AMBRIA METAL FESTIVAL – il report dell’edizione 2019

AMBRIA METAL FESTIVAL:
GRAVE DIGGER + DOMINE + WHITE SKULL
+ LIONSOUL + HEROES OF FORGOTTEN KINGDOMS
live @ Ambria Music Festival, Ambria (BG)
– sabato 20 luglio 2019 –

 

LIVE REPORT •

La splendida cornice paesaggistica della Val Brembana, immersa nel verde delle Prealpi Bergamasche, in questa seconda metà di luglio sta ospitando l’Ambria Music Festival, evento ad ingresso gratuito che vede ogni anno, protagonisti del palco, numerosi artisti di fama internazionale. Lo spettro sonoro è a 360 gradi: si passa dal pop al trap, dalla world music al rock… aggiungiamoci del buon cibo, una particolare location, una perfetta organizzazione e abbiamo un quadro esatto di questa manifestazione. Non poteva mancare, ovviamente, il genere che noi tutti di più amiamo: ed ecco che viene presentato, per questa XVII edizione, l’Ambria Metal Festival che, sotto la supervisione della Cerberus Booking, proporrà nel programma della serata, cinque band che scalderanno a dovere questo penultimo sabato del mese. Per l’occasione, a presenziare il festival in veste di headliner, vengono chiamati i Grave Digger, storica band tedesca molto amata dal pubblico italiano.
Ambria, frazione del comune di Zogno, si accinge ad accogliere l’arrivo dei tantissimi metalhead provenienti da tutta Italia, pronti a scatenarsi con la musica più bella del mondo!

 

Heroes Of Forgotten Kingdoms
Chissà cosa avranno pensato i tranquilli abitanti della ridente cittadina, nel vedere giungere qui un’orda di impenitenti metallari che, nel corso della serata, sosterranno e applaudiranno tutti i gruppi che si avvicenderanno sul palco…
L’onore di aprire le danze metalliche, tocca agli Heroes Of Forgotten Kingdoms, band viterbese dedita al power “adventure” metal nella sua accezione più fantasy. Parlare di danze non è del tutto fuori luogo: i cinque ragazzi con il loro sound immediato e travolgente, hanno dato vita ad un set divertente seguito con attenzione dal pubblico già presente, soprattutto dagli aficionados che, evidentemente, erano giunti al loro seguito, e che hanno cantato incessantemente dall’inizio alla fine ogni loro brano.
Sia ben chiaro, non ci troviamo di fronte ad una band già pronta per il grande balzo, ma onore al merito per aver affrontato il palco con il piglio giusto e tanta voglia di fare: già non è facile essere open act di un concerto, figuriamoci di un festival di una certa rilevanza.
Tra elfi, cavalieri e filtri magici, gli HOFK hanno dimostrato tutta la loro determinazione, soprattutto grazie agli intermezzi solistici delle due asce, Gennaro Cerra e Alessandro Mammola, che hanno dato vita a duelli all’arma bianca molto intriganti. Il tutto condito dalle “sviolinate” di Simone Borghetto, un giullare che si è unito alla compagnia nella ricerca del loro regno perduto.
Viene solo da chiedersi come mai preferiscano l’uso delle linee di basso pre-registrate, piuttosto che avvalersi di un vero bassista in sede live…
E’ ovvio che, ad un primo impatto, tra costumi e vocazioni teatrali, la mente ci riporti agli svedesi Twilight Force, da cui, probabilmente, i nostri Eroi hanno preso ispirazione e sonorità. Ma le attitudini ci sono: una menzione d’onore, infatti va anche a Manuele Di Ascenzo, sempre una garanzia dietro i tamburi.
Tutti uniti, nel finale, per sconfiggere il Drago, loro mortale nemico: si impugna la spada e si va all’assalto con la conclusiva “Dragonslayer” con cui chiudono, tra gli applausi del pubblico, il loro set.
Gli Heroes Of Forgotten Kingdoms hanno ben interpretato il ruolo affidatogli e, nel tempo a loro disposizione, hanno saputo tenere alto il vessillo del power metal. Un buon inizio di serata.

