THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA – il mondo non ci basta

 

THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA: INTERVISTA ESCLUSIVA CON SEBASTIAN FORSLUND E JONAS KÄLLSBÄCK •

 

Se negli anni a cavallo tra il ’70 e ’80 l’AOR (o Arena Rock che dir si voglia) spaziava in lungo e largo su tutte le radio FM del mondo, grazie a band quali Toto, Journey o Survivor (tanto per citarne alcune), ai nostri giorni possiamo rivivere quelle stesse intense emozioni musicali grazie ai The Night Flight Orchestra. Abbiamo incontrato la band svedese in occasione della loro unica data italiana al Legend di Milano di qualche giorno fa: una prima assoluta che ha veramente strabiliato tutti con un concerto esemplare (qui il report).
Ecco cosa ci hanno detto Sebastian Forslund e Jonas Källsbäck in questa interessante intervista.

Salve ragazzi, benvenuti su Metalforce. Facciamo conoscere la band ai nostri lettori: come è nata l’idea di questo progetto?
SEBASTIAN
– L’idea è stata di David (Andresson, chitarrista n.d.r.) e Björn (Strid, cantante n.d.r.), quando David è entrato nei Soilwork stavano ascoltando tutto questo rock classico nel tourbus, gli piaceva molto l’idea di viaggiare ed ascoltare questo tipo di musica. Condividevano le loro cuffie mentre viaggiavano… e sono stati molto ispirati, volevano fare musica così, allora hanno deciso di fondare questo progetto e trovare gli altri componenti.

E per quanto riguarda il nome della band?
SEBASTIAN
– Anche il nome della band è nato insieme all’idea della band stessa.
JONAS – All’inizio pensavamo che il nome della band dovesse essere “tutti possono suonare” (ridono, n.d.r.), ma poi abbiamo deciso di cambiare nome.
SEBASTIAN – Sì, Night Flight Orchestra è il nome perfetto della colonna sonora di chi ama viaggiare di notte.

Ciascun membro proviene da band dall’approccio diverso rispetto al sound che propongono i The Night Flight Orchestra, ad esempio Bjorn con i Soilwork, o Sharlee con Arch Enemy, o ancora i Mean Streak… come siete riusciti a prendere diversi ingredienti, miscelarli e creare questa vostra magica formula che si rifà al classic rock anni ’80?
SEBASTIAN
– La cosa è venuta naturalmente secondo me.
JONAS – Richard Larsson (tastierista, n.d.r.) è stato scelto perché è stato il produttore dell’album “Figure Number Five” dei Soilwork, ecco perché lo conoscevano e si fidavano di lui. È iniziata così…
SEBASTIAN – Comunque il cambiamento di genere è stato per noi naturale.
JONAS – In passato abbiamo suonato generi musicali anche totalmente diversi, ad esempio abbiamo fatto sessioni di orchestra… tutti noi suoniamo diversi generi musicali.
SEBASTIAN – Ma comunque tutti noi amiamo questo genere di classic rock.

Quali sono le principali fonti di ispirazione che hanno influenzato questo tipo di sonorità? Io ci sento a volte i Deep Purple, gli Zeppelin, a tratti i Survivor, Journey… con inserti AOR e disco/rock classici dell’epoca.
SEBASTIAN
– Sì, tutti loro sono nostre ispirazioni, ma anche altri cento. Siamo stati anche molto ispirati da spettacoli televisivi, film, vestiti…
JONAS – Sicuramente puoi trovare tutte queste influenze nella nostra musica, perché ci siamo ispirati a loro, ma penso che i Night Flight Orchestra abbiamo un loro sound particolare. Già dalla prima volta che abbiamo suonato insieme, il sound era il nostro. Nel nostro album precedente, “Amber Galactic”, abbiamo fatto una cover di Mick Jagger perché non ne avevamo mai fatta una, ci abbiamo provato, ma il sound è comunque quello dei Night Flight Orchestra.
SEBASTIAN – Sì, l’ispirazione viene da tantissime direzioni diverse, ma tutte puntano verso il sound dei Night Flight Orchestra.

A parte il sound che ha forti richiami del sound a cavallo tra il 70 e 80, anche i vostri video sembrano ispirarsi a all’epoca (che io conosco bene): formato 4:3, immagini un po’ vintage, effetti old style, addirittura a tratti i classici piccoli difetti delle videocassette… tutto ben ideato. Chi vi ha aiutato in questo?
SEBASTIAN
– Io faccio i video più corti, mentre per i video musicali abbiamo un ragazzo chiamato René Valdes con cui abbiamo fatto 3 o 4 video. I clip più corti li faccio io, poi per le animazioni ci rivolgiamo ad un ragazzo italiano mi pare…
JONAS – No, è di Parigi!
SEBASTIAN – Ah! Beh, non l’abbiamo mai incontrato. Beh, amiamo tantissimo quel periodo, ci piacerebbe molto vivere in quegli anni, quindi cerchiamo di ricreare quel periodo non solo con la musica, ma anche con l’immagine.

Parliamo della musica: come nasce un vostro brano, a cosa vi ispirate per i testi?
SEBASTIAN
– Sono soprattutto David e Björn a scrivere i testi. David legge molto, e a volte ha un’idea da qualcosa che ha letto e inizia da lì.
JONAS – Spesso inizia scrivendo qualche titolo che gli sembra efficace.
SEBASTIAN – Molto spesso inizia dai titoli. Quando devo scrivere qualche canzone, David mi invia tutta una serie di titoli.

