THERION – Un ritorno alle origini

THERION: INTERVISTA ESCLUSIVA A CHRISTOFER JOHNSSON •

Spesso, si sa, è difficile riuscire ad eguagliare o addirittura superare determinati capolavori, nati, appunto, per essere considerati tali; pertanto, realizzare un disco che si potrebbe definire “normale” potrebbe, a volte, risultare la scelta più efficace. È questo il caso del diciassettimo album in studio dei Therion, “Leviathan”, un disco definito dallo stesso Christofer Johnsson come un lavoro nato per appagare i desideri dei propri fan, un capitolo discografico nato per essere pesato come ad una “raccolta di hit”. In occasione dell’imminente uscita di questa nuova creatura musicale, Metalforce ha scambiato due chiacchiere col mastermind svedese che, in questa inedita intervista, ci svela succulente novità!

Ciao Christofer, finalmente oggi riusciamo a trovarci per questa, spero, bella chiacchierata. Come stai?
CHRISTOFER
– Tutto bene, grazie!

“Leviathan”, il diciassettesimo album dei Therion, vedrà la luce tra due giorni appena! Da che mondo è mondo, tutti quanti sappiamo che la band è conosciuta prevalentemente per essersi sempre contraddistinta nel music business, fornendo di album in album una qualità sempre al top, ma soprattutto album originali. “Leviathan”, appunto, non fa eccezione e, infatti, secondo quanto confermato da te, il disco è il primo lavoro nel quale avete deliberatamente incluso le hit songs della band. Dimmi un po’, come è nata questa idea e, soprattutto, perché proprio ora avete voluto sperimentare una cosa simile?
CHRISTOFER
– È stata la sfida finale da realizzare, perché i Therion hanno sempre fatto ciò che volevano, non abbiamo mai ascoltato le etichette, non abbiamo mai dato ascolto alla band. Volevamo fare ciò che desideravamo e, come conseguenza, le nostre vendite sono incrementate e diminuite tra gli album come un giro sulle montagne russe. Questo perché alcuni dischi erano più popolari di altri, perché abbiamo fatto ciò che volevamo e ce ne siamo sempre fregati. Dopo “Beloved Antichrist”, mi sentivo molto vuoto, poiché quello era stato un mio grosso sogno e mi ero detto che non c’era più nulla da fare in seguito a questa pubblicazione. Ho parlato al telefono con Thomas (Vikstrom) chiedendogli che cosa avremmo potuto fare, poiché i Therion hanno sempre fatto ciò che la band voleva e non ci sarebbe dispiaciuto tenere un’ultima sfida, dando ai fan ciò che volevano per la prima volta in assoluto. Sai, è facile dire che siamo così artistici, che facciamo quello che vogliamo, non cerchiamo di compiacere i fan… beh, quella è sempre stata una povera scusa, per cui questa volta ci siamo voluti mettere alla prova e ci siamo detti: “Riusciamo a fare un album classico dei Therion? Dai, proviamoci”. Ci siamo detti che questa sarebbe stata una bella sfida da portare a termine. Ci è tornata l’ispirazione e ci è tornata la voglia di metterci alla prova, per cui ci siamo sentiti talmente ispirati a tal punto che abbiamo scritto qualcosa come 40 brani, forse di più… Tutte e 40 le canzoni erano ottime, abbiamo scritto delle hit, per cui probabilmente avremo scritto 60 brani, se calcoliamo anche quelli meno buoni, ma tutte le 40 canzoni erano molto buone. Credo di aver registrato 40 o forse 41 demo, e da tutti questi pezzi, non ricordo ora se fossero 44 o 45, ci siamo detti: “Questo è abbastanza materiale da essere incluso nell’album”, per cui avevamo abbastanza materiale da includere nei prossimi tre album; infatti “Leviathan” sarà una trilogia di tre dischi, abbiamo deciso di includere nel primo disco le canzoni più bombastiche e le più adatte, ovvero l’album che uscirà ora, poi ci sarà la seconda parte che uscirà da qui ad un anno, la quale sarà più progressive, forse un po’ più avventurosa, un po’ più sperimentale. Una situazione simile l’abbiamo vissuta durante la composizione di “Lemuria” e “Sirius B”, perché avevamo così tanto materiale per i dischi successivi, ma abbiamo deciso di farne all’epoca solo due e abbiamo tenuto da parte alcune canzoni per un terzo disco. Alla fine, però, abbiamo suddiviso le tracce e messe in diversi