AMORPHIS – Il cuore pulsante della Finlandia

AMORPHIS + SOILWORK + JINJER + NAILED TO OBSCURITY
live @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Milano)
– martedì 12 febbraio 2019 –

LIVE REPORT •

Data speciale per i fans italiani del combo finlandese che vede finalmente sul palco di Trezzo un bill di tutto rispetto.  Assenti dai palchi nostrani da circa tre anni, gli Amorphis hanno deciso di omaggiare la lunga attesa dei fan con una sola data italiana, la quale ha addirittura ospitato gente giunta addirittura dal Brasile. A rendere la serata interessante è la presenza di tre delle migliori realtà metal degli ultimi decenni: Nailed To Obscurity, Jinjer e Soilwork.

 

Nailed To Obscurity
Prima prova in Italia per i tedeschi Nailed To Obscurity, freschi di pubblicazione del loro quarto lavoro in studio (e primo sotto l’egida della Nuclear Blast, ndr). “Black Frost” (qui la recensione) è un concentrato puro di oscurità e sonorità cupe, melodie, queste, che non passano inosservate anche al pubblico nostrano. Dopo una fake news data da alcuni promoter stranieri nel 2013-2014 in cui si annunciava un’ipotetica partecipazione ai nostri in veste di opening act per i Dark Tranquillity nel tour volto alla promozione di “We Are The Void”, la band teutonica giunge per la prima volta nel bel paese per la felicità dei pochi (ma buoni) seguaci che a lungo l’avevano aspettata a braccia aperte. Accolti con un gran applauso da un buon numero di presenti, il quintetto di Esens ci offre un assaggio della loro ultima creatura, il cantante Raimund Ennenga eccelle sia nel growl che nel cantato pulito e ricorda moltissimo Jonas Renkse al debutto coi suoi Katatonia, solo con tecnica decisamente più raffinata, ma molto simile. La proposta musicale del quintetto è innovativa e fresca, non è un caso, infatti, che Nuclear Blast abbia deciso di puntare molto su questi giovani talenti, tant’è che la promozione del loro album è stata massiccia fin dall’inizio, riscuotendo anche un grande successo, poiché presenti in sala vi erano parecchie persone incuriosite dal mix tra doom e melodic death offerto da questa vera “band rivelazione”. La scelta di tutte e quattro le band di questo curioso cartellone nel voler utilizzare un gioco di chiaroscuro ha influenzato molto l’atmosfera delle singole performances, un clima che si è fatto rovente fin dalle prime note. Avere solamente mezz’ora a disposizione, purtroppo, ha penalizzato parecchio il combo teutonico, il quale, nonostante questo, ha saputo catturare alla perfezione l’attenzione dei presenti, lasciandoli ammutoliti ad osservare la loro bravura ed il loro immenso carisma. Il set, basato prevalentemente su quest’ultima release, si è consumato fin troppo velocemente e per motivi di tempistica i nostri si congedano molto velocemente col proprio pubblico per cedere il passo ai Jinjer, pronti dietro le quinte per infiammare ancora di più gli animi già belli carichi.

Setlist:

  1. Black Frost
  2. Feardom
  3. The Aberrhant Host
  4. Tears of The Eyeless
  5. Desolate Ruin

NAILED TO OBSCURITY line-up:

  • Raimund Ennenga – vocals
  • Jan-Ole Lamberti – guitars
  • Volker Dieken – guitars
  • Carsten Schorn – bass
  • Jann Hillrichs – drums
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foto: Arianna Govoni

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Jinjer

A distanza di sei mesi dalla loro ultima performance tenutasi all’MK di Carpi, dove i nostri hanno regalato un Ferragosto di fuoco, i Jinjer tornano sui nostri palchi per presentare il loro ultimo EP “Micro”, uscito a gennaio per Napalm Records. La costante della serata è stata la mancanza di luci (probabilmente per simboleggiare i lati oscuri dell’animo umano) e questo non ha permesso di godere appieno della bellezza delle performance offerteci dalle band; infatti, a causa di questa bizzarra scelta stilistica, la peculiarità della performance di Tatiana è passata decisamente in secondo piano. Questa nuova prova live ha permesso al quintetto di ritagliarsi un ulteriore spazio nella fan base italiana, complice, probabilmente, anche la propria proposta musicale, una sorta di metalcore “old school” di matrice americana, molto duro, che spicca per le eccellenti qualità canore della vocalist, abilmente in grado di districarsi alla perfezione tra canto pulito e growl. I nuovi pezzi di “Micro” sono veramente di gran spessore, rendono dal vivo tanto quanto su disco e i fan, questo, lo apprezzano volentieri, tant’è che molti presenti non hanno mai smesso un secondo di accompagnare la performance dei propri beniamini! La setlist proposta in questa nuova sede live alterna, come da tradizione, brani di più recente fattura e alcune perle di vecchio repertorio, come “Who’s Gonna Be The One” e “Pisces”, tratti da “King Of Everything”, a cui è stato dato comunque un ottimo spazio. Da sottolineare, purtroppo, come la cantante ucraina, questa sera, fosse decisamente sottotono, forse stanca a causa dei troppi tour che la band ha avuto dagli inizi de 2017 ad oggi (quasi tre, ndr). Questa stanchezza, comunque, non ha minato più del dovuto l’esibizione, nel complesso buona, ma non tra le migliori da ricordare, nonostante i restanti membri della band fossero palesemente molto elettrizzati. Augurando che questa possa solo essere una breve parentesi dettata dalle molte date eseguite, li attendiamo sui nostri palchi per un’altra data più energica.

Setlist:

  1. Words of Wisdom
  2. Ape
  3. I Speak Astronomy
  4. Dreadful Moments
  5. Teacher, teacher
  6. Who’s Gonna Be the One
  7. Pisces
  8. Perennial
  9. Sit Stay Roll Over

JINJER line-up :

  • Tatiana Shmailyuk – vocals
  • Roman Ibramkhalilov – guitars
  • Eugene Kostyuk – bass
  • Vladislav Ulasevish – drums
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foto: Arianna Govoni

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Soilwork
A distanza di quasi tre anni, i Soilwork ritornano finalmente in Italia. L’occasione è volta a presentare l’ultimo lavoro in studio, “Vekligheten”, uscito anch’esso recentemente sul mercato discografico. Complice anche il buio perenne che è stato un po’ il leitmotiv della serata, fin dalla prima nota il pubblico è letteralmente è esploso. Bjorn Strid è in forma smagliante, gasatissimo per questo ritorno nel nostro paese, così come lo sembrano evidentemente anche gli altri membri della  band. Il nuovo innesto, Bastian, si è subito contraddistinto per la sua immensa bravura dietro le pelli ed è stata la prima volta per lui nel calcare i nostri palchi. Nella setlist non sono mancate perle di vecchio repertorio, quali “Like The Average Staker”, “Stabbing The Drama”, gli svedesi consumano il loro set in un’oretta scarsa di performance dove convincono a pieno il pubblico, grazie anche all’esecuzione dei brani del nuovo disco, la cui resa live è addirittura superiore a quella in studio, dove appunto i pezzi risultano un po’ più piatti per lo standard a cui gli scandinavi ci hanno abituato da sempre. In sede live “Verkligheten” funziona e l’esecuzione dello stesso risulta cristallina, complice anche il buon bilanciamento del suono. Rispetto le esibizioni passate, questa sera la band svedese si è confrontata con una sala la cui capienza aveva nettamente raggiunto la massima capienza. Il pubblico, gremito ed entusiasta, non si è fatto attendere e ha risposto alla chiamata degli svedesi in maniera molto più che esaustiva! Unico punto a sfavore di una prestazione nel complesso gradevole è l’assenza di un vero e proprio encore: sfavoriti, forse, dalle tempistiche abbastanza celeri, la band ringrazia sentitamente i propri sostenitori e abbandona frettolosamente il palco, lasciando aperta la speranza di poterla rivedere in un futuro non troppo lontano.

Setlist:

  1. Arrival
  2. The Crestfallen
  3. Nerve
  4. Full Moon Shoals
  5. Death In General
  6. Like the Average Stalker
  7. The Akuma Afterglow
  8. Drowning With Silence
  9. The Phantom
  10. The Nurturing Glance
  11. Bastard Chain
  12. As We Speak
  13. The Living Infinite II
  14. Witan
  15. Stabbing The Drama
  16. Stålfågel

SOILWORK line-up :

  • Björn “Speed” Strid – vocals
  • Sven Karlsson – keyboards
  • Bastian Thusgaard – drums
  • Sylvain Coudret – guitars
  • Simon Johansson – guitars
  • Taylor Nordberg – bass
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foto: Arianna Govoni
 

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Amorphis
Tre anni dopo la fortunatissima tappa milanese tenutasi nell’aprile del 2016 al Fabrique di Milano, gli Amorphis tornano in Italia per omaggiare il proprio pubblico con un’unica data dal vivo che farà la felicità della vasta fanbase del combo finnico. Venue scelta per questo incredibile appuntamento live è niente di meno che il Live Music Club di Trezzo, locale che ha permesso una più nutrita affluenza rispetto le date passate della band, molto più contenute e numericamente inferiori in termini di pubblico. Ritorno, questo,  molto atteso dai tantissimi fan di Tomi Joutsen e soci, reduci dal grande successo dell’acclamatissimo ultimo lavoro in studio, “Queen Of Time”, di cui ce ne verrà offerto un ampio assaggio proprio questa sera. L’occasione, inoltre, si dimostra molto più che ghiotta anche per valutare le abilità tecniche dello storico bassista della band, Oli-Pekka Laine, subentrato lo scorso anno dopo la dipartita di Niklas Etelävuori, membro al quale i fan italiani erano molto affezionato. Come avremo modo di testimoniare, il musicista non farà rimpiangere l’abbandono di Etelävuori e anzi, non deluderà affatto i tantissimi fan qui presenti, offrendo al contrario una prestazione encomiabile. Con “The Bee” prende vita lo show e da subito il vocalist finnico si distingue per il suo savoir faire, le sue immense doti canore e l’incredibile coinvolgimento dimostrato all’intera sala del locale milanese. Come da prassi, la scaletta ripesca un paio di chicche della vasta discografia dei finlandesi, alternando gli evergreen più famosi (“Silver Bride”, “Hopeless Days”, “Black Winter Day”) e brani di più recente fattura, dando un grande spazio, appunto, all’ultima pubblicazione di casa Amorphis, di cui verranno presentati circa 6 brani. Nonostante i 20 anni di attività alle spalle, i finlandesi hanno saputo conquistare disco dopo disco un pubblico veramente vastissimo e si sono meritati l’opportunità di presentare il loro show ad un livello nettamente superiore (chissà che non capiti in futuro di vederli suonare anche in qualche arena, vista la loro inarrestabile ascesa, ndr). In segno di grande rispetto e umiltà nei confronti del proprio pubblico, lo stesso frontman coglie spesso l’occasione di ringraziare gli spettatori per il grande supporto dimostrato nel corso degli anni. In chiusura i finlandesi hanno omaggiato i loro fans con un encore che vede le celebri “Death Of A King”, tratto dal fortunatissimo “Under The Red Cloud” e “House Of Sleep”, scelta come overture di un set intenso e coinvolgente che lascia gli astanti senza fiato. Un live decisamente esplosivo quello offerto in questa nuova prova live che dimostra ancora una volta la professionalità e l’entusiasmo di una band che sa come catturare il proprio pubblico, farlo suo durante una esibizione. Un’esibizione eccellente che ha saputo soddisfare i palati più sopraffini e regalare una parentesi metal degna di lode.

Setlist:

  1. The Bee
  2. The Golden Elk
  3. Sky Is Mine
  4. Sacrifice
  5. Message in the Amber
  6. Silver Bride
  7. Bad Blood
  8. Wrong Direction
  9. Daughter Of Hate
  10. Heart of the Giant
  11. Hopeless Days
  12. Black Winter Day
  13. Death of a King
  14. House Of Sleep

AMORPHIS line-up :

  • Tomi Joutsen – vocals
  • Esa Holopainen – guitars
  • Tomi Koivusaari – guitars
  • Santeri Kallio – keyboards
  • Olli-Pekka Laine – bass
  • Jan Rechberger – drums
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foto: Arianna Govoni