Setlist:

  1. Intro / The Last Knight
  2. Power Of Magic
  3. Lord Of The Seas
  4. Path To Glory
  5. The Ancient Will Of The Profecy
  6. Dragons’ Awakening
  7. Dragonslayer

HEROES OF  FORGOTTEN KINGDOMS lineup:

  • Gennaro Cerra – Guitar
  • Alessandro Mammola – Guitar
  • Simone Borghetto – Violin
  • Saylor Manca – Vocals
  • Manuele Di Ascenzo – Drums
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foto: Marco Brambilla

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LionSoul
L’arrivo in scena dei LionSoul, porta ancora più qualità a questa giornata. Forti delle loro capacità strumentali, i cinque mettono a segno una performance lodevole sotto ogni punto di vista. Gioca in casa la band bergamasca, proponendo quel power metal, intriso dall’heavy più classico, che ha caratterizzato tutte le loro uscite discografiche (due full lenght e un Ep) dalle quali trarranno la loro breve, ma intensa scaletta.
“Welcome Storm” dà il via a quella che sarà una vera tempesta sonora che si abbatterà sulle nostre teste, grazie all’energia, la precisione e l’intensità che caratterizzerà la loro presenza sul palco dell’Ambria Metal Festival.
Alla prorompente carica di Ivan Castelli, capace di pettinarci tutti con la sua ascendente spinta vocale, fa pendant la rampante vitalità di Aurelio Parise, sempre pronto a sbranarci con i suoi assoli graffianti.
Con la fierezza di un leone, proseguono la loro marcia trionfale alla conquista del reame: “Lion’s Throne” è una zampata in pieno volto che miscela potenza e cattiveria, quella che serve per essere veramente letali, come deve esserlo il re della savana… e i LionSoul lo sono senz’altro!
Il pubblico applaude, canta insieme a loro, si fa conquistare dalle loro architetture sonore che non lasciano spazio a compromessi, ma seguono i dettami di un genere che scorre con vigore nelle loro vene e di cui, con orgoglio, ne sono degni paladini.
Peccato che, per i tempi ristretti, i LionSoul siano costretti a tagliare una parte della loro setlist e chiudere anticipatamente con “Shadow Of The Black Horse”, ultima trascinante cavalcata che esalta tutti i presenti. I meritati e prolungati applausi che accompagnano l’uscita di scena dei LionSoul, sono il segno tangibile di come la band abbia lasciato la propria indelebile impronta in questo festival. Bravi!

Setlist:

  1. Welcome Storm (Eternal Quest)
  2. Lion’s Throne
  3. Next Genesis
  4. Iron Whispers
  5. Shadow Of The Black Horse

LIONSOUL lineup:

  • Nicolò Bernini – Drums
  • Aurelio Parise – Guitars
  • Ivan Castelli – Vocals
  • Francesco Pedrini – Guitars
  • Giuseppe Lombardo – Bass
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foto: Marco Brambilla

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White Skull
Dal vicino Veneto arriva ora uno dei pezzi da novanta della serata: i White Skull. Il combo, capitanato da Tony Mad Fontò, anche in questa occasione è orfano della presenza di Danilo Bar, indiscusso virtuoso della sei corde, e sul finale scopriremo il perché. Al suo posto troviamo Alessio Lombardi, il quale non farà di certo rimpiangere il suo stesso maestro…
Tutto è pronto per accendere la miccia e far esplodere la potenza di fuoco di questa storica band, ormai in pista da ben trent’anni… e ad accoglierla, ora, siamo veramente in tanti…
Con “Embittered” i White Skull cominciano la loro lezione di metal: aggressivi, travolgenti, dannatamente devastanti… colpiscono duro e picchiano sodo, senza pietà!
Perfidia e crudeltà, sono i “pregi” che caratterizzano una vera regina: Federica Sister incarna alla perfezione il ruolo della “The Killing Queen” che grida vendetta e lo fa con la sua voce grintosa e irruente.
Di certo alla nostra Federica non manca l’impeto con cui presenta ogni pezzo, dandoci quella carica di adrenalina che alimenta il nostro credo nel metal. Così come lo stesso Tony ci chiede a più riprese se vogliamo ascoltare heavy metal e al quale con altrettanta veemenza urliamo “Sì”!
E’ la volontà del più forte e con “Will Of The Strong” il comandamento è dato: qui si suona solo Metal, non c’è spazio per nessuna debolezza.
Alessio Lombardi impressiona per la sue capacità e la sua tecnica: quale miglior vetrina per mettere in mostra il suo naturale talento? E’ il momento di svelare il mistero che lo circonda: Tony nel presentarlo, ci annuncia che di comune accordo Danilo Bar ha deciso di separarsi dalla band e, nel ringraziarlo per gli oltre 15 anni passati a suonare insieme, gli dedica la conclusiva “Asgard” con la quale ci salutano lasciando in sospeso un interrogativo: chi sarà il nuovo solista dei White Skull? Ai posteri l’ardua sentenza. Per il momento tutti i nostri applausi vanno ad Alessio e al resto della band che, in questa serata, hanno di nuovo dimostrato di vivere il metal a piene mani: una certezza nei nostri e loro cuori!

