogni cambio di pezzo lui sembra mai risentirne. Il cantato di Arturo rimane un po’ sottotono all’inizio dello show. Ciò è dovuto soprattutto alla sua timbrica vocale molto calda e suadente, che si limita a rari momenti di acuti. Tra i pezzi suonati dalla band spiccano in particolare “Lionheart Doll” e “Powerlife”, di chiara matrice Melodic Power, e “Queen of Chaos”, dove il lato più Heavy viene maggiormente risaltato. Carini da vedere live, ma dal punto di vista qualitativo offrono poco o niente di quello che molte altre band all’infuori di loro propongono.

Setlist:

  1. Incubus Wrath
  2. Hollow
  3. Lionheart Doll
  4. Queen Of Chaos
  5. Powerlife
  6. Last Breath Air Fortress

RAVEN’S GATE lineup:

  • Arturo “Megamuerte” – Vocals
  • Jose Manuel Blasco – Guitar
  • Joe A. Arca – Bass
  • Rodrigo Puché – Drums
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foto: Dario De Marco Photography

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DragonhammeR
E passiamo al power nostrano! Quello che ha avuto terreno fertile sul suolo italico grazie a nomi di spicco come Rhapsody of Fire e Kaledon. Venuti alla luce nel 1999, i DragonhammeR, reduci da un intenso tour estero, si concedono di tornare in Italia per offrire uno spettacolo travolgente e ricco di emozioni. Il loro è un Power di chiaro stampo prettamente sinfonico, accentuato perlopiù da tastiere Prog suonate dal maestro Giulio Cattivera, che dona per tutto quanto lo spettacolo un fascino ammantato di totale epicità, accentuato dalle ritmico di Marco Berrettoni improntate maggiormente su di un abbondante uso di doppio pedale per tutta la durata della scaletta, che rende la struttura musicale dei brani un po’ troppo ripetitiva e monotona. Il cantato di Luca Micioni attinge in buona parte da singer di cui hanno reso l’epicità un loro marchio di fabbrica. Nulla di nuova, ma per nulla mediocre. Rispetto al frontman della precedente band, Micioni si destreggia in acuti fenomenali, che a mano a mano si fanno sempre più intensi durante il proseguimento della scaletta. Le chitarre rimangono in disparte e diventano degli strumento accompagnatori che vengono ovviamente accentuate durante gli assoli, che purtroppo non spiccano di originalità. Coinvolgono buona parte del folto pubblico presente in sala, incoraggiando gli animi a sollevare i pugni al cielo e a cantare a squarciagola in un unico ed epico coro manowariano. Tra i loro pezzi i migliori sono stati senz’altro “Seek in the Ice”, “Fighting the Beast” e “Under the Vatican’s Ground”, quest’ultima chiaramente ispirati al sound dei tedeschi Powerwolf. Con un caldo e doveroso ringraziamento, i DragonhammeR si accommiatano dal pubblico per cedere il palco agli happy metaller Freedom Call!

Setlist:

  1. The Eye Of The Storm
  2. Seek In The Sky
  3. Fighting The Beast
  4. Under Vatican’s Ground
  5. Legend
  6. Children Of The Sun
  7. Fear Of A Child
  8. Obscurity
  9. Blood In The Sky
  10. Dragonhammer

DRAGONHAMMER lineup

  • Giulio Cattivera – Keyboards
  • Luca Micioni – Vocals
  • Gae Amodio – Bass
  • Flavio Cicconi – Guitar
  • Alessandro Mancini – Guitar
  • Marco Berrettoni – Drums
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foto: Dario De Marco Photography

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Freedom Call
Il tempo passa inesorabilmente per tutti. Volenti o nolenti dobbiamo accettare la cosa. Con il progredire di esso possiamo solo trarre insegnamento dalle nostre sconfitte, ma anche dalle nostre vittorie. I Freedom Call sono la prova vivente di come loro possano essere presenti nei nostri pensieri e nei nostri cuori nonostante siano passati ben vent’anni da quando vennero alla luce, senza che l’oblio li abbia cancellati completamente.
La folla si fa più intensa e attende con impazienza l’arrivo del mastermind per eccellenza Chris Bay. Ad uno ad uno salgono sul palco i musicisti e per ultimo entra Bay, sereno e già soddisfatto per la presenza dentro al locale di un folto numero di spettatori. A differenza delle prime due band, dal punto di vista stilistico i Freedom Call suonano un “Happy Metal” coinvolgente sin dalle prime strofe delle canzoni, grazie anche ad un’intensa partecipazione del pubblico che ripetono i ritornelli delle canzoni con disarmante facilità e naturalezza. Bay è in ottima forma, sia vocalmente che strumentalmente. Dalla ruggente cavalcata Heavy di “Tears of Babylon”, ai riff da stadio di chitarra di “Union of the Strong”, i Freedom Call introducono quello che è in sostanza il loro sound. Cori di battaglia, ritornelli molto orecchiabili e facili da cantare (persino per il sottoscritto, che non li conosceva fino ad ora) e struggenti ballate acustiche che inneggiano all’Heavy Metal più puro. Il calore che emanano questi tedeschi nei confronti dei loro fan è a dir poco amichevole. Più di una volta, Chris lo esprime con un italiano grezzo, ma efficace. La scaletta è lunga e intensa. I musicisti sembrano non percepire nemmeno un segno di stanchezza. Le ritmiche Speed/Power di Kevin Kott non dimostrano mai un segno di affaticamento del drummer. La stessa cosa vale per le sei corde di Bay e Lars Rettkowitz, che variano a seconda della scaletta. Si sente che buona parte del loro sound è estrapolato dal Power teutonico degli Helloween, eccezion fatta per il registro vocale di Chris che, con il proseguire degli anni, è diventata più calda e meno potente, ma efficace al punto giusto da attirare l’attenzione di ogni buon udito che apprezza l’Heavy Metal. I fan sembrano non risentirne mai della lunga e sostanziosa scaletta che i Freedom Call hanno preparato per loro. Anzi…hanno sempre più fame ogni volta che vengono saziato con dosi abbondanti di Metallo! Alla fine, i tedeschi concludono la loro esibizione con le magistrali “Warriors”, “Far Away” e “Land of Light”. Il pubblico è in totale delirio e non smette di omaggiare di applausi questa band poco apprezzata nel loro paese, ma sicuramente amata e lodata sul suolo italico!

Setlist:

  1. Union Of The Strong
  2. Tears Of Babylon
  3. Spirit Of Daedalus
  4. Sail Away
  5. Metal Invasion
  6. M.E.T.A.L
  7. 111 – The Number Of The Angels
  8. The Ace of The Unicorn
  9. Freedom Call
  10. Power & Glory
  11. Hallelujah
  12. Metal Is For Everyone
  13. Warriors
  14. Far Away
  15. Land Of Light

FREEDOM CALL lineup

  • Chris Bay – Vocals, Guitars
  • Lars Rettkowitz – Guitars
  • Francesco Ferraro – Bass
  • Kevin Kott – Drums
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foto: Dario De Marco Photography