Circus Maximus: notte prog nella Città Eterna

CIRCUS MAXIMUS + DIVIDED MULTITUDE + DE LA MUERTE
live @ Traffic, Roma
– sabato 12 marzo 2016 –

LIVE REPORT •

Seconda giornata del ROMA PROG DAYS al Traffic Live Club, una due giorni dedicata alle sonorità progressive metal e di tutte le sue varianti. Il programma di oggi presenta uno dei nomi più illustri e seguiti di questo settore musicale: i Circus Maximus, band norvegese che ha conquistato con merito un posto di grande rilevanza tra i seguaci del genere. Ad accompagnarli in questo tour europeo sono i loro compatrioti Divided Multitude, per un’accoppiata, almeno sulla carta, decisamente vincente. Entrambe le band stanno promuovendo la loro ultima fatica discografica e questa sera saranno supportati dai De La Muerta, valida realtà dell’ambiente underground romano.

De La Muerte
Prima o poi doveva capitare che dovessi recensire ancora i De La Muerte, era inevitabile che le nostre strade si incrociassero, anche se non so per quali vie traverse una band che fa del southern/alternative metal (personalmente li inquadrerei in questo ambito) sia arrivata ad una serata a tema prog metal. Diciamo che, dal punto di vista commerciale, è stata una mossa un po’ strategica: il gruppo ha un ottimo seguito e richiama gente, quindi la cosa, vista da questa prospettiva, non mi stupisce più di tanto. Sicuramente quello che mi meraviglia non è tanto il fatto che le loro sonorità non siano del tutto consone a quello che ci si potrebbe aspettare in una manifestazione denominata “Roma Prog Days” (la globalizzazione musicale abbraccia tutto, ma questo è un discorso a parte), quello che mi sconcerta è più che altro sentire i commenti di coloro che, in attesa dell’apertura dei cancelli, si domandavano chi fossero i “Circo Massimus o come cavolo si chiamano…”: come dire che per loro se il gruppo principale, in questo caso, erano i Circus Maximus (tanto per essere precisi sul nome) era puramente un caso ed assolutamente ininfluente. Questo la dice lunga sul fatto che, inizialmente, gran parte del pubblico fosse lì proprio per i De La Muerte, e infatti, a riprova di questo, la sala si è mezza svuotata appena terminata la loro esibizione.
E dopo questa premessa (forse troppo lunga, ma era d’uopo) parliamo, appunto, di musica live. Come detto poc’anzi, quando i nostri entrano in scena c’è già un buon numero di aficionados, pronti a scatenarsi al ritmo incalzante del loro sound.
Non c’è dubbio che i De La Muerte sappiano il fatto loro, hanno grinta, voglia di imporsi, carisma (perlomeno su chi li segue) e sanno tenere bene il palco (nonostante gli spazi molto ristretti di questa sera). Hanno anche un sufficiente bagaglio tecnico necessario per un genere come il loro che pizzica un po’ dappertutto: dal grunge all’hard, dal metal classico al southern, con qualche spruzzatina di altenative, per una miscela esplosiva che colpisce in pieno volto l’ascoltatore con i riff rabbiosi di pezzi come l’iniziale “Tequila Funeral” o “Silver Bullet”. Insomma, una band di carattere che ha creato una formula vincente che gli ha dato molto credito tra gli addetti ai lavori. Questa volta il loro set è stato un po’ ridotto a causa dei tempi ristretti, alcuni brani sono stati estromessi dalla loro scaletta, che credo però sia giunto il momento di cambiare, visto che viene riproposta sistematicamente ad ogni live. Come loro solito, si è assistito all’avvicendamento dietro i tamburi della Ciccotti’s Family, un staffetta tra fratelli (a proposito: molto bravo il “ragazzino” Simon), che ormai fa parte del “copione”, che però questa volta ha visto saltare la parte dell’arrivo in scena del “solito ospite” e quindi niente duetto con Francesco Marino, come ci avevano abituato in altre occasioni. Chi ascolta un po’ di tutto, senza frontiere ed etichette, rimane coinvolto nei ritmi robusti che propongono (ascoltate “Desaparecido), soprattutto coloro che si fomentano con un suono più moderno. La band ha le giuste credenziali per allargare i suoi orizzonti e, parlando con i componenti, credo che non si pongano limiti alla loro “evoluzione musicale”, come amano chiamarla. Poco conta se personalmente non riesco ad assimilarli e non subisco alcun fascino dalla loro musica, decisamente fuori dai canoni dell’Heavy Metal vero (perché chiamarlo “classic” oppure “old school: si chiama e si chiamerà sempre semplicemente Heavy Metal e checché se ne dica, non passerà mai di moda!), quello che è più importante sono i risultati e finora i De La Muerte hanno fatto centro.

