THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA: il revival del rock classico

 

THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA: INTERVISTA ESCLUSIVA A BJORN SPEED STRID •

 

Riportare in auge un genere musicale tanto amato quanto complesso come il rock non è certamente un’impresa facile e i The Night Flight Orchestra, questo, lo sanno molto bene! La super band fondata da Björn “Speed” Strid e David Andersson, rispettivamente voce e chitarra dei ben noti Soilwork, ha basato la propria carriera con un unico e solo obiettivo: far rivivere di luce propria un genere musicale che ha raggiunto il suo apice proprio negli anni d’oro a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Forti, quindi, di una missione così delicata e altresì complessa, gli svedesi hanno portato avanti questa difficile impresa e sono giunti al quarto capitolo discografico con un disco che si fa manifesto di quegli anni, rivivendone l’atmosfera, la malinconia e inglobandone anche qualche elemento più fresco e frizzante che rende la proposta musicale dei nostri ancora più interessante. A raccontarci i retroscena e la nascita della band, la voglia di portare freschezza in un ambiente sempre più immutabile è niente di meno che Björn Strid, che così si racconta ai nostri microfoni.

Ciao Bjorn, benvenuto su Metalforce.it! È un piacere ospitarti. Come stai?
BJORN–
Ciao e grazie a te! Sto bene, sono qui a finire le registrazioni del nuovo album dei Soilwork e allo stesso tempo sto facendo delle interviste per i The Night Flight Orchestra. È abbastanza intenso ma interessante, dato che stanno succedendo tante cose!

Oggi siamo qui per parlare del nuovo album targato The Night Flight Orchestra. Prima di addentrarci all’intervista vera e propria, vorrei fare un passo indietro e presentare ai nostri lettori questa nuova band. Ti andrebbe di accennarci qualcosa in merito alla vostra biografia? Come nascono i The Night Flight Orchestra?
BJORN – Credo che l’idea sia nata in seguito o meglio, durante un tour che abbiamo fatto da qualche parte in Sud America con i Soilwork. Era il primo tour che vedeva David in veste di chitarrista session per i live e io nemmeno lo conoscevo prima. Alla fine è successo che ci siamo ritrovati ad ascoltare delle vecchie canzoni di rock classico tutti i giorni mentre guardavamo fuori dalla finestra. Abbiamo vagliato molto bene tutto quanto, dal concept, i looks, la musica, i dettagli… tutto quanto! Ad un certo punto la band non ne poteva più di sentirci cantare e ascoltare musica rock tutti i giorni, ehehe. Alla fine del tour, abbiamo deciso di iniziare, di formare una band per conto nostro, per cercare di catturare nello specifico questa era, quell’atmosfera di fine anni 70-inizi anni ’80. Volevamo fornire una specie di colonna sonora utile a noi stessi, di trasmettere emozioni… quindi abbiamo raccolto le idee non appena rientrati a casa da quel tour e ci siamo guardati un po’ intorno tra gli amici, i musicisti che conoscevamo, per capire chi potesse adattarsi a questa sorta di concept. Volevamo qualcuno che capisse realmente le nostre intenzioni, ciò che volevamo davvero fare! Abbiamo poi trovato ottimi amici, bravissimi musicisti e abbiamo tenuto la nostra prima jam intorno al 2009 o forse nel 2010, credo! Abbiamo iniziato a scrivere canzoni e ci siamo approcciati ad un’etichetta italiana, la Coroner Records, io avevo già dei contatti con la label vista la mia precedente partecipazione al disco dei Disarmonia Mundi e l’etichetta si era dimostrata molto interessata! Ai tempi è stato difficile trovare una casa discografica, perché non tutti erano interessati a questa “ondata rock”, anche se nessuno suonava come noi, o così credo! È stato difficile. La Coroner ha comunque pubblicato i nostri primi due album e l’accoglienza è andata molto bene, soprattutto tra i musicisti. Ricordo che gli In Flames mi dissero che la nostra musica era la loro colonna sonora sul tourbus mentre erano on the road e questo mi ha reso molto felice! Molte persone sembrano aver capito ciò che volevamo catturare con questa band. Un giorno Nuclear Blast ci ha chiamati dicendo di volerci mettere sotto contratto perché all’etichetta piaceva la nostra musica, così abbiamo messo insieme “Amber Galactic” e oggi siamo qui!

