Brescia in Rock con i Deep Purple

DEEP PURPLE + TOSELAND
live @ Arena Campo Marte, Brescia
– mercoledì 13 luglio 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Non è iniziato sotto i migliori auspici il pomeriggio in attesa del concerto dei Deep Purple all’Arena Campo Marte: giunto infatti a Brescia, un violento acquazzone ha colpito la città mettendo un po’ in ansia chi era arrivato fin qui per assistere all’evento. Ma Giove Pluvio, noto rockettaro del monte Olimpo, non poteva perdere questa occasione, quindi, messe da parte le secchiate d’acqua ed indossato il suo giubbotto borchiato, a cavallo della sua Harley è sceso in mezzo a noi per presenziare a questo nuovo appuntamento con una delle band che ha fatto la storia della musica.

Toseland
A scaldare i motori ci pensa Toseland e chi meglio di lui avrebbe potuto farlo? James Toseland, per chi non lo sapesse è stato per anni pilota della Superbike, vincendo per due volte il titolo mondiale e, a causa di un danno permanente all’articolazione del polso, si è ritirato dall’attività agonistica dedicandosi così alla musica. Il giovane rocker mette su uno spettacolino niente male, adrenalinico, divertente e molto coinvolgente, che ha dato una bella carica di energia ad un pubblico che lo ha seguito ed applaudito per tutti i 45 minuti del loro set. Il bravo James non si accontenta di far sfoggio del suo fisico atletico (per la gioia, ovviamente, di tutto il gentil sesso presente), ma spara le sue cartucce facendo sempre centro, con pezzi semplici e ben costruiti, che cavalcano l’onda del british rock classico arricchito da una dose massiccia di sano rock’n’roll, insomma, quel tipo di musica che accontenta un po’ tutti i gusti.
Non è la prima volta che la band arriva in Italia, come lo stesso cantante ci dice in un italiano un po’ forzato, infatti lo avevamo visto sul palco dell’Orion di Roma durante il tour di Michael Monroe circa un paio d’anni fa, e già allora ci aveva dato una buona impressione.
Brani come l’iniziale “Living In A Moment” o “Puppet On A Chain” danno modo alla band di catturare l’attenzione di chi li ascolta e nel contempo di far apprezzare le loro doti di musicisti versatili, con un Zurab Melua decisamente sugli scudi con i suoi solos di chitarra intensi e calibrati e uno scatenato Roger Davis che col suo basso corre in lungo e largo sul palco suonando la carica e richiamando il pubblico a sostenerli sempre più vigorosamente.
Il talentuoso James dimostra grande personalità e camaleontiche vocalità, adattandosi tanto ai riff grintosi di “Hearts And Bones”, quanto a quelli più romantici della ballad “We’ll Stop At Nothing”, durante la quale si cimenta, con assoluta padronanza, al piano, strumento che suona sin da bambino.
Chiudono la loro scoppiettante performance con “Singer In A Band” raccogliendo i prolungati e meritati applausi di tutta la platea.

Setlist:

  1. Living In A Moment
  2. Life Is Beautiful
  3. Puppet On A Chain
  4. Crash Landing
  5. Nothin’ You Can Do About It
  6. Too Close To Call
  7. Hearts And Bones
  8. We’ll Stop At Nothing
  9. Renegade
  10. Singer In A Band

TOSELAND lineup:

  • James Toseland – Vocals, Keyboards
  • Zurab Melua – Guitars
  • Ed Bramford – Guitars
  • Roger Davis – Bass
  • Joe Yoshida – Drums

