EVERGREY – Solcando l’Atlantico fino all’Alchemica

EVERGREY + BLOODRED HOURGLASS + GENUS ORDINIS DEI + CROSSING ETERNITY
live @ Alchemica Club, Bologna
– venerdì 19 aprile 2019 –

 

LIVE REPORT •

Assenti ormai da due anni sui palchi internazionali, Tom S. Englund e i suoi Evergrey tornano ad infiammare i cuori dei fan che da tempo attendevano di poter godere dei nuovi appuntamenti live della band svedese. Fresco di release dell’acclamatissimo “The Atlantic”, il combo di Goteborg giunge nel nostro paese a supporto di quest’ultimo lavoro in studio e offre ai fan italiani ben 4 nuove date sparse lungo tutto il territorio. Dopo l’incredibile successo della tappa a Roma, i nostri si spostano in Emilia Romagna, più precisamente all’Alchemica Club di Bologna, perfetta cornice volta ad ospitare un incredibile live show, molto variegato e peculiare nel complesso, viste le band che andranno a comporre il cartellone, che terrà col fiato sospeso tutti i longevi fan della band, dall’inizio alla fine.

Crossing Eternity
Puntuali sulla tabella di marcia, i romeni Crossing Eternity calcano il palcoscenico alle 20.20 e danno vita, sebbene di fronte ad un pubblico non ancora troppo numeroso, ad una performance grintosa ed energica come poche ancora se ne vedono in giro. “Kingdom Come” dà inizio alle danze e da subito il quartetto sprigiona tutta la sua grinta, in particolar modo il cantante Gabriel Nicholas è incredibilmente affiatato e lo dimostra anche nelle sue più piccole movenze, cercando continuamente un’interazione con un pubblico molto partecipativo, il cui entusiasmo non è mai mancato durante il corso di tutta la manifestazione. La militanza all’interno della band durata 25 anni di alcuni membri provenienti anche da altri paesi europei ha giovato loro per quanto riguarda l’aspetto tecnico e ne hanno derivato grande professionalità ed esperienza e tutto questo si manifesta soprattutto in sede live. Mezzora messa a disposizione per il combo di Bucarest, il cui set all’insegna dell’heavy metal più sfrenato e trascinante si basa principalmente sull’ultimo, nonché unico, lavoro in studio, “The Rise World”, uscito sul mercato lo scorso anno per l’etichetta italiana Rockshots Records, di cui vengono presentati appena cinque brani. Un’ottima apertura per una serata che, nel complesso, spazierà su molti generi musicali, offrendo così una più vasta gamma di scelta per un pubblico sempre più esigente e alla ricerca di novità, soprattutto in un campo dove l’innovazione viene a mancare di giorno in giorno. Una scoperta, quindi, questi Crossing Eternity, la cui prestazione ha saputo convincere a pieno i partecipanti e a portare a casa anche qualche nuovo fiero sostenitore.

Setlist:

  1. Kingdom Come
  2. High Above The Crown
  3. Winter Poem
  4. Sand In The Sky
  5. Ghost Of The Storm

CROSSING ETERNITY lineup:

  • Gabriel Nicholas – Vocals
  • Manu Savu – Guitar
  • Uffe Tilman – Drums
  • Johann Hentz – Bass
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foto: 
 Arianna Govoni

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Genus Ordinis Dei

Con l’arrivo onstage dei Genus Ordinis Dei si cambia completamente registro. In seguito alla loro convincentissima performance tenutasi qualche anno prima in supporto ai Lacuna Coil allo Zona Roveri di Bologna, i lombardi tornano ad omaggiare il capoluogo emiliano e portano sul piccolo palcoscenico dell’Alchemica Music Club la loro ondata symphonic death metal che, in un primo momento, lascia un po’ spiazzato il pubblico presente in sala, forse a causa della varietà musicale che compone il bill di questo nuovo contesto live, ma che, nel corso dei quaranta minuti messi a propria disposizione, convincerà poco a poco tutti i presenti (o quasi!). Ispirati fortemente alle band capostipiti di questo genere musicale (senza disdegnare, volendo, anche i nostrani Fleshgod Apocalypse), i quattro musicisti milanesi travolgono gli astanti con il loro incredibile impatto sonoro fatto di growl cavernosi e possenti, riff taglienti, un drumming brutale, una notevole presenza scenica ed una scaletta che perlopiù ripesca alcuni brani tratti dai primi due lavori in studio, “The Middle” (2013) e “Great Golden Dynasty” (2017). Un set sì molto convincente che, purtroppo, lascia letteralmente basita l’audience bolognese quando, poco prima del termine della performance, il cantante Niccolò (Nick K’) Cadregari annuncia l’imminente esecuzione di “Hail And Kill”, celebre brano dei Manowar. Nonostante la bravura e la padronanza tecnica, il risultato finale non sembra essere pienamente accolto dagli spettatori, purtroppo, sui cui volti si legge chiaramente una vena di perplessità, forse perché molto ancorati e legati alla versione storica ed originale della band americana. Bocciata, quindi, solamente quest’ultima esecuzione, i nostri portano a casa un altro ennesimo show di classe che ha nuovamente dato prova di quanto in Italia esistano ancora realtà in grado di tenere alta la bandiera del symphonic death metal e saper reggere perfettamente il confronto anche con band molto più conosciute e blasonate. Bravi!

