Audrey Horne: solo “heavy puro” al Lo-Fi

AUDREY HORNE + DEAD LORD + DEAD CITY RUINS
live @ Lo-Fi, Milano
– lunedì 14 settembre 2015 –

 

LIVE REPORT •
Può darsi che sia stato il titolo del loro ultimo album, “Pure Heavy”, ad avermi attratto, ma a posteriori posso dire che l’aver percorso 600 chilometri per vederli, ne è valsa sicuramente la pena. Stiamo parlando degli Audrey Horne, band norvegese che si è esibita il 14 settembre al Lo Fi Club di Milano. Una serata veramente elettrizzante che ci ha regalato una grande carica di energia, tutto, ovviamente, sotto la bandiera del rock’n’roll, sventolata con fierezza anche dai loro compagni di viaggio: Dead Lord e Dead City Ruins.

Dead City Ruins
Sono gli australiani Dead City Ruins ad aprire le danze alle 21 in punto. Certamente il pubblico non è quello delle migliori occasioni, siamo decisamente pochi, anzi direi molto pochi, ma questo non scoraggia i 5 rockers che mettono in mostra ugualmente tutta la loro grinta ed energia. Trascinati da un “cavallo di razza” come il cantante Jake Wiffen, ci coinvolgono nel loro turbinoso hard rock intriso di quegli elementi che hanno fatto grandi band come Led Zeppelin, Iron Maiden, Guns N’ Roses e Thin Lizzy. Eh sì, i Thin Lizzy saranno un comune denominatore in questa serata, soprattutto per l’uso della doppia chitarra e i Dead City Ruins non si tirano indietro in questa “sfida di asce”, vantando tra le proprie fila due elementi come Tommy Tbone e Sean Blanchard che ci “infilzano” con magistrali colpi di fioretto con le loro chitarre. Brani come “Til Death” o “Happenzella” colpiscono come un pugno diretto nello stomaco e come se non bastasse ci pensa poi l’istrionico Jake a trascinarci nel vortice del loro sound, con la sua voce e i suoi acuti che risuonano con potenza in tutta la sala.
Un inizio veramente scoppiettante e se tanto mi dà tanto, il resto della serata sarà veramente esplosiva. Dead City Ruins promossi a pieni voti!

Setlist: “Riff Riff” – “Til Death” – “Lizzy” – “D.I.B.” – “Raising The Dead” – Happenzella” – “Where?”

DEAD CITY RUINS lineup:
Jake Wiffen – Vocals
Tommy Tbone – Guitar
Sean Blanchard – Guitar
Nick Trajanovski – Dums
Matthew Berg – Bass
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Dead Lord
Dall’Australia alla Svezia: ecco i Dead Lord. E si continua sui binari di quell’hard rock settantiano a me tanto caro, quello con cui sono cresciuto, ma i Dead Lord arricchiscono la loro formula con la potenza sonora dell’heavy anni ’80, il che rende ancora più appetitosa la loro proposta. E allora affondiamo i denti in questa gustosa pietanza e via con”Farewell”. Se in giro per il mondo ci sono molti “figli” di Angus Young, viste le innumerevoli band che si ispirano agli Ac/Dc, quest’oggi si scopre che anche Phil Lynott ha lasciato il suo segno nelle “peregrinazioni” intraprese con i Thin Lizzy. Sì, perché le tre band di stasera non nascondono nel loro sound il loro amore per gli irlandesi e mostrano di aver appreso alla perfezione la loro lezione. Sono accattivanti i Dead Lord, sicuramente non funambolici, ma decisamente essenziali e quello che fanno lo sanno fare bene. Basta ascoltare l’iniziale “Farewell” o il loro primo singolo “No Prayers Can Help You Now” per capire le loro qualità. Ma non basta, i quattro ragazzi si divertono e fanno divertire, elemento essenziale in un concerto rock, ed hanno quel piglio che cattura l’attenzione dell’ascoltatore, ma soprattutto un elemento come Hakin Krim che, con la sua voce ruvida e i suoi sguardi magnetici, ipnotizza e cattura ogni spettatore. Anche qui l’uso della doppia chitarra è fondamentale e sia Hakim che Olle Hedenstrom ne danno una più che ampia dimostrazione, sostenuti da una precisa e pulsante sezione ritmica come quella del biondo Martin Nordin al basso e di Adam Lindmark alla batteria. Non mancano i siparietti in scena come amplificatori fumanti o scambi di ruolo agli strumenti: insomma, tutto quanto fa spettacolo, ma soprattutto fa rock’n’roll.
Coinvolgimento totale per chi era sotto il palco ed applausi a non finire per chi invece era sopra: decisamente un’ottima band i Dead Lord!

Setlist: “Farewell” – “Ruins” – “Because Of Spite“ – “No Prayers Can Help You Now“ – “Strained Fools” – “No Regrets” – “Onkalo” – “Mindless” – “The Bold Move” – “Hank“ – “When History Repeats Itself” – “Hammer Of The Heart“

DEAD LORD lineup:
Martin Nordin – Bass
Olle Hedenstrom – Guitar
Hakim Krim – Vocals, Guitar
Adam Lindmark – Drums
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Audrey Horne
E proseguiamo sulla strada del “tutto quanto fa spettacolo” perché introdotti dalla fantastica sigla del mitico “Muppet Show” arrivano in scena gli Audrey Horne.
Euforia alle stelle ed accoglienza calorosa quella riservata alla band norvegese, ragazzi arrivati anche da Ancona (senza contare il sottoscritto giunto dalla capitale) per assistere ad un concerto che oserei definire adrenalinico. Travolgenti, sorprendenti, irrefrenabili: così definirei gli Audrey Horne, venuti qui per presentarci il loro ultimo lavoro “Pure Heavy”. E questo titolo riassume perfettamente la loro musica, un concentrato di hard&heavy che raccoglie quelle sonorità tipiche dei Thin Lizzy (e non poteva essere altrimenti in questa giornata), miste a quelle della N.W.O.B.H.M. (e dei primi Maiden), qualche spruzzatina di Led Zeppelin ed ecco la miscela esplosiva che ci regalano i nostri cinque.
“Straight Into Your Grave” è un concentrato di pura energia che ci sconquassa con la sua veemenza; la band mostra tutta la sua forza, ma soprattutto classe, nel saper dosare il vigore del loro rock alla tecnica di cui sono dotati. La loro formula è perfetta: linee armoniche anni ’70, ma con quel tocco di modernità che ti conquista al primo ascolto. Toschie è quello che si può definire un vero animale da palcoscenico, il tatuatissimo cantante fa sfoggio della sua t-shirt di Dolly Parton, ma ancor più fa sfodera la sua rabbiosa voce e ci assale con lo stesso slancio di una belva inferocita: più volte il singer scende in platea per trasmetterci tutta la sua energia vitale, una vera forza della natura.
“There Goes A Lady”, “Volcano Girl”, “Card With The Devil”, tra le tante, sono la vetrina perfetta per assistere ai duelli dei due axe-men Ice Dale e Thomas Tofthagen che con loro chitarre ci incantano con i loro funambolici assoli, spesso eseguiti anche in mezzo ad un pubblico ormai totalmente in visibilio.
Non da meno è il simpatico Espen Lien che, scrutandoci con lo sguardo da sotto la sua coppola, col suo basso detta i ritmi martellanti dei loro brani insieme all’impetuoso drumming di Kjetil Greve. Si giunge così alla loro hit “Out Of The City” che Toschie introduce indicando proprio me che ho fatto 600 km, per vederli, come per dire: “Essere qui è un buon motivo per andare fuori città!”.
E quanto hanno ragione! Audrey Horne hanno una propulsione inarrestabile, un gruppo dalle potenzialità e dalle qualità evidenti, che ci hanno dato una bella scossa con il loro show, spesso coadiuvati sulla scena dai loro compagni di questa sera, con i cori di Jake Wiffen e Matthew Berg (Dead City Ruins) o quelli di Hakim Krim (Dead Lord) che si cimenta anche con un tamburello con sonagli, concludendo il concerto con il più appropriato dei loro brani: “This Ends Here”. Entusiasmanti!

Setlist : “Straight Into Your Grave” – “High And Dry” – “There Goes A Lady” – “Bridges And Anchors” – “Volcano Girl” – “Gravity” – “Cards With The Devil” – “Blaze Of Ashes” – “Firehose” – “Out Of The City” – “Pretty Little Sunshine” – “Waiting For The Night” – “Redemption Blues” – “This Ends Here”

AUDREY HORNE lineup:
Toschie – Vocals
Ice Dale – Guitar
Thomas Tofthagen – Guitar
Kjetil Greve – Drums
Espen Lien – Bass

Un ringraziamento va senz’altro alla Hard Staff che ci ha dato la possibilità di assistere ad un vero rock-party effervescente ed intenso che ha appassionato tutti i presenti e un piccolo rimprovero invece a chi non c’era: non vi lamentate se poi molti gruppi snobbano la nostra penisola, mancare ad un appuntamento come questo fa capire lo scarso livello di cultura musicale del nostro Paese e il perché poi in Italia la parola rock sia associata erroneamente ai vari Vasco e Ligabue. Se per voi quello è rock… godetevelo, io continuo a supportare band come gli Audrey Horne.

report Rockberto Manenti
foto Valerio Tallini