Setlist:

  1. Tequila Funeral
  2. Fallen Angel
  3. Silver Bullet
  4. Desaparecido
  5. Secret Witness
  6. I’m Alive!
  7. Die’n’Roll

DE LA MUERTE lineup:

  • Gianluca Mastrangelo – Vocals
  • Gianluca Quinto – Guitars
  • Christian D’Alessandro – Guitars
  • Claudio Michelacci – Bass
  • Luca Ciccotti – Drums
  • Simon Ciccotti – Drums (special guest)
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foto: Rodolfo Felici – click qui per la photogallery completa

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Divided Multitude
Arrivano ora dalle fredde terre scandinave i Divided Multitude, pronti a presentarci il nuovo disco che prende il titolo proprio dal loro nome. Avevo avuto modo già di vedere la band all’opera ed anche stavolta ho avuto la stessa impressione: dal vivo non rendono come invece riescono a fare in studio e manca loro quel quid che gli faccia fare, finalmente, un piccolo salto di qualità e spingerli verso una maggiore notorietà. Intendiamoci, la band suona ed anche bene, con i due fratelli Harøy, Christer alla chitarra e Rayner al basso (già colleghi anche nei Teodor Tuff), a condurre il gioco di trame sonore che propongono con pezzi come “Closure”, “Feed On Your Misery” o “247”, sui quali Eskild Kløften propone con le sue tastiere delle elaborazioni precise e particolareggiate, ma è nelle parti cantate che si ha la sensazione che manchi qualcosa che completi la loro opera: la voce di Sindre Antonsen a tratti risulta “tirata” al limite del possibile e non sfocia mai in quel canto esplosivo che tira fuori sugli album della loro produzione. Peccato, perché quando vogliono sanno soddisfare anche la parte più “thrash” che c’è in me, con i ritmi serrati e travolgenti di “Demise” dove Anders Vinje sfodera un incessante drumming martellando a più non posso, con cambi di ritmo repentini che portano la band a spingere l’acceleratore oltre i limiti di velocità, pur mantenendo il sound nei binari del prog più complesso.
Complessivamente una prova nella norma, ma forse un po’ troppo limitata a svolgere il semplice compito di gregario: non sarebbe stato male se si fossero lasciati andare a qualcosa di più sostanzioso.

Setlist:

  1. Intro
  2. Closure
  3. Feed On Your Misery
  4. How Many Tears
  5. 247
  6. Demise
  7. What I See

DIVIDED MULTITUDE lineup:

  • Christer Harøy – Guitar
  • Anders Vinje – Drums
  • Rayner Harøy – Bass
  • Eskild Kløften – Keyboards
  • Sindre Antonsen – Vocals
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foto: Rodolfo Felici – click qui per la photogallery completa

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Circus Maximus
La sala si è andata via via riempiendo ed ora è decisamente gremita, c’è stato comunque un ricambio di pubblico dopo i De La Muerte, direi che molti di coloro che erano nelle prime file qui solo per loro, si sono pian piano defilati all’esterno e sono rimasti (o arrivati) volti nuovi a seguire  la parte prettamente prog della serata.
Si giunge così al clou ed accolti da tantissimi applausi entrano in scena i Circus Maximus. Tra pochissimi giorni uscirà il nuovo disco “Havoc” (tra l’altro per Frontiers Records) e qui al Traffic ce ne daranno qualche assaggio.
Già dalle prime note si crea un’atmosfera di magnificenza all’interno della location, i cinque progsters salgono in cattedra e ci illuminano d’immenso (come diceva un famoso poeta), cominciando a dipingere panorami dai colori intensi e raffinati. “Namaste” apre le porte ad un mondo fatto di perfezione sonora, dove nulla avviene per caso, ma tutto è programmato con una naturalezza assoluta. Sonorità che spaziano dal progressive più marcato, come “Architect Of Fortune”, alle linee più melodiche di “Loved Ones”, passando attraverso le nuove produzioni che si intersecano con arrangiamenti  più moderni, come nel caso di “The Weight” o “Havoc”, che pur mantenendosi sulla strada percorsa fin qui dalla band, strizzano l’occhio a quel tipo di rock che va per la maggiore al giorno d’oggi. C’è grande sinergia nella band: alla forza interpretativa di Michael Eriksen, si unisce il gusto e la classe che contraddistingue Mats Haugen (chitarra) e fare così da pendant  al soffice virtuosismo che Lasse Finbråten sciorina con le tastiere, il tutto sostenuto dalla sezione ritmica formata da Glen Møllen al basso e Frank Nordeng Røe alla batteria, ingranaggi essenziali di questo meccanismo perfetto che risponde al nome di Circus Maximus. Senza eccedere in inutili protagonismi, ognuno di loro fa la propria parte sempre e solo al servizio della band, per caricare di energia un’audience che non smette mai di applaudire e cantare insieme a loro su capolavori come “Sin”, “Abyss”, o brani più “easy” (per modo di dire) come “I Am”, con cui chiudono il set prima del bis finale. Richiamati dal pubblico, tornano in scena per offrirci le ultime due canzoni, “Chivalry” (tratta dal nuovo album) e “Game Of Life”, con la quale terminano questa eccellente performance.
Tutti i protagonisti della serata si sono poi intrattenuti a lungo in sala per saluti, strette di mano, autografi ed, ovviamente, gli immancabili selfie: una ciliegina sulla torta per i numerosi fan che li hanno aspettati fino a tardi.

Setlist:

  1. Intro: Forging
  2. Namaste
  3. The One
  4. The Weight
  5. Highest Bitter
  6. Architect of Fortune
  7. Arrival of Love
  8. Loved Ones
  9. Sin
  10. Havoc
  11. Pages
  12. Abyss
  13. I Am
  14. Chivalry
  15. Game Of Life

CIRCUS MAXIMUS lineup:

  • Michael Eriksen – Vocals
  • Mats Haugen – Guitars
  • Glen Møllen – Bass
  • Frank Nordeng Røe – Drums
  • Lasse Finbråten – Keyboards
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foto: Rodolfo Felici
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