Blind Guardian: i Bardi tornano a Roma

BLIND GUARDIAN + ORPHANED LAND
live @ Atlantico, Roma
– mercoledì 6 maggio 2015 –

LIVE REPORT
Due ore e mezzo di assoluto strapotere, ecco a cosa abbiamo assistito mercoledì 6 maggio vista la grandiosa performance offerta dai Blind Guardian che, all’Atlantico di Roma, hanno dato vita ad una esibizione perfetta davanti ad un’audience rimasta letteralmente strabiliata dalla magnificenza della band tedesca.
Ad accompagnarli in questo tour europeo gli israeliani Orphaned Land, che con le loro particolari sonorità hanno contribuito a creare una serata che ha fatto la felicità dei grandi e dei piccini, dove i grandi sono ovviamente coloro che erano qui per ascoltare del vero metal con i Blind Guardian.

Orphaned Land
Ad aprire le “danze” (e mai frase fu più appropriata di questa, come leggerete più avanti), sono gli Orphaned Land, con il loro sound etnico al quale miscelano con intelligenza le tipiche sonorità del prog metal. Nati con influenze decisamente doom e death, hanno pian piano evoluto il loro modo di suonare arrivando a fondere il folk medio-orientale con elementi progressive. Noterete una piccola sfumatura nel mio modo di inquadrare la loro musica, perché a mio avviso gli Orphaned Land mettono più in evidenza la tradizione popolare in luogo dei tratti più duri della musica rock e non il contrario, come invece fanno ad esempio i tunisini Myrath, che fanno del vero progressive metal con influenze medio-orientali, facendo così pendere il mio personale ago della bilancia sicuramente verso questi ultimi, preferendoli assolutamente agli Orphaned Land proprio per un approccio più metal della loro musica e decisamente per una superiore qualità tecnica.
Non fraintendetemi, gli Orphaned Land suonano bene, sono anche interessanti, ma personalmente alla lunga cominciano ad annoiare, ma d’altra parte io ascolto metal e non musica etnica. Insomma se per i primi tre-quattro brani si viene avvolti da questa atmosfera carica di note accattivanti e stimolanti, subito dopo si cominciano a guardare gli orologi nella speranza che il tempo passi in fretta e si arrivi al più presto all’inizio del concerto vero e proprio. L’attenzione un pochino sale nuovamente quando su “Sapari” entra in scena Amira, affascinante, bravissima e soprattutto italianissima Belly Dancer (o danzatrice del ventre che dir si voglia) che arricchisce ed impreziosisce con le sue coreografie una performance degli Orphaned che è stata sicuramente impeccabile, ma musicalmente fuori contesto. “Non sono Gesù Cristo!”, esordisce dopo i primi brani il cantante Kobi Farhi (se non è il fratello gemello però poco ci manca) e poi aggiunge: “Niente politica, niente religione: qui si fa heavy metal”. Un ottimo proposito il suo, ma in realtà di heavy metal, quello vero, fino al termine della loro prova non se ne è vista nemmeno l’ombra. Probabilmente è per questo motivo che alcuni dei loro componenti sono rimasti a lungo ad assistere a quasi tutto il concerto dei Guardian, forse proprio per apprendere come si faccia del sano e robusto “metallo pesante”. Ci salutano con un mix di due brani, “Norra El Norra (Entering The Ark)” e “Ornaments Of Gold”, sul quale Amira ci delizia nuovamente con le sue grazie e la sua danza suadente, a concludere così una prova degli Orphaned Land ben strutturata, ineccepibile e gradita dai tanti loro estimatori.

