Death DTA: la morte resuscita a Roma

DEATH DTA + OBSCURA
live @ Traffic, Roma
– mercoledì 30 marzo 2016 –

 

LIVE REPORT •

Avete presente quando un’opera d’arte famosa, o una reliquia, viene momentaneamente trasferita in una città diversa dalla sua di origine, e fiumi di persone o devoti si riuniscono per quell’evento unico? Ecco, lo scenario che si è presentato al Traffic il 30 marzo era più o meno simile; ma l’occasione di tanta devozione è stata la prima data dello European Thought Patterns tour dei Death DTA. Un’affluenza tale che il locale non ha potuto accogliere tutti i ‘fedeli’, alcuni dei quali hanno dovuto rinunciare all’evento, andato sold out prima dell’apertura dei cancelli. Fra il pubblico si scorgono numerosi volti noti che siamo abituati a vedere sui palchi, stavolta umilmente nella folla. Ad arricchire la sensazionalità del tour, il gruppo spalla è uno dei grandi nomi del progressive death metal: i tedeschi Obscura.

Obscura
L’inizio della serata coincide con un grande ritorno: a cinque anni dall’uscita di “Omnivium” (2011), gli Obscura riemergono dalle tenebre con il loro ultimo lavoro, “Akróasis” (uscito lo scorso 5 febbraio). La formazione è rinnovata e finalmente stabile, e vede il batterista Sebastian Lanser ed il giovane chitarrista Rafael Trujillo affiancarsi a Steffen Kummerer e Linus Klausenitzer. Il set, ahinoi di soli 45 minuti, si è sostanziato soprattutto di pezzi dell’ultimo album: e quale miglior campo per dimostrare la validità dei nuovi membri da un lato, l’inestinta vena creativa di Steffen e Linus dall’altra. Il battesimo dei nuovi componenti è affidato a “Ten Sepiroth”, “The Monist” e “Akróasis”, tripletta bombastica fatta di potenti riff e blast beat, ma anche di momenti solistici più melodici e di sezioni pulite, il tutto a servizio di composizioni mai scontate ed accurate. Il risultato è uno show sicuramente coinvolgente, anche grazie a brevi ritorni al passato quali la nota “The Anticosmic Overload” (da “Cosmogenesis” del 2009). Kummerer domina il palcoscenico; il basso di Klausenitzer si snoda in piacevoli giri e virtuosismi (come nella citata “The Anticosmic Overload”). Notevole la versatilità di Lanser, che con totale disinvoltura contamina i blast e le cavalcate con tessiture jazz; ma l’attenzione si focalizza su Trujillo, che supera il test dimostrandosi un musicista dotato di virtuosismo ma soprattutto di grande gusto nonostante la giovane età. Dopo aver presentato altri due brani del nuovo album (tra cui la bellissima “Ode To The Sun”), i tedeschi concludono il set con “Centric Flow”, la cui coda si trasforma in una lunga sezione strumentale con un bellissimo assolo di Trujillo. La band lascia il pubblico soddisfatto, anche se non sazio: aspettiamo una loro data da headliner.

Setlist:

  1. Ten Sepiroth
  2. The Monist
  3. Akróasis
  4. The Anticosmic Overload
  5. Sermon Of The Seven Suns
  6. Ode To The Sun
  7. Centric Flow

OBSCURA lineup:

  • Steffen Kummerer – Guitars, vocals
  • Rafael Trujillo – Guitars
  • Linus Klausenitzer – Bass
  • Sebastian Lanser – Drums

