EVERGREY – Oceano di Note al Traffic

EVERGREY + BLOODRED HOURGLASS + GENUS ORDINIS DEI + CROSSING ETERNITY
live @ Traffic, Roma
– giovedì 18 aprile 2019 –

 

 

LIVE REPORT •

Tornano in Italia gli svedesi Evergrey, in tour in questi giorni per la promozione del nuovo album “The Atlantic”, pubblicato all’inizio di quest’anno. Il Traffic di Roma ospita la prima delle quattro tappe, in suolo italico, della band capitanata da Tom Englund: un appuntamento imperdibile per i numerosi fan della band scandinava, organizzato da Cerberus Booking in collaborazione con No Sun Music.

Crossing Eternity
Le 20:15 non è un orario che va a braccetto con la proverbiale pigrizia romana, per questo, quando sul palco salgono i Crossing Eternity, il pubblico presente è ancora pochino. Ma d’altra parte quattro sono le band previste dal programma di questa sera ed iniziare più tardi avrebbe sicuramente portato qualche disagio sulla tabella di marcia, senza contare il fatto che, il giorno dopo, una data successiva attendeva tutti gli artisti.
Senza indugi, quindi, i quattro rockers prendono possesso della scena e cominciano a martellare come forsennati. Con sorpresa dei presenti i Crossing Eternity mettono in atto un autentico assalto all’arma bianca, con riff grintosi e ritmi possenti, arricchiti da una giusta dose di linee melodiche e da una discreta tecnica individuale.
I Crossing Eternity sono una sorta di combo internazionale che vede la presenza di elementi bulgari e svedesi, per creare una joint venture dalle forti basi radicate nel metal classico al quale uniscono la potenza di fuoco tipica del power metal: insomma, assolutamente micidiali!
Pezzi come “Kingdom Come”, con cui si presentano al pubblico romano, o “Winter Poem” mettono in luce la loro innata natura metallara, quella di puri defenders, innalzando con fierezza il vessillo dell’heavy metal.
L’headbanging è d’obbligo al loro cospetto, il loro sound cattura tutti i presenti senza esclusione alcuna e gli applausi di incoraggiamento scattano spontanei.
Menzione d’onore per il vocalist Gabriel Nicholas, la cui forza interpretativa e l’imperiosa vocalità danno una maggiore enfasi ad ogni loro brano. Non male anche il chitarrista Manu Savu: i suoi assoli intensi e particolarmente incisivi hanno dato indubbiamente ancora più vigore alla loro prova.
Promossi a pieni voti e vorrei rivederli in sede live con un set più lungo. Bravi!

Setlist:

  1. Kingdom Come
  2. High Above The Crown
  3. Winter Poem
  4. Sand In The Sky
  5. Ghost Of The Storm

CROSSING ETERNITY lineup:

  • Gabriel Nicholas – Vocals
  • Manu Savu – Guitar
  • Uffe Tilman – Drums
  • Johann Hentz – Bass
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foto: 
 Stefano Panaro

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Genus Ordinis Dei
Si cambia decisamente sound con l’ingresso dei Genus Ordini Dei, band cremasca dedita al symphonic death metal, palesemente ispirato a quello dei Fleshgod Apocalypse.
Premetto, e mi scuso con la band, che non sono un appassionato del genere, anzi, tutt’altro, ma non vi è dubbio che, sia per presenza scenica che per impatto sonoro, i G.O.D. dimostrino di sapere tenere bene il palco e sviluppino un muro sonoro di notevole portata, al pari di band più blasonate di loro, anche in campo internazionale.
Perfetti sotto ogni punto di vista, anche per quanto riguarda il loro bagaglio tecnico, i Genus Ordinis Dei incarnano alla lettera lo stereotipo del death metal sinfonico, tra riff violenti e distorti, blast beat tipico del metal estremo, l’immancabile growl che rende ancora più rabbiosa ed aggressiva la loro performance… tutto questo fino a che non decidono di inoltrarsi in quei territori che, musicalmente, non gli appartengono e che, per molti della mia generazione, sono assolutamente intoccabili.
L’improponibile cover di “Hail and Kill” dei Manowar è letteralmente una pugnalata in pieno petto per il sottoscritto: toccare un brano storico come quello, un monumento della musica heavy, deturparlo di tutta la sua maestosa epicità è, per un defender, una vera e propria profanazione.
Non si può trasformare l’Iliade in una mattanza e basta.
Il mio capitolo con i G.O.D. si chiude quindi qui, chiedendo scusa ai ragazzi e rimandandoli al report che la nostra webzine farà nella data successiva, quella all’Alchemica di Bologna.
Lascio l’ascolto di queste sonorità ai più avvezzi e continuo a rimanere fedele al mio credo, immune alla seduzione del lato oscuro del metal.

