Baloma Bikers: rock hard, ride free – live report

PHIL CAMPBELL’S ALL STARR BAND + GUS G.
WHITE STONES
live @ Baloma Bikers, Cercemaggiore (Cb)
– sabato 1 agosto 2015 – 

LIVE REPORT •
Torna l’appuntamento annuale con il Baloma Bikers – memorial Pippo D’Amico – giunto alla quindicesima edizione, un evento che vede radunare migliaia di centauri che, in sella alle loro roboanti moto, raggiungono la splendida location di Cercemaggiore (Cb) per dare vita ad una tre giorni di festa all’insegna di esibizioni motociclistiche, spettacoli sexy e tanto rock’n’roll. Una manifestazione che di anno in anno è andata crescendo e che ha ospitato sul palco artisti di fama internazionale, sempre e comunque appartenenti al mondo hard&heavy. Anche questa volta l’organizzazione del Baloma ha avuto un occhio di riguardo per noi metalheads e dopo l’antipasto offerto dalla prima giornata con Blaze Bayley, Pino Scotto e Twin Dragons, ecco arrivare nella seconda giornata il piatto forte previsto dal programma: Phil Campbell con la sua All Starr Band e lo stupefacente Gus G. per deliziarci con la musica che più amiamo. Quindi accendiamo i motori e corriamo sulle strade asfaltate di solo metallo!

White Stones
Dopo un Dj-Set di brani metal (o presunti tali) scelti dal pubblico ed offerto dalla Scorpion Bay, appena giunto l’imbrunire arrivano sul palco i White Stones.
Il quartetto di Castel di Sangro (Aq) ha un solo credo: Led Zeppelin. Ed infatti dedicano il proprio tributo alla più grande band di hard rock di tutti i tempi, riproponendo una selezione dei loro brani più famosi mantenendo la struttura con la quale sono stati scritti e facendolo con perizia e qualità.
E così abbiamo un Claudio D’Amico che impersona in maniera impeccabile Jimmy Page ed è sicuramente l’elemento di spicco del quartetto, con un buon bagaglio tecnico che gli permette di emulare in toto il più illustre “collega”. Non da meno è “l’impertubabile” Andrea Ferrante, compenetrato ad hoc nella sua parte di John Paul Jones creando quel ricco tappeto sonoro sul quale Claudio può spaziare con i suoi assoli… anche se poi in realtà suoi non sono.
Tanti i pezzi eseguiti, dall’iniziale “Communication Breakdown” (che poi più tardi sarà anche nel set di Phil Campbell) a “Black Dog”, passando attraverso le magiche note di “Immigrant Song” o “Stairway To Heaven” che coinvolge un pubblico pienamente soddisfatto.
I quattro sul palco canzone dopo canzone raccolgono i meritati applausi; forse un piccolo appunto lo possiamo fare a Lello Giuliani, che interpreta con passione ogni brano, ma non dà la giusta enfasi a quelle parole scritte da un poeta come Plant e in alcuni momenti sembra così dare poco risalto alla melodia, forse troppo emozionato per rendere al meglio (in fondo è il neo acquisto della band ed ha avuto solo tre prove a disposizione: più che giustificato). Nulla da dire sulla sua voce, non c’è dubbio che il ragazzo ha una buona “canna”, ma un piccolo consiglio mi permetto di darglielo: quello di avere in scena un approccio più elegante alla Plant e meno danzereccio alla Bob Marley, capisco che la sua folta capigliatura lo può influenzare, ma l’hard rock è musica vera e non prevede certamente balletti reggae.

