ARCHITECTS – l’infinito spazio nel vuoto

ARCHITECTS + BEARTOOTH + POLARIS
live @ Alcatraz, Milano
– mercoledì 30 gennaio 2019 –

 

LIVE REPORT •

Un grandissimo ed attesissimo ritorno, quello dei metalcorers britannici Architects. Dopo aver riempito le maggiori venues e allietato gli animi caldi della loro nutrita fanbase, Sam Carter e soci tornano ad omaggiare i supporter italiani con una nuova ed interessantissima data che, credetemi, farà la felicità degli amanti di un genere musicale ancora abbastanza criticato ma, allo stesso tempo, molto supportato sia dai giovanissimi, che dagli adulti. A supporto di questo nuovo tour europeo, la band si è concessa ben due dei migliori support acts offerti dall’attuale panorama internazionale: Beartooth e Polaris. Insomma, una combo che farà davvero la felicità di tutti quei fan che, a lungo, hanno atteso questo unico appuntamento dal vivo. La lunga fila chilometrica, già visibile da pochi metri di distanza dalla mia posizione e composta principalmente da adolescenti, annuncia che la serata raggiungerà probabilmente il soldout, vista appunto la nutrita folla già insidiatasi davanti il cancello principale, sin dalle prime ore del giorno.

POLARIS
Sono circa le 19:45 quando il palcoscenico del locale meneghino dà il benvenuto agli australiani Polaris. La band prende possesso della sua postazione e sulle note di “The Remedy” dà inizio al metalcore più estremo! Il pubblico non esita un solo secondo e d’impeto si accinge a supportare vocalmente e fisicamente il quintetto di Sydney! Salti e piccoli circle pit accolgono questa nuova vetrina live dalla band australiana. Questa occasione ci permette di testimoniare dal vivo l’ultima release della band, “The Mortal Coil”, dal quale i nostri eseguiranno i sei brani proposti in scaletta, il cui tiro in sede live risulta devastante. Mezzora messa a loro disposizione e gli australiani devastano il pubblico, in costante crescita minuto dopo minuto. Il pubblico, già euforico, si concede sempre di più circle pit che, a volte, risultano un po’ invadenti per la troppa frenesia riversata; nonostante questo piccolo fastidio, la band coinvolge e diverte gli spettatori sempre più desiderosi di gustare ogni singola nota suonata dal combo australiano. Jaimie Hailes è un vero animale da palcoscenico e possiede una grinta e un carisma fuori dal comune, supportato dai suoi compagni sfoggia un’esecuzione vocale e tecnica impeccabile che lascia esterrefatti anche chi, come la sottoscritta, non aveva alcuna familiarità con la proposta musicale della band. Una vera rivelazione che ha permesso anche ai meno avvezzi di entrare in contatto con una realtà fresca e coinvolgente.

Setlist: 

  1. The Remedy
  2. Casualty
  3. Dusk To Day
  4. Crooked Path
  5. Consume
  6. Lucid

POLARIS lineup:

  • Jamie Hailes– Vocals
  • Jake Steinhauser – Bass, Vocals
  • Rick Schneider – Guitar
  • Ryan Siew – Guitar
  • Daniel Furnari – Drums

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BEARTOOTH
La calda parentesi dei Polaris cede il passo al metalcore grintoso dei Beartooth. Già all’ingresso del quintetto dell’Ohio il pubblico si presenta ancora più caldo ed è pronto ad esplodere sulle note di “Bad Listener”. La sala, già bella gremita, esplode in un tripudio di carica ed energia esplosiva: il pubblico, infatti, accompagna sin da subito l’esibizione dei nostri e si mostra molto preparata tant’è che ogni singolo astante è intento a cantare insieme ai propri beniamini. Caleb Shomo, in particolar modo, è molto frenetico e passa da una parte all’altra del palco e, nella sua dinamicità, mantiene alta la propria concentrazione durante l’esecuzione dei brani, facendo sfoggio di un timbro vocale particolare, che alterna lo scream alle clean vocals, che a tratti ricordano vagamente quelle di Jacoby Shaddix nei primi periodi dei “suoi” Papa Roach. Freschi di pubblicazione dell’ultimo e acclamatissimo lavoro in studio, “Disease”, di cui potete leggere la nostra recensione nel nostro portale, i cinque musicisti statunitensi vengono letteralmente investiti da un entusiasmo e un’euforia atipica: in questa nuova prova live è il pubblico a prendere il controllo della situazione, esternando una passione e una dedizione nei confronti del combo di Columbus come poche, finora, se ne erano viste! È sconvolgente e altresì piacevole vedere la dedizione e la passione negli occhi (e diciamocelo, nella voce) dell’intera sala dell’Alcatraz Club, il pubblico è letteralmente in delirio e si concede anima e corpo a Caleb Shomo e compagni, sovrastando addirittura l’esibizione della band. Ad accendere ancora di più gli animi di un pubblico già di suo esagitato, ci pensa il quarto brano in scaletta, “The Lines”, tratto dall’album di debutto “Disgusting” seguito da un assolo di batteria letteralmente impressionante: Connor Denis è una vera macchina da guerra e scandisce i suoi potentissimi drum blast con una precisione chirurgica che lascia tutti quanti, compresa la sottoscritta, a bocca aperta! Questa sera un’altra menzione d’onore questa sera se la conquista il chitarrista Zach Huston: i suoi assoli sono potenti e taglienti! “Manipulation” e “You Never Know” conquistano ancora di più il cuore degli italiani e vanta, per l’occasione, una piccola sorpresa regalataci proprio dalla band stessa: Shomo decide di coinvolgere ancora di più gli spettatori, chiedendo loro di accompagnare l’esibizione canora e fisica del cantante… Detto, fatto! Il pubblico si scatena ulteriormente, saltando a ritmo di musica e divertendosi ancora di più e di questo, i nostri, non possono che esserne contenti! Il tempo vola troppo veloce e in meno che non si dica, è già passato quasi tutto il tempo messo a disposizione dei nostri. Ci accingiamo, infatti, alla conclusione del set: “In Between” annuncia l’arrivo dell’encore. È ormai evidente che Shomo voglia far perdere letteralmente la testa e la voce al pubblico italiano, intento a rompersi le ossa tra un circle pit e l’altro e a sgolarsi ad ogni secondo: il vocalist americano, infatti, incita maggiormente gli astanti a concedersi ad un’esuberanza senza fine, instancabile e invita i presenti a cantare gli ultimi due brani proposti in scaletta. “Disease”, omonima titletrack dell’ultimo disco, conclude definitivamente la performance degli americani e a conclusione ultimamente, il pubblico invoca coraggiosamente un bis, insaziabile dell’esibizione appena terminata. Con la gioia stampata in viso, Shomo ringrazia calorosamente i presenti congedandosi, insieme ai compagni, per lasciare spazio agli headliner della serata.

Setlist: 

  1. Bad Listener
  2. Aggressive
  3. Hated
  4. The Lines
  5. Manipulation
  6. You Never Know
  7. In Between
  8. Body Bag
  9. Disease

BEARTOOTH lineup:

  • Caleb Shomo – Lead Vocals
  • Kamron Bradbury – Guitars
  • Zach Huston – Guitars, Leading vocals
  • Oshie Bichar – bass
  • Connor Denis – drums

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ARCHITECTS
La lunga attesa, supportata dalla classica messa in onda delle varie playlist scelte dal locale per intrattenere il pubblico, permette agli addetti al lavoro di fare un cambio di scenografia e mettere in ordine il palco per permettere l’ingresso degli Architects che, come vedremo, sarà letteralmente esplosivo ad effetto. Una pausa molto lunga che permette anche agli astanti di rifocillarsi e di calmare un po’ gli animi caldi della serata. Sono circa le 21.40 quando, avvolti da una coltre di fumo, la band inglese fa capolino sul palco dell’Alcatraz Club e, come detto poco prima, il loro ingresso viene letteralmente accolto da un forte boato che fa da apripista al primo singolo del set, “Death Is Not Defeat”. Il pubblico, calmatosi da poco in seguito all’eccitante esibizione degli americani, non fa in tempo a riprendere le forze che si vede già coinvolto in una nuova spirale di adrenalina ed euforia! Un gioco di luci bianche, accompagnate da laser e fumogeni, accolgono la nuova prova dal vivo dei britannici, rinvigoriti di nuova linfa vitale e pura energia! La band britannica è davvero molto amata e a dimostrarlo è la totale affluenza della sala, gremita all’inverosimile: la capienza, infatti, ha raggiunto il suo limite massimo e la gente è pronta a rilasciare ogni molecola del proprio corpo per viversi questa nuova prova dal vivo a 360 gradi! La scaletta, in questo tour, si baserà prevalentemente sull’ultimo disco, “Holy Hell”, uscito recentemente sul mercato e lavoro ampiamente apprezzato dalla critica e dagli stessi fan della band: “Modern Misery”, l’omonima title track e “Royal Beggars” sono solo alcuni degli estratti dell’ultima creatura di casa Architects e sono solo alcuni delle 17 tracce che compongono questo set incendiario! Lo show prosegue senza sosta, come una macchina da guerra. Tempo di ringraziamenti per Sam Carter: il vocalist britannico coglie l’occasione di ringraziare un pubblico così affiatato ed entusiasta, in particolar modo i suoi sentiti ringraziamenti vengono rivolti a coloro che chi, come la sottoscritta, non aveva mai avuto la possibilità di vedere il quintetto di Brighton dal vivo. Una prima volta, questa, davvero memorabile per molti dei fan presenti in sala. Sublime l’esecuzione di “Downfall”, una vera e propria bomba detonata in grado di strappare via i brutti sentimenti e il marcio dell’animo umano, così come le successive “A Match Made In Heaven” e “Hereafter”, la cui esecuzione riflette gli stessi stati d’animo e porta il pubblico a viversi il concerto ancora di più sulla propria pelle. “Maybe Faith Will Set Me Free”, impressa su alcuni cartelli raffiguranti persino un cuore spezzato e le iniziali di Tom (Searle, chitarrista della band scomparso nel 2016, ndr), esposti dal pubblico in sala, sarà la frase più quotata della serata ed introduce un altro bellissimo brano di questa nutritissima scaletta, “Memento Mori”, che rapidamente si sussegue alla toccante “Gone With The Wind”, la cui esecuzione sarà costantemente accompagnata da una visual su un grosso videowall raffigurante lo stesso cuore spezzato menzionato pocanzi. Senza neanche rendersene conto lo show, consumatosi in circa un’ora, vola letteralmente via e ci annuncia una chiusura in grande stile con “Doomsday”, supportata per l’occasione da una vera e propria tempesta di coriandoli che diverte tutta l’area del locale! Un live encomiabile che ha avuto un suo significato sia per la band, che per gli stessi fan, come citato dallo stesso Carter: quest’ultima data italiana, in particolar modo, è stata una tappa molto sentita dal combo britannico, il quale, prima di congedarsi definitivamente, ha ringraziato sentitamente il pubblico per aver preso parte ad un concerto che, credetemi, verrà ricordato per molto, molto tempo. La scomparsa del grandissimo Tom Searle ha lasciato un grande vuoto nei cuori di tutti, ma l’amore e la devozione per questo musicista vanno oltre ogni cosa! Nonostante gli ultimi anni siano stati, in qualche modo, significativi per la band, il quintetto è riuscito a rialzarsi dalla brutta caduta che lo ha colpito e, spinto dalla forte dedizione verso la musica e verso i supporter, ha continuato ad andare avanti, più forte che mai, senza mai dimenticare l’amore e la fratellanza di un fratello scomparso ma che vive, ugualmente, nei cuori di tutti, sempre e sempre di più!

Setlist: 

  1. Death Is Not Defeat
  2. Modern Misery
  3. Nihilist
  4. Broken Cross
  5. Holy Hell
  6. Royal Beggars
  7. Gravedigger
  8. Mortal After All
  9. Downfall
  10. Naysayer
  11. These Colours Don’t Run
  12. A Match Made In Heaven
  13. Hereafter
  14. A Wasted Hymn
  15. Memento Mori
  16. Gone With The Wind
  17. Doomsday

ARCHITECTS lineup: 

  • Sam Carter– Vocals
  • Josh Middleton –Guitar
  • Dan Searle – Drums
  • Alex Edwin Dean – Bass
  • Adam Christianson– Guitars