Da dove nasce il nome The Night Flight Orchestra?
BJORN – Beh, anche qua parliamo di una storia piuttosto interessante! Io e Dave eravamo seduti in aereo, era una tratta notturna, stavamo andando da qualche parte, anche se non ricordo dove esattamente! Eravamo seduti lì ad ascoltare musica e a gustarci qualche drink e ai tempi eravamo alla ricerca di un nome per la band. Ricordo di aver detto: “Oh, questa è la cosa migliore del mondo. Siamo qui a berci un paio di drink, ad ascoltare musica su un aereo che viaggia di notte!” e in un qualche modo ci è venuto in mente questo nome: The Night Flight Orchestra. Pensavo che fosse un nome perfetto, perché cattura tutto ciò che ci piace e ci regala gioia anche con la musica.

A distanza di appena un anno, la band è pronta ora a presentare il suo nuovo lavoro, “Sometimes The World Ain’t Enough”. Come mai avete deciso di dare alle stampe un nuovo album a distanza di cosi poco tempo? Avevate per le mani molto materiale che sarebbe stato poi utile per questo nuovo disco?
BJORN – Beh, il fatto è che noi non ci fermiamo mai. Anche se avevamo già pubblicato “Amber Galactic”, abbiamo continuato a scrivere nuovi brani, perché ci piaceva tanto! Non riusciamo davvero a fermarci e non riusciamo a stare così lontano gli uni dagli altri a lungo e per giunta abbiamo due produttori all’interno della band che posseggono i rispettivi studi di registrazione… per cui per noi è abbastanza facile avere l’accesso allo studio ogni volta che vogliamo. Fondamentalmente abbiamo continuato a fare delle registrazioni e delle sessioni in studio, ci si incontrava per una settimana e si registrava qualche brano e cercavamo di divertirci, in qualche modo. Credo che dopo un po’ sia sorto tutto naturalmente, dopo un po’ avevamo 14 tracce e ci siamo detti che avevamo per le mani troppi brani grandiosi, il che sostanzialmente è quasi come avere un nuovo album! Se dessimo uno sguardo agli anni ’70, molte band pubblicavano anche due dischi all’anno e noi con “Amber Galactic” abbiamo avuto un tour abbastanza lungo e non c’era il tempo materiale di poter pubblicare subito un altro album, perché abbiamo avuto un tour europeo e qualche festival. Credo che anche per questo nuovo disco ci sarà un altro tour più cospicuo e vorremmo pubblicare un altro album da qui a un anno.

Come avete impostato il processo di creazione di questo album? Come si differenzia dai tre lavori precedenti?
BJORN – Credo che il procedimento ripercorra, più o meno, lo stesso percorso che abbiamo intrapreso. Questa volta crediamo di aver aggiunto un po’ di più quel bagliore molto anni ’80, molto concentrato sulle tastiere, anche se i riff potrebbero suonare molto in stile anni ’60 o ’70. Poco importa, volevamo creare qualcosa di nuovo, dare una nuova atmosfera. Credo che si avvicini molto a ciò che avevamo fatto con “Amber Galactic”. Non so, credo che questo disco sia molto più “glittery” in un certo modo, eehehe. Ovviamente in senso positivo, anche se non ho la minima idea del significato della parola “glittery”, anche se credo possa significare “luccicante”.

Qual è il brano che più vi ha impegnato nelle registrazioni e quale, invece, è stato il più facile da realizzare?
BJORN – C’è un brano molto lungo alla fine del disco, parlo della traccia conclusiva che si chiama “The Last Of The Independent Romantics”. È stata una canzone piuttosto difficile da registrare, poiché cattura essenzialmente l’atmosfera che volevamo ricreare. Non parlo solo della registrazione o dell’esecuzione del brano, ma anche della produzione, perché rappresentava perfettamente l’immagine che avevamo in mente e quella, come sai, è sempre l’impresa più ardua! Questo brano, quindi, potrebbe rientrare tra quelli più impegnativi; quello più facile? Non saprei! È difficile dirlo. La titletrack è stata piuttosto facile, voglio dire, David l’ha scritta in un paio d’ore e l’abbiamo provata direttamente in studio e ci siamo detti: “Sembra un buon pezzo”… ma come sai, è facile a dirsi, perché i brani richiedono spesso una buona presenza per un buon musicista. Se vogliamo metterla sotto questo aspetto, non è propriamente facile, ma il brano è riuscito molto facilmente!

