Al Casaleno risuonano sinfonie, rullanti e Korpiklaani

ZAIET FEST:
KORPIKLAANI + SINHERESY + DESHODY
live @ Stadio Casaleno, Frosinone
– sabato 11 giugno 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Zaiet Fest, niente popò di meno che una rassegna di eventi per beneficenza, con marchio Onlus e lo scopo di sensibilizzare ed informare più partecipanti oncoematologiche (es. Leucemia), raccogliendo fondi da quanto più pubblico possibile. La denominazione “Zaiet” è un omaggio a Matteo Fontana, deceduto nel 2013 a causa della leucemia, ricordato per sempre con questo nome dai suoi amici e conoscenti. Nato qualche mese dopo la sua morte, lo Zaiet Fest conta ben 3 consecutive edizioni, con altisonanti nomi metallici quali Folkstone, Nanowar Of Steel, Extrema, Sawthis e Sideshow.
Per la quarta edizione del 2016, sarebbe opportuna la seguente santa introduzione: per tutti coloro che avessero definito il metal scandinavo come dedito solamente a Thor, Odino, divinità pagane e vichinghe, fuochi nell’oscurità boschiva, foreste, lupi e satanismi vari… non fate di tutta l’erba un fascio! Zaiet Fest, Zaiet Onlus e Bagana Rock Agency hanno l’onore di presentare una fra le icone internazionali del folk metal popolare, in un frusinate Stadio Casaleno già reso celebre col passaggio in seria A del Frosinone. Parliamo dei finlandesi Korpiklaani, il “clan della natura selvaggia” del finnish folk metal. Ma prima di parlare del live dei finlandesi, un breve ma intenso excursus di nostrano open act.

Deshody
Introducono la serata i frusinati Deshody, giovane band deathcore formata a Sora (FR) nel 2008. Lo stesso anno, debuttano col loro demo EP “Hayball”, presto seguito dal loro primo album d’etichetta, “Collapsing Colors”, uscito nel 2014 per SG Records. In esso, i Deshody spumeggiano il loro deathcore in inserti tipici del groove metal e del djent – sullo stile dei britannici Monasteries o del solo-project statunitense di John Galloway, Xehanort – spesso contaminati da elementi elettronici e dubstep.
Allo Stadio Casaleno, mettono dell’ottima carne al fuoco sfogando in apertura le loro “The Awakening” e “The Blackest Night”, seguite poi dai singoli “Harpooned To The Ground” e “Uncovering”, in studio registrata con “Ryan Kirby” dei texani Fit For A King. Parte del pubblico si esalta in precisi e avventato pogo al centro dell’attenzione. La scaletta prosegue con “Behind The Wall” e “Journey To Nowhere”, con particolare attenzione al “djentcore” di “Uncovering”, una fra le poche tracce più melodiche e meno tecniche della loro scaletta. Il sound allo stadio è deciso, ben definito e gli strumenti non fuggono dall’equalizzazione in amplificatore. La performance dei Deshody termina nei botti finali di un’esplosiva “89th”, perfetto finale prima di passare alla band di mezzo, tutt’altro differente dalla prima, riservando un bis mozzafiato cimentato in una quasi perfetta “Narcissistic Cannibal” dei Korn.

Setlist:

  1. Intro
  2. The Awakening
  3. The Blackest Night
  4. Behind The Wall
  5. Journey To Nowhere
  6. Revelation
  7. Uncovering
  8. Starting To Fall
  9. Stepping Into Eternity
  10. 89th
  11. Narcissistic Cannibal (Korn Cover)

DESHODY lineup:

  • Domenico Gesmundo – Vocals
  • Gianni Marchelletta – Drums
  • Giovanni Sanna – Guitars
  • Domenico Jonathan Paesano – Guitars
  • Matteo Porretta – Bass
  • Mirko Gatti – Digital Synths

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foto: Yuri Fronteddu

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Sinheresy
Prima di passare alla seconda band, l’emozione fa capolino fra il pubblico: una lunga carrellata di foto-ricordo di Mr. Zaiet, Matteo Fontana, lasciando amici, vecchi conoscenti, parenti e presenti immedesimati al duolo di gruppo. Un momento indimenticabile, tale da lasciare il segno persino fra i fotografi e lo staff dello Zaiet Fest, unito nel pubblico col potere della memoria rievocatrice, come a voler evocare l’anima di Matteo e invitandolo a osservare dall’alto il processo musicale della serata. Orsù, lettori! Asciughiamoci le lacrime e passiamo al secondo gruppo d’apertura.
Da un deathcore particolarmente tecnico, si passa ad un symphonic metal d’influenze gothic e groove metal, targato Sinheresy (graficamente “SinHeresY”). La formazione musicale viene da Trieste e si fa risalire al 2009, da un’idea di Davide Sportiello e il chitarrista Lorenzo Pasutto. A seguito dell’ingresso dei nuovi ed attuali componenti, debuttano nel 2010 con l’omonimo EP, precedente a “The Spiders And The Butterfly” (2011) e l’album “Paint The World”, quest’ultimo uscito nel 2013 per Bakerteam Records. Le loro influenze musicali rimandano a nomi dell’underground europeo, come i russi Illidiance, gli svedesi Scar Symmetry, ma anche i cremonesi Evenoire, senza evitare di paragonarli persino a dei loro interiori Evanescence.
Lo Stadio Casaleno ne è testimone! L’esordio con “The Gambler” e “Break Point” ne palesano lo smascheramento, tendendo ora ad un groove in base deciso e accentuato, ora ad un’ambrosia di effetti sinfonici di tastiere, con ciliegina sulla torta resa dalla voce femminile di Cecilia Petrini. La maggior parte del pubblico resta in ascolto piuttosto che dedicarsi al classico fenomeno dell’headbang – specialmente la parte femminile dei presenti – seppur inneggiando di tanto in tanto i Sinheresy. In tutta la loro tranquillità, dediti al solo beneficio del caso, scorrono la loro scaletta e trovano brani pregiati, come gli incantevoli tessuti sinfonici di “Elua’s Gift” o gli adirati momenti di massima definizione del groove di “Made For Sin” (sottoposta a pogo e headbang da parte della maggior parte dei presenti). Il percorso dei Sinheresy giunge al capolinea con le ultime dimostrazioni melodiche di “Last Fall” e “Temptation Flame”, chiuse da un’ammaliante e rilassante outro gothic ambient e atte a stendere un red carpet agli headliner della serata: i finlandesi Korpiklaani!

