Annihilator – set the Colony on fire!

ANNIHILATOR + HARLOTT + ARCHER
live @ Circolo Colony, Brescia
– mercoledì 14 ottobre 2015 – 

 

LIVE REPORT •
Un’ondata di metallo pesante sta invadendo l’Italia in questo ultimo periodo, l’offerta è così tanta che a volte bisognerebbe avere il dono dell’ubiquità per essere presenti a tutti gli eventi. Ancora una volta meta del nostro viaggio è Brescia dove il 14 ottobre gli Annihilator, in compagnia di Harlott ed Archer, hanno deciso di mettere a ferro e fuoco uno dei club preferiti dal popolo metallaro: il Circolo Colony.

Archer
Proviene dagli Stati Uniti, e precisamente da Santa Cruz in California, la band che sta per dare il via alla serata: sono gli Archer. E’ un power trio pronto a fare centro con la loro musica… e di frecce al loro arco ne hanno parecchie, come avremo modo di vedere. Gli Arcieri già alla prima scoccata dimostrano di avere un tiro micidiale: “Hell In A Handbag” colpisce l’ascoltatore con assoluta precisione, grazie alle doti “balistiche” dei tre musicisti. In effetti questi yankees ci sanno fare e mettono in mostra una tecnica strumentale invidiabile, con un Dylan Rose che dà prova di essere vocalist e chitarrista dalle molteplici sfumature, capace di essere letale con i suoi riff tanto quanto poi decide di trafiggerci con i suoi assoli taglienti come una lama: provate ad ascoltarlo in “Culling The Weak” e capirete di cosa si parla. A questo novello “Robin Hood” si affianca una sezione ritmica decisamente rude, ma dalle peculiarità innate: David De Silva (basso) e Keyhan Moini (batteria) come il mitico Frate Tuck di Sherwoodiana memoria, ci prendono letteralmente a “randellate”, infierendo senza pietà. Non temono nemmeno confronti con big dal nome altisonante ed eccoli quindi cimentarsi con la cover di “Tornado Of Souls” dei Megadeth, che fa scattare l’entusiasmo e l’headbanging di un pubblico che li applaude a lungo al termine della loro performance che si conclude con “Dawn Of Dilution”. Sorprendenti!

Setlist: “Hell In A Handbag” – “King For A Day” – “Culling The Weak” – “Day That Never Came” – “Tornado Of Souls” (Megadeth cover) – “Dawn Of Dilution”

ARCHER lineup:
Dylan Rose – Guitar/Vocals
David De Silva – Bass
Keyhan Moini – Drums
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Harlott
Ci spostiamo di continente ed arriviamo addirittura in Oceania: dalla terra dei canguri ecco gli Harlott. Non so se in Australia ci sia una Bay Area, ma probabilmente sì visto che la band è fautrice di quel thrash metal nato, cresciuto e pasciuto sotto il sole di San Francisco. La loro irruenza non lascia tregua, i quattro giovanissimi ragazzi picchiano sodo, ma quel che più conta è che premono sull’acceleratore senza nemmeno fare una sosta. Andy Hudson & Co. ci trascinano nel loro vertiginoso sound con pezzi come “Profileration”, “Origin”, “None” (tanto per citarne alcuni) facendo scatenare i presenti con il loro ritmo travolgente e forsennato. Non siamo certo di fronte a tecnicismi o virtuosismi (come invece sarà poco più tardi), per loro conta molto di più l’impatto che hanno sul pubblico e valutando causa ed effetto possiamo tranquillamente dire che sono devastanti. A dispetto delle loro facce da “ragazzi della porta accanto”, il gruppo mostra i muscoli e ci scuote a più non posso dando una bella shakerata al pubblico del Colony servendogli un cocktail esplosivo usando quella formula già utilizzata in passato da Exodus, Death Angel e Heathen, che sarà sì vecchia di trent’anni, ma è sempre efficace ed energizzante: le ricette della nonna sono sempre le migliori e gli Harlott le buone tradizioni le portano avanti con tutti i crismi.

Setlist: “Proliferation” – “Denature” – “Origin” – “Heretic” – “None” – “Terror” – “Means To An End”

HARLOTT lineup:
Andy Hudson – Guitar, Vocals
Ryan Butler – Guitar
Tom Richards – Bass
Tim Joyce – Drums
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Annihilator
E dopo Usa ed Australia, eccoci approdare in Canada, come anche ci sottolinea durante il concerto sua Maestà Jeff Waters. Accompagnati dalle note di “Rock You Like A Hurricane” (chissà perché ultimamente questo brano degli Scorpions è così gettonato, visto che anche Gus G. lo ha utilizzato in apertura dei suoi recenti concerti) ecco entrare in scena i grandiosi Annihilator accolti dal trionfale boato del numerosissimo pubblico. “King Of The Kill” ci investe con stessa forza d’urto di una tempesta e non lasciando via di scampo a nessuno. Annihilator è una macchina da guerra che avanza inesorabile ed abbatte tutto al suo passaggio, lasciando alle sue spalle solo desolazione e distruzione. Qui non si fanno prigionieri e chi è sotto il palco lo sa e si arrende all’aggressione sonora di pezzi come “Suicide Society” o “No Way Out”, per poi lasciarsi annientare da “Set The World On Fire”, che insieme a “W.T.Y.D.” (Welcome To Your Death) ci danno il colpo di grazia mettendoci letteralmente in ginocchio. Lo strapotere dei quattro sul palco è disarmante, con Waters in grande forma, pronto a sciorinare assoli su assoli al fulmicotone con la sua Annihilation-V rossa, coadiuvato dal suo alter ego Aaron Honna che alla sua sinistra spesso si alterna a lui nei solos con un coordinamento che rasenta quasi la perfezione. I due ci sparano addosso raffiche di note aggressive e tecnicismi al limite dell’assurdo, con repentini cambi di velocità con i quali gli Annihilator si sono fatti conoscere in tutto il mondo: “Never, Neverland” e “Refresh The Demon” ne sono un esempio. Ma come tutte le macchine c’è bisogno di una propulsione costante ed inarrestabile che li spinga e li sostenga ed ecco allora che Rich Hinks (basso) e Mike Harshaw sono il motore perfetto adatto allo scopo e portando al massimo il numero dei giri lo stesso Mike ci strizza ben bene come una centrifuga col suo incontenibile assolo di batteria. Quello che manca agli Annihilator è sicuramente un vero cantante, ruolo assunto discretamente dallo stesso Waters, ma Jeff è sempre stato un chitarrista e, non ne voglia, la parte di vocalist di certo non gli si confà. Certo che se cantasse come suona il suo strumento allora la musica sarebbe ben diversa…, ma purtroppo non è così. Ma non importa, la band spacca lo stesso e lo fa di brutto sia quando si diletta in apparenti semi-ballads (che poi nascondono insospettabili cambi di tempo) come “Brain Dance”, sia quando eseguono capolavori come “Phantasmagoria”. Jeff ha un grande ascendente sul pubblico, lo intrattiene, parla con loro, ricorda i tour precendenti qui nel Bel Paese, come quello con i Priest nel ’91, ci invita a farsi sentire e poi a cantare con lui, come sulla conclusiva “Alison Hell”, istruendoci però prima per bene su quale sia il nostro compito di “coristi” durante quello straordinario brano che – a suo dire – a lui non piace affatto: difficile credergli veramente. Il nostro “One more song… One more song…” accompagna il loro rientro in scena per darci la sferzata finale con “Human Insecticide” e chiudere così il raid in terra italiana di questo gruppo inossidabile. Questa volta, nonostante pogo e crowd surfing che hanno accompagnato lo show, le transenne di sicurezza hanno ben retto alle sollecitazioni dei tanti scatenati headbangers qui presenti, sicuramente rimasti soddisfatti dopo una serata così ben congeniata dalla Hellfire Booking e dal Circolo Colony, all’insegna del “thrash ‘til death”!

Setlist: “King Of The Kill” – “Snap” – “Suicide Society” – “Creepin’ Again” – No Way Out” – “Set The World On Fire” – “W.T.Y.D.” – “Never, Neverland” – “Tricks And Trap” – “Bliss/Second To None” – “Refresh The Demon” – “Ultra Paranoia” – “Brain Dance” – “Phantasmagoria” – “Medley” – “Alison Hell” – “Human Insecticide”

ANNIHILATOR lineup:
Jeff Waters – Vocals, Guitar
Mike Harshaw – Drums
Rich Hinks – Bass
Aaron Homma – Guitar

report Rockberto Manenti