Setlist: “All Is One” – “The Simple Man” – “Barakah / The Kiss Of Babylon (The Sins)” – “Brother” – “El Meod Na’Ala” – “Sapari” – “In Thy Never Ending Way” – “Norra El Norra (Entering The Ark) / Ornaments Of Gold”

ORPHANED LAND lineup:
Kobi Farhi – Vocals
Chen Balbus – Guitars
Idan Amsalem – Guitars
Uri Zelcha – Bass
Matan Shmuely – Drums
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Blind Guardian
E finalmente ci si prepara per l’arrivo dei grandiosi Blind Guardian. Una location stracolma è pronta ad accogliere la band teutonica che sta girando l’Europa per la presentazione dell’ultimo lavoro “Beyond The Red Mirror”. E’ proprio con la prima traccia del nuovo album che inizia il concerto, l’imponente “The Ninth Wave” che in un crescendo maestoso ci investe con la stessa furia di un’onda dell’oceano (d’altronde siamo all’Atlantico).
La magnificenza dei tedeschi si esprime con i poderosi riff delle chitarre di André Olbrich e Marcus Siepen che accompagnano da sempre l’epica voce di Hansi Kürsch, sicuramente non un animale da palcoscenico, come dovrebbe essere un frontman di una rock band, ma interprete eccellente di tutti i brani che in questa serata ci accompagneranno nel viaggio che ci condurrà verso la loro dimensione, un lungo percorso che durerà ben due ore e mezzo.
Il nostro cammino nella Terra di Mezzo prosegue con “Nightfall”, “Tanelorn (Into The Void)” e, tra le altre, “Lost In The Twilight Hall”, un sound dirompente che scatena l’entusiasmo del pubblico che intona cori da stadio tra un pezzo e l’altro, una manifestazione d’affetto che lascia senza parole Hansi & Co.
Una breve pausa ce la concedono con “Miracle Machine”, seguita da “Lord Of The Rings” che viene cantata in coro da tutti noi in un crescendo di emozioni che una volta di più sbalordisce i sei sul palco. Ma poi sono loro a sorprenderci rivelando che tutti i loro concerti, compreso questo, vengono registrati perchè saranno utilizzati come materiale per il loro prossimo al dal vivo.
Il pubblico richiede più volte a gran voce “Majesty”, ma Hansi indica un beffardo Marcus che con il movimento del suo dito indice da destra verso sinistra ci nega questo desiderio. Ed allora eccoli ripartire con la martellante “Traveller In Time”, ma subito dopo ci accontentano ed inaspettatamente arriva la tanto agognata “Majesty”, speed metal all’ennesima potenza che colpisce senza pietà con la sua forza distruttiva.
Ci salutano con “And Then There Was Silence”, ma è solo per un breve momento perché le note di “War Of Wrath” fanno intendere che saranno di nuovo in scena ed infatti accolti dalle nostre urla di ovazione tornano con “Into The Storm” per caricarci ancora un po’ con la loro inesauribile energia e concludere poi la prima parte del loro bis con la superlativa “Valhalla”.
Lasciano ancora una volta il palcoscenico e nuovamente scattano i nostri cori calcistici che li fanno rientrare per la tranche finale del concerto con gli ultimi tre brani in programma: “Wheel Of Time”, “The Bard’s Song (In The Forest)” cantata all’unisono da tutti (dedicata ad Oliver, tecnico della batteria, visto che è il suo compleanno), per terminare poi nel trionfo totale con “Mirror Mirror” a chiusura di uno show che definire stratosferico è assolutamente riduttivo. Lunga vita ai Blind Guardian.

Setlist: “The Ninth Wave” – “Banish From Sanctuary” – “Nightfall” – “Fly” – “Tanelorn (Into The Void)” – “Prophecies” – “Lost In The Twilight Hall” – “Miracle Machine” (acoustic) – “Lord Of The Rings” (acoustic)” – “Traveler In Time” – “Majesty” – “And Then There Was Silence” – “Into The Storm” – “Twilight Of The Gods” – “Valhalla” – “Wheel Of Time” – “The Bard’s Song (In The Forest)” – “Mirror Mirror”

BLIND GUARDIAN lineup:
Hansi Kürsch – Vocals
André Olbrich – Guitars
Marcus Siepen – Guitars
Frederik Ehmke – Drums
Barend Courbois – Bass
Mi Schüren – Keyboards

report: Rockberto Manenti
foto: Yuri Fronteddu