ACCIAIO ITALIANO FESTIVAL – il report della 9^ edizione

ACCIAIO ITALIANO FESTIVAL 2019 – 9^ Edizione
live @ Arci Tom, Mantova
– sabato 20 aprile 2019 –

 

 

LIVE REPORT •

L’Arci Tom è la splendida cornice designata ad ospitare la nuova edizione dell’Acciaio Italiano Festival, manifestazione live annuale da sempre dedicata al supporto a 360° delle migliori band italiane della scena hard & heavy, che, negli anni, ha raggiunto una notevole e sempre più crescente considerazione e rispetto, tanto da chiamare a raccolta ogni anno un numero considerevole di pubblico. Come nelle scorse edizioni, anche quest’anno viene confermato un secondo palco riservato alle realtà emergenti selezionate tramite contest da alcuni addetti specializzati, mentre lo stage principale, come da tradizione, ospiterà le performance dei gruppi più prestigiosi quali Strana Officina, nuovamente in veste di headliner, Necrodeath, Witchwood, In.Si.Dia e molti altri.

Legionem
La nuova edizione di questa incredibile manifestazione si apre con l’ingresso sul palco della prima band in cartellone, i Legionem. Poche sono, purtroppo, le notizie inerenti ai senesi, ma da subito i nostri riescono a rapire gli astanti grazie alle atmosfere doom metal dei loro brani. Sonorità cupe e ritmi lenti che evocano atmosfere drammatiche, accentuate da testi spesso riguardanti l’occulto l’introspezione e la sofferenza, accompagnano il pubblico presente in sala. Un set questo, seppur effettivamente abbastanza breve, che ha saputo catalizzare su di sé l’attenzione degli astanti senza mai annoiare o risultare troppo monotoni.

LEGIONEM lineup:

  • Magister Notte VIII – Vocals, Bass, Keyboards
  • Monk From The Terror Cathedral – guitars
  • La Rosa Di Satana – drums, Backing Vocals
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foto: Massimo Plessi

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Tempesta
Terminata la parentesi doom dei Legionem, ci spostiamo al palco B dove troviamo già pronti sul palco i Tempesta, trio friuliano attivo sin dal 1992 che vanta tra le proprie fila Fulvio Sain chitarra e voce solista, Carlo Rota: Basso e voce e Marco Cidin alla batteria. Con l’ingresso dei friuliani, si cambia letteralmente registro: qui troviamo suoni heavy classici, caratterizzati da testi cantati puramente nella lingua madre che, nel complesso, non sfigurano affatto.  Sul palco i nostri non si risparmiano e con quattro pezzi appena in scaletta colpiscono nel segno, riuscendo a colpire positivamente un pubblico attento e partecipe.

TEMPESTA lineup:

  • Fulvio Sain – Guitars
  • Claudio Rota – Bass, vocals
  • Alessandro Longo – Drums
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foto: Massimo Plessi

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I Colonnelli
Puntuali come un orologio svizzero, i Colonnelli prendono possesso del palco A e si apprestano a regalare al pubblico uno show veramente degno di nota. Il thrash groove del combo toscano, accompagnato da un cantato italiano che da subito convince il pubblico, risulta incisivo e d’effetto;  nel corso del breve tempo messa a propria disposizione, il trio di Grosseto presenta al pubblico pezzi brevi ma molto energici, caratterizzati da riff spietati e martellanti che coinvolgono ulteriormente l’audience mantovana. L’apice di una performance già eccelsa arriva con l’esecuzione del brano “Come Dio Comanda”, impossibile rimanere impassibili di fronte a tanta energia, in particolar modo è difficile rimanere statici di fronte all’enorme euforia sfoggiata proprio dal cantante e chitarrista Leo Colonnelli, un vero animale da palcoscenico! Nel complesso, una grandiosa prestazione ad opera di band che, a mio avviso, meriterebbe un maggiore spazio all’interno di in un festival di questo tipo. Altamente consigliati per chi volesse cimentarsi nell’ascolto di una band valida e dalla forte carica sul palco!