Come mai avete scelto “Sometimes The World Ain’t Enough” come titolo dell’album?
BJORN – Avevamo già la titletrack, quindi avevamo già la canzone omonima pronta e per un bel po’ ci siamo domandati se, in seguito alla pubblicazione di “Amber Galactic”, dovessimo proseguire il discorso e denominare il disco “Amber Galactic II”; allo stesso tempo, però, abbiamo appurato che questo disco necessitava di essere pubblicato da solo, avere una sua storia. La ragazza raffigurata nella copertina necessitava di prendere una decisione, nei precedenti dischi, tra cui lo stesso “Amber Galactic” la ragazza teneva in mano l’elmetto e cercava di decidersi. In questo ultimo disco, lei sembra molto più convinta e l’elmetto viene indossato. È una sorta di dichiarazione dove si dice, appunto, che “a volte il mondo non è abbastanza”. È come se volesse dire “Sto andando, sto partendo, sta succedendo”.

E cosa puoi dirci, invece, in merito alla copertina? Mi era parso di vedere su internet due versioni leggermente diverse dell’artwork… In uno di essi, infatti, la ragazza astronauta si trova sulla sinistra, con una copertina lievemente violacea, mentre in quella definitiva la ragazza sta alla destra e il background è più verdastro…
BJORN – Forth and back, l’artwork di copertina è stato progettato da Carlos Holmberg, ovvero l’ex tastierista dei Soilwork e da Sebastian Forslund, ovvero il batterista dei The Night Flight Orchestra. Hanno realizzato la copertina insieme ed entrambi se ne sono usciti con queste due versioni, quella verde e quella violacea. Semplicemente non riuscivamo a deciderci, non sapevamo quale potesse essere la migliore, così ci siamo rivolti alla nostra etichetta chiedendo se fosse stato possibile averle entrambe, cercando magari di realizzare delle edizioni differenti. L’idea piaceva anche all’etichetta, per cui ecco la motivazione!

Devo ammettere che solo ascoltando l’opening track dell’album, “This Time”, sono rimasta basita dalle note alte che riesci a raggiungere. Sarà che sono abituata al “bjorn” che ho conosciuto con i Soilwork, band che, come ti dissi in passato, amo alla follia e infatti sono rimasta particolarmente basita da questo tuo lato inedito, quasi nascosto. Come ti senti nei The Night Flight Orchestra a “sfogare” il tuo estro non prettamente death metal?
BJORN – Credo che sia una cosa piuttosto eccitante e anche abbastanza provocative. Oggigiorno a livello musicale mi sento piuttosto equilibrato, dal momento che i Soilwork significano tutto per me e i Night Flight mi danno tutto ciò di cui ho bisogno. Diciamo che questo mio lato nei Night Flight ha iniziato a uscir fuori, a sbocciare, quando ho capito di non aver più alcun dubbio. Per me, in veste di cantante, è una dimensione completamente nuova, mi sento molto a mio agio in questo ruolo e credo di riuscire bene a combinare questa parte. Negli ultimi 20 anni ho costruito una voce molto forte all’interno dei Soilwork e solo recentemente sono riuscito ad approcciarmi a questo nuovo tipo di canto.

Proprio in merito a “This Time”, pochi giorni fa Nuclear Blast ha reso disponibile il video di questo singolo che molto richiama i bei tempi degli anni ’70. Cosa puoi dirci della scelta di realizzare un video simile?
BJORN – Abbiamo un amico video maker, un regista di videoclip e lui capisce davvero ciò che vogliamo fare con questa band, sai il concept e via discorrendo. So che alcune persone potrebbero chiederci: “Dai ragazzi, siete seri o meno?”, la verità è che siamo seri al 100% e ad essere sinceri, c’è anche quel feeling di nostalgia inclusa nel disco. Per questo motivo vogliamo far qualcosa di fresco e il video possiede questi elementi. Vogliamo essere “over the top” con tutto e ovviamente ci viene da ridere pensando a certe cose, ma siamo altresì seri al 100% perché vogliamo che i video siano in un certo modo, che ripropongano una certa atmosfera. Abbiamo passato a rassegna l’intero catalogo prima di registrare il video, a parer mio è un video oltremodo eccellente, puoi anche riderci su ma per me è perfetto.

Come mai una band dell’era più moderna come, per l’appunto, i The Night Flight Orchestra, segue invece le orme di gruppi come Journey, Boston, Survivor? Insomma come mai vi rifate al rock più classico e all’AOR che andava di moda negli anni a cavallo tra la fine dei 70 e gli inizi degli 80 piuttosto che seguire le mode attuali?
BJORN – Perché sapevamo che mancava qualcosa del genere là fuori. Se dai un ascolto alla maggior parte delle band che propongono AOR al giorno d’oggi, noterai che vogliono apparire fresche e investono tantissimo sul fatto di voler apparire moderne, ma si nota anche che la questione non è esattamente così e non suonano poi così bene… per cui non è più una questione di brani, è più legato a come vengono prodotti questi brani, alla scrittura dei pezzi e si vede che manca qualcosa! È molto diverso da ciò che siamo noi, da ciò che rappresentiamo. Sai, solitamente le band vengono pesantemente influenzate dai Black Sabbath, Led Zeppelin e tantissime altre band che trattano tematiche occulte. I The Night Flight Orchestra presentano qualcosa di molto diverso da tutto questo, anche se la gente nota somiglianze o ci collega ai Journey, ai Boston o ancora ai Survivor e cose simili, c’è da dire che noi abbiamo iniziato la band per fornire qualcosa a noi stessi e anche perché, come dicevo, mancava qualcosa là fuori. Credo che per noi sia sempre stata una specie di missione e questa missione verrà portata avanti, continuerà!