Setlist:

  1. The Gambler
  2. Break Point
  3. Ocean Of Deception
  4. Without A Reason
  5. Elua’s Gift
  6. Under Your Skin
  7. My Only Faith
  8. Paint The World
  9. Made For Sin
  10. Last Fall
  11. Temptation Flame/Outro

SINHERESY lineup:

  • Cecilia Petrini – Female Vocals
  • Stefano Sain – Vocals
  • Davide Sportiello – Bass
  • Lorenzo Pasutto – Guitars
  • Alex Vescovi – Drums

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foto: Yuri Fronteddu

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Korpiklaani
Prima di dedicarsi alla chiusura del programma serale con la musica, opportuno è ricordare il discorso del Dott. Enrico Donfrancesco, invitato appositamente all’evento con lo scopo di sensibilizzare i presenti a non prendere sotto gamba la leucemia, servendosi anche di un video-discorso di Paolo Bonolis a riguardo.
Aperta questa postilla, veniamo alla musica! Dalla deposizione delle loro armi, gli ex-Shaman (a loro volta ceneri degli ex-Shaman Duo) tornano nel 2003 con il nome di Korpiklaani, scegliendo di lasciare come influenza principale il folk metal, solamente omettendo in formazione la voce di Veera Muhli. Capitanati sempre dalla calda, selvaggia ed ebbra voce di Jonne Järvelä, l’inconfondibile fisarmonica di Sami Perttula, insieme al batterista Matti “Matson” Johansson (ex-Depravity) e il chitarrista Kalle “Cane” Savijärvi (uscente dai Supreme Court), la band debutta come Korpiklaani con la triade “Spirit Of The Forest”-“ Voice Of Wilderness”-“Tales Along This Road” (2003 – 2006), rimuovendo le influenze epic e atmospheric della formazione come Shaman e Shaman Duo. Fama e popolarità sopraggiungeranno col loro quarto full length, “Tervaskanto”, uscito nel 2007 per Napalm Records, ma soprattutto col singolo “Vodka”, tratto dal sesto album “Karkelo” (Nuclear Blast, 2009) e conosciuto non solo fra gli amanti del genere.
Allo Stadio Casaleno – non molto pieno, ma pur sempre rumoroso – propongono una scaletta dominata dai loro brani più famosi: da “Vodka” a “Beer Beer”, da “Kantaiso” a “Lempo”, da “Sahti” a “Journey Man” e via citando. Proposti anche dei brani piuttosto lenti, come “Erämaan Ärjyt” e “Sumussa Hämärän Aamun”, sebbene non lascino il pubblico totalmente estasiato e felicitato. L’acustica del palco dello Stadio Casaleno è più che buona, risuonando per ampie lontananze, come ogni concerto all’aperto che si rispetti. Tutti questi pezzi fanno seguire headbang, wall of death, inneggi e intermezzi di bevute in onore alla band, la quale cerca spesso il contatto col pubblico, fra annunci dei loro pezzi e chiamate dal palco. Ad aggiungersi ai pezzi più famosi, è anche per i Korpiklaani l’occasione di promuovere il loro nuovo album, “Noita”, uscito nel 2015 per Nuclear Blasts Records e promosso col singolo promozionale “Lempo”. La canzone viene proposta, assieme ad altre tratte dall’album, come “Sahti”, “Viinamäen mies” in apertura e “Kylästä Keväinen Kehto”, ben eseguite come le più famose, sebbene il pubblico inneggiasse sempre i Korpiklaani con urla distinte fra «Vodka!» o «Beer!», come se volessero selezionare dei brani da un juke-box… ed è proprio in chiusura della serata che la band finlandese si dedica alle sovracitate “Vodka” e “Beer Beer!”, concludendo così in bellezza l’evento in onore a Matteo Fontana.

Setlist:

  1. Viinamaen Mies
  2. Journey Man
  3. Pilli On Pajusta Tehty
  4. Kantaiso
  5. Lempo
  6. Ämmänhauta
  7. Erämaan Ärjyt
  8. Ruumiinmultaa
  9. Petoeläimen Kuola
  10. Sumussa Hämärän Aamun
  11. Vaarinpolkka
  12. Rauta
  13. Kipumylly
  14. Metsämies
  15. Kultanainen
  16. Minä Näin Vedessä Neidon
  17. Palovana
  18. Sahti
  19. Kylästä Keväinen Kehto
  20. Vodka
  21. Beer Beer

KORPIKLAANI lineup:

  • Jonne Järvelä – Vocals
  • Matti MatsonJohansson – Drums
  • Kalle CaneSavijärvi – Guitars
  • Jarkko Aaltonen – Bass
  • Sami Perttula – Accordion
  • Tero Hyväluoma (live member) – Violin
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foto: Yuri Fronteddu