Deathcrusher 2015: il massacro in scena all’Estragon

CARCASS + OBITUARY + NAPALM DEATH + VOIVOD + HEROD
live @ Estragon, Bologna
– martedì 17 novembre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Il DEATHCRUSHER TOUR 2015 è un festival itinerante di band leggendarie del metal estremo: Carcass, Obituary, Napalm Death e Voivod (con special guest gli svizzeri Herod) La prima trance si è svolta in Terra di Albione e non includeva i Napalm Death, addirittura otto date sono servite per sfamare il popolo metal britannico.
La trance europea è iniziata il 23 ottobre scorso ed è approdata in Italia esattamente martedì 17 novembre all’Estragon, grande sala da concerti in quel di Bologna; la posizione geografica centrale ha fatto accorrere fan anche dal nord e sud della Penisola. Personalmente ritengo che non si sarebbero disdegnate 3 date (nord, centro, sud) visto il completo sold out non annunciato dal locale, ma visibilmente overcapienza. Vediamo come è andata.

Herod
Il pubblico è composto soprattutto da fan di vecchia data di ogni band, sono in molti a seguire tutti i protagonisti della serata, addirittura considerandoli in egual misura potenziali headliners. Ma qualcuno deve pur iniziare e qualcuno chiudere!
Il compito di aprire spetta quindi alle giovani reclute Herod. Purtroppo vengono penalizzati dall’orario di inizio, anticipato di ben 25 minuti rispetto ai tempi comunicati nella pagina dell’evento, il che non ha permesso a tutti di poterli vedere.
La band propone una sorta di post hardcore, miscelato ai ritmi cadenzati tipici del doom, in una sorta di fuione che porta allo sludge. Il tempo a loro disposizione non è molto e quindi faranno solo quattro pezzi. Partono con “Sad Hill Pt.2”, dove spicca la voce growl di David e per dare più impatto al loro sound rinunciano all’uso del basso e Pierre Carroz durante il live imbraccia anch’egli la chitarra. Il pubblico li osserva con attenzione, anche era già proiettato con il pensiero alla band cha da lì a poco sarebbe entrata in scena. A mio giudizio un po’ troppo ripetitivi e monotoni.

Setlist:
Sad Hill Pt.2
Glory North
Northern Lights
The Fall

HEROD lineup:
David Glassey – Vocals
Fabien Vodoz – Drums
Pierre Carroz – Guitar, Bass
Bertrand Pot – Guitar
——————————————————————

Voivod
E’ il turno dei Voivod, che purtroppo avranno a disposizione solo una mezz’ora per il set e per un gruppo come il loro è veramente un po’ poco. Tra l’altro l’avvio anticipato, come accennato, non darà a tutti la possibilità di seguirli, infatti molta gente, ancora in fila all’ingresso, non riuscirà ad entrare in tempo per goderseli. La band sale sul palco quindi alle 19:55 anziché alle 20:20, ma non ha bisogno di riscaldarsi e parte già al massimo.
Balza subito agli occhi la carica del nuovo super aggressivo bassista Dominique Laroche, del chitarrista Daniel Mongrain ( già rodatissimo sostituto di Piggy sin dal 2005) ed anche del frontman Denis Belanger, già pronto a scattare come una molla da subito.
Vengo immediatamente avvolto da questo suono duro, a tratti punkeggiante ed in altri frangenti più progressive. Gli accordi dissonanti tipici Voivod mischiati ad un thrash metal sporco, non danno tregua all’ascoltatore. Dopo una serie di hits tratte dalla loro migliore discografia, arriviamo alla novità e ci propongono di ascoltare un nuovo pezzo inedito, il titolo è “Forever Mountain”, il pubblico l’ascolta con attenzione, anche se in realtà sembra scarico e immobile, ma in realtà è molto concentrato e non vuole farsi scappare neanche una nota degli otto pezzi che eseguiranno.
La canzone di chiusura è dedicata a “Piggy”, chitarrista, fondatore e protagonista degli anni storici della band, morto nel 2005 di cancro. Il cantante Denis Bélanger urla un “We never forget!!!” e la gente finalmente parte scatenata sotto il tempo velocissimo di “Voivod”, tratta dall’album “War and Pain”. I Voivod escono così di scena, ma promettono di ritornare presto, come a dire che hanno bisogno di più tempo per esprimersi al meglio e presto ce lo dedicheranno.