Forse sbaglio ad ammettere ciò che sto per dire, ma ascoltando il disco ho avuto la sensazione di rivivere quelle tipiche melodie delle band svedesi di quegli anni. Il disco, infatti, possiede dei ritornelli e delle melodie molto orecchiabili, che ti si stampano immediatamente in testa. Mi è venuta in mente questa sensazione ascoltando brani come “Turn To Miami” o la titletrack del disco… Sei d’accordo?
BJORN – Sì, sono d’accordo! Ovviamente ci piacciono le melodie orecchiabili, abbiamo investito molto tempo negli attuali arrangiamenti e, in qualche modo, ciascun brano ha richiesto molto impegno, molto lavoro. Le canzoni potrebbero suonare molto dirette e facili, semplici, ma il fatto è che queste canzoni staranno con te, perché provengono dal posto giusto. Non si tratta di alcuni ragazzi che fanno metal e che se ne escono fuori dicendo: “Oh, quello suona molto come quella rock band degli anni ’70 o ‘80”, non funziona così. È una cosa che richiede molto amore e molta conoscenza, per cui… Tu hai menzionato le melodie malinconiche, io credo che ci sia questa cosa che c’è sempre stata, ovvero credo che la musica sia il ritratto di ciò che siamo. Può essere il nostro ritratto di quando siamo felici, ma può anche rappresentare quel sentimento di malinconia che era tipico del sound degli ABBA. Credo che questo disco possegga molto di più di quell’atmosfera in stile ABBA, specie se paragonato ad “Amber Galactic”.

Questo è il secondo disco che pubblicate con Nuclear Blast. Come è nata la collaborazione con questa etichetta, dal momento che non è propriamente una casa discografica di classic rock ma la quale sembra che ultimamente stia puntando molto su questo genere?
BJORN – Beh, ogni etichetta che tratta il genere estremo ha sempre all’interno del proprio roster almeno due o tre rock band, ad esempio la Eearache Records aveva messo sotto contratto i The Temperance Movement, una band completamente diversa da tutte le altre band che sono nel roster di quest’etichetta! È una cosa piuttosto interessante. Nuclear Blast ci ha reclutati perché la nostra musica piaceva a tutti quanti e noi ne eravamo molto sorpresi del fatto che volesse metterci sotto contratto! Ecco come è nata la questione. So che molte persone potrebbero vedere questa situazione in maniera diversa, pensando magari di essere finiti all’Eurovision o a Sanremo! Possiamo riderci su ma il fatto è che a tutti quanti piace qualcosa, tutti quanti hanno i loro piaceri nascosti, i piaceri “colpevoli”. Ad essere sinceri, a me è sempre piaciuto l’Eurovision, la mia attuale ragazza è italiana, viene da Verona per cui mi è capitato di guardare anche Sanremo. C’è da dire che Sanremo non è più così entusiasmante come lo era negli anni ’80 o negli ultimi anni ’70, poi son subentrati i vari Festivalbar e cose simili… sì, “sticks out”.

Come vedi questo revival del rock classico?
BJORN – Ho sentito delle ottime band che stanno là fuori e ovviamente sembra esser diventata una sorta di moda. Quando c’è la moda, ovviamente ci sono anche delle band che cercano di seguire quel trend piuttosto che inventarsi qualcosa di originale, qualcosa che dovrebbe essere proprio. Noi siamo diversi: noi abbiamo un concept, abbiamo uno show che intrattiene le persone, lo facciamo per l’amore della musica e perché per noi è una specie di esigenza, di necessità.

A dicembre intraprenderete un nuovo tour europeo, infatti avremo il piacere di vedervi sul palco del Legend Club. Cosa dovremo aspettarci dal vostro live show?
BJORN – Dovreste aspettarvi un vero show rock come deve essere fatto, o almeno, è così che vorremmo presentare lo show. Ogni show, ogni concerto deve essere speciale. Credo che le persone rimarranno impressionate, sarà tutto molto bello!