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Deep Purple
A metà giugno un’improvvisa ed inaspettata notizia aveva fatto il giro del mondo: Ian Paice era stato colpito da ischemia con il conseguente annullamento di alcune date, ma, fortunatamente il malore era stato di lieve entità e il batterista ha recuperato in fretta pronto per esibirsi, con il resto della band, nelle tre date italiane di questo nuovo tour targato 2016.
Superata la paura, siamo tutti qui per goderci un po’ di robusto hard rock, quello che ha cresciuto intere generazioni. Tanto il pubblico presente, al limite del sold out, giovani e meno giovani uniti dalla stessa passione per un genere che mai tramonterà.
Introdotti dalle note di “The Planets, Op.32” di Gustav Holst, i mitici Purple, uno ad uno, fanno il loro ingresso in scena accolti dalla standing ovation di un pubblico che da sempre li segue e li ama… e in un crescendo di magia e misticismo, ecco partire la trascinante “Highway Star”. Il viaggio nella storia ha inizio!
I Purple ripercorreranno in quasi due ore le tappe principali della loro carriera, ogni brano sarà per noi un capitolo di un libro che mai ci stanchiamo di sfogliare e rileggere più volte, un racconto che ha accompagnato la crescita musicale di molti dei presenti.
E allora ecco “Bloodsucker”, “Hard Lovin’ Man”, o la stupenda “Strange Kind Of Woman” che tutti cantiamo insieme a Gillan. Ma c’è spazio anche per la produzione più recente: così Don Airey ci conduce attraverso i tortuosi meandri del mistero e della paura con “Vincent Price”, con le sue sonorità criptiche ed oscure.
E se il brano crea un atmosfera cupa e tenebrosa (proprio come il cielo minaccioso sopra di noi), è Steve Morse a rasserenarci con i suoi virtuosismi e le sue arti magiche: il chitarrista sale in cattedra e d’incanto le sue mani diventano quelle di un prestigiatore, tirando fuori dal cilindro ogni sorta di incantesimo e regalandoci momenti emozionali su “Contact Lost” prima e su “The Well-Dressed Guitar” poi.
Se con “Lazy” si torna al passato (e che passato!), con “Hell To Pay” i Deep Purple dimostrano che hanno qualcosa da dire anche nel presente, con un brano dai toni decisamente grintosi ed energici: altro che “vecchietti”!
E’ Don Airey poi ad essere protagonista della scena, allestendo un “one man show” di tastiere che ha dell’incredibile. Le sue dita scorrono veloci, il funambolico tastierista diventa direttore d’orchestra e con la sua bacchetta dirige un immaginario ensamble che sotto la sua guida ci illumina con variazioni sul tema che vanno dai classici della tradizione napoletana a quelli più operistici come la Pucciniana aria del “Nessun dorma”: chapeau!
Quello che più mancherà ai fan storici sarà sicuramente “The Mule”, con il solo di batteria di Ian Paice, ma, ovviamente, non si poteva chiedere di più al fantastico drummer inglese, che per tutta la serata continua a picchiare sodo come solo lui sa fare e le sue acrobazie sui tamburi sono sempre da applauso.
Ma non c’è spazio per tristi pensieri, ecco il riff più famoso della storia, quella “Smoke On The Water” che anche nei posti più remoti dell’universo almeno una volta è stato cantata: monumentale!
Il bis finale è affidato prima ad “Hush” e poi, dopo il solo di basso di un atletico e pimpante Roger Glover, eccoli chiudere con l’intramontabile “Black Night” per l’ennesimo coro di un pubblico ormai in visibilio.
Ora la serata è veramente finita, ognuno tornerà alla propria attività portandosi nel cuore un bel ricordo, anche quello che Giove Pluvio decide di lasciarci proprio quando ci si avvia verso l’uscita: un abbondante ed improvviso scroscio d’acqua! Ma dopo un concerto memorabile va bene anche questo.

Setlist:

  1. Intro: The Planets, Op. 32 (Gustav Holst song)
  2. Highway Star
  3. Bloodsucker
  4. Hard Lovin’ Man
  5. Strange Kind Of Woman
  6. Vincent Price
  7. Contact Lost
  8. Uncommon Man
  9. The Well-Dressed Guitar
  10. Lazy
  11. Demon’s Eye
  12. Hell To Pay
  13. Keyboard Solo (Don Airey)
  14. Perfect Strangers
  15. Space Truckin’
  16. Smoke On The Water
  17. Hush (Joe South cover)
  18. Bass Solo (Roger Glover)
  19. Black Night

DEEP PURPLE lineup:

  • Ian Gillan – Vocals
  • Steve Morse – Guitar
  • Ian Paice – Drums
  • Roger Glover – Bass
  • Don Airey – Keyboards
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