A teatro con Edu Falaschi

EDU FALASCHI + CALIBRO90 + PEQUOD + WHITE THUNDER
live @ Teatro Vittorio Veneto, Colleferro (Roma)
– giovedì 18 giugno 2015 –

LIVE REPORT •
Una serata molto particolare quella del 18 giugno a Colleferro (Roma). Nella suggestiva cornice del Teatro Vittorio Veneto abbiamo potuto ammirare uno dei cantanti più apprezzati della scena prog power metal internazionale: Edu Falaschi. Il singer brasiliano, noto per i suoi trascorsi con Angra ed Almah, è in tournée per celebrare i 25 anni di carriera e sta girando l’Italia proprio in questi giorni. Purtroppo la concomitanza con l’immancabile appuntamento con la “hottest band in the world” della scorsa settimana, aveva fatto perdere a molti appassionati, me compreso, la tappa romana di Edu (ampiamente recensita per Metalrock dalla nostra Magda Red qui), ma fortunatamente, a pochi giorni di distanza, è tornato nelle vicinanze della capitale dandomi così l’occasione, ancora un volta, di poter assistere alla sua esibizione.

White Thunder
L’onore di dare il via alla “rappresentazione” (in fondo siamo a teatro) è affidato ai White Thunder. Romani, giovanissimi e dediti al metal: questa è la loro formula. Nati come cover band dei Judas Priest (e si sente), si sono da poco spinti verso la realizzazione di pezzi propri e da quello che ci hanno fatto sentire in questa serata, devo dire che lo stanno facendo anche bene. Naturalmente, come è ovvio che sia, timidezza e preoccupazione l’hanno fatta da padrone durante quasi tutto il loro set, ma calcare con passione quelle assi li ha portati pian piano a prendere confidenza con il palcoscenico ed offrire così una performance di tutto rispetto con piccoli gioiellini come “Just A Man” o “The King Under The Mountain”. Nei loro brani spicca la grinta e l’energia di Mattia Fagiolo (voce), i suoi toni epici ben si adattano alle graffianti chitarre di Jacopo Fagiolo e Alessandro De Falco. Sia ben chiaro però: non si grida assolutamente al miracolo, siamo di fronte ad una band ancora in erba, che deve maturare ben bene, di tempo ne hanno a iosa e di voglia altrettanta, però i presupposti ci sono e questo è l’importante. Un’appunto però vorrei farlo proprio a Mattia, che tutto fa meno che il frontman, ruolo che invece dovrebbe essere di sua esclusiva competenza: sempre in movimento, troppe passeggiate in lungo e largo sulla scena, costantemente dietro i suoi compagni e di conseguenza zero coinvolgimento col pubblico. Se ha osservato con attenzione Edu Falaschi, come credo abbia fatto da giovane musicista che tutto ha da imparare, probabilmente ha capito cosa intendo per “frontman”: a volte bisogna saper catturare l’attenzione anche visivamente.

Setlist: “Delphi’s Oracle” – “Just A Man” – “The Demon In Your Head” – “Dark Clouds” – “The King Under The Mountain”

WHITE THUNDER lineup:
Mattia Fagiolo – Vocals
Jacopo Fagiolo – Guitars
Alessandro De Falco – Guitars
Davide Fabrizio – Drums
Elia Grasso – Bass
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Pequod
La sala nel frattempo va riempiendosi. Certo, assistere ad un concerto rock comodamente seduti in poltrona non è che sia il massimo: credetemi, l’headbanging viene molto meglio in piedi! Ma con il gruppo che sta per entrare in scena questo tipo di situazione è l’ideale per apprezzarne al meglio le doti: ecco i Pequod. Loro provengono da Valmontone (Roma) e fanno prog rock completamente strumentale, come si usava spesso fare negli anni a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del ’70, con band come Elp, Gentle Giant, King Crimson e perché no, Premiata Forneria Marconi, il tutto sapientemente miscelato ai suoni moderni carpiti a Dream Theater e Liquid Tension Experiment (tanto per citare alcune delle loro influenze), con una spruzzatina di jazz/fusion, creando così un cocktail dal gusto unico ed accattivante. Non fanno metal, e neanche hanno voglia di farlo perché non è nelle loro corde e nel contesto della serata sono fuori tema, in fondo Edu Falaschi è orientato verso il genere principe della musica (non accetto repliche: l’heavy metal è la massima espressione musicale di tutti i tempi!). E allora? Beh, i Pequod sono un’eccellenza nostrana sconosciuta ai più, sicuramente la loro non è il tipo di musica che io seguo, ma la band ha veramente gli attributi per farsi conoscere e dare una dimostrazione di tutte le loro qualità. Classe, eleganza, tecnica: questi sono gli ingredienti con i quali costruiscono i loro arrangiamenti raffinati, ben strutturati ed articolati.
Nulla nel loro sound è dato al caso, ognuno fa la sua parte con millimetrica precisione, senza eccessi che potrebbero inficiare una performance perfetta: dalle suggestive atmosfere create dalle tastiere di Matteo Piacentini sulle quali Filippo Monaco adagia come petali di rose le note che magicamente estrae dalla sua chitarra, al drumming ricercato di Marco Dellutri sul quale Alessandro Petitto tesse col suo basso un tappeto sonoro multiforme, creando nell’insieme un panorama musicale dai mille colori. Decisamente bravi.