Setlist:

  1. You Die in Roma
  2. Embracing The Earth
  3. Halls Of Human Delights
  4. Hail and Kill (Manowar cover)
  5. Red Snake
  6. Roots And Idols Of Cement

GENUS ORDINIS DEI lineup:

  • Niccolò (Nick K’) Cadregari – Vocals and Guitars
  • Tommy Mastermind – Guitars
  • Steven F. Olda – Bass
  • Richard Meiz – Drums
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foto: 
 Arianna Govoni

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Bloodred Hourglass
Terminata la parentesi sinfonica dei Genus Ordinis Dei, per altro unica band italiana della serata e dell’intero tour in generale, spetta ai finlandesi Bloodred Hourglass fare il proprio ingresso sul palcoscenico. Sconosciuti perlopiù ad una grossa fetta di pubblico qui presente, i BRHG (questo l’acronimo che capeggia anche nel banner posto dietro il drumkit di Jarkko Hyvönen) scaldano a dovere gli astanti con la loro miscela esplosiva di melodic death metal di chiara matrice svedese che sembra strizzar particolarmente l’occhiolino anche a sonorità più moderne e a tratti quasi thrash che danno vita ad un melting pot veramente curioso e peculiare. Nonostante l’arrivo imminente di un nuovo album (“Godsend”, giugno 2019), la scelta per la setlist di questa sera è ricaduta sui precedenti lavori del combo di Mikkeli, dai quali hanno presentato parecchi brani estratti come le trascinanti “Quiet Complaint”, “Six Feet Savior”, “We Form The Broken” e “Valkyrie”. Ottima l’esecuzione tecnica degli axemen Tuomas Leskinen e Joni Lahdenkauppi (Mygrain),il cui supporto ben si presta all’incredibile vocalità di Jarkko Koukonen, il cui timbro vocale sembra molto simile a quello del collega Alexi Laiho, frontman e chitarrista dei Children of Bodom. Una rivelazione, questa, che sebben non particolarmente adatta ad un contesto live di questo calibro, ha saputo offrire al pubblico una prestazione lodevole molto apprezzata da un pubblico sempre più affiatato e carico in attesa di raggiungere la massima esplosione con gli headliner della serata, il cui arrivo sul palco giungerà da lì a breve.

Setlist:

  1. Quiet Complaint
  2. Six Feet Savior
  3. Valkyrie
  4. We Form the Broken
  5. The Last of Us
  6. Castle Ashtray
  7. Where the Sinners Crawl

BLOODRED HOURGLASS lineup:

  • Jarkko Koukonen – Vocals
  • Tuomas Leskinen – Guitars
  • Jose Moilanen – Bass
  • Joni Lahdenkauppi – Guitars
  • Jarkko Hyvönen – Drums
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foto: 
 Arianna Govoni