I COLONNELLI lineup:

  • Leo Colonnelli – vocals, guitars
  • Bernardo Grillo – drums, vocals
  • Andrea Deckard – bass, vocals
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foto: Massimo Plessi

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File Not Found
Senza concedersi troppi intermezzi, si ritorna al palco B dove in scena ci attendono i File not Found. La proposta musicale della band romana si muove molto su lidi più hard rock/heavy e strizza spesso l’occhio anche a sonorità più alternative, buona l’esecuzione dei brani proposti in questa sede live che, da subito, viene comunque ben recepita dal pubblico presente in sala. Nonostante lo spazio limitato sul piccolo palco mantovano, la band non si perde d’animo e fornisce un’ottima prestazione, applaudita a piene mani da un’audience sempre più affamata di musica. Anche con i romani il tempo vola fin troppo velocemente e ci si appresta celermente ad allestire il palco in attesa dell’ingresso della prossima band in cartellone. Veramente un’ottima vetrina, questa, che ha permesso anche ai non avvezzi del genere di entrare in contatto con una realtà musicale molto valida e che meriterebbe un maggior interesse da parte del pubblico e degli addetti specializzati.

FILE NOT FOUND lineup:

  • Leonardo Meko – Vocals, rhythm guitar
  • Luca Petitta – lead guitar
  • Claudio Buricchi – bass
  • Marco Cinti – drums, vocals
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foto: Massimo Plessi

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Gunfire
Con l’arrivo onstage dei Gunfire gli animi degli astanti si scaldano ulteriormente sino a raggiungere vertici molto alti! La storica band italiana incarna al 100% lo spirito dell’heavy Metal tricolore e sulle note di “Man And Machine”, si ha la sensazione di essere immediatamente sbalzati nei mitici anni ’80: è, infatti, impossibile rimanere fermi e non lasciarsi andare a qualche headbang sfrenato in compagnia dei nostri. L’affiatamento e la voglia che questi cinque veterani del metal trasmettono sul palco è evidente sin dal primo attimo ed è recepita pienamente dall’intera sala, un vero spettacolo per gli occhi e le orecchie. Nel corso di questa nuova prova live, i nostri attingeranno da quel fantastico lavoro del 1984, l’omonimo EP, dal quale verrà tratta una grossa fetta dei brani che verranno qui offerti al pubblico mantovano, gli assoli impeccabili di Luca Calò e Marcello Lammoglia trascinano tutti gli astanti qui presenti, ma il vero protagonista della serata è proprio lui, il grandissimo Roberto ‘Drake’ Borrelli, autore di un’esibizione magistrale ed entertainer formidabile. Unica pecca di un live dal forte tasso metallico è, purtroppo, il taglio brutale applicato alla scaletta: infatti, a causa della tempistica troppo dilatata, la band si è vista costretta ad abbandonare il palco poco dopo aver annunciato l’arrivo dell’ultimo brano, fattore che, purtroppo, ha causato un piccolo malcontento negli spettatori. Un grande live, questo, da rivedere certamente anche in altri contesti e da presentare tassativamente alle generazioni future, per mostrar loro il significato genuino del vero spirito dell’heavy metal made in Italy.

GUNFIRE lineup:

  • Roberto ‘Drake’ Borrelli – Vocals
  • Luca Calò – guitars
  • Marcello Lammoglia – guitars
  • Michele Mengoni – bass
  • Marco Bianchella – Drums
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foto: Massimo Plessi

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The Wild Child
Piccolo salto nel palco B ed ecco che troviamo già carichi sullo stage B i The Wild Child, formatisi nel 2004 nata inizialmente come tribute band di Ozzy Osbourne, Black Sabbath e Judas Priest e diventata, in seguito, una vera e propria realtà musicale dedicata alla nascita di pezzi inediti. Con i The wild Child veniamo trasportati in una dimensione più heavy metal classica, con suoni e melodie in stile più moderni, da subito si viene catturati dalla carica e dal carisma del cantante Christian Nava, performer di livello altissimo, la cui esibizione viene sostenuta dai frenetici assoli di Marco Gilardoni in pieno stile heavy. Poco tempo anche per la band di Gravedona, la quale riesce ad offrire un’esibizione di alta qualità che convince a pieno un pubblico, sempre in costante crescita, che apprezza e applaude a piene mani.