Setlist. “China Flower” – “Cat” – “#2” – “#1” – “Metamorfosi”

PEQUOD lineup:
Filippo Monaco – Guitar
Marco Dellutri – Drums
Alessandro Petitto – Bass
Matteo Piacentini – Piano & Keyboards
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Calibro90
Il sipario ora si apre sul terzo gruppo in programma: i Calibro90. Probabilmente mi farò altri nemici, ma tutti sanno quale sia la mie direzione musicale. Devo confessare che andare ad un concerto improntato più su sonorità indubbiamente hard&heavy e trovarmi di fronte una band che fa pop/rock mi lascia alquanto perplesso (mai quanto aver visto a suo tempo le Vibrazioni aprire per gli Ac/Dc…). E’ chiaro che, come spesso accade in situazioni del genere, un gruppo locale (i Calibro90 sono di Colleferro) venga sempre inserito in cartellone (basti ricordare che per ben due anni, in quel di Bellagio, prima degli Y&T abbiamo dovuto “sopportare” una band punk del luogo). Ora non vorrei innescare le ennesime polemiche sul caso, ma purtroppo se ad un concerto metal non sento solo metal, mi vedo costretto a dire qualcosa. La mia può sembrare un’incoerenza, visto che qualche riga sopra ho elogiato fin troppo i Pequod che metal non sono, ma la mia valutazione, in quel caso, è stata fatta sulle basi delle loro peculiarità. D’altra parte da reporter dovrei attenermi esclusivamente a cosa è avvenuto nel corso del concerto, ma da metallaro preferisco riportare le mie sensazioni. I Calibro90 decisamente non sono heavy metal e sinceramente non sono riuscito ad inquadrarli in un genere ben definito, come d’altra parte la miriade di band che si affacciano sul mondo musicale di adesso e che non vogliono essere etichettate: la loro prerogativa è fare solo musica, qualunque essa sia, basta suonare (in che modo poi conta meno che poco). Ah! come rimpiango i bei tempi passati quando invece i generi erano ben definiti, sui giornali di settore si trovavano notizie relative solo ad un certo tipo di musica e non succedeva come oggi che su un magazine hard&heavy leggi notizie su Pink Floyd, Queen, Muse, Billy Idol e chi più ne ha più ne metta, della serie: facciamo una bella confusione e riscriviamo l’enciclopedia della musica. Poi non ci lamentiamo se su alcune testate nazionali si legge: “la svolta metal di Vasco…”. Quindi, detto questo, io continuo a dare le mie belle etichette a tutti i generi e sottogeneri musicali, come si è sempre fatto. E allora parliamo, brevemente, dei Calibro90: in che genere inquadrarli? Pop? Rock? Progressive? Questo si evince leggendo le loro note biografiche sulla pagina di un famoso social network, e permettetemi di sorridere un pochino su alcuni nomi che indicano come loro principali fonti di ispirazione: Led Zeppelin, Deep Purple, Dream Theater, Pink Floyd… Dico questo perché arrivare qui con queste premesse e poi ascoltare tutt’altro disorienta un tantino. Ora, che siano gruppi oggetto dei loro ascolti è una cosa, ma da qui a dire che hanno influenzato il loro sound è ben altra cosa. Non mi addentro sulle preferenze musicali del pubblico presente al Teatro Vittorio Veneto perché la musica è soggettiva (anche se più di qualcuno mi ha ingenuamente confidato di essersi annoiato con loro, ma forse non erano proprio loro amici), ma dei vari Deep Purple, Led Zeppelin etc… etc… personalmente non ne ho sentito nemmeno l’odore. I Calibro90 hanno “sparato” le loro cartucce (scusate il gioco di parole) fatte di mero e semplice pop/rock, ricalcando a tratti le sonorità dei Dire Straits, in alcuni momenti quelle di band (che io aborro) come Foo Fighters o Green Day, che vanno per la maggiore tra le giovani leve, o addirittura quelle più italiche come i Negrita: insomma è chiaro che cavalcano l’onda di una moda (o Modà) che non fa proprio parte del mio dna, ma che giustamente, in un ottica prettamente commerciale, viene seguita dai più, soprattutto nel nostro Paese. Ciò non toglie che Daniele Imperioli dimostra di sapersi ben destreggiare dietro il microfono (e lo vedremo poco dopo a fianco di Falaschi), per il resto invece (e qui pioveranno insulti) ci troviamo di fronte a normale amministrazione, ma d’altronde in questo tipo di musica sarà ben difficile trovare dei virtuosi. E se qualcuno, come è accaduto a fine serata, dirà che si sente anche l’ascendente dei Dream Theater nel loro songwriting, beh, è meglio che lo faccia in mia assenza, perché mi costringerebbe ad un impietoso confronto con la band di Petrucci. A questo punto molto meglio allora rifarsi alla semplicità degli Ac/Dc. Ma è chiaro che dovranno seguire la loro strada suonando ciò che più si sentono dentro e che remunerativamente parlando gli porti qualcosa, senza pensare alle cose dette da un “defender” come me. In bocca al lupo.