Setlist:

  1. Embittered
  2. The Killing Queen
  3. Tales From The North
  4. I Am Your Queen
  5. Will Of The Strong
  6. Kriemhild Story
  7. High Treason
  8. Red Devil
  9. Asgard

WHITE SKULL lineup:

  • Tony Mad Fontò – Rhythm Guitar
  • Federica Sister – Vocals
  • Alessio Lombardi – Lead Guitar
  • Alex Mantiero – Drums
  • Jo Raddi – Bass
  • Alessandro Muscio – Keyboards
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foto: Marco Brambilla

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Domine
“Sempre più in alto…”, citava un noto personaggio televisivo in una pubblicità di molto tempo fa… ed è proprio un tuffo nel passato quello che ci aspetta tra poco con l’arrivo dei Domine.  Altra storica realtà italiana, la band toscana viene accolta dal tripudio di un pubblico che ora si è fatto ancor più numeroso.
Le note trionfali di “Hymn” accompagnano l’ingresso in scena dei Domine e si parte con “Thunderstorm”.
Un’ondata di metallo incandescente investe improvvisamente la location: la stratosferica estensione di Morby ci porta su, in alto, verso l’Olimpo degli Dei del Metallo… Che voce, ragazzi!
Band di questo calibro non ce ne sono molte, peccato che nel corso della loro carriera non abbiano raccolto un successo ancor più maggiore, eppure brani come “The Hurricane Master”, ma, soprattutto, capolavori come “The Aquilonia Suite” possono annoverarsi tra le canzoni che hanno segnato un’epoca, perlomeno in ambito italiano. Ma la Patria spesso si scorda dei propri eroi, dando più spazio ad artisti mainstream o che, per loro fortuna, sono stati adocchiati anche dal mercato estero… ma è un lungo discorso. Godiamoci, quindi la magia del momento e immergiamoci nel mondo fantasioso e mitologico di pezzi come “The Prince In The Scarlet Robe” o “Dragonlord”.
L’affetto del pubblico verso di loro è grande: non c’è pezzo in cui tutti i presenti non cantino all’unisono incitati da un Morby decisamente al top, o che si tenga costantemente il ritmo con le mani sulle lunghe galoppate ritmiche impresse da Riccardo Paoli al basso e Stefano Bonini alla batteria.
E che dire del piccolo, ma immenso, Enrico Paoli? Il chitarrista si esalta e sale sugli scudi nel solenne assolo di “The Ride Of The Valkyries”, durante il quale duetta con lo stesso Morby in un botta e risposta tra voce e chitarra da applausi. Chapeau!
La chiusura è affidata a “Defenders”: quale miglior titolo per affermare il loro e nostro unico credo?
Ne vorremmo ancor di più, ma il tempo stringe ed è giunto il momento dell’headliner della serata. Ad ogni modo i Domine hanno dato vita ad una prestazione maiuscola, ma quando loro sono sul palco di questo non dobbiamo avere timore: è nella loro natura essere sempre i “Feudatari” del regno del metallo tricolore!

