Brothel Of Sound Fest II: la festa continua

BROTHEL OF SOUND FEST II – Day 2:
THE ACE OF WINCHESTERS + IRRADIA + TOTAL BLACKENED SKY
live @ Traffic, Roma
– giovedì 2 giugno 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Siamo alla seconda serata della seconda edizione del Brothel Of Sound Fest, manifestazione che vuole risaltare lo scenario metal underground romana nei suoi aspetti più variegati. Dopo la serata di ieri, primo giugno, in cui il palco del Traffic è stato infiammato dal trio Dharma Storm – Madison Pro – Endamaged, oggi è la volta di tre band emergenti abbastanza diverse fra loro. L’affluenza è probabilmente stata al di sotto delle aspettative, forse complice la festa nazionale, ma la serata si è svolta in modo piacevole e il pubblico sembra aver apprezzato molto.

Total Blackened Sky
Ad aprire la serata i Total Blackened Sky, formazione piuttosto recente (inizi 2015). La band propone un metal piuttosto tradizionale, con brani in cui sezioni più spinte si alternano a momenti puliti più statici ed atmosferici: così si presentano sin dal primo brano “My Soul”. Gli arrangiamenti e le sonorità rimandano a grandi gruppi noti quali Iron Maiden e Metallica (a volte sembra di sentire la voce di James Hetfield uscire dal corpo di Emanuele), ma i pezzi si distinguono dal repertorio tradizionale per il minutaggio medio-lungo e per la loro struttura atipica, data dal susseguirsi di sezioni diverse fra loro per tempo ed atmosfere. Non nascondo certe perplessità sotto il profilo compositivo: alcune sezioni heavy sembrano trascurate sia dal punto di vista dell’arrangiamento strumentale che da quello delle linee vocali, e come risultato non si capisce quale sia l’idea alla base; inoltre spesso le diverse parti non sembrano collegate tra loro, e praticamente tutti i pezzi ad un certo punto si interrompono, per poi ripartire con sezioni pulite. Non sempre è così però: altre volte i raccordi sono curati, le sezioni strumentali più elaborate e si coglie meglio un’idea strutturale e compositiva; riconosco che alcune sezioni pulite sono molto belle, con linee di basso particolari che le impreziosiscono. Segnalo che uno dei chitarristi, Stefano Cantelli, non ha potuto esibirsi col resto del gruppo: chissà se la sua assenza ha penalizzato la performance nel complesso. I musicisti sono bravi e fanno il loro dovere, e l’idea di base di sonorità heavy metal classico in un contesto di brani lunghi e dalle strutture imprevedibili può essere buona, ma l’aspetto compositivo deve essere ancora sgrezzato (ed anche un tocco di presenza scenica in più sarebbe gradito).

Setlist:

  1. Intro
  2. My Soul
  3. Without Kingdom
  4. Memories
  5. This Is The End

TOTAL BLACKENED SKY lineup:

  • Emanuele Tornatora – Guitars, vocals
  • Daniele Antelmi – Guitars
  • Michael Sciabbarrasi – Bass
  • Alessio Pilotti – Drums
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foto: claudio “cj” januario

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Irradia
A seguire, gli IRRADIA, band alternative metal (con una definizione che non rende giustizia al sound della band) nata da un’idea di Ivo Di Marco (chitarrista, a suo tempo, dei Them Philosophy). Dopo svariati cambi di lineup e di direzione musicale, la band si presenta con una formazione rinnovata: accanto ad Ivo abbiamo Mattia Ceccarelli al basso, Luca Buonfiglio alla batteria, ma in particolare alla voce c’è Bruno Falconi (nelle demo che ho ascoltato su SoundCloud c’è una voce femminile!). La proposta dei ragazzi è un metal che spazia fra sezioni estreme, a volte folli, e momenti anche molto melodici. Ad essere onesto, se mi fossi basato solo sui primi due pezzi, avrei messo la band al livello di quei gruppetti liceali che suonano l’ultimo giorno di scuola, che cercano di essere originali ma rivelano la loro immaturità. Per fortuna, da “Never Been Wronger” in poi c’è stato un salto di qualità, decisamente netto a mio parere, che ha messo in risalto sia la competenza tecnica sia la pluralità di spunti della band. Il suddetto pezzo ha sfumature a tratti progressive, è metamorfico ed imprevedibile; la performance di Bruno è al contempo psicopatica ed inquadrata, e il cantante alterna un growl veramente efficace (uno dei migliori che abbia mai sentito!) ad un pulito esplosivo e coinvolgente. Si sfocia quasi nel deathcore, il sound mi ricorda a tratti i vecchi The Agonist (non uso il termine in senso dispregiativo); ma ecco che con “Victim” gli arrangiamenti si fanno groovosi, quasi funky, e questo elemento, miscelato con l’elemento metal e con le linee vocali di Bruno, mi fa venire in mente i primi TesseracT. Molto bella la ballad “Going Away”, caratterizzata da tocchi molto delicati e da una struttura compositiva decisamente funzionante e coinvolgente. Anche i pezzi successivi sono convincenti: lo stile della band è arricchito da momenti prog, a volte quasi djent stile Periphery, altre volte un po’ industrial, ma le linee vocali hanno tinte rock classico. Gli spunti sono molteplici, ma coerenti fra loro, senza strafare. Se continuano su questa via, con una buona produzione i ragazzi potrebbero portare sul mercato un prodotto moderno ed interessante. Gi consiglio però di non aprire i live con quei due pezzi: a mio parere non sono un biglietto da visita adatto!