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Evergrey
Tempo di cambiare rapidamente la scenografia e giunge il momento di immergersi nel vasto oceano prog degli Evergrey. Reduci dell’acclamatissimo successo dell’ultimo full length, “The Atlantic”, già considerato dai molti fan della band come l’album dell’anno, gli svedesi tornano nuovamente in Italia dopo un lungo periodo di pausa per presentare la propria vasta fanbase quest’ultima creatura nata dalla mente e dalla penna di Tom Englund. I suoni di un sommergibile, supportati da un gioco di luci blu ed una lieve penombra, introducono “A Silent Arc”, primo singolo promozionale del disco e scelta come ouverture di questa nuova prova live. Il quintetto, ormai dispostosi nella rispettiva postazione, si presenta bello agguerrito sul palco dell’Alchemica Club, in particolar modo il frontman Tom Englund sfodera un’euforia encomiabile percepibile nei sorrisi regalati timidamente al proprio pubblico e nella prestazione qui offertaci. Ampio sarà lo spazio dedicato all’ultima fatica targata Evergrey, della quale verranno presentati ben x pezzi sui xx che compongono questa nuova scaletta, che comunque avrà modo anche di ripercorrere un po’ la discografia del quartetto di Goteborg. Immancabili, infatti, sono alcuni pezzi storici quali “Leave It Behind Us”, “Recreation Day” o ancora “The Fire”, che incentivano un pubblico già entusiasta nel godersi a pieno un live show magistrale. I nostri sfoggiano un entusiasmo veramente lodevole e presenta ciascun pezzo della scaletta senza concedersi troppi intermezzi per non rovinare la magia scaturita dalle singole note suonate in questa nuova prova live, la cui precisione chirurgia raggiunge standard qualitativi molto alti. Ad avviso di chi scrive, forse, la setlist avrebbe potuto riservare anche un posto speciale ad un paio di brani che, personalmente, speravo di poter sentire in questa sede, come la bellissima “In Orbit” o “The Paradox of the Flame” (singoli che su disco vantavano rispettivamente la partecipazione di Floor Jansen e Carina Englund, moglie di Tom, ndr), le quali, nonostante l’assenza delle guest, avrebbero forse avuto la stessa resa live. Piccolo intermezzo prima del gran finale. Rikard Zander prende in mano le redini del gioco e con grossa sorpresa degli astanti, si ritorna improvvisamente indietro nel tempo, più precisamente al 2004: ecco arrivare l’intro della bellissima “A Touch of Blessing” ed il tripudio raggiunge vertici mostruosi. Chi scrive conobbe proprio la proposta musicale degli svedesi grazie a quel bellissimo album chiamato “The Inner Circle” e proprio con la magistrale esecuzione del brano in questione si torna a ripercorrere la lunga via dei ricordi, dei primi ascolti dedicati a questa band.  Con la successiva “King Of Errors” ci si appresta purtroppo a concludere un live show degno di nota che nei suoi 90 minuti ha attraversato letteralmente un oceano di svariate sfumature musicali in grado di appagare i palati di una sala gremita di persone che, da tempo, attendevano questo appuntamento, segnato sul calendario ormai da mesi. Tom S. Englund si riconferma un grandissimo performer in grado di toccare le corde dell’animo umano con maestria ed eleganza e, allo stesso tempo, un ottimo entertainer, specialmente nei momenti in cui il pubblico stesso chiama a gran voce la band: è proprio in questo contesto che il vocalist svedese, ricordando la sua ultima esibizione nel capoluogo emiliano, fornisce agli astanti una chicca inerente alla partecipazione della band al Gods of Metal di vent’anni addietro, asserendo come molti partecipanti all’epoca incitassero a più riprese gli Iron Maiden (headlinr di quell’edizione), piuttosto che dare il proprio supporto alla band! Gli Evergrey non sono certamente i Maiden, ma un fatto è certo: personaggi umili offstage e musicisti straordinario sul palco, questi cinque musicisti vivono la musica a 360° e ne hanno dato una grandiosa prova qui, all’Alchemica Music Club. Si attende, quindi, il nuovo appuntamento che vedrà la band nuovamente in terra italica il prossimo 12 luglio al Luppolo In Rock per poter godere dell’ennesima testimonianza di talento e maestria. E noi, ovviamente, aspetteremo con la tipica ansia che, da tradizione, accompagna la attesa dei grandi live show.

Setlist:

  1. A Silent Arc
  2. Weightless
  3. Distance
  4. Passing Through
  5. The Fire
  6. Leave It Behind Us
  7. Black Undertow
  8. My Allied Ocean
  9. All I Have
  10. The Grand Collapse
  11. Recreation Day
  12. A Touch of Blessing
  13. King of Errors

EVERGREY lineup:

  • Tom S. Englund – Vocals, Guitars
  • Rikard Zander – Keyboards
  • Johan Niemann – Bass
  • Jonas Ekdahl – Drums
  • Henrik Danhage – Guitars
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foto: 
 Arianna Govoni