Therion: occultismo e sinfonie a Brescia

THERION + LUCIFERIAN LIGHT ORCHESTRA + EGO FALL + IMPERIAL AGE
live @ Circolo Colony, Brescia
– martedì 19 gennaio 2016 – 

 

LIVE REPORT •
Non so se vi capita di assistere a concerti in cui tutto risulta surreale, quasi assurdo, eppure decisamente funzionante e coinvolgente. Il 19 gennaio è stato per me una fiera delle curiosità e delle stranezze, ma al contempo ho assistito ad uno dei live più entusiasmanti che abbia mai visto. Nonostante l’acustica non fosse delle migliori, gli svedesi Therion, i padri del symphonic metal, si sono fatti artefici di uno show eccezionale, com’è loro solito, portando al proprio seguito altre tre formazioni decisamente singolari e curiose.

Imperial Age
La prima delle curiosità che hanno caratterizzato questa serata viene da Mosca e risponde al nome di Imperial Age. Il sestetto moscovita coniuga un symphonic metal di stampo tradizionale a melodie e cori che richiamano il mondo sovietico, sullo stile dei cori dell’Armata Rossa. La formazione si presenta sul palco del Circolo Colony con una lunga ma intensa “Turn The Sun Off!” (14 minuti di brano!), title track del loro full-length del 2012: due tastiere (Alexander e Jane) e orchestrazioni segnalano subito lo stile pomposo e solenne della band, e con il cantato di Alexander ci trasportiamo subito nella Piazza Rossa. Ma a coinvolgere il pubblico è la frontwoman Alexandra, che con il suo cantato lirico e la sua graffiante presenza scenica conquista il pubblico. La scaletta prosegue con due brani estratti dal loro ultimo EP “Warrior Race” (novembre 2014). Decisamente notevoli le sezioni a tre voci (Alexandra, Alexander e Jane), e non mancano complessi assoli di Alexander Strelnikov, come nella conclusiva “Anthem Of Valour”. In generale, quella degli Imperial Age è musica d’impatto ma curata nei dettagli, con ampie sezioni strumentali: una formula assolutamente efficace. Avrei solo voluto vedere Alexander Osipov cimentarsi nel kazachok: sarebbe stato molto appropriato dato il suo outfit e le sonorità ‘zariste’ della band.

Setlist:

  1. Turn Off The Sun!
  2. Warrior Race
  3. Aryavarta
  4. Anthem Of Valour

IMPERIAL AGE lineup:

  • Alexandra Sidorova – Lead vocals
  • Alexander “Aor” Osipov – Keyboards, Vocals
  • Jane “Corn” Odintsova – Keyboards, Vocals
  • Alexander Strelnikov – Guitars
  • Ivan Badyan – Bass
  • Igor Tuov – Drums

____________________________________________________________

Ego Fall
Ma la cosa più assurda che abbia mai visto in vita mia sono la seconda band che si è esibita: gli Ego Fall. Cosa ci fa sul palco un uomo orientale, con vestiti tradizionali ed un singolare strumento folk? Si apposta al microfono ed inizia a suonare il suo morin khuur mentre si cimenta in un canto gutturale della tradizione mongola. Ad accompagnarlo entra anche il batterista, e con la mente siamo fra i monti e le aspre valli di questa lontana terra. Ma è con l’ingresso degli altri membri che il tutto esplode: gli Ego Fall (o meglio, 颠覆M), formazione proveniente dalla Mongolia Interna (che è una regione della Cina in realtà, cosa che non sapevo), uniscono i canti e gli strumenti della loro terra natia ad un metal tutto di stampo occidentale. Con tre album ed un EP, si presentano come una band dall’identità fermamente consolidata. A tratti metalcore, si avvalgono di un vocalist decisamente carismatico, che con il suo scream, i suoi dread e la sua presenza scenica incuriosisce, anzi, ipnotizza il pubblico. Ma è la commistione di cavalcate di doppia cassa, sezioni elettroniche a tratti quasi dance ed elementi folk orientali che mi spiazza. I membri della band sembrano quasi dei saggi cinesi, con le loro vesti tradizionali, ma sono tutti tatuati, impugnano chitarre, basso e bacchette e fanno headbanging. Bellissima la presenza di ogni tipo di cantato, dallo scream al pulito al growl al gutturale, ad opera di tutti i membri della band; l’ultimo brano è introdotto da un flauto suonato da Chaoluomeng. Un mix perfetto tra musica etnica mongola, metalcore di stampo americano, sezioni strumentali più tipicamente europee, elementi elettronici e sonorità che richiamano anche il J-metal. Non ho altre parole per descrivere il loro set: consiglio vivamente di ascoltare questa band veramente unica.

Setlist*:

  1. Intro + Into The Sky
  2. Mongolian Spirits
  3. Return To The Ancient
  4. Battle Horses
  5. Culture Betrayal

(*i titoli originali sono in cinese, sono state riportate le traduzioni dei titoli fornite dalla band, n.d.r.)

EGO FALL lineup:

  • Chao Yu – Vocals
  • Sun Bori – Guitars
  • Zhaoliang Li – Guitars
  • Chaoluomeng – Bass, Morin khuur
  • Wenbo Zhang – Drums

____________________________________________________________

Luciferian Light Orchestra
Molti misteri avvolgono la terza band della serata. Si tratta del nuovo progetto di Christofer Johnsson, il cui full-lenght eponimo è uscito ad aprile del 2015. Il primo mistero riguarda la line-up: i membri della band salgono sul palco con maschere, occhiali, cappelli, non è possibile vederli in viso né sapere i loro nomi. Johnsson non suona con loro. L’unica eccezione è la cantante e frontwoman, la bionda Mari Karhunen. Sulle note di “Dr. Faust On Capri” la band presenta subito il suo sound vintage, molto anni ’70, con suoni sporchi e tetri. È una combinazione se non altro singolare: a riff e ritmiche reminiscenti di Black Widow, Deep Purple e Black Sabbath si unisce la personalità di Mari, dalla voce e dalle movenze sensuali e provocanti. Il tutto suona, nel complesso, perverso ed ammaliante, e la presenza di luci soprattutto rosse accresce questa atmosfera erotica ma malsana. Il problema è nei pezzi in sé: l’impressione è quella di una prolungata monotonia dovuta a brani troppo ‘medi’ e simili fra loro. A parte alcuni casi come “Eater Of Souls” e “A Black Mass In Paris”, la band non sembra coinvolgere il pubblico più di tanto: nonostante la loro identità decisamente unica, il set risulta noiosetto. A salvare la situazione è la frontwoman, sempre calata nella parte della dannata seduttrice, che ogni tanto instaura scenette quasi piccanti con uno dei due chitarristi. Il sound della band è veramente particolare, unisce in maniera perversa tematiche occulte ed atmosfere sensuali, ma forse i Luciferian Light Orchestra non sono adatti a live con pubblico di metallari… magari in qualche locale vintage di Pigalle troverebbero la loro location ideale.

Setlist:

  1. Dr. Faust On Capri
  2. Church Of Carmel
  3. Eater Of Souls
  4. Where The Lilies Grow
  5. Venus In Flames
  6. Taste The Blood Of Altar Wine
  7. A Black Mass In Paris
  8. Dante And Diabaulus

____________________________________________________________

Therion
Suona una tromba. Esplode una folle sinfonia, la celebre “Also Sprach Zarathustra” di Richard Strauss. Sulle note dell’introduzione della sinfonia entrano i membri dei tanto attesi headliner, in un vortice di tensione che esplode sulle note di “Ginnungagap”. Tutto è enigmatico, oscuro e teso: ed è proprio questo che ci fa immergere subito nel vastissimo universo musicale dei Therion. I primi 20 minuti del concerto sono dedicati a “Secret Of The Runes” (2001), con “Ginnungagap”, “Schwarzalbenheim”, “Nifelheim” e “Vanaheim”. Christofer Johnsson, chitarra e mente della band, come al solito unisce nel look l’elegante allo steam punk; Thomas Vikström ha la sua usuale aria da bello e dannato; sua figlia Linnéa sfoggia una sgargiante chioma rosa. La novità è la new entry della band, il soprano Chiara Malvestiti (Crysalys): è la nostrana a presentare la band in italiano, per il suo primo concerto in Italia con i Therion. Nelle due ore di set si ripercorre quasi tutta la carriera della band, e con la loro musica si viaggia fra le epoche. Si va dai cori ancestrali di “Melek Taus” (da Sirius B del 2004) alla potenza evocativa di “Invocation Of Naamah” e “Cults Of The Shadow”, con cui ritorniamo all’epoca di quell’album storico che porta il nome di “Theli”. Tutto lo spettacolo è progettato nei minimi dettagli, e fortissimo è l’impatto teatrale, con i tre cantanti solisti che si dividono le parti e si alternano sul palco in modo decisamente coreografico: uno stile impeccabile al quale i Therion ci hanno abituato da anni. Chiara è veramente bravissima e a suo agio sul palco: sul suo viso si legge l’entusiasmo di chi sta vivendo un sogno, ma la sua performance è decisamente impeccabile. Con la storica “The Siren Of The Woods” le attenzioni si spostano su Linnéa: nonostante il suo look eccentrico, dietro ai capelli rosa, al reggiseno borchiato e alle ballerine glitterate si nasconde una vera professionista ma soprattutto una grande artista. Il brano è eseguito in duetto con il padre, e risulta così in uno dei momenti più emozionanti del set, dando la conferma che la Vikström non è solo la sbarazzina figlia di suo papà. Ma non dimentichiamoci degli altri membri della band: il solista Christian Vidal è veramente un mostro da palcoscenico, e insieme al bassista Nalle Påhlsson inscena un duello musicale su “Wine Of Aluqah”. Se con “Black Fairy” si torna indietro nel tempo, con “Mon Amour, Mon Ami” ritorniamo al passato più prossimo e più eccentrico della band: il brano francese tratto dal tanto discusso “Les Fleurs Du Mal” (2012) è interpretato da Mari Karhunen, alla quale si aggiungono Thomas e Chiara, con una messinscena teatrale che si conclude con l’uccisione di Mari da parte di Thomas. Un altro momento veramente emozionante è stata l’interpretazione di Chiara di una delle colonne della carriera dei Therion, la ballad “Lemuria”: mi ha trasmesso il brivido di chi si trova a cantare una canzone di una band che ama, ma in veste di cantante di quella stessa band. Sul ritornello il pubblico si scatena in un coro. Il set si conclude con la potente “Son Of The Staves Of Time”, ma sulle note orchestrali di “The Rise Of Sodom And Gomorrah” la band ritorna sul palco per il bis, concludendo alla grande con quella “To Mega Therion” che li ha consacrati alla fama: il pubblico è in delirio. Due ore di show assolutamente dense confermano che dopo quasi 30 anni di carriera e mille cambi di formazione, la macchina orchestrata da Christofer Johnsson continua a funzionare e a stupire. L’unico appunto è la presenza di qualche momento un po’ morto nella scaletta, come durante la “Draconian Trilogy” o “The Dreams Of Swedenborg”; inoltre, personalmente, ho percepito l’assenza di quella “The Beauty In Black” (suonata sempre nei recenti live) che nel 1995 è stata forse il seme del sound tipico della band. C’è qualcosa che non mi torna nella messinscena dei live, soprattutto nei look che secondo me hanno del kitsch e fanno sembrare la band un po’ i Village People (che hanno una canzone intitolata “Sodom And Gomorrah”: coincidenze?), ma stranamente i taffettà di Chiara, i capelli fucsia di Linnéa e i cappelli da poliziotto si sposano alla grande con il mastodontico sound dei Therion, confermando grandezza di questa band, accompagnata però da un successo assolutamente non commisurato.

Setlist:

  1. Also Sprach Zarathustra (Richard Strauss)
  2. Ginnungagap
  3. Schwarzalbenheim
  4. Nifelheim
  5. Vanaheim
  6. Melek Taus
  7. Invocation Of Naamah
  8. Cults Of The Shadows
  9. The Siren Of The Woods
  10. Wine Of Aluqah
  11. Draconian Trilogy – Part II: Morning Star
  12. Draconian Trilogy – Part III: Black Diamonds
  13. Black Fairy
  14. Mon Amour, Mon Ami (Marie Laforêt cover) (con Mari Karhunen)
  15. Kings Of Edom
  16. The Dreams Of Swedenborg
  17. Lemuria
  18. The Invincible
  19. Son Of The Staves Of Time
  20. The Rise Of Sodom And Gomorrah
  21. To Mega Therion

THERION lineup:

  • Christofer Johnsson – Guitar
  • Thomas Vikström – Vocals
  • Linnéa Vikström – Vocals
  • Chiara Malvestiti – Vocals
  • Christian Vidal – Guitar
  • Nalle Påhlsson – Bass
  • Johan Koleberg – Drums

 

report: Ivan Spurio Venarucci
foto: Ivan Licheri
http://www.ivanlicheri.com/

____________________________________________________________