Setlist:

  1. Missing Meaning
  2. Ending Days
  3. Never Been Wronger
  4. Victim
  5. Going Away
  6. Blood Signs
  7. Right Now
  8. Dimmi Se Ti Basta

IRRADIA lineup:

  • Bruno Falconi – Vocals
  • Ivo Di Marco – Guitars
  • Mattia Ceccarelli – Bass
  • Luca Buonfiglio – Drums
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foto: claudio “cj” januario

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The Ace Of Winchesters
A chiudere la serata, gli headliner The Ace Of Winchesters, anch’essi di formazione recente (marzo 2015). La band definisce il proprio genere “desert groove”: dopo una intro, il primo pezzo “Keep On Rolling” chiarisce subito il significato della definizione. Si tratta di una miscela di diverse sfumature del rock classico e dell’hard rock della migliore qualità. Ma è con il secondo pezzo “Under Control” (che sarà il primo singolo della band) che si capisce bene di che pasta sono fatti questi musicisti: il sound è d’impatto e groovoso, vintage ma al contempo originale; c’è molto blues, ma si strizza l’occhiolino all’heavy metal. I modelli di ispirazione sono grandi classici come i Led Zeppelin, The Doors, AC/DC, Deep Purple e Iron Maiden. Proprio ai Maiden la band ha reso tributo con una cover di “The Trooper”, non eccessivamente diversa dall’originale, ma del tutto credibile: i ragazzi non hanno nulla da invidiare alle capacità della storica band. I due chitarristi Giuseppe e Davide hanno tecnica e gran gusto tanto negli assoli (mai esibizionisti ma mai banali) quanto nei riff e nelle ritmiche; il basso di Vincenzo merita una nota speciale per la cura nel groove e nel fraseggio in brani come la già citata “Under Control” o “Taste Of Violence”, e lo stesso vale per Adriano dietro le pelli. A coronare il tutto, il frontman Emanuele (ultimo entrato nella band), con la sua voce di impatto e graffiante, la sua notevole estensione vocale e la sua decisa presenza scenica: sa passare da vocalità profonde (come in “Rust And Sand”) a sovracuti degni dello Ian Gillan degli anni d’oro (con cui ha condito, ad esempio, la cover dei Maiden). Non definirei il sound della band innovativo, ma sicuramente hanno un’anima ben definita: hanno appreso la lezione dei grandi maestri e l’hanno rielaborata in maniera assolutamente efficace e d’impatto, ricreando un sound veramente rock ma aperto anche ad altre influenze, ad esempio il funky e lo ska. Non c’è dubbio: i The Ace Of Winchesters sanno comporre e sanno tenere il palco al pari delle band più grandi. Il pubblico (ed anche il sottoscritto) è entusiasta della loro performance, a tal punto che gli si richiede un bis: la band ripropone “Under Control” e la serata si chiude in un clima di generale soddisfazione. I ragazzi si sono dimostrati dei professionisti, ma soprattutto dei veri artisti: meritano molta più attenzione.

Setlist:

  1. Intro
  2. Keep On Rolling
  3. Under Control
  4. Reborn
  5. The Trooper (Iron Maiden cover)
  6. Rust And Sand
  7. Taste Of Violence
  8. Ready, Aim, Fire
  9. Under Control

THE ACE OF WINCHESTERS lineup:

  • Emanuele Gabrielli – Vocals
  • Giuseppe Schipilliti – Guitars
  • Davide Cirolia – Guitars
  • Vincenzo Donato – Bass
  • Adriano Luzzi – Drums
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foto: claudio “cj” januario