Setlist:

  1. Hymn / Thunderstorm
  2. The Hurricane Master
  3. The Aquilonia Suite
  4. The Prince In The Scarlet Robe
  5. Dragonlord (The Grand Master Of The Mightiest Beasts)
  6. The Ride Of The Valkyries
  7. Defenders

DOMINE lineup:

  • Morby – Vocals
  • Riccardo Paoli – Bass
  • Enrico Paoli – Guitar
  • Riccardo Iacono – Keyboards
  • Stefano Bonini – Drums
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foto: Marco Brambilla

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Grave Digger
Si sgombra ora la scena, fervono gli ultimi preparativi per ospitare il gruppo principale di questa grande serata: Signore e Signori, ecco a voi i Grave Digger!
Innumerevoli sono le volte che la formazione teutonica ha fatto visita al Bel Paese, ma ogni volta è sempre un piacere esaltarsi con il sound granitico di Chris Boltendhal e soci.
Nel buio dello stage, il “Tristo Mietitore” silenziosamente fa il suo ingresso in scena, avanzando lentamente su quelle assi che da lì a poco diventeranno roventi: siamo pronti per diventare le sue vittime sacrificali…
I Grave Digger non hanno mai fatto prigionieri e anche questa sera lo dimostreranno suonando con tutta la rabbiosa forza che da sempre li contraddistingue.
Da “Fear Of The Living Dead” a “The Dark Of The Sun”, attraverso pietre miliari come “The Clans Will Rise Again” o “Lionheart”, il four piece tedesco farà un excursus storico nella sua discografia, andando a pescare brani in scaletta sia dal recente “The Living Dead” fino ad arrivare nel profondo passato del primo disco targato 1984: un compendio di musica metal concentrato in poco meno di due ore.
Il simpaticissimo e sempre sorridente Chris spazia in lungo e largo sul palco, dando la carica, facendoci urlare a destra e a manca, stabilendo, così, una perfetta sintonia con il pubblico. Ma su questo non avevamo dubbi: il calore che i fan italiani hanno sempre dimostrato nei suoi confronti, non è mai diminuito nel corso degli anni e il legame è indissolubile.
Ringhia forte il cantante tedesco, con la sua voce ruvida, su pezzi oscuri come “Season Of The Witch”, introdotta dal basso tenebroso di Jens Becker. Non meno grezzi sono i vorticosi riff dell’indemoniato Axel Ritt, i suoi assoli taglienti strapazzano i nostri padiglioni auricolari senza tregua: provate a sentirlo su “Highland Farewell” accompagnato dal suono infernale della cornamusa del Tristo Mietitore.
E che dire della furia selvaggia di “Excalibur”? Axel si lancia in un solo al fulmicotone nell’esaltazione più totale senza soluzione di continuità: è l’apoteosi!
I ritmi impressi dal drumming roccioso di Markus Kniep, dettano il nostro cadenzato headbanging, mentre da tutta la platea si innalza forte il coro di “Rebellion” che il pubblico canta a squarciagola insieme ad un piacevolmente sorpreso Chris.
Escono di scena i nostri quattro protagonisti per poi rientrare, poco dopo, richiamati dai nostri cori: è il momento di dimostrare che l’heavy metal è sempre in salute e che niente e nessuno può infondere la stessa forza. La formula è semplice, basta seguirne la ricetta in “Healed By Metal”: il metal mantiene giovani, e i Grave Digger ne sono la prova!
E per darcene dimostrazione, eccoli tornare alle loro origini: “Heavy Metal Breakdown” risuona forte in tutta la valle, sostenuta dai nostri cori in un finale esplosivo e carico di passione, quella che noi tutti abbiamo per il metal.
Si chiude così questo Ambria Metal Festival, con una spontanea standing ovation che accompagna i saluti dei monumentali Grave Digger.
Un esperimento decisamente positivo quello di inserire la musica metal in una manifestazione che, fino a questo momento, aveva parlato solo rock, pop e dintorni. Le esibizioni delle cinque band di questa sera hanno colpito nel segno e hanno aperto la strada a possibili future edizioni. Noi non mancheremo di esserci e voi?

Setlist:

  1. Fear Of The Living Dead
  2. Tattooed Rider
  3. The Clans Will Rise Again
  4. Lionheart
  5. Lawbreaker
  6. The Bruce
  7. The Dark Of The Sun
  8. Call For War
  9. The Curse Of Jacques
  10. Season Of The Witch
  11. Highland Farewell
  12. Circle Of Witches
  13. Excalibur
  14. Rebellion (The Clans Are Marching)
  15. Healed By Metal
  16. Heavy Metal Breakdown

GRAVE DIGGER lineup:

  • Chris “Reaper” Boltendahl – Vocals
  • Marcus Kniep – Drums
  • Jens Becker – Bass
  • Axel “Ironfinger” Ritt – Guitars
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foto: Marco Brambilla