Setlist: “Communication Breakdown” – “Immigrant Song” – “The Ocean” – “Heartbreaker” – “Living Loving Maid” (She’s Just A Woman)” – “Stairway To Heaven” – “Misty Mountain Hop” – “Moby Dick / Good Times Bad Times” – “Black Dog” – “Bring It Home” – “Since I’ve Been Loving You” – “How Many More Times” – “Whole Lotta Love”

WHITE STONES lineup:
Lello Giuliani – Vocals
Andrea Ferrante – Bass
Claudio D’Amico – Guitar
Alessandro Gasbarro – Drums
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Gus G.
Introdotto da un’altisonante presentazione degna delle grandi star ed accolto da un boato di ovazione, entra in scena Gus G. e la sua band. Lo straordinario chitarrista di Ozzy Osbourne (e di tanti altri gruppi, come ad esempio i Firewind) si presenta a Cercemaggiore con una novità rispetto al live visto qualche mese fa a Modena: tra le proprie fila c’è il cantante Mats Levén. In realtà il frontman svedese ha già collaborato diverse volte con Gus, anche durante il tour europeo intrapreso dai Firewind nel 2011 e che fece tappa in Italia per due date. Un gradito ritorno quindi perché già all’epoca rimasi impressionato dalle sue doti vocali.
Un iniziale piccolo inconveniente tecnico proprio all’amplificazione dell’artista greco, costringe la band a risalire in sella e riavviare i motori per poi partire alla grande con “My Will Be Done” e scatenare così l’entusiasmo del numeroso pubblico che nel frattempo si era assiepato sotto il palco. Probabilmente durante la serata questo sarà il momento di maggior concentrazione di spettatori, segno che il power metal vive ancora il suo momento di gloria e a giudicare da tutti quelli che a fine concerto hanno poi atteso l’uscita di Gus per autografi e foto (molti di più rispetto a Phil Campbell), direi che il giovane chitarrista occupa un posto speciale nei cuori dei metallari.
Ogni brano è l’occasione per mettere in mostra la sua bravura, una vetrina nella quale “esporre” la sua merce più preziosa: il talento, un dono che solo in pochi posseggono.
Gus G. & Co. ci infiammano con pezzi come “Eyes Wide Open” o la strumentale “Vengeance”, tanto quanto con “World On Fire” dei Firewind o cimentandosi anche con un brano dei padri del metal, tali Black Sabbath, riproponendo la leggendaria “Into The Void” dando così modo a Mats di mostrare le sue multicolori doti vocali e darci la carica con la sua energia.
Grinta, rabbia, potenza: questi gli ingredienti del loro sound con il quale assalgono la platea e colpiscono senza pietà. La loro furia non si placa e ci travolgono con “Terrified”: milioni di note scaturiscono dalle corde della chitarra di Gus, una raffica micidiale di riff e assoli al fulmicotone che mettono veramente paura per la naturalezza con cui vengono eseguiti. Magistrale!
Se Sua Maestà Ozzy ha accolto nella propria corte il chitarrista greco, un motivo ci sarà e la risposta è qui davanti a noi, palese: il suo tecnicismo è semplicemente superlativo. Ma anche Gus ama circondarsi di artisti dalle grandi capacità e Strutter (basso) insieme a Johan Nunez (batteria) formano un duo dalla prorompente personalità che non fa prigionieri e che schiaccia tutto e tutti al suo passaggio.
Chiudono con la celeberrima “Crazy Train” cantata in coro da tutto il popolo rockettaro che osanna a gran voce il proprio idolo mandato qui tra noi mortali dagli Dei dell’Olimpo metal. Divino!

Setlist: “My Will Be Done” – “Eyes Wide Open” – “Blame It On Me” – “Vengeance” – “Burn” – “World On Fire” (Firewind cover) – “The Fire And The Fury” (Firewind cover) – “Terrified” – “Redemption” – “Children Of The Night” (Dream Evil cover) – “Into The Void” (Black Sabbath cover)” – “Come Hell Or High Water” – “I Am The Fire” – “Crazy Train” (Ozzy Osbourne cover)