THE WILD CHILD lineup:

  • Chris – vocals
  • Mark – lead and rhythm guitar
  • Paul – Bass
  • Francis – rhythm guitar
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foto: Massimo Plessi

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Il Segno Del Comando
Il palco A è ora perfettamente allestito per ospitare l’ingresso de Il segno del Comando, storica band genovese il cui intento è quello di compiere un’opera di recupero delle sonorità e dei canoni estetici passati. Lo storico omonimo album di debutto, infatti, ruota attorno al famoso romanzo di Giuseppe D’Agata, dal quale lo stesso gruppo prende il nome e da cui è tratto lo sceneggiato che ha fatto da apripista alla lunga serie di produzioni, a puntate, dedicate al mistero e prodotte della RAI (Radiotelevisione Italiana) negli anni settanta. La proposta musicale dei nostri, molto ecclettica e particolare, colpisce da subito la sala dell’Arci Tom: infatti, rispetto a tutte le band precedenti, Il segno del comando approccia uno stile più orientato al jazz-rock-prog-dark davvero ben eseguito che, immediatamente, scatena la curiosità di tutta la sala. In questa nuova prova live, la band vanta temporaneamente tra le proprie fila nientedimeno che Dorian Mino Demistrel dei Fungus Family, qui subentrato al posto di Riccardo Morello, attualmente assente per alcune ragioni famigliari (sembra, infatti, che il musicista sia diventato da poco padre, ndr). Orfano, quindi, di un musicista di forte caratura, il combo esoteric prog rock è autore di una prestazione molto buona, supportata anche da un’ottima esecuzione tecnica del buon Dorian che sembra sentirsi a proprio agio in questa sua nuova dimensione live. Buona è anche l’esecuzione del brano “Aseità”, singolo che mette in mostra tutte le qualità esecutive del bassista Diego Banchero e del tastierista Davide Bruzzi. Un grande live quello offerto dal sestetto ligure, forse un po’ troppo complesso ad un orecchio non particolarmente avvezzo a questo genere di sound ma decisamente valido ed impeccabile che meriterebbe di essere gustato ancora e ancora in sedi future.

IL SEGNO DEL COMANDO lineup:

  • Diego Banchero – Bass
  • Dorian Mino Demistrel – vocals
  • Davide Bruzzi – guitars
  • Roberto Lucanato – guitars
  • Fernando Cherchi – drums
  • Beppi Menozzi – keyboards
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foto: Massimo Plessi

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Serial Vice
“Noi siamo i Serial Vice, veniamo dal Salento e non facciamo Reggae”. Così la band salentina si presenta al pubblico dell’Arci Tom, una presentazione certamente di grande effetto! Con un solo album alle spalle, i nostri sono autori di un heavy metal classico con piccoli accenni a sonorità più moderne, di cui ne verrà offerto un buon assaggio nel corso di questa serata durante l’esecuzione dei brani “You Are My Heroin” e “Master Of No-Life”, vero inno power metal che da subito ha catalizzato su di sé tutta l’attenzione degli astanti qui presenti. La proposta della band risulta da subito molto interessante e presenta un gruppo dal grande potenziale, capitanato dal carismatico leader Giacomo Albanese, grandissimo frontman di spessore, la cui padronanza vocale regala attimi di puro piacere metallico! Ottima anche la prestazione dei due axemen Andrea Donaera e Matteo Cirfeda, i cui assoli si fanno decisamente sentire, nonostante qualche piccola imperfezione acustica dovuta a qualche malfunzionamento dei suoni. Convincenti, i Serial Vice meriterebbero certamente di essere visti anche in altri contesti futuri.