dischi. Alcune di esse sono presenti in “Gothic Kabbalah”, altre invece in “Sitra Ahra” e una addirittura è finita in “Beloved Antichrist”. Sì, è diventata una sfida finale molto interessante e al termine non aveva davvero idea di che cosa avremmo potuto fare successivamente. Non credo nemmeno più nell’originalità e qui ci sono due aspetti: il primo è personale, l’altro è generale. Nel primo caso, se parliamo di una giovane band che introduce nuovi elementi all’interno della scena musicale, sarà sempre etichettata come un qualcosa di nuovo ed originale, ma il tempo arriva per tutti. Voglio dire, diamo un’occhiata ai Celtic Frost, quando pubblicarono “Into The Pandemonium” nel 1987 si parlava di un qualcosa che non si era mai stato ascoltato prima. Avevano introdotto i violini, determinati tipi di canto, era un album particolare. Dieci anni più tardi i Therion hanno realizzato un grande stile musicale e molte altre band hanno iniziato a fare lo stesso. La novità suscitata con “Into The Pandemonium” è che ora non è più una cosa eccezionale. A livello storico lo è certo ed è anche uno dei miei album preferiti, ma la gente che acquista i dischi dei Therion, dei Nightwish o degli Epica non si sono mai resi conto che genio fosse Tom G Warrior quando compose quel disco. La stessa cosa vale per i Black Sabbath, fu una rivoluzione completa sotto ogni aspetto, hanno posto le basi del metal, o anche Jimi Hendrix, che a sua volta ha messo le basi di ciò che sarebbe stato definito come il lato più duro del metal. Voglio dire, se chiedi a una persona qualsiasi della prima generazione, parlando di Deep Purple o Led Zeppelin o gli stessi Sabbath, ti diranno che Jimi Hendrix ha cambiato tutto quanto. Senza di lui non avremmo mai fatto ciò che abbiamo fatto. Ha cambiato tutto! Se oggi chiedi ad un metalhead, probabilmente non saprà nemmeno chi fosse Jimi Hendrix o nemmeno lo saprebbe. La risposta potrebbe essere: “Oh, era un vecchio signore che ha scritto grandi classici”. La risposra si applica ad ogni band, voglio dire, negli anni 90 Jimi Hendrix sarebbe apparso sulle copertine delle riviste più importanti del settore e la gente avrebbe scritto cose stupide del tipo: “il classico genio che fa metal”. Una cosa completamente esagerata e stupida, ma era bello avere un po’ di riconoscenza per ciò che ha fatto. 60 anni dopo noi stessi conosciamo una manciata di persone che fa classici symphonic metal. Ovviamente è il tuo genere musicale, devi conoscerne la storia, un musicista lo sa, ma per gli ascoltatori medi al giorno d’oggi si troverebbero ad ascoltare alcune canzoni dei Therion su Spotify e si limiterebbero ad aggiungerle a qualche playlist, senza conoscere nulla di ciò che abbiamo fatto all’epoca e il perché o il come. L’altra questione è inerente all’intero approccio in generale alla musica, mi sapresti dire una sola band che nell’arco di dieci anni è stata veramente originale? Non riesco a pensare nemmeno ad una sola, ma ci sono band che sono molto brave, ci sono altri gruppi più vecchi che hanno pubblicato molti dischi nel corso di dieci anni, hanno fatto dei lavori bellissimi, per cui c’è ancora molta buona musica che ha bisogno di essere creata, non è un problema! Non credo sia un problema, è solo un’osservazione. Negli ultimi dieci anni si è tutto basato sull’intrattenimento piuttosto che l’innovazione e questo mi porta a pensare che l’innovazione sia la composizione di una buona canzone che renda felici le persone. Se pensiamo a come si è evoluto un metalhead, torneremo all’epoca di Jimi Hendrix dove abbiamo una prima generazione di “Hardcore fan”, poi è subentrato il punk, l’heavy metal, il thrash, il death, il black. Sono arrivati i classici degli anni ’90, il symphonic metal, poi è arrivato il progressive, il folk e si è fermato. L’ultima volta che ho ascoltato qualcosa di radicalmente originale è stato 15 anni fa, quando ho scoperto i Diablo Swing Orchestra! In questo clima hai la sensazione che non importi più essere originali, quel che conta è scrivere una buona canzone, rendere le persone felici e far sì che ascoltino quella canzone.

Anche la copertina del disco è decisamente sensazionale, con questo mostro che esce dagli abissi. Sappiamo che la figura biblica del Leviatano spesso riflette il caos primordiale, la potenza priva di controllo, anche se in termini biblici, viene spesso associato alla volontà divina, tanto da essere considerato il “simbolo della potenza del Creatore”. In che modo la copertina riflette anche le tematiche dell’album?
CHRISTOFER – No, non è proprio così. A dire la verità, l’album si intitola “Leviathan” a causa di una vecchia idea. Ogni volta che stavamo portando a termine le registrazioni di un disco e ci trovavamo in fase di missaggio, avevo questa sensazione nello stomaco della direzione musicale che avrebbe dovuto intraprendere il disco successivo. Solitamente ho in testa un’idea delle direzioni musicali che voglio e ho anche un titolo, ma quando ci siamo ritrovati in Germania durante il processo di missaggio di “Deggial” nel 2000, ho iniziato ad avere questa visione del prossimo disco e avremmo dovuto intitolarlo “Leviathan”. Avrebbe dovuto essere un album imponente, ma solo in quella occasione mi sono reso conto che la mia sensazione era sbagliata, poiché siamo andati in una direzione totalmente diversa e abbiamo realizzato “Secret Of The Runes”, di conseguenza l’intera idea che ruotava intorno a “Leviathan” venne dimenticata!  Una volta stavamo vagliando l’idea di scrivere un classico album targato Therion, ho iniziato ad ascoltare ad alcune vecchie canzoni, le più popolari della band, cercando di ottenere la quintessenza da quei brani. Cercavo di capire il motivo per il quale quei pezzi fossero diventati i più conosciuti, non necessariamente sotto un punto di vista musicale, si trattava perlomeno di assorbirne l’atmosfera, poi mi sono reso conto che avremmo dovuto realizzare un disco intitolato “Leviathan”, del quale ci eravamo completamente dimenticati. Così abbiamo pensato di farlo ora, ecco spiegata la ragione! Per ciò che riguardano le tematiche, beh, sono canzoni tipiche dei Therion, abbiamo sempre scritto di mitologia, di convinzioni ironiche provenienti da tutte le parti del mondo, non è niente di nuovo, ma non vi è stata una selezione approfondita. Non ricordo nemmeno la fonte per la quale scelsi il titolo “Leviathan” nel lontano 1999, ricordo che avevamo questa idea di realizzare il disco. Si tratta di una connessione con i tempi passati, avremmo dovuto registrare il disco nel 2001 e non lo abbiamo più fatto.

Ok cambiamo completamente argomento e parliamo di qualcosa di più sobrio. La volta scorsa, appunto, ci siamo ritrovati per parlare dei The Night Flight Orchestra. Oggi, invece, parliamo dei Soilwork. Il prossimo 4 dicembre Nuclear Blast pubblicherà il vostro EP “A Whisp Of The Atlantic”. Già il titolo dell’EP è abbastanza curioso, ti andrebbe di fornirmi qualche informazione in più? Io stessa ho provato a cercare il termine whisp sul vocabolario, ma l’unico termine riscontrato è wisp senza la h!
CHRISTOFER
– Si è trattato di uno sviluppo naturale all’interno del concetto che rientrava nella scrittura delle hit. Quando ho provato a studiare i brani più conosciuti della band, mi sono reso conto che nessuna di loro aveva qualcosa in comune a livello musicale. Se dai un’occhiata a Spotify in merito alle canzoni che hanno avuto più stream, vedrai che c’è una canzone in stile cabaret chiamata “Mon Amour, Mon Ami”, tratta dall’album “Les Fleurs Du Mal”, anche se la canzone più ascoltata è “The Rise Of Sodom And Gomorrah”. È un brano groovy, molto orientale, mentre la seconda più quotata è “Lemuria”, una ballad ispirata al metal, entrambe non hanno nulla in comune. La terza, invece, è “Birth Of Venus”, un brano con una strofa metal e un ritornello pop e anche questa non ha nulla in comune con le altre. La quarta è “Sons Of The Staves Of Time”, che è fondamentalmente un brano più duro e melodico e anche esso non ha niente in comune con le altre. Non si tratta di un fatto comune, se ad esempio paragonassimo per un attimo i Judas Priest, sappiamo che hanno fatto una reunion e che Rob Halford voleva portare il classico sound della band, ma se guardi all’epoca più popolare dei dischi, dove hanno venduto tantissimo, capirai che hanno prestato meno attenzione allo stile, poiché i Judas Priest hanno presentato diversi generi nel corso degli anni. Non abbiamo fatto la stessa cosa con i Therion, tutti i dischi suonano in maniera diversa e persino nei nostri album si possono sentire diversi stili musicali. Se prendi, per esempio, “Lemuria”, il nostro secondo album più conosciuto, vedrai che inizia con un’influenza metal moderna con il gruntin e le voci gutturali, poi trovi canzoni come “Three Ships Of Berik” o ancora la stessa titletrack che, come dicevo, è una ballad in stile anni settanta. Poi ci sono brani come  “The Dreams Of Swedenborg”, che mescola il rock di Manchester con Jimi Hendrix e “Prometheus Entfesselt”, influenzato da Laibach e che suona come i Rammstein. Tutte queste canzoni potrebbero essere state scritte da band diverse, per cui non ci sono classici in termini di sound, ciò che rende classica una canzone dei Therion è il fatto di essere il più popolare. L’unica cosa è che le canzoni più conosciute hanno in comune il fatto di essere popolari, per cui ci siamo resi conto che scrivere un album classico avrebbe portato alla scrittura di brani orecchiabili apprezzati dalla gente, non avrebbe rispecchiato lo stile attuale; quindi, se una canzone suona in questo modo o richiama un particolare disco, beh si tratta di una pura coincidenza, noi cerchiamo solo di scrivere delle hit.

Devo dire che mi sono innamorata dell’album già dal primo ascolto, infatti ho già le mie tracce preferite, come la titletrack, dove c’è un bellissimo lavoro con le voci femminili. A tal proposito, vorrei chiederti qualcosa sul lavoro svolto dalla nostra italianissima Chiara Malvestiti, che, come ben sappiamo, sono già svariati anni che milita nei Therion e il cui lavoro è presente già anche in “Beloved Antichrist”. Come si è svolto il lavoro in studio con lei e, soprattutto, come sono state suddivise le parti vocali tra lei e Lori?
CHRISTOFER
– Beh, sia Chiara che Lori hanno una voce fantastica, ma Lori ha quella vocina carina, è fantastica. Entrambe hanno un ottimo sound e hanno un registrato basso e uno alto lodevoli, ma Chiara ha più òa voce da guerriera, voglio dire, è incredibilmente forte con il suo alto registro. Per me è stato naturale affidarle le parti con le note alte, poiché le canta tutto il tempo. Lori ha il suo fascino, canta lirico ma allo stesso tempo ha questa voce carina, molto da ragazzina, lo dico in modo amichevole. Chiara ha una bellissima voce e lo ha dimostrato soprattutto in “Beloved Antichrist”, ha fatto delle cose straordinarie, ma il suo punto forte è il suo alto registro. Quando siamo andati in tour con Lori, lei diceva sempre di voler rimanere indietro perché tutto quanto era alto e lei voleva scaldarsi durante il set per riuscire a trovare quelle note alte. Con Chiara, invece, facciamo il soundcheck e ovviamente sa cosa deve fare, è più conveniente, e a dire il vero, riusciamo a fare un soundcheck con lei, anche quando lei non si è riscaldata affatto. È incredibile come riesca a raggiungere determinate note alte per cui non è faticoso dividere il lavoro su disco, a Chiara vengono affidate le parti più complesse, quelle più alte. Lo puoi sentire nella titletrack di “Leviathan” dove Lori canta il ritornello e Chiara la raggiunge con le note alte.

Tra i vari ospiti che hai reclutato in “Leviathan”, devo dire che ce ne è uno in particolare di cui io adoro il lavoro e le qualità vocali sin dai tempi di “Gothic Kabbalah”: parlo, ovviamente, di Mats Leven, che io imparai ad apprezzare proprio quando presentaste il video di “Sons Of The Staves of Time”, uno dei brani dei Therion che più amo in assoluto. Come è nata la scelta di ricollaborare insieme dopo così tanti anni?
CHRISTOFER
 – Nessun problema, gli ho inviato un’email chiedendogli se avesse avuto voglia di fare qualche linea vocale e mi ha risposto dicendo: “Certamente, quando?”. Solo perché Mats non lavora più con noi, non significa che non ci sia un bel rapporto amichevole o qualcosa del genere. Voglio dire, non è mai stato un membro della band, veniva solo assunto e ad un certo punto ci siamo trovati a pensare che avessimo fatto tutto il meglio insieme. Per lui non era più divertente e abbiamo creduto che fosse spaventato nell’interfacciarsi con una performance dal vivo, così ci siamo rivolti a qualcun altro. Ora ho scritto un brano e mi dicevo che quelle parti non potevano essere cantate dalla band, così gli ho chiesto. Se domani scrivessi un brano, potrebbe essere adatto a Lori o a qualcun altro. Ovviamente Thomas Vikstrom è il re stabile della band, è in grado di cantare la maggior parte delle cose, ma Thomas è molto liscio, è un cantante operistico, anche se ora è un cantante rock metal. È molto melodico e in due occasioni volevo qualcosa di più grezzo. In “Tuonela” sentivo di aver bisogno di qualcuno che avesse una voce melodica ma allo stesso tempo più rozza, per cui abbiamo creduto che Marko, al momento ex bassista dei Nightwish, fosse perfetto per questo ruolo. Così come in “Psalms Of Retribution” sentivo il bisogno di avere qualcosa più in stile rock n roll e Mats era il più adatto. Ho sempre avuto il vantaggio di essere in grado di fare perlopiù ciò che volevo con le voci, anche se abbiamo un membro stabile in grado di scrivere canzoni, non ci sono garanzie che lui possa cantare quel brano, perché abbiamo sempre carta bianca. Cerchiamo sempre di trarre il meglio dai brani, vedere chi può fare del suo meglio. Ovviamente non vogliamo sembrare un circo metal, avendo cinque elementi differenti in ogni brano, ma alcune parti richiedono diversi tipi di voce e quando crediamo che nessuno della band possa riuscire nell’impresa, prendiamo qualcuno dall’esterno.

Al momento immagino sarà difficile fare qualche pronostico in merito a questo anno, che è iniziato da poco ma che sapremo sarà l’anno della transizione, dove tutta la popolazione dovrà confrontarsi con vaccini e molto altro per tornare a quella parvenza di normalità che avevamo fino alla fine del 2019, ma laddove ci venisse assicurato di poter svolgere i concerti, seppur con qualche stretta limitazione, pensi che i fan avranno modo di rivedere i Therion, magari con la partecipazione, appunto, di qualche ospite presente in Leviathan?
CHRISTOFER
– Non lo so, davvero. Non abbiamo programmato nulla, perché tutto ciò che riguarda il futuro è incerto, non sappiamo cosa possa succedere, ma sappiamo di avere un tour prima dell’estate, anche se credo che sia molto insicuro che possa esserci un tour quest’anno. Nel caso dovesse avvenire, ci sarebbe un caos totale con il noleggio dei tourbus, con l’ingaggio dei locali, con il merchandise, le crociere, perché tutto il nostro ecosistema è crollato. Le compagnie stanno sparendo, per cui non ci ho pensato affatto. Se dovesse, però, esserci qualche possibilità, potrebbe essere una grande vittoria, per cui vedremo! Laddove avessimo alcune date confermate e non vi sarà alcuna restrizione, potremmo allora pianificare e vedere come andrà.