URIAH HEEP – tra sogno e realtà

URIAH HEEP: INTERVISTA ESCLUSIVA A RUSSELL GILBROOK •

Abbiamo incontrato Russell Gilbrook, batterista degli Uriah Heep, in occasione della loro data al Live Music Club di Trezzo sull’Adda nel recente tour italiano (qui il report). Una lunga chiacchierata durante la quale abbiamo parlato di passato, presente e futuro di uno dei gruppi più longevi nel panorama hard rock mondiale.
Ecco cosa ci ha detto in questa interessante intervista.

Avete rilasciato un nuovo album intitolato “Living The Dream”. Puoi dirci qualcosa sui testi? C’è un messaggio dietro il titolo di questo nuovo lavoro?
RUSSELL – No, non c’è un messaggio particolare dietro il titolo. Per ogni album, impieghiamo molto tempo a scriverlo, e non siamo mai subito sicuri del titolo. Una volta che si iniziano a raccogliere le idee e a mettere insieme le canzoni, tutto quanto inizia ad andare in una certa direzione, e inizi ad avere un’idea di quale il titolo possa essere, e penso che Mick (Box, chitarrista n.d.r.) abbia avuto in mente questo titolo per un bel po’ di tempo, “Living The Dream”… sai, nel 2020 saranno 50 anni di carriera, ma stiamo ancora vivendo il sogno, facciamo tour in tutto il mondo, suoniamo davanti ai nostri fan, ce la stiamo ancora godendo. Stiamo ancora facendo il lavoro ideale che molte persone vorrebbero fare. Stiamo ancora vivendo il sogno, quindi non poteva esserci titolo più appropriato.

Puoi spiegarci come gli Uriah Heep hanno composto le nuove canzoni? Come vi sentite quando un nuovo album è completo?
RUSSELL – Vogliamo sempre continuare ad andare avanti, è molto importante per noi continuare ad andare avanti e scrivere nuova musica. Andiamo in tour in così tanti paesi diversi ogni anno e troviamo sempre una grandissima ispirazione, ogni volta che andiamo in tour succedono sempre molte cose. Allo stesso modo l’etichetta discografica ci appoggia nello scrivere sempre nuova musica, e noi dal canto nostro vogliamo continuare a produrre nuova musica, abbiamo ancora quel fuoco dentro di noi. Siamo sempre emozionati quando scriviamo nuova musica, ed ecco come “Living The Dream” è venuto fuori.

“Living The Dream” è la vostra 25esima release. Posso immaginare che sentiate ogni album come un figlio. Di quale siete più orgogliosi e perché?
RUSSELL – Quello di cui io sono personalmente più orgoglioso è “Wake The Sleeper” (album del 2008, n.d.r.), perché i fan hanno aspettato 10 anni per avere questo album, e Lee (Kerslake, ex-batterista n.d.r.) non era più il batterista della band, io ero il nuovo membro allora. Abbiamo vissuto molto bene il periodo della produzione, ed è importantissimo quando scrivi un album, perché così hai la possibilità di lavorare sulle idee e sui pezzi in modo da farli nel migliore dei modi. Ci sono molti bei pezzi nell’album, ne eravamo molto soddisfatti e i fan pure, è stato una bella cosa che io sia entrato proprio in quel periodo, è stato un grande album per lanciarmi in quest’avventura.

Non ci sono molte band ancora in attività dalla fine degli anni ’60: gli Uriah Heep sono una di queste. Sai spiegare il segreto della longevità della band?
RUSSELL – Penso che siano le canzoni! Se scrivi bella musica e diventi significativo per così tante persone, ci sono molte canzoni che aiutano le persone nei loro momenti negativi, i testi spesso hanno un grande significato per le persone, e se continui a scrivere bella musica trascini i tuoi fan con te. Anzi, è proprio questo che ci inspira a scrivere nuova musica. Siamo una band molto attiva dal punto di vista dei live, anche questo sicuramente ha contribuito molto, ma se continui a scrivere bella musica, è questo il segreto per mantenere i fan con te.

Siete nell’industria musicale da tanto tempo. Che cosa funziona meglio e cosa peggio ieri e oggi?
RUSSELL – Domanda difficile… penso che la situazione sia cambiata moltissimo, e non in meglio. La tecnologia al giorno d’oggi fa suonare tutti allo stesso modo. All’epoca la tecnologia non c’era, e potevi cogliere il sound di ogni singolo musicista, potevi sentire Ritchie Blackmore, Jimmy Page, John Bonham, Keith Moon, Cozy Powell, John Entwistle, Freddie Mercury… potevi distinguere i singoli individui. Ora non è tanto così, ed in più la gente non compra più i dischi, ora si fa tutto in un click. È diverso, ma non ci puoi fare niente. È l’evoluzione del futuro del mondo, e penso anche che per le nuove band sia tutto più difficile, perché all’epoca c’è stata una fase sperimentale, di cui gli Uriah Heep, i Led Zeppelin, i Black Sabbath e i Deep Purple sono stati i protagonisti, queste band sono state i pionieri di un certo tipo di rock/metal, tutte le altre band sono state influenzate da queste quattro, e per me è un onore speciale far parte di una di queste band. Adesso, tutto quello sperimentare è andato, la gente continua a produrre nuova musica, ma l’origine è lì, nella fine degli anni ’60 – inizi ’70. È un periodo molto difficile per le nuove band, ma noi continueremo a fare in modo che la gente si goda la musica il più possibile, perché l’emozione che hai quando ascolti la musica è speciale.

Nella tua carriera da musicista, riesci a ricordare un periodo in cui tutto andava bene e un altro in cui tutto andava male?
RUSSELL – Ce ne sono a migliaia! Un giorno hai tutto, il giorno dopo non hai nulla. Un giorno hai un affare sul tavolo, il giorno dopo non c’è nessun affare sul tavolo. Prima hai un tour che inizia la settimana dopo, ma poi il tour viene posposto. Ozzy Osbourne ha dovuto posporre il tour con i Judas Priest per problemi di salute. Però andremo in tour insieme ai Judas Priest negli Stati Uniti, quindi una cosa brutta si è trasformata in una positiva. Queste cose accadono in continuazione, e su ogni livello. Può trattarsi di un contratto con un’etichetta, di un tour, di numeri, di vendite del merchandise, è un infinito alternarsi di giorni positivi e giorni negativi.

C’è sempre molta energia durante uno show degli Uriah Heep. Come ti senti quando suoni sul palco?
RUSSELL – Alla grande! Devo sempre mantenermi in forma, perché la batteria è lo strumento più fisico, ma alla fine ti abitui alla routine di quello che fai. Facciamo tour in così tanti paesi, non hai tempo di stare male, ma alla fine ti ci abitui. L’emozione di suonare in molti posti diversi davanti a fan così fantastici vale più di ogni altra cosa.

Qual è la cosa più strana e bizzarra che sia successa durante uno show degli Uriah Heep?
RUSSELL – Al momento non me ne vengono in mente… sicuramente Mick avrebbe molte cose da raccontare che gli sono successi nei primi anni. Non credo che ci sia mai capitato nulla di particolarmente strano… oh sì! Stavamo suonando ad un festival e una ragazza era riuscita a salire sul palco e si era messa a ballare insieme ad una sua amica, penso che fosse totalmente ubriaca… ad un certo punto ha deciso di prendere una rincorsa e fare stage-diving, ma ha mancato l’obiettivo ed è caduta prima della transenna! Non era messa per niente bene… eravamo scioccati, perché un secondo prima stava ballando, ed un secondo dopo eccola correre per buttarsi dal palco. Da una parte è stato divertente, ma dall’altra eravamo anche dispiaciuti, perché era totalmente andata. Forse si è rotta qualche osso.

Cosa pensi della nuova generazione di ascoltatori?
RUSSELL – Sono veramente contento del fatto che si interessino agli Uriah Heep o ad altre band del passato, perché così capiscono a fondo come tutto sia iniziato e così ne traggono anche nuova ispirazione per le loro band. Non si tratta di pensare solo alla musica di ieri e alla musica di oggi, si tratta di capire la musica in generale, anche se suoni tutt’altro. Io sono cresciuto suonando jazz, pop e latin, ogni tipo di musica, e più comprendi la musica in generale, più ti arricchisci come artista, e puoi metterci dentro diversi gusti, senza però stravolgere la musica che stai suonando. Perciò sono contento che le generazioni più giovani vogliano ascoltare un po’ di tutto.

Hai consigli per le nuove band che vogliono fare rock?
RUSSELL – Dovete credere in voi stessi, scrivere buona musica, avere il maggior numero di persone ad ascoltarla e giudicarla. Al giorno d’oggi fare musica di qualità è difficile… ci sono moltissime band che cercano di trarre dalla loro musica un lavoro, ma se credi davvero in quello che puoi offrire e se fai parte di una buona live band, c’è un posto per te.

ringraziamo Ivan Spurio Venarucci per la cortese collaborazione.