SERIAL VICE lineup:

  • Giacomo Albanese – Vocals
  • Andrea Donaera – Guitars
  • Matteo Cirfeda – Guitars
  • Stefano Bianchini – Bass
  • Alessandro Scorrano – Drums
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foto: Massimo Plessi

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IN.SI.DIA
Ci troviamo già nel cuore caldo dell’intera manifestazione e ci dirigiamo subito verso il palco A, dove ci attendono trepidamente gli In.si.dia, combo thrash metal storico bresciano, pronto ad incendiare il palco dell’Arci Tom. Rispetto agli act passati, si nota come il numero di affluenza sia notevolmente incrementato nel corso della serata, segno, questo, di un forte entusiasmo da parte del pubblico italiano, già da tempo pronto a godere di questa nuova edizione ricca di sorprese. “Il Mondo Possibile”, tratto dall’ultimo lavoro in studio “Denso Inganno”, dà inizio alle danze, nuovamente ci si interfaccia con dei testi cantati in italiano, prevalentemente incentrati sulla denuncia del malessere, dell’alienazione e della violenza nella nostra odierna società, pronti a liberare tutta la rabbia che si ha in corpo. La performance offerta dagli In.Si.Dia è decisamente sensazionale ed è supportata da incredibili assoli frenetici di slayeriana memoria e riff pungenti sulle orme dei Metallica dei bei tempi andati. Ottimo è l’entusiasmo dei presenti su brani come “Il tempo” o ancora “Sulla mia strada”, due dei cavalli di battaglia della band, i cui ritornelli vengono letteralmente gridati da ogni singolo spettatore qui presente. Un live, questo, potente, carico di rabbia e senza fronzoli, che ha permesso all’audience mantovana di godere nuovamente di un’altra bellissima prova dei bresciani, sempre autori di performances magistrali e sempre al top dell’eccellenza!

IN.SI.DIA lineup:

  • Fabio Lorini – Vocals, Bass
  • Manuel Merigo – Guitars
  • Alessandro Venzi – Guitars
  • Alberto Gaspari – Drums
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foto: Massimo Plessi

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Stray Bullets
Come una scheggia impazzita, si ritorna al palco B. Questa volta ci attendono gli Stray Bullets, band veronese attiva dal 2007. Seppur ancora molto giovane, la band ci accoglie con sonorità più hard rock, che a tratti sembrano voler abbracciare melodie e tinte più glam, presentandoci così una proposta sì interessante, ma decisamente più “leggera” rispetto a ciò che ci è stato propinato finora. Il bizzarro mash up dei veronesi intriga ugualmente il pubblico, da sempre attento e curioso verso le novità offerte in cartellone: la musica dei nostri, infatti, non viene disdegnata e anzi, il live procede bello spedito senza troppe pause. Ottima l’esecuzione musicale dei pochi pezzi presentati in scaletta, che vengono comunque accolti e ben recepiti.

STRAY BULLETS lineup:

  • Alex Chinaski – Vocals, Guitars
  • Dave Dufford – Bass guitar, Backing vocals
  • Steven Evil – Rhythm guitar, Lead guitar, Backing vocals
  • Zen – Drums, Backing vocals
  • Nick – Rhythm guitar, Lead guitar, Backing vocals
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foto: Massimo Plessi

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Witchwood
Nati dalle ceneri dei Buttered Bacon Biscuits, i Witchwood sono ad oggi una delle migliori realtà del panorama hard rock/prog italiano. Con le loro sonorità che da subito richiamano i begli anni ’70, i Witchwood ci trascinano nel loro viaggio sonoro grazie all’inconfondibile suono del flauto traverso, accompagnato dal synth e dall’organo Hammond, riportandoci alla mente le sonorità dei Jethro Tull o degli Uriah Heep (di cui ne omaggeranno la carriera nel corso della serata, grazie all’esecuzione del brano “Gipsy”, ndr), senza, però, cadere in repliche scadenti dei classici. I nostri ci trasportano in un vero e proprio viaggio, dove ogni componente della band sfodera una prestazione magistrale conquistando il pubblico in sole poche battute. Appena sette i brani che compongono la scaletta dei romagnoli, che va a ripercorrere gli unici due lavori pubblicati in studio, di cui menzioniamo la bellissima “A Grave is the River”, dove il vocalist Ricky Dal Pane si rende protagonista di un’esibizione fenomenale. Ottima scoperta, per chi scrive. I complimenti, ovviamente, sono meritati, poiché i nostri hanno davvero saputo coniugare tanti generi musicali diversi che hanno scaturito l’incredibile interesse da parte di un pubblico sempre più affamato di novità.