Ed iniziate dalla musica o dai testi?
SEBASTIAN
– Sì, dalla musica. I testi vengono dopo.

A distanza di qualche mese, qual è il resoconto che potete fare di “Sometimes The World Ain’t Enough”? Come è stato il feedback del pubblico?
SEBASTIAN
– Oh, è stato strabiliante! Abbiamo avuto molti 10/10 e cose simili. Anche il tour sta andando alla grande… non so cosa dire (ride, n.d.r.), il pubblico sembra apprezzare molto.
JONAS – Sì, direi che è incredibile, abbiamo molti sold out, anche di lunedì.

Quattro album in sei anni: ascoltandoli tutti non ho trovato pecche o difetti, direi che la qualità è rimasta costante, se non addirittura in una fase crescente. A vostro giudizio, ora, cambiereste qualcosa o siete soddisfatti di quello che avete creato?
SEBASTIAN
– Per tutti e quattro gli album il sound è sempre lo stesso, siamo sempre noi. Forse nell’ultimo album ci siamo un po’ più spostati dagli anni ’70 agli anni ’80, ma siamo sempre noi, è uno stesso processo che va avanti.
JONAS – Non cambierei nulla di tutto ciò, sono soddisfatto di tutto quello che abbiamo fatto.
SEBASTIAN – Anche perché non decidiamo mai a tavolino come una canzone debba essere, viene tutto spontaneamente.
Quale dei quattro album consigliereste a chi non vi ha mai ascoltato?
SEBASTIAN
– Mmmm, dipende. Personalmente sceglierei “Amber Galactic”, ma solo perché è il mio preferito, però molti amano di più il primo.
JONAS – Io preferisco il secondo (“Skyline Whispers”), ad esempio. (ride, n.d.r.) Ognuno ha il suo sound personale. Dipende anche dall’umore. Anche l’ultimo non è male, dai (ride, n.d.r.).

Personalmente adoro “Transatlantic Blues” e invece dall’ultimo album la mia preferita è “This Time” che ha un bell’impatto appena si preme il tasto play (mi ricorda qualcosa tra i Deep Purple e i Rainbow). In generale quale brano vi rappresenta al meglio?
JONAS –
Ogni album ha un pezzo epico, una canzone più lunga, come “Transatlantic Blues” nel primo album, oppure “The Heather Reports” dal secondo album.
SEBASTIAN – Personalmente mi piace quando la band diventa più progressive. “Moments Of Thunder”, quella è una canzone molto bella. Mi piace molto anche la title track dell’ultimo album, penso sia un buon biglietto da visita per la band.

Cosa vi ha spinto a scegliere un percorso musicale che vi riporta alle grandiose sonorità di tanti anni fa piuttosto che seguire le mode e fare qualcosa di più mainstream e più seguito dai giovani d’oggi?
JONAS
– Il progetto non ha nulla di commerciale. Non abbiamo deciso a tavolino cosa fare, abbiamo scritto ciò che ci diceva il cuore e alla gente è piaciuto.
SEBASTIAN – Si tratta di divertirci facendo la musica che vogliamo. Ecco il motivo.

Come conciliate i vostri impegni con The Night Flight Orchestra con quelli degli altri progetti in cui siete coinvolti?
JONAS
– A volte è difficile, il tempo a volte non basta (parafrasando il titolo dell’ultimo album “Sometimes The World Ain’t Enough”). È una questione di priorità. Io non sono in altre band che vanno in tour per il momento, quindi per me è semplice, ma per David, Björn e Sharlee è più difficile. Perciò dobbiamo essere sempre chiari, ad esempio questo è il periodo dei Night Flight Orchestra, poi ci sarà un periodo per i Soilwork, poi per gli Arch Enemy. Spesso dividiamo l’anno in periodi per dedicarci a tutti i progetti. È una cosa un po’ insidiosa, ma finora ha funzionato. Per quanto mi riguarda, appena prima del tour europeo con i Night Flight Orchestra abbiamo registrato il quinto album dei Mean Streak. Io registro la batteria per primo, poi gli altri fanno tutto il resto. Lavoriamo così di solito. Non siamo neanche una band che va tanto in tour, è più un progetto in studio.

Facciamo un gioco. Siamo negli anni 80: in quale band vorreste suonare? E perché?
JONAS
– Io direi i Toto. Uno dei miei primi album preferiti è stato “Hydra” dei Toto, e mi piaceva molto il modo di suonare di Jeff Porcaro.
SEBASTIAN – Dovendo scegliere tra chitarra e batteria…
JONAS – Lui è anche batterista, e uno forte!
SEBASTIAN – Uhm, diciamo chitarra… sceglierei i Boston. E i Kansas. Non so se so suonare la chitarra a quei livelli, ma mi piacerebbe suonare nei Kansas.

E per quanto riguarda i vostri progetti futuri?
JONAS
– Abbiamo un po’ di concerti l’anno prossimo, e poi andremo in studio a marzo per vedere cosa succede. Non abbiamo ancora iniziato a registrare, quindi vediamo se riusciamo a tirar fuori qualcosa di buono. Credo che David abbia inviato delle demo ieri. Però vedremo cosa ne sarà.

Siete a metà di questo tour: com’è stato il feedback del pubblico finora?
SEBASTIAN
– Ogni concerto è stato fantastico!
JONAS – Ma il migliore penso sia stato quello di Londra. Era la nostra prima volta in Regno Unