Coroner: “metal vortex” al Traffic

CORONER + ACID DEATH + CONTAGIO + A TASTE OF FEAR
live @ Traffic, Roma
– venerdì 5 febbraio 2016 – 

LIVE REPORT •

Una delle band più particolari del panorama thrash metal torna in Italia dopo aver presenziato nel 2014 al Rock Hard Festival (come già aveva fatto nel 2011), e questa è la sua “prima volta” a Roma: si tratta dei technical thrashers svizzeri Coroner. Il gruppo si forma nel 1983 con una identità sonora assai lontana da quella che poi sarà la loro innovativa proposta musicale, infatti all’epoca si muovevano su lidi più vicini ai Mötley Crüe, poi uno split e la ricomposizione nel 1985 con la formazione classica del trio: Ron “Royce” Broder alla voce e al basso (c’era già nel 1984 ma si occupava solamente delle quattro corde); Tommy “T.Baron” Vetterli alla chitarra e Mark “Marquis Marky” Edelmann, fondatore della band, alla batteria. Con questa formazione il gruppo svizzero rilascia cinque album in cui, partendo da una base decisamente thrash, per quanto l’estro creativo si spinga a comporre brani dall’alto tasso tecnico, si spostano verso lidi sempre più progressivi e sperimentali, fino all’ultimo disco, “Grin” del 1995, dove miscelano il loro sound con elementi tratti dall’industrial e dall’ambient, dando così un tono avanguardistico alla loro musica. A supportare questo nume tutelare della scena thrash europea questa sera ci sono due band italiane, i recenti A Taste Of Fear (formatisi nel 2014) e i Contagio, più una band greca attiva già dall’ultimo scorcio degli anni ’80, ovvero gli Acid Death.

A Taste Of Fear
Purtroppo per colpa dei ritardi dei mezzi pubblici arrivo al Traffic che l’assaggio della paura è già cominciato, e mi perdo così i primi due brani, “Ripped Soul’s Gift” e “Southern Hate”: gli altri tre, “Into Hell”, “Make Suffer” e “The Passage” sono decisamente orientati sulla velocità e sulla rabbia, si vede che la band butta sul palco tutta la sua energia e foga nel mix di thrash tecnico e death metal. Purtroppo tre canzoni non bastano per una corretta valutazione di una band; di sicuro è lodevole l’impegno che gli A Taste Of Fear mettono in ciò che fanno, con violenza e precisione, ma di certo essendo di recente formazione hanno ulteriori margini di miglioramento. Oltre a ciò, il chitarrista Emiliano Pacioli e il batterista Flavio Castagnoli erano alla loro prima esibizione con la band. Alla prossima ragazzi!

Setlist:

  1. Ripped Soul’s Gift
  2. Southern Hate
  3. Into Hell
  4. Make Suffer
  5. The Passage

A TASTE OF FEAR lineup:

  • Stefano Sciamanna – Vocals
  • Emiliano Pacioni – Guitars
  • Michele Attolino – Bass
  • Flavio Castagnoli – Drums

 

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Contagio
I Contagio sono una band di stampo death’n’roll (loro si etichettano “undead & roll” date le tematiche trattate, “non-morti” e zombies), un genere che non rientra tra i miei ascolti, ma ho trovato piacevole la proposta della band. Gli spettatori sono investiti da un suono massiccio e sporco che si dipana generalmente su un ritmo dinamico ma non troppo veloce e su una certa varietà: oltre a dei classici riff alla Entombed di “Wolverine Blues”,sono presenti momenti che richiamano il punk rock e altri di scuola hard rock, mentre il vocalist “Anto” vomita con uno screaming acido sul pubblico storie e scenari post apocalittici, sangue e zombie, e il batterista “Dave” sostiene le canzoni con un drumming preciso e multiforme, passando da pattern prettamente death metal a passaggi che sfiorano il rock.
Raccogliendo anche l’impressione dei presenti, l’impatto avuto dalla band è positivo, anche il pubblico trova le canzoni ben suonate, in maniera precisa, e divertenti.

Setlist:

  1. Intro
  2. Blood Trail
  3. Broken Promises
  4. Sorroundead
  5. Requiem for the Undead
  6. Rest In Pieces
  7. Rise from the Mud

CONTAGIO lineup:

  • Antonello “Anto” Maramao – Vocals
  • Sergio “Serji” Rosa – Guitars
  • Mario Ninkovic – Bass
  • Davide “Dave” Tomadini – Drums

 

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Acid Death
Gli Acid Death sono un gruppo con più di un quarto di secolo di carriera sulle spalle: fondati dal cantante/bassista Savvas Betinis e dal chitarrista Dennis Kostoupolos nel 1989, hanno rilasciato negli anni dal 1990 al 2001, anno del primo scioglimento fino alla reunion nel 2011, e dopo essersi riformati 4 full lenght e un discreto numero di demo ed ep.
Autori di un composto esplosivo di death e thrash decisamente tecnico, i primi brani sono orientati verso l’alta velocità: riff che evocano forze oscure (che rispondono ai nomi di Kreator e Slayer) sostenuti da una sezione ritmica che pesta con chirurgica precisione ed il giusto “tiro”. Il modo di cantare di Betinis, intento anche a macinare note al basso, mi ricorda molto quello di Petrozza: un cantato fatto di rabbiosa cattiveria e una certa dose di cinismo nel declamare i problemi e i falsi idoli della società. Dopo i primi brani dal piglio decisamente thrash, la proposta della band si sposta su territori più aderenti alla ricetta del death metal americano dei primi anni ’90, sia per l’uso di blast beat sia per i rallentamenti che danno varietà alle canzoni, per il riffing che si fa più cupo e (appunto) “death-oriented”: oltre a questa miscela d’ingredienti va sottolineato in questa seconda parte della scaletta questi pezzi mostrano una caratura tecnica notevole, che risulta maggiormente anche per la diversificazione tra up tempo e mid tempo. Questa band è stata una lieta sorpresa!

Setlist:

  1. Mental Slime (intro)
  2. Truth Revealed
  3. Balance of Power
  4. Psycho Love (intro)
  5. Inside My Walls
  6. Reappearing Freedom
  7. Hall of Mirrors
  8. Supreme Act of Heroism
  9. Apathy Murders Hope

ACID DEATH lineup:

  • Savvas Betinis – Vocals, Bass
  • John Anagnostou – Guitars
  • Dennis Kostopoulos – Guitars
  • Kostas Alexakis – Drums

 

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Coroner
Con una certa puntualità sulla tabella di marcia (d’altro canto sono svizzeri!) i Coroner salgono on stage: c’è una certa trepidazione perché per la prima volta tanti di noi presenti possono vederli fisicamente con i propri occhi, oltre che essere in attesa di bearsi delle loro canzoni. Eccetto qualche capello meno (e siamo generosi con il buon Ron Royce…) e un po’ di pancetta che T. Baron nasconde sotto una clamorosa t-shirt recante la scritta “automatic UZI” (pistole mitragliatrici inventate in Israele), la band è in buona forma. Alla batteria però non c’è Markus “Marquis Marky” Edelmann, il suo posto è stato preso nel 2014 da Diego Rapacchietti, che si dimostrerà assolutamente all’altezza delle composizioni del batterista e fondatore dei Coroner; c’è anche un ulteriore elemento sul palco insieme ai tre, si tratta di Daniel Stoessel il cui ruolo è quello di occuparsi delle tastiere, delle programmazioni al computer e delle backing vocals.
Devo ammetterlo, lo show dei Coroner mi ha lasciato un po’ interdetto dato che la band esegue una scaletta che privilegia i due dischi degli anni 90, ovvero “Mental Vortex” e “Grin”, lasciando poco spazio ai pezzi anni ’80 (tre da “No More Color”, uno da “Punishment for Decadence” e uno da “R.I.P.”), per cui nella loro performance prevale il lato sperimentale della loro arte, caratterizzato anche dall’uso di suoni campionati dal piglio molto “industriale”, freddo e alienante.
Lungi da me criticare il percorso che i Coroner hanno intrapreso durante la loro attività, ma la maggioranza dei brani presenta ben poco impatto, cosa che tutti noi thrashers incalliti tanto amiamo nei dischi dei nostri beniamini; oltre a ciò, i componenti sono pressoché immobili durante l’esecuzione dei brani (mi riferisco ovviamente a Vetterli e Royce, Rapacchietti era seduto e anzi ogni si alzava in piedi mentre colpiva i piatti con tremenda veemenza) mentre di solito vedere i musicisti muoversi e agitarsi sul palco permette di instaurare una certa sintonia con il pubblico.
Nella gran quantità dei pezzi meno diretti dell’esibizione c’erano pur sempre dei passaggi che si avvicinavano al thrash (vedi “Son Of Lilith” e “Semtex Revolution”) e in quei momenti si vedevano le teste dei presenti muoversi su e giù, ma per il resto, mancando un po’ il “tiro”, sono rari i momenti di pogo e esaltazione, nonostante ci sia chi apprezzi molto anche quei pezzi più “strani”, come ad esempio “Internal Conflicts” e “Status: Still Thinking”). La band si riprende alla grande quando spara le sue cartucce più veloci e trascinanti, ovvero “Masked Jackal” con il suo terremotante “Worshipped! By the masses!”, “Reborn Through Hate” dal chorus che fa salire l’omicidio (durante la quale mi son messo a dar pugni alla parete per il fomento) e l’altrettanto cattiva “Die By My Hand”. Ammetto che la scarica di adrenalina datami da queste canzoni è sufficiente da farmi uscire dal concerto con una certa soddisfazione, mentre, sempre cogliendo impressioni tra il pubblico, c’è chi si è esaltato durante tutta l’esibizione e chi invece l’ha trovata un po’ piatta e ne è rimasto deluso.

Setlist:

  1. Intro / Golden Cashemere Sleeper
  2. Divine Step (Conspectu Mortis)
  3. Serpent Moves
  4. Internal Conflicts
  5. O.A.
  6. Son Of Lilith
  7. The Lethargic Age
  8. Semtex Revolution
  9. Tunnel Of Pain
  10. Status: Still Thinking
  11. Metamorphosis
  12. Masked Jackal
  13. Grin (Nails Hurt)
  14. Noir Noise
  15. Reborn Through Hate
  16. Die By My Hand

CORONER lineup:

  • Ron Broder “Ron Royce” – Vocals, Bass
  • Tommy Vetterli “T.Baron” – Guitars
  • Diego Rapacchietti – Drums
  • Daniel Stoessel – Keyboards, Computer Programming

 

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report: Lorenzo Cipolla

 

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