WITCHWOOD lineup:

  • Riccardo “Ricky” Dal Pane – Vocals, electric and acoustic guitar, mandolin & percussion
  • Andrea “Andy” Palli – Drums & percussion
  • Stefano “Steve” Olivi – Hammond, piano, synth & moog
  • Luca “Celo” Celotti – Bass
  • Samuele “Sam” Tesori – Flute & harmonica
  • Antonino “Woody” Stella – Lead guitar
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foto: Massimo Plessi

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Chrysarmonia
Ed ecco arrivare l’ultima band a calcare il palco B prima del gran finale: Chrysarmonia. La band alternative hard/rock è, infatti, nata da appena un anno (infatti si è formata giusto appunto la scorsa estate, ndr) e si presenta al pubblico con un solo EP alle spalle, “Metamorphosis”, la cui uscita viene anticipata  dalla promozione del singolo/video “I Know Who I Am”. L’emozione appare da subito evidente negli occhi e nei volti di ciascun membro della band e, nonostante la grossa euforia di calcare un palco così importante, i nostri non si perdono d’animo e anzi, offrono agli spettatori una performance lodevole. È, infatti, la singer Vania Guarini a lasciarci letteralmente a bocca aperta con la sua voce! Buona la padronanza tecnica della band, la quale, forse, risulta leggermente atipica per questo tipo di contesto, poiché l’offerta musicale dei nostri passa dal rock classico al soul, ma che, nel complesso, non sfigura in un cartellone così variegato come quello scelto in questa nuova edizione del festival. Dei Chrysarmonia si sa poco e niente, poiché non vi sono troppe informazioni online inerente a questo gruppo, ma si spera che il futuro possa riservare loro belle sorprese, poiché nel breve set offerto ai presenti, i nostri hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per poter sostenere anche palchi più importanti e di certo meriterebbero un adeguato supporto!

CHRYSARMONIA lineup:

  • Vania Guarini – vocals
  • Fabio Chiappella – drums
  • Davide Paggiarin – guitars
  • Simone Pampuri – bass

 

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foto: Massimo Plessi

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Necrodeath
In men che non si dica, stiamo raggiungendo le battute finali di questa nuova edizione dell’Acciaio Italiano. Cosa c’è, quindi, di meglio dei Necrodeath come apripista per la Strana Officina? La storica band thrash/black metal genovese da subito scatena ed infiamma gli animi di uno stage già bello gremito. In questo nuovo contesto i genovesi ci deliziano grazie ad una scaletta bella ricca e variegata che, per l’occasione, vuole spegnere ben due importanti candeline: infatti, la band festeggerà il trentennale di “Fragments Of Insanity” e, allo stesso tempo, il ventennale di “Mater Of All Evil”, capolavori assoluti per chi segue da sempre questo filone musicale e considerati tuttora delle vere pietre miliari! I riff violenti in puro stile death metal catturano gli sguardi degli astanti, i quali, però, con grosso dispiacere di chi scrive, non hanno voluto tentare minimamente nessun headbang o circlepit di sorta, cosa, questa, che sembra aver lasciata basita persino la stessa band. Accantonato lo stupore per non aver scatenato una vera rissa durante l’esecuzione della magistrale “The Whore Of Salem”, ci addentriamo maggiormente nell’esibizione offerta dal quartetto ligure, Flegias sfoggia una forma smagliante e si carica ancora di più ad ogni pezzo eseguito dalla band, la quale decide di non lasciarci mai un solo minuto di respiro. L’epilogo di quest’incredibile manifestazione all’insegna del thrash black giunge quando i nostri accennano le prime note di “The Antichrist”, celebre brano targato Slayer, che strappa un ulteriore sorriso sui volti degli spettatori, completamente assorbiti da una prestazione da urlo.