Setlist: “The Vision” – “Deception Is Revealed” – “Wild Waves” – “Alone” – “Imprisoned” – “Miracle” – “The End Of The King”

CALIBRO90 lineup
Daniele Imperioli – Voice
Marco Cutini – Guitar
Lorenzo Zanelli – Guitar
Andrea Piacentini – Keyboards
Roberto Pavia – Bass
Luca Cutini – Drums
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Edu Falaschi
Chiusa la parentesi (e il sipario) sui sei ragazzi di Colleferro, si giunge al gran finale: tutto è pronto per l’arrivo di Edu Falaschi. Una band composta da musicisti di grande esperienza lo accompagna nel suo mini-tour ed anche questa sera, come nelle date precedenti, hanno avuto modo di dimostrare le proprie capacità. Si parte con “Acid Rain” ed ovviamente la serata assume tutto un altro aspetto, professionalità e magnificenza diventano protagonisti della scena e veniamo investiti da un’onda sonora di grande impatto e nel contempo maestosa. Edu sale in cattedra e ci conquista con la sue vocalità e tonalità; è chiaro che siamo di fronte ad un singer di grande caratura, ma che con umiltà sa anche creare una magica interazione con il suo pubblico. E’ felice di essere in una location come questa, anche a lui sembra strano di vederci in poltrona, in fondo siamo ad un concerto rock: “Potrei cantare qualcosa di Frank Sinatra” – ci dice – e quindi riprende lo spettacolo pescando dal cilindro brani tratti dalla produzione degli Angra (purtroppo nulla dagli Almah per i motivi che leggerete più avanti) come “Wishing Well” o “Heroes Of Sand” e proponendo alcune cover famose, tra cui spicca “Two Minutes To Midnight” degli Iron Maiden. La chitarra di Francesco Corapi ruggisce come un leone, i suoi riff tagliano come artigli la coltre di fumo che di tanto in tanto invade il palcoscenico, mentre alle sue spalle Titta Tani imprime il ritmo del nostro headbanging con il suo drumming imponente, lui che già ci sorprende come vocalist (Astral Domine e precedentemente Dgm ed Astra, tanto per citarne alcuni) lo fa altrettanto da dietro le pelli: un musicista a 360°.
Edu invita sul palco il primo ospite della serata ed ecco che su “Perfect Strangers” dei Deep Purple assistiamo ad un bel duetto con Daniele Imperioli (singer dei Calibro90) per nulla intimorito di essere al cospetto di un artista così illustre, mentre sul finale il simpatico Dino Fiorenza ci regala una serie di funamboliche acrobazie col suo basso.
La voce di Falaschi sa anche emozionare quando è necessario, come su “Bleeding Heart” introdotta con delicatezza dalle suggestive note del piano di Mistheria. Si torna sui binari più hard con la successiva “Burn” che vede salire sul palco il giovane Mattia Fagiolo (cantante dei White Thunder), visibilmente emozionato a condividere la scena con Edu Falaschi e cimentarsi con lui nell’interpretare uno storico brano come quello dei Deep Purple che scatena l’entusiasmo di tutta la platea, trascinata da quel riff leggendario, macchiato solo sul finale da un assolo un po’ incerto ed improvvisato di Francesco Corapi. Ma va bene così, dopo la buona performance questo piccolo neo glielo si può anche perdonare.
Purtroppo arriva la mezzanotte e come Cenerentola, anche Edu Falaschi è costretto ad abbandonare il gran ballo, le ordinanze comunali non permettono di superare un certo orario e così la serata finisce anzitempo privandoci di una gran parte dello show, ma a differenza della giovane fanciulla di fiabesca memoria Edu di cristallino non ci ha lasciato la sua scarpetta, ma la sua magnifica voce che continuerà a risuonare tra quelle mura che hanno avuto l’onore di ospitare un grande artista come lui.

Setlist: “Acid Rain” (Angra) – “Wishing Well” (Angra) – “Two Minutes To Midnight” (Iron Maiden) – “Heroes Of Sand” (Angra) – “Perfect Strangers” (Deep Purple) – “Bleading Heart” (Angra) – “Burn” (Deep Purple)

EDU FALASCHI lineup:
Edu Falaschi – Vocals
Francesco Corapi – Guitars
Titta Tani – Drums
Dino Fiorenza – Bass
Mistheria – Keyboards

report: Rockberto Manenti