Setlist:

  1. You Die in Roma
  2. Embracing The Earth
  3. Halls Of Human Delights
  4. Hail and Kill (Manowar cover)
  5. Red Snake
  6. Roots And Idols Of Cement

GENUS ORDINIS DEI lineup:

  • Nick K – Vocals and Guitars
  • Tommy Mastermind – Guitars
  • Steven F. Olda – Bass
  • Richard Meiz – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro

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Bloodred Hourglass
Si torna in campo internazionale: è il turno dei Bloodred Hourglass. Sotto l’acronimo BRHG, i cinque ragazzi finlandesi partono a razzo e sparano subito la loro raffica di death/thrash dal taglio moderno, con alcune venature melodiche che tanto piacciono alle nuove generazioni. Sia ben inteso: nulla di nuovo sotto il sole e, a mio parere, il mercato è saturo di questo tipo di formazioni.
Bloodres Hourglass in ogni caso fanno il loro mestiere con grinta e passione, mettendo tanta energia sul palco e trasmettendola in tutta la sala che, nel frattempo si sta riempiendo.
La vocalità gutturale di Jarkko Koukonen, caratterizzata da scream potenti e roboanti, ben si confà con il sound prodotto dal resto della band, come il manuale del perfetto deathster prevede. In effetti i BRHG sembrano seguire uno schema comune a molte band che così, però, non li fa distinguere dalla massa e li rende abbastanza anonimi e privi di una identità ben definita che li faccia salire di qualche gradino rispetto ai molti loro concorrenti.
Non basta essere aggressivi e seguire le mode per farsi conoscere, serve anche quel quid in più che lasci un segno profondo nell’ascoltatore: da quello che ho sentito stasera i Bloodred Hourglass non hanno ancora raggiunto lo scopo. Li aspettiamo al prossimo live.

Setlist:

  1. Quiet Complaint
  2. Six Feet Savior
  3. Valkyrie
  4. We Form the Broken
  5. The Last of Us
  6. Castle Ashtray
  7. Where the Sinners Crawl

BLOODRED HOURGLASS lineup:

  • Jarkko Koukonen – Vocals
  • Lauri Silvonen – Guitars
  • Jose Moilanen – Bass
  • Antti Nenonen – Guitars
  • Jarkko Hyvönen – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro

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Evergrey
La sala ora è decisamente più gremita, molti dei presenti sono arrivati negli ultimi minuti (o hanno atteso fuori) saltando più che volentieri tutte le band che si sono succedute in precedenza sul palco del Traffic.
Diciamo la verità: siamo tutti qui esclusivamente per gli Evergrey… e a ragione!
La band di Göteborg è qui per presentare al pubblico italiano il loro recente lavoro “The Atlantic”, un album forse non all’altezza delle aspettative, ma pur sempre un disco dalle grandi prospettive che mette in risalto una vena ancor più dura rispetto le sonorità cui la band ci ha abituato.
Lo si nota con l’iniziale “A Silent Arc”: un’esplosione a ciel sereno, una di quelle canzoni che improvvisamente ti colpisce come un pugno e ti stende a terra!
Il Traffic viene scosso da un movimento tellurico, ma che nel contempo sembra cullarci, vista l’innata propensione degli Evergrey nell’elaborare le loro sonorità e renderle sempre più imprevedibili, senza mai essere scontati e ripetitivi.
Ogni loro brano si sviluppa in strade diverse, percorrendo le molteplici ramificazioni della musica metal: dal prog, al power, per toccare lidi anche melodici (vedi “Distance”), per poi tornare a premere sull’acceleratore con “The Fire”, brano che letteralmente incendia la platea che canta insieme al possente Tom, dominatore della scena.
Le mille sfaccettature del loro sound lasciano spazio all’estro di ciascun membro, dandogli modo di mettere in mostra le proprie qualità tecniche, tra gli assoli superlativi di Henrik Danhage (spesso affiancato anche dallo stesso Tom), i virtuosismi al basso del simpaticissimo Johan Niemann e il lavoro oscuro, ma ben presente, del tastierista Rikard Zander. Il tutto sospinto dalle evolutive ritmiche di Jomas Ekdahl, per dare vita a un ensemble sonoro di rara qualità e compattezza.
La forte venatura dark che percorre la struttura dei loro brani crea quell’atmosfera misteriosa che avvolge lo spettatore e lo trasporta nel loro universo musicale: “All I Have” è un pezzo imponente che, con il suo incedere lento e solenne ci guida verso la conclusione della prima parte del loro set. Momento di espressione massima…
Qualche minuto di pausa prima di tornare in scena e regalarci un’altra buona mezz’ora di perfezione musicale, dando anche spazio ad una strabiliante duetto di chitarra e tastiera in cui Henrik e Rikard lasciano libero sfogo alla loro fantasia di virtuosi dello strumento e raccolgono gli applausi di tutti i presenti.
Chiudono con “King Of Errors”, che ricorda molto da vicino quelle sonorità tanto care ai Queensÿche di “Operation: Mindcrime”, maestri indiscussi del genere e fonte di ispirazione di tante e tante band. L’ovazione spontanea e prolungata del pubblico accompagna i loro saluti e gli Evergrey lasciano il palco per venire in mezzo ai loro fan e farsi avvolgere dal calore e dall’affetto di tutto il pubblico romano.
Una serata che ha regalato emozioni questa passata al Traffic ed ha raccolto il consenso di chi vi ha partecipato. Il cammino intrapreso dalla neonata Cerberus Booking sembra già aver imboccato la giusta direzione: noi li seguiremo volentieri in tutti i loro eventi.

Setlist:

  1. A Silent Arc
  2. Weightless
  3. Distance
  4. Passing Through
  5. The Fire
  6. Leave It Behind Us
  7. Black Undertow
  8. My Allied Ocean
  9. All I Have
  10. The Grand Collapse
  11. Recreation Day
  12. Keyboard – Guitar Solo
  13. A Touch of Blessing
  14. King of Errors

EVERGREY lineup:

  • Tom S. Englund – Vocals, Guitars
  • Rikard Zander – Keyboards
  • Johan Niemann – Bass
  • Jonas Ekdahl – Drums
  • Henrik Danhage – Guitars
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foto: 
 Stefano Panaro