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Death DTA
Le acclamazioni del pubblico, i cori, il pogo, sono tutti elementi che farebbero sembrare questo concerto un live come tanti. Ma l’energia che si percepisce sin da prima che la band entri sul palco è diversa. L’ammirazione, la commozione, l’entusiasmo e la nostalgia sembrano quasi tangibili. Ed è un’esplosione di questi sentimenti già nel momento in cui Di Giorgio, Koelble, Hoglan e Phelps salgono sul palco con “Out Of Touch”. Sono ormai 4 anni che questo progetto di commemorazione di Chuck Schuldiner è attivo, e ripropone i momenti principali della storia dei Death. Per quest’anno, a partire proprio dalla data romana, la formazione Death DTA (non coincidente con nessuna formazione storica) ha scelto di focalizzarsi maggiormente su “Individual Thought Patterns”, quinto dei sette album della band (1993), aprendo con appunto “Out Of Touch” ed un’acclamatissima “The Philosopher”. Nonostante questo focus, il set serpeggia attraverso tutta la storia della band, tra immancabili classici come “Living Monstrosity”, “Flattening Of Emotions”, “Spirit Crusher” e “Zombie Ritual”, ma proponendo anche brani eseguiti meno di frequente, come “Open Casket” (da “Leprosy”) o “Jealousy”, per la gioia dei cultori. Mi sembra cosa da presuntuosi esprimere un giudizio sulla performance dei tre storici membri dei Death, i quali non hanno bisogno di commenti da parte mia. Un enorme apprezzamento va invece a colui il quale dal 2013 si assume l’onere di far rivivere la figura di Chuck, ossia Max Phelps: ma dopo tre anni neanche lui ha più bisogno di conferme, e l’arduo compito viene svolto con puntualità ed umiltà. La reazione del pubblico è decisamente singolare: c’è il fomento, c’è il pogo, ma non ai livelli di violenza che ci si aspetterebbe da un concerto death metal. L’atmosfera è quasi contemplativa: il concerto è un evento troppo serio per pensare solo a divertirsi, ed i presenti sono impegnati ad assaporare e a ricordare una band, ed un uomo, che hanno fatto la storia della musica. Ciò non vuol dire che il pubblico non si sia divertito: ha urlato, ha fatto headbanging, ha cantato i brani ed anche i riff di chitarra di brani storici come “Trapped In A Corner” e “Symbolic”. I brani si susseguono in successione troppo rapida, quando “Spirit Crusher” sembra chiudere il set. Ma ecco che parte un clip con la voce di Chuck, che ci introduce al lauto bis, seguito dalla combo “Zombie Ritual”/“Baptized In Blood”, che ci riporta agli inizi, a quello “Scream Bloody Gore” del 1987 che è stato una pietra miliare nell’evoluzione del death metal. Ma il pubblico ancora non è soddisfatto, manca ancora qualcosa: ed ecco che la band ci saluta con quello che forse è il pezzo più famoso dei Death, “Crystal Mountain”. E ancora non è finita qui: senza soluzione di continuità ecco un altro pezzo celeberrimo, “Pull The Plug”, che chiude definitivamente il set. Il pubblico è assolutamente soddisfatto ed entusiasta: ma non potrebbe essere altrimenti, quando hai davanti a te illustri membri di una storica band che non potrà mai più esistere realmente, ma il cui ricordo viene reiterato tramite questo progetto, affinché l’eredità di Schuldiner e dei Death non diventi vana.

Setlist:

  1. Out Of Touch
  2. The Philosopher
  3. Open Casket
  4. Suicide Machine
  5. Overactive Imagination
  6. Trapped In A Corner
  7. Living Monstrosity
  8. Money (cover Pink Floyd) (una parte)
  9. Lack Of Comprehension
  10. Jealousy
  11. Flattening Of Emotions
  12. Destiny
  13. Symbolic
  14. Zero Tolerance
  15. Bite The Pain
  16. Spirit Crusher
  17. Zombie Ritual
  18. Baptized In Blood
  19. Crystal Mountain
  20. Pull The Plug

DEATH DTA lineup:

  • Max Phelps – Vocals, guitars
  • Steve Di Giorgio – Bass
  • Bobby Koelble – Guitars
  • Gene Hoglan – Drums