GUS G. lineup:
Gus G. – Guitar
Strutter – Bass
Johan Nunez – Drums
Mats Levén – Vocals
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Phil Campbell’s All Starr Band
Una breve pausa dedicata al ricordo di Pippo D’Amico, a cui è intitolato questo festival, ci accompagna prima dell’arrivo degli ospiti principali della serata. Sgasate, burnout e scoppi delle marmitte fanno da coreografia al saluto che i bikers tributano al loro scomparso compagno, mentre sul palco fervono i preparativi per l’ultima band della giornata: Phil Campbell’s All Starr Band. Tutto è pronto per vivere in allegria ancora un paio d’ore di puro rock’n’roll e divertimento.
Il chitarrista dei Motörhead (nonché fondatore dei mitici Persian Risk) ripercorre col suo gruppo vari momenti della storia di un genere che ha segnato un’epoca, con brani che possiamo considerare pietre miliari nell’ambito della musica rock, il tutto, ovviamente, sempre e rigorosamente con uno spirito più motörheadiano.
Così ecco le cover di “Children Of The Grave” dei Black Sabbath, o il graffiante riff di “Cat Scratch Fever” del goliardico Ted Nugent, che a metà anni ’70 ruggiva come un leone rampante con questo brano immortale, ma è chiaro che il nostro Phil non dimentica il suo più recente passato e lascia spazio anche ai Motörhead, scatenando l’incontenibile pogo con pezzi quali “Over The Top”, “Dog-Face Boy” e “Orgasmatron” inframezzandoli alle rielaborazioni, in una chiave più rock’n’roll, di canzoni come “Nutbush City Limits” di Tina Turner o “Heroes” di David Bowie, una premiere per loro, ma che non sanno se poi avranno modo e voglia di rifarla successivamente: intanto godiamocela noi!
Una band quasi tutta a gestione familiare quella di Phil, il musicista britannico ci presenta i suoi due figli Tyler e Dane (rispettivamente al basso e alla batteria) che lo accompagnano durante questo tour ed ai quali si aggiunge il cantante Neil Starr che con la sua voce risoluta ci sbatte in faccia brani come “Killed By Death” o “Ace Of Spades” che fanno la gioia dei fan e che accendono la sacra fiamma del rock che arde in ognuno di noi.
Certo, non ci troviamo di fronte a Lemmy, che ci ha abituato a tutt’altra timbrica vocale, né tantomeno all’inesauribile propulsione che hanno i Motörhead, ma l’entusiasmo va ugualmente alle stelle appena si accenna ad “Iron Fist”, che, nell’eccitazione generale, riapre le “danze” più sfrenate davanti al palco.
Probabilmente Neil si trova più a suo agio su classici come “Jumping Jack Flash” (Rolling Stones) o “Rosalie” (scritta da Bob Seger e qui proposta in una versione più alla Thin Lizzy), ma con la sua vitalità riesce sempre a coinvolgerci e a darci quella scossa necessaria per tenere viva la nostra attenzione e vista l’ora tarda ne abbiamo proprio bisogno.
Ci salutano con il medley Zeppeliano di “Moby Dick / Communication Breakdown” per lasciare spazio sul palco allo spettacolo sexy previsto per il gran finale di quest’oggi, che naturalmente anche Phil & Co. seguiranno con “particolare” attenzione.
Si chiude così anche il secondo giorno di un Festival che ogni anno ci riserva grandi emozioni. Domani i festeggiamenti proseguiranno, ma saranno solo i motori a farsi sentire, per la musica si dovrà aspettare l’appuntamento con la prossima edizione e chissà come ci sorprenderà il Baloma Bikers 2016.

Setlist: “Children Of The Grave” (Black Sabbath cover) – “Cat Scratch Fever” (Ted Nugent cover) – “Over The Top” (Motörhead cover) – “Damage Case”” (Motörhead cover) – “Nutbush City Limits” (Tina Turner cover) – “Over Your Shoulder” (Motörhead cover) – “Dog-Face Boy” (Motörhead cover) – “Orgasmatron” (Motörhead cover) – “Heroes” (David Bowie cover) – “Killed by Death” (Motörhead cover) – “Ace Of Spades” (Motörhead cover) – “Jumpin’ Jack Flash” (The Rolling Stones cover) – “Iron Fist” (Motörhead cover) – “Deaf Forever” (Motörhead cover) – “Rosalie” (Bob Seger cover) – “Moby Dick / Communication Breakdown” (Led Zeppelin cover)

PHIL CAMPBELL’S ALL STARR BAND lineup:
Phil Campbell – Guitar
Dane Campbell – Drums
Tyler Campbell – Bsss
Neil Starr – Vocals

report: Rockberto Manenti