NECRODEATH lineup:

  • Flegias – Vocal
  • Peso – Drums
  • Pier – Guitars
  • GL – Bass
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foto: Massimo Plessi

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Strana Officina
Con la Strana Officina si arriva davvero alla parte conclusiva di questa nona edizione dell’Acciaio Italiano. La band heavy metal livornese è una delle band apripista dell’heavy metal italiano e lo si capisce subito dall’energia che i nostri hanno sul palco che, in questo contesto, diventa un’unica sfera di adrenalina che investe tutti gli spettatori presenti in sala. È difficile, effettivamente, descrivere nel dettaglio che cosa si prova durante uno show targato La Strana Officina, perché tante sono le emozioni che i nostri riescono a trasmettere al proprio pubblico: dalla grinta di pezzi come “King Troll” e “Metal Brigade” alla malinconia di “Autostrada Dei Sogni”, i nostri trasportano l’ascoltatore in un viaggio fatto di tanti colori e tante sfumature. Tanta l’energia che fuoriesce anche da Dario “Kappa” Cappanera, una vera e propria macchina da assoli indomabile, ma anche eccelsa è la prestazione del mitico Daniele “Bud” Ancillotti che, con grande carisma, rende partecipe il pubblico muovendosi in ogni parte del palco ed interagendo con esso a più riprese. Con “Non Sei Normale” l’audience mantovana va in visibilio a dimostrazione di quanto questa band abbia influenzato tutte le generazioni, anche le più giovani: tantissimi sono, infatti, i giovanissimi che conoscevano a menadito ogni singola canzone suonata in questo nuovo set dei nostri! Non solo i grandi classici vengono offerti al grande pubblico: trovano, infatti, spazio anche alcuni estratti dall’ultima release discografica di casa Officina, “Law of the Jungle”, che purtroppo non sembrano fare molta presa rispetto agli evergreen della band toscana, da sempre pienamente accolti e applauditi a piene mani. Anche con La Strana Officina, la tempistica tira brutti scherzi: per non scontentare nessuno, la band racchiude in un unico medley due singoli (“Luna Nera” e “Piccolo Uccello Bianco”) che scatena nuovamente un grande entusiasmo generale. Encore affidato a “Viaggio In Inghilterra” ed “Officina”, che conclude così la nona edizione di Acciaio Italiano Festival. Un evento, questo, davvero ben fatto, capitanato da band navigate e gruppi emergenti di qualità. A parer di chi scrive, sono questi gli eventi che meriterebbe un maggior supporto da parte di stampa e affluenza, poiché essi possono permettere al metal italiano di rinascere e di crederci ancora. E molto di questo merito va anche all’Arci Tom e alla sua organizzazione, sempre presenti e ed in prima linea a sostenere il metal in tutte le sue sfaccettature, poiché, si sa, il metal non è morto ed anzi, è più vivo ora che mai!

Setlist:

  1. King Troll
  2. Profumo di puttana
  3. Sole, mare, cuore
  4. Boogeyman
  5. Endless Highway
  6. Law of the Jungle
  7. Unknown Soldier-Falling Star (medley)
  8. Non sei normale
  9. Luna nera-Piccolo uccello bianco (medley)
  10. Metal Brigade (Difendi la fede)
  11. Autostrada dei sogni
  12. Viaggio in Inghilterra
  13. Officina

STRANA OFFICINA lineup:

  • Daniele”Bud”Ancillotti – Vocals
  • Enzo Mascolo – Bass
  • Rolando Cappanera – Drums
  • Dario Cappanera – Guitars
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foto: Massimo Plessi