Death to all but… Steel Panther!

STEEL PANTHER + INGLORIOUS
live @ Alcatraz, Milano
– mercoledì 28 settembre 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Torna in Italia la più impertinente e sfacciata band dell’universo rock: stiamo parlando degli Steel Panther. Più spudorati che mai, eccoli ancora una volta all’Alcatraz di Milano pronti a provocarci con il loro show trasgressivo, in una serata che, come ormai ci hanno sempre abituato, sarà particolarmente elettrizzante.

Inglorious
Saranno i britannici Inglorious a fare gli onori di casa. La talentuosa band è già al terzo passaggio nell’italico suolo, considerando le date a supporto ai Winery Dogs e il Frontiers Festival di quest’anno. Inoltre hanno un forte legame con il nostro Paese, visto che la loro etichetta è la Frontiers Records, un motivo in più per seguirli con passione ed apprezzarli appieno. E sì, perché gli Inglorious sono uno di quei gruppi che ti entrano in circolazione e non escono più, iniettandoti nelle vene massicce dosi di quell’hard rock vecchia maniera dalle forti tinte “profondo porpora”. Già con le iniziali “Until I Die” e “Breakaway”, subiamo un uno-due diretto e ben assestato che ci mette subito a tappeto, con quel sound sporco e graffiante che prima stuzzica e poi cattura facilmente il pubblico dell’Alcatraz. E subito dopo ci ritroviamo tutti a cantare una delle hits più famose dei Rainbow (tanto per rimanere nell’ambito della Purple family) ed ecco una loro ritmata versione di “I Surrender”, con un Ritchie Black… ehm, intendevo dire, con un Andreas Eriksson decisamente in serata di grazia.
Ma è tutta la band che impressiona per la sua omogeneità e sinergia, senza dimenticare le evidenti qualità tecniche ampiamente dimostrate, come su “High Flying Gipsy”, introdotta da una inarrestabile cavalcata del duo Phil Beaver (batteria) e Colin Parkinson (basso), oppure “Warning”, in cui il guitar hero svedese ancora una volta lascia tutti a bocca aperta. E non temono confronti di sorta anche quando ci offrono su un piatto d’argento la stupenda “Fool For Your Loving” degli Whitesnake, dove la grintosa voce di Nathan James rende omaggio a sir Coverdale in maniera più che perfetta. Ed è ancora il simpatico singer che, con la sua voce calda e graffiata, ci regala qualche brividino emozionale sulla blueseggiante “Holy Water”, mentre l’intenso solo di Wil Taylor avvolge ed accarezza delicatamente ognuno di noi. Chapeau!
Il pubblico è ormai preso nel vortice del loro sound e sulla conclusiva “Unaware” gli tributa un meritatissimo e prolungato applauso. Ancora una volta gli Inglorious meritano la gloria. Superlativi!

Setlist:

  1. Until I Die
  2. Breakaway
  3. I Surrender (Russ Ballard cover)
  4. High Flying Gypsy
  5. Warning
  6. Fool For Your Loving (Whitesnake cover)
  7. You’re Mine
  8. Holy Water
  9. Unaware

INGLORIOUS lineup:

  • Nathan James – Vocals
  • Wil Taylor – Guitar
  • Andreas Eriksson – Lead Guitar
  • Colin Parkinson – Bass
  • Phil Beaver – Drums
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foto:
 Matteo Donzelli

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Steel Panther
Trucco, parrucco, glitter, ricchi premi e cotillons: sin dalle prime ore del pomeriggio una schiera di aficionados Fanthers erano in fila per aspettare il loro arrivo e finalmente eccoli qui: gli Steel Panther! La location, nel frattempo si è andata man mano riempiendo a dismisura, certo, siamo sul palco piccolo dell’Alcatraz, ma il numero delle presenze è ampiamente sufficiente per dare vita ad un party esplosivo!
La tonante “I Love It Loud” dei Kiss preannuncia il loro arrivo… luci… colori… un ruggito… e boom!!! “Eyes Of A Panther” irrompe come il balzo di un felino e la festa ha inizio…
Movimenti pelvici, ammiccamenti, gesti inequivocabilmente osé e tanto divertimento: tutto quanto fa spettacolo con loro, e fa scatenare il pubblico che salta e balla all’impazzata. E mentre Lexxi Foxx si specchia ripetutamente sistemandosi i capelli, lo sballo continua con “Party Like Tomorrow Is The End Of The World” e l’eccitazione sale sempre di più…
E’ Satchel che si intrattiene e parla spesso con i suoi fan, esordendo con un bel “Viva la f**a!”, per poi cominciare a prendere scherzosamente in giro Michael “pisellino” Starr suscitando l’ilarità di tutta l’audience.
Tra ragazze in mezzo al pubblico che mostrano le loro grazie e reggiseni volanti, lo show continua; ma il loro non è solo mero spettacolo, lo stesso Satchel dimostra le sue innate doti di axeman su “Turn Out The Lights” e poi si ripeterà, poco più avanti, in un prolungato solo di grande effetto, dandosi il tempo con la cassa della batteria, accennando a pezzi storici come “Smoke On The Water”, “Breaking The Law”, “The Trooper”, “Master Of Puppets”, “Crazy Train”, “Iron Man”:  insomma, tra Deep Purple, Priest, Maiden, Metallica, Ozzy, Sabbath e chi più ne ha più ne metta, assistiamo ad un vero e proprio “one man show”!
Istrionico, ammaliatore, camaleontico: Michael Starr sfodera i suoi acuti al vetriolo e poi, da grande frontman, ci coinvolge tutti facendoci saltare come forsennati su “Let Me Cum In”, per portarci poi al pogo incontrollato di “It Won’t Suck Itself”.
Le note di “Stairway To Heaven” (Led Zeppelin) introducono l’acustica “She’s On The Rag”, accompagnata dal battito ritmato delle nostre mani ed intonata all’unisono da tutto il pubblico, continuando questo momento unplugged con la successiva “Girl From Oklaoma”, cantata insieme ad una delle loro fan che nel frattempo li ha raggiunti sul palco, il cui nome, Michelle, dà lo spunto a Satchel di accennare, ovviamente, l’omonima famosa canzone dei Beatles, per poi proseguire con un jingle sul quale i quattro, a turno, dedicano alla ragazza qualche rima, diciamo così, “abbastanza licenziosa”.
E si riparte con “17 Girls In A Row”: tante sono le giovani bellezze nostrane invitate sul palco a ballare con loro, una simpatica e festosa invasione arricchita dalla seducente coreografia che, senza remore, le scatenate fan improvvisano sulla scena, proseguendo, nell’euforia generale, anche su “Gloryhole” e “Community Property”. Il loro è uno spettacolo nello spettacolo e da come di dimenano di certo non avranno studiato dalle Orsoline!
E sul finale ecco il travolgente riff di “Death To All But Metal”, con la quale si congedano e che infiamma un pubblico ormai sempre più carico e sfrenato. Pochi minuti e gli Steel Panther tornano richiamati dagli insistenti cori di tutti i fan e dare, così, una altra dose della loro inesauribile energia con “Fat Girl (Thar She Blows), per chiudere con “Party All Day (Fuck All Night)”, una vera e propria zampata finale che lascia il segno dei loro acuminati artigli.
Steel Panther: come sempre, adrenalinici! E forse sarebbe il momento di un nuovo album…

Setlist:

  1. Eyes Of A Panther
  2. Just Like Tiger Woods
  3. Party Like Tomorrow Is The End Of The World
  4. Asian Hooker
  5. Turn Out The Lights
  6. Let Me Cum In
  7. Guitar solo (Satchel)
  8. It Won’t Suck Itself
  9. She’s On The Rag (acoustic)
  10. Girl From Oklahoma (acoustic)
  11. 17 Girls In A Row
  12. Gloryhole
  13. Community Property
  14. Death To All But Metal
  15. Fat Girl (Thar She Blows)
  16. Party All Day (Fuck All Night)

STEEL PANTHER lineup:

  • Michael Starr – Lead Vocals
  • Satchel – Lead Guitar
  • Lexxi Foxx – Bass
  • Stix Zadinia – Drums
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foto:
 Matteo Donzelli