Setlist
Ripping Headaches
Tribal Convictions
Kluskap O’Kom
Chaosmöngers
The Prow
Overreaction
Forever Mountain
Voivod

VOIVOD lineup:
Denis Bélanger (Snake) – Vocals
Dominique Laroche – Bass
Michel Langevin (Away) – Drums
Daniel Mongrain (Chewy) – Guitars
——————————————————————

Napalm Death
Dopo il cambio palco salgono i Napalm Death, purtroppo della partita non farà parte Mark “Barney” Greenway (come poi anche in Svizzera), al suo posto canterà Chris Reese dei Corrupt Mortal Altar. Chris è molto giovane e cerca di fare quello che può, ed è comunque tantissimo, calcolando che ha dovuto imparare tutto in pochissimi giorni. A supportarlo, cantando più del solito, c’è Shane Embury, bassista e pilone fisso nella storia dei Napalm Death. I nostri partono con l’intro tratto dall’omonimo nuovo album “Apex Predator – Easy Meat” per poi iniziare la mattanza con “Silence Is Deafening”. Il loro è, ovviamente, un sound più confusionario, ma il pubblico si sta scaldando ed è meno interessato a questo punto alla mera “prestazione tecnica” ed è avido di cattiveria. Dopo le prime battute e canzoni prese dagli ultimi 15 anni di carriera, sparano l’ottima doppietta tratta dall’ultimo disco “Smash A Single Digit” seguita da “Metaphorically Screw You”, che corrono parallelamente al pogo che prende forma nelle prime file. Le pause fra un pezzo e l’altro sono molto lunghe, sicuramente servono per dare modo al cantante di compenetrarsi nel suo ruolo, sono talmente estese che la gente comincia a richiedere il bis già a metà set, credendo che il concerto sia finito! Siamo ormai in dirittura di arrivo e dopo brani più recenti del loro repertorio, Chris, con birra alla mano, chiede l’aiuto del pubblico per “Suffer The Children”, pezzo grind per eccellenza. Gli anni passano, ma i Napalm Death hanno ancora la stessa grinta. Il pubblico è in delirio, volano birre e bottigliette d’acqua, il concerto si avvia alla conclusione con “Adversarial/Copulating Snakes”, sempre dall’ultimo loro lavoro. Che dire… ormai siamo al giro di boa del festival, ed anche se mancava Mark hanno tenuto il palco come solo dei professionisti sanno fare.

Setlist:
Apex Predator / Easy Meat
Silence Is Deafening
When All Is Said And Done
Smash A Single Digit
Metaphorically Screw You
Scum
The Kill
Life?
You Suffer
Cesspits
Social Sterility
Deceiver
How The Years Condemn
Suffer The Children
Adversarial / Copulating Snakes

NAPALM DEATH lineup:
Chris Reese – Vocals
John Cooke – Guitars
Shane Embury – Bass
Danny Herrera – Drums
——————————————————————

Obituary
Si spengono le luci, in scena stanno per entrare gli Obituary. I padrini del Death Metal attaccano con “Redneck Stomp”, il suono migliora notevolmente e la batteria diventa devastante e potentissima. Le due chitarre, che fino a quel momento erano venute a mancare con gli altri gruppi, creano un muro sonoro che lascia la gente senza fiato e già dalle prime note si nota una sorta di “superiorità”. Il frontman John Tardy sembra essersi fermato al 1988 e sfodera la sua immutata chioma lunghissima e quella voce che ha creato uno stile distinto nel genere death. Purtroppo l’interazione col pubblico è quasi zero, mentre John, capelli in faccia, insieme ai suoi tre compagni continuano a fare headbanging. Poi rompe il ghiaccio e i rivolge al pubblico con le prime parole che imparano tutti gli americani quando arrivano in Italia (e che in questa sede è meglio non ripetere – n.d.r.). La sala sembra essere divisa in due settori: quelli più scatenati sono assiepati alle transenne, mentre quelli dietro restano più annichiliti, ma i mid-tempo mettono tutti d’accordo e fanno muovere la testa all’intera audience dell’Estragon.
C’è un grande scambio di energia tra pubblico e musicisti e lo si nota durante la doppietta “Centuries Of Lies” e “Visions In My Head” tratte dall’ultimo album.
La band pilastro del genere death mette subito in chiaro le cose ed i fan lo sentono e rispondono macellandosi nelle prime file: una vera carneficina! Tutti si guardano negli occhi increduli di come gli Obituary siano ancora oggi così in forma e quale modo migliore per dimostrarlo? Ritornando alle origini con “Intoxicated”e “Bloodsoaked”, è ovvio! I fratelli Tardy dominano la scena, John con i suoi rigurgiti dal profondo dalle viscere e Donald che violenta i suoi tamburi!
Ormai siamo a metà del loro show, il momento giusto per caricare la folla con una bestemmia! Il caro e vecchio Trevor ci ha preso gusto ormai, sono anni che si diverte ad urlarle al microfono. “Find The Arise” e “‘Til Death” riportano in auge quegli assoli “fischiati” come il death metal comanda, con le chitarre ben calibrate tra loro, a mio avviso le migliori del festival. I cinque deathsters della Florida continuano con poche parole, ma a noi d’altronde interessa la musica, è il turno quindi di “Don’t Care”. La folla ormai è ingestibile, il loro sound è entrato nelle vene e ne vorremmo sempre di più, ma bisogna chiudere e allora tutti la urlano, la bramano ed ecco che ci accontentano con il cavallo di battaglia “Slowly We Rot”: se con la prima nota l’Estragon espode, con l’ultima crolla! Commenti positivi in tutta la sala e a conti fatti verranno poi acclamati dalla maggioranza come i migliori e dalla mia recensione così entusiasta forse lo si era già capito: promossi a pieni voti.

Setlist:
Redneck Stomp
Centuries Of Lies
Visions In My Head
Intoxicated
Bloodsoaked
Dying
Find The Arise
‘Til Death
Don’t Care
Slowly We Rot

OBITUARY lineup:
John Tardy – Vocals
Trevor Peres – Guitars
Kenny Andrews – Guitar
Terry Butler – Bass
Donald Tardy – Drums
——————————————————————

Carcass
I Carcass sono tornati. Sì, perché il gruppo inglese si era sciolto subito dopo l’album che li annoverava come capostipiti del death metal melodico ‘Heartwork’. La loro mancanza dalle scene per oltre dieci anni ci ha dato la voglia di voler recuperare il tempo perduto e quindi i Carcass dal loro ritorno scalano le classifiche col diritto di precedenza! Ma veniamo al concerto.
Dopo un cambio palco sensibilmente più lungo, parte una lugubre intro e si aprono le danze con “Unfit For Human Consumption”, tratta dall’ultimo loro lavoro “Surgical Steel” (ormai datato 2013). Devastazione totale fra la folla e senza indugio, per mettere in chiaro le cose, passano subito ad un capolavoro tratto da “Heartwork”: è il momento di “Buried Dreams”. Il suono forse è meno potente e compatto di quello offerto dagli Obituary, ma loro hanno un pizzico di classe in più. Una voce “demoniaca” risuona forte nella sala, è quella di Jeff Walker che esordisce con un: “We are Carcass” ed è l’apoteosi. Tutto lo show è un mix tra passato e presente, passano da “Incarnated Solvent Abuse”, veramente ottima, alle mazzate di “This Mortal Coil” e gli intrecci di chitarre ci riportano indietro a quegli anni. Detto questo non c’è nemmeno il tempo per pensare, che i quattro ripartono ancora dall’ultimo nato “The Granulating Dark Satanic Mills” e poi con il medley di “Captive Bolt Pistol” e “Genital Grinder”, un evergreen senza tempo e, restando sempre indietro negli anni, propongono “Exhume To Consume” e “Reek Of Putrefaction”. Lo show è agli sgoccioli, Jeff costantemente con il ventilatore in faccia si presta a ruggire per le ultime song e sulle prime note di “Keep On Rotting In The Free World” scoppia il boato dei fan: un inno per tutti noi seguaci del genere. La cassa del batterista non si ferma e con i suoi led ipnotizzanti passa a “Corporal Jigsore Quandary”, per poi ritornare alla produzione più recente con “Mount Of Execution”. I Carcass avranno l’ultima parola dopo una strabiliante performance come quella degli Obituary? Bill Steer col suo look settantiano ci infiamma con le sue schitarrate e mette in ginocchio i colleghi che lo avevano preceduto sul palco: vederlo spadroneggiare in quel modo lo pone nell’Olimpo dei guitar-hero. La performance si chiude con la title track di “Heartwork” lasciando soddisfatto tutto il pubblico e mostrando una band in grandissima forma e decisamente spietata!

Setlist:
1985 (Reprise)
Unfit For Human Consumption
Buried Dreams
Incarnated Solvent Abuse
Cadaver Pouch Conveyor System
This Mortal Coil
The Granulating Dark Satanic Mills
Captive Bolt Pistol / Genital Grinder
Exhume To Consume
Reek Of Putrefaction
Keep On Rotting In The Free World
Corporal Jigsore Quandary
Mount Of Execution
Heartwork

CARCASS lineup:
Bill Steer – Vocals, Gutars
Jeff Walker – Vocals, Bass
Daniel Wilding – Drums
Ben Ash – Guitars
——————————————————————

Se fosse stata una gara gli Obituary avrebbero indubbiamente vinto la serata, ma visto che la scelta sarebbe dettata dai gusti personali, per essere obbiettivo ammetto che sono stati tutti ad altissimi livelli. Il pogo sfiancante, come ai vecchi tempi, è stato alimentato da tutte le travolgenti performance!
DEATHCRUSHERun concerto che sarà difficile dimenticare, un monster of rock del metallo pesante, un ritorno ai suoni violenti. Insomma, una scena che era andata a scomparire, ma che covava nascosta. Un concerto energico come non si vedeva da anni e band mai stanche nonostante l’appuntamento italiano fosse fra gli ultimi su un totale di circa trenta date e che rimarrà sicuramente nella memoria storica del sottoscritto e di quelle dei circa 3000 fortunati presenti. Sono arrivato al concerto con una domanda: cosa sarebbe stato un tour così 20 anni fa? La risposta è stata: il futuro è adesso!

report: Gabriele Ravaglia
si ringrazia per la collaborazione Francesco Di Gianfilippo
foto: Anna Minguzzi