CORELEONI – “Padrini” del rock allo Slaughter

CORELEONI + REDEEM + UNDERSKIN
live @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (Mi)
– venerdì 23 novembre 2018 –

 

LIVE REPORT •

Sventola alta la bandiera elvetica questa sera allo Slaughter Club di Paderno Dugnano: ben tre compagini svizzere calcheranno le assi del palco della location lombarda. Protagonisti di questa serata all’insegna del rock sono i CoreLeoni, il side-project di Leo Leoni che ripropone il lato più hard degli esordi dei Gotthard (di cui lui è chitarrista e fondatore) e rendere omaggio, così, alle proprie radici musicali. Si prospetta un concerto decisamente adrenalinico.

 

Underskin
Arriva da Zurigo la band a cui è affidato il compito di dare il via alle danze: sono gli Underskin, quattro giovani ragazzi dediti ad un alternative rock che, con il loro sound, cercano di mettere in pratica tutto quello che hanno assorbito ascoltando artisti come Foo Fighters, Pearl Jam e via discorrendo.
I loro buoni propositi, però, si accompagnano ad una prestazione che, personalmente, ho trovato poco coinvolgente e un po’ piatta, come lo sono, comunque, gli schemi di questo genere musicale. Alla struttura ripetitiva delle loro canzoni si aggiunge una interpretazione monocorde della singer Adrina Travers, rendendo il tutto molto poco variegato, tant’è che l’unico brano degno di nota (ed è già un parolone) è “You’re the voice”, cover di una vecchia hits di metà anni ’80 cantata, all’epoca, da John Farnham.
Che dire: gli auguriamo di trovare uno loro spazio in questo universo già super-affollato da band di questo tipo. Di certo non lo troveranno nella mia collezione.

Setlist:

  1. Cactus
  2. Monster on a throne
  3. Cat got your tongue
  4. What I’m lost
  5. Use me
  6. Starving animal
  7. You’re the voice (John Farnham cover)
  8. Don’t try
  9. Spit on you

UNDERSKIN lineup:

  • Juwal Penner – Bass
  • Adrina Travers – Vocals
  • Roman Walker – Guitars
  • Buddah Craven – Drums
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foto: Stefano Forensi

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Redeem
E’ il turno dei Redeem di prendere possesso del palco, power trio d’oltralpe anch’esso fautore di un rock/pop alternativo come lo sono stati poco prima gli altri loro connazionali.
Ed anche qui il discorso non cambia: poca verve, poca fantasia nella costruzione dei brani, qualche cover a cercare l’applauso e/o il coinvolgimento del pubblico… ma non è una cover dei Foo Fighters che fa la differenza: la mancanza di personalità si percepisce in ogni loro canzone rendendole abbastanza anonime.
Una prima italiana – come ci dice, nella nostra lingua, il frontman Stefano Paolucci – che sicuramente li inorgoglisce, ma che, a mio parere, non ha lascia un segno evidente. Sì, gli applausi di incoraggiamento ci sono, ma quella che sarebbe servita era una prova con più carattere e io, personalmente, non l’ho vista.

Setlist:

  1. Insanity
  2. Splendid
  3. Dreams you’ve lost
  4. 999
  5. Everlong (Foo Fighters cover)
  6. Somebody out there
  7. Murder
  8. Beauty of a all
  9. Black monkey

REDEEM line up:

  • Stefano “Saint” Paolucci – Vocals, Guitar
  • Alessio Piazza – Bass
  • Simon Steiner – Drums
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foto: Stefano Forensi

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CoreLeoni
Voltiamo pagina e attendiamo con impazienza l’inizio della serata vera e propria. Siamo sinceri: non credo che fosse molto alta la percentuale di chi era qui anche per le band di apertura. In effetti, a giudicare dal grande afflusso di pubblico, dopo la conclusione delle prime due prove, è ben evidente che tutti ci siamo ritrovati qui per un solo gruppo: CoreLeoni.
Dopo averli apprezzati (e alla grande) al Frontiers Festival, eccoli ritornare in terra italica per farci schiaffeggiare dal loro heavy rock sanguigno e senza compromessi, immune al music business.
C’è una piccola novità nella formazione: dietro le pelli troviamo Alex Motta in luogo di Hena Habegger divenuto padre da pochi giorni (a proposito: Auguri!). Tra l’altro Alex collabora nella scuola di batteria che il drummer dei Gotthard ha fondato poco tempo fa e si dimostrerà essere un grande acquisto, picchiando su quei tamburi come un forsennato per tutta la durata del set, sotto gli occhi di amici e parenti che, dalla balconata, lo sono venuti ad applaudire.
Le famosissime note del tema de “Il Padrino” (il parallelismo con Don Vito Corleone è “puramente non casuale”) introducono la band accolta con entusiasmo da tutto il pubblico… immergiamoci, quindi, nel racconto delle origini dei Gotthard!
Tra “Higher”, “Standing in the light” e tante altre, vengono riproposte quelle canzoni con cui ebbe inizio la straordinaria avventura della band svizzera. La carica di energia che sprigionano è coinvolgente, il pubblico canta a squarciagola brano dopo brano, incessantemente incitati dal simpaticissimo Leo, ma soprattutto, da Ronnie Romero detto “Patata”, come lo soprannomina, per l’occasione, lo stesso Leo… e questo sarà il tormentone della serata.
Si ride, si scherza in scena, si fanno battute e il divertimento contagia anche la platea che continua ad incitare una band che, sul palco, macina chili e chili di grande rock e ci colpisce duro proprio come un “Fist in Your Face”.
L’empatia con il pubblico diventa totale quando Leo, Jgor e Ronnie scendono tra il pubblico sulla travolgente “Firedance” in cui Leoni e Gianola si lasciano andare in prolungato duetto con le rispettive sei corde che ci trascina nel vortice del loro sound, sostenuti dall’incalzante ritmo del drumming di Alex Motta e del basso di Mila Merker. Fantastici!
Spazio anche ai ricordi con un breve accenno di “One life, One soul” che lo stesso Ronnie dedica al compianto, ma mai dimenticato e sempre presente nei loro e nostri cuori, Steve Lee. E’ il preludio alla delicata “All I care for” che il pubblico intona insieme al frontman cileno, la cui vocalità impressiona non poco, tanto da cimentarsi anche in una piccola ed apprezzata imitazione di David Coverdale sul finale di “Let it be” e il tutto sotto lo sguardo vigile di Jorn Lande e Alessandro Del Vecchio, altri due gemme della Frontiers Records (etichetta degli stessi CoreLeoni) venuti anche loro allo Slaughter per assistere alla serata.
E se con “Mountain Mama” si innesta il nostro cadenzato headbanging, è con gli ultimi due brani che si spinge sull’acceleratore: rombano i motori e via a tutto gas con “Ride On”, per poi farci scatenare nel finale con “Here comes the heat”. Hard rock all’ennesima potenza!
Leo resta in scena e ci invita a richiamare uno per uno i suoi compagni, senza i quali – come lui stesso ci dice – questo progetto non avrebbe avuto modo di esistere. Ed eccoli ritornare in scena sotto lo scroscio di applausi e cori da stadio che il pubblico gli tributa, così come loro rendono omaggio alla più grande hard rock band di tutti i tempi: i Led Zeppelin. Un breve accenno a “Whole Lotta Love” prima di investirci con la potenza di “Immigrant Song”, nella quale Romero si mette in mostra con la sua stratosferica voce. Chapeau!

Eagle Booking e Truck Me Hard hanno dato vita ad una serata di puro rock e i prolungati applausi con i quali, a fine concerto, tutti i presenti hanno celebrato la grande prova dei CoreLeoni, la dicono tutta sul livello di gradimento del pubblico: la grande musica vince sempre!

Setlist:

intro: Speak Softly Love (Love Theme From The Godfather) (Nino Rota song)

  1. Higher (Gotthard song)
  2. Standing in the Light (Gotthard song)
  3. Downtown (Gotthard song)
  4. Get It While You Can (Gotthard song)
  5. Fist in Your Face (Gotthard song)
  6. Walk on Water
  7. Firedance (Gotthard song)
  8. All I Care For (Gotthard song)
  9. Let It Be (Gotthard song)
  10. In the Name (Gotthard song)
  11. Tell No Lies (Gotthard song)
  12. Make My Day (Gotthard song)
  13. Mountain Mama (Gotthard song)
  14. She Goes Down (Gotthard song)
  15. Ride On (Gotthard song)
  16. Here Comes the Heat (Gotthard song)
  17. Immigrant Song (Led Zeppelin cover)

CORELEONI lineup:

  • Leo Leoni – Guitars
  • Ronnie Romero – Vocals
  • Alex Motta – Drums
  • Jgor Gianola – Guitars
  • Mila Merker – Bass
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foto: Stefano Forensi