Eclipse: l’armageddon al Blue Rose Saloon

ECLIPSE + REACH + HUNGRYHEART
live @ Blue Rose Saloon, Bresso (Mi)
– mercoledì 30 settembre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Una famosa canzone “del red rocker” Sammy Hagar, citava: “There’s only one way to rock!”. In effetti il modo di fare rock è uno solo: suonarlo. Facile, direte voi. Beh, certo, così sarebbe senz’altro la maniera più semplice! Ma volete mettere il “gusto” di scontrarsi con una serie di impedimenti tecnici che ti condizionano l’esibizione o addirittura potrebbero fartela saltare? E’ quello che è accaduto al Blue Rose Saloon in una serata, quella del 30 settembre, che vedeva salire sul palco del club meneghino tre band di classe assoluta, Eclipse, Reach e i nostrani Hungryheart, che la Rocker Sound con grande intuizione, visto il numero di presenze a conti fatti, ha portato qui: un gran bel colpo. Ma purtroppo il fato ci ha messo del suo e “il colpo” lo ha avuto anche l’impianto audio, che ha fallito il suo compito ed è quasi riuscito ad averla vinta. Ma alla fine la nostra dose di rock quotidiano, anche se un po’ ridotta e sofferta, l’abbiamo avuta e la musica ha vinto ancora. Di certo chi ha perso qualcosa è stato il pubblico che si è visto “decurtare” di gran parte dello show dei Reach. Ma questa non vuole e non deve essere sede di discussione, non è nostro compito individuare le responsabilità, ognuno dei presenti avrà fatto le sue valutazioni, noi invece parliamo di musica, senz’altro la cosa che ci interessa di più.

Hungryheart
Sono proprio gli Hungryheart ad aprire la kermesse, con la particolare intro che si diffonde dagli speakers, de “‘O sole mio”, dando così una pennellata di tricolore ad un evento a forti tinte giallo/blu. Già durante la loro prova si hanno le prime avvisaglie che qualcosina non è a punto. Ma non importa! I nostri dimostrano che non serve avere un impianto al top per mostrare le loro qualità e suonano con quello spirito che solo i rocker di razza hanno. Il pubblico è tanto, personalmente non avevo mai visto il locale così pieno, tutti qui, sin dal pomeriggio, pronti ad applaudire le gesta dei loro beniamini e non parliamo dei soli scandinavi.. Brani come “One Ticket To Paradise” o “Shoreline” mettono il luce la passione degli Hungryheart per quel rock robusto, ma dalle intense sfumature melodiche, che lo rendono appetibile tanto a chi ama i sapori forti, quanto ai palati più fini. Josh Zighetti è interprete di grande caratura, che sa lasciare un segno e nel contempo emozionare con la sua voce graffiante. Mario Percudani è la mente della squadra, la sua chitarra ci trasporta nel suo mondo, i suoi intensi assoli danno quel senso di immensità sonora ai loro brani e, forse anche a causa del suo stato influenzale, i suoi riff fanno crescere in noi la “febbre” del rock. Parlavo prima di squadra ed in effetti questa è l’immagine che lasciano allo spettatore: un ensemble dove ognuno fa la sua parte e nessuno prevarica l’altro, proprio a creare un’armonia ed una sintonia perfetta per un lavoro in comune, dove l’unico scopo è creare buona musica rock. Bravi!

Setlist. “There Is A Reason For Everything” – “One Ticket To Paradise” – “Angela” – “Second Hand Love” – “Boulevard Of Love” – “Shoreline”

HUNGRYHEART lineup:
Josh Zighetti – Lead Vocal
Mario Percudani – Guitar
Stefano “Skool” Scola – Bass
Paolo Botteschi – Drums
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Reach
I tanti applausi tributati agli Hungryheart ci fanno dimenticare per un momento che non tutto fila sempre liscio come l’olio. Ma non vi preoccupate, ci pensa la dea “sbendata” a ricordarcelo ed ecco che comincia il lungo calvario di cui abbiamo parlato all’inizio. Si assiste, quindi, ad un viavai di tecnici sul palco, una specie di “joint force” internazionale che cerca in tutti i modi di risolvere una situazione tecnica che man mano comincia per loro a diventare preoccupante, mentre il pubblico è lì in attesa. I tempi si allungano, la situazione non evolve e la gente è spazientita, con i Reach lì sul palco pronti ad iniziare. L’improvvisa decisione di questi ultimi di abbandonare la scena, visibilmente contrariati, lascia un po’ tutti sbigottiti, ma effettivamente non si vede luce. La nostra preoccupazione comunque, aldilà dell’eventuale mancata esibizione dei Reach, diventava così in quel momento se anche gli ospiti principali della serata avrebbero avuto lo stesso destino. Ma ecco finalmente il miracolo e il dio del rock palesa la sua potenza, tutto sembra così tornare alla normalità. I Reach riprendono possesso del palcoscenico e possono finalmente suonare. Lo faranno solo per quattro brani, tanto per dare un senso alla loro presenza qui e recuperare il tempo perduto, ma d’altra parte bisogna comprendere che devono affrontare in pullman il viaggio verso la tappa successiva insieme agli Eclipse e si è accumulato un notevole ritardo. Un vero peccato perché, anche se per pochi minuti, i quattro giovanissimi svedesi hanno fatto vedere di che pasta sono fatti, un vero concentrato di energia che ha dato una bella carica ad un pubblico che, per la lunga attesa, si era abbastanza spento. Ma il loro hard rock effervescente ed esplosivo ci ridà quel giusto piglio per riprenderci e farci così scatenare al ritmo infuocato del loro sound. E allora via finalmente con “You Called My Name”, che ci colpisce come un pugno e ci dà una bella scossa. La voce di Alex Waghorn risuona forte in sala e ci coinvolge nel ritmo vorticoso creato dalle travolgenti schitarrate di Ludvig Turner e dalle prepotenti martellate della batteria di Marcus Joahansson. Il pubblico li incita, li chiama per nome e con quattro brani capiamo che abbiamo perso una bella occasione di poterci gustare appieno le grandi doti di questa giovane band, che ci saluta con la cover di “Wake Me Up” sommersa dai tanti applausi e da tutta la nostra comprensione. Sarà per una prossima volta, noi li aspettiamo di nuovo, ovviamente facendo le “corna”… ma non solo quelle rivolte verso il cielo!

Setlist: “You Called My Name” – “Coming Home” – “Tell Me” – “Wake Me Up” (Avicii cover)

REACH lineup:
Marcus Johansson – Drums
Ludvig Turner – Guitar
David Jones – Bass
Alex Waghorn – Vocals
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Eclipse
Finalmente ci siamo. Aumenta il fermento tra il pubblico visto che sono in arrivo gli Eclipse. L’affetto che circonda il gruppo è veramente tanto, ci sono ragazzi, tra gli spettatori, che hanno addirittura doppiato la data e li avevano seguiti anche in quella antecedente di Trieste: dimostrazione di quanto siano amati dal pubblico nostrano. Ed Erik Mårtensson ci ringrazia per essere qui e per aver resistito fino a quell’ora (ormai la mezzanotte è passata da un bel pezzo), sa benissimo che domani molti di noi saranno a lavoro, ma ci promette di dare il massimo per ripagarci. Le sue non sono parole di circostanza buttate lì a caso, effettivamente gli Eclipse faranno quanto di meglio si potesse fare in una situazione così: tanto di cappello!
Tra brani vecchi e nuovi la loro è una bella corsa attraverso quei panorami sonori che le loro canzoni dipingono, passando così dal rock più heavy di “I Don’t Wanna Say I’m Sorry” o “Battlegrounds”, ai momenti più intensi e passionali di pezzi come “A Bitter Taste”, intervallati dalle incursioni chitarristiche di Magnus Henriksson, decisamente in vena anche in una serata come questa. Erik è un vero mattatore in scena: trascinante, adrenalinico, poliedrico, una vera forza della natura, passa tranquillamente dall’aggressività vocale di “Blood Enemies”, alla spensieratezza di “Breakdown”, sempre coinvolgendo il pubblico con la sua energia, senza prendersi mai un momento di pausa e facendoci cantare a squarciagola. Non da meno è il funambolico Robban Bäck che sostiene col suo incessante drumming i ritmi indemoniati dei loro brani, giocando nel contempo con le sue bacchette, facendole roteare ora a destra, ora a sinistra, ora sopra la sua testa: un fantasista. Al suo fianco Magnus Ulfstedt completa quel tappeto sonoro compatto ed impenetrabile col suono corposo del suo basso, tanto per rendere più massiccio un sound già di per sé roccioso. E’ ovvio che comunque la famosa “spada di Damocle” è pronta a colpire in qualunque momento e lo show prosegue, anche se di tanto in tanto qualche “svenimento” l’impianto audio ce l’ha, tanto che il buon Erik dà qualche “consiglio per gli acquisti”. Concludono regalandoci un doppio bis, con “S.O.S.” e “Breaking My Heart Again”, chiudendo così una performance spumeggiante e vivace, per poi concedersi, nonostante l’ora tarda, ai propri fans, a riprova di quanto siano importanti per loro.

Setlist: “I Don’t Wanna Say I’m Sorry” – “Stand On Your Feet” – “Wake Me Up” – “The Storm” – “Battlegrounds” – “Breakdown” – “Love Bites” – “A Bitter Taste” – “Blood Enemies” – “One Love” (W.E.T. cover)- “To Mend A Broken Heart” – “Ain’t Dead Yet” – “Bleed & Scream” – “S.O.S.” – “Breaking My Heart Again”

ECLIPSE lineup:
Erik Mårtensson – Vocals, Guitars
Magnus Henriksson – Guitars
Robban Bäck – Drums
Magnus Ulfstedt – Bass

report Rockberto Manenti