DEEP PURPLE: Uncommon Men!

DEEP PURPLE + THE LAST INTERNATIONALE
live @ Auditorium Parco Della Musica, Roma
– sabato 2 luglio 2022 –

 

LIVE REPORT •

I Deep Purple sono tornati in tour dopo la lunga pausa causata dalla pandemia. Due le tappe in questa prima tranche estiva sul suolo italico: il 2 luglio alll’Auditorium di Roma e il 3 al Parco Nord di Bologna. Ad ottobre torneranno per esibirsi a Milano. Questo il resoconto dello show di Roma.

THE LAST INTERNATIONALE
In apertura i The Last Internationale, duo rock-folk statunitense che ha all’attivo una nutrita esperienza live che ha visto la vocalist Delila Paz e il chitarrista Edgey Pires condividere il palco con alcuni dei nomi più importanti della scena musicale, quali Scorpions, Guns N Roses e, a breve, i Kiss nel loro tour d’addio (la band, infatti, accompagnerà Paul Stanley e soci anche nella data italiana, come precedentemente confermato). Un’ora è circa il tempo messo a disposizione del duo, che in questa nuova tranche europea si avvale della partecipazione di Mandriz La Cruz in veste di bassista e secondo chitarrista, il tastierista Steve Desgarceaux, entrambi militanti nella band francese Shaka Ponk e del batterista Brad Wilk, session member in ambito live già dal 2015. Dieci sono i brani proposti in una scaletta che, da subito, sembra convincere anche gli astanti un po’ più scettici, pezzi che mostrano il lato più sporco del rock da un lato e, dall’altro, la spensieratezza e l’entusiasmo della vocalist stessa, la quale, in più di un’occasione, si dimena, balla e corre da una parte all’altra del palco. In questa parentesi, la band ha modo di presentare al pubblico qualche estratto tratto dall’ultima release discografica “Soul On Fire” del 2019, alternati a qualche brano dell’album d’esordio  “We Will Reign”, il tutto condito da una inaspettata dose di adrenalina ed energia che colpisce positivamente gli spettatori. Ad alto tasso di adrenalina è la conclusiva “Oh, Freedom”, celebre cover di Odetta, che per l’occasione vede Paz dimenarsi al centro del palco e persino correre verso le gradinate alte della Cavea fronte palco, per cantare ed interagire con il pubblico, regalando così un’ottima vetrina per una band che, si spera, possa far crescere il proprio seguito.

Setlist:

  1. Berta, Berta (Branford Marsalis cover)
  2. Life, Liberty, and the Pursuit of Indian Blood
  3. Mind Ain’t Free
  4. Hit ‘em With Your Blues
  5. 1984
  6. Soul On Fire
  7. Wanted Man
  8. Hard Times
  9. 1968
  10. Oh, Freedom (Odetta cover)

The Last Internationale line up:

  • Delila Paz – vocals
  • Edgey Pires – guitars
  • Brad Wilk – drums
  • Steve Desgarceaux – guitar
  • Mandris Da Cruz – bass
foto: Stefano Panaro

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DEEP PURPLE

Vedere i Deep Purple in concerto è sempre un’esperienza eccitante ed anche stavolta la band non ha deluso per niente; sembra che il tempo si sia fermato a 10 anni fa. Fin dalle prime note di “Highway Star” è impossibile rimanere seduti al proprio posto, questa musica si DEVE vedere e sentire saltando e cantando insieme ai musicisti. Piccola parentesi non polemica ma necessaria: ma come si fa ad organizzare i Deep Purple con il parterre numerato? Mah. La band ha la novità di Simon McBride alla chitarra al posto di Steve Morse che ha dovuto momentaneamente sospendere l’attività musicale per stare accanto alla moglie che ha un serio problema di salute. Tornando alla musica che è la cosa più importante, la set list scorre con un giusto mix di brani nuovi, “No need to shout” , “Nothing at all”,  “Uncommon man” (dedicata dalla band a Jon Lord), “Time for Bedlam” e i classici cavalli di battaglia come “Pictures of home” con breve accenno al finale del solo di Child in time, una ispiratissima “When a blind man cries”, “Lazy”, “Perfect Strangers” e “Space truckin’”. Alle prime note di “Smoke on the water” la Cavea dell’Auditorium esplode in un boato e naturalmente i cellulari che riprendono sono migliaia. Finita la prima parte si riprende un po’ di fiato, ma dopo 3 minuti si riprende con i bis: “Caught in the act”  tratto dal loro album di cover “Turning to crime” registrato in piena pandemia; è un medley strumentale di brani che i Purple amano e con cui sono cresciuti (Gimme some lovin’, Green Onions, Dazed and Confused ecc. ) “Hush” e “Black Night” chiudono il concerto fra le ovazioni degli oltre 3500 presenti ed il lancio delle bacchette e dei plettri al pubblico. Come concludere questa breve recensione? I Purple sono una macchina rodata e oliata alla perfezione e McBride, già conosciuto per le collaborazioni con Gillan e Airey, seppur entrato da solo 3 mesi è talmente ben inserito nel contesto che sembra suoni con loro da anni. Davvero bravo e personalmente lo vedo molto più adatto al sound dei Purple rispetto a Morse. Gli altri 4 sono una garanzia di bravura, professionalità e voglia di suonare: Airey, Paice e soprattutto Gillan e Glover sono in forma eccellente. Nonostante siano over 70 per 4/5  è una band vitale  che vive i bene i tempi attuali;  chi ancora tira fuori gli impossibili, inutili e stucchevoli paragoni con gli irripetibili Purple degli anni ’70 è totalmente fuori strada.

Setlist:

  1. Intro
  2. Highway Star
  3. Pictures Of Home
  4. No Need To Shout
  5. Nothing At All
  6. Uncommon Man
  7. Lazy
  8. When A Blind Man Cries
  9. Keyboard Solo
  10. Perfect Strangers
  11. Space Truckin’
  12. Sm0ke On The Water
  13. Black Night

Deep Purple line up:

  • Ian Gillan – vocals
  • Simon McBride – guitars
  • Don Airey – keys
  • Roger Glover – bass
  • Ian Paice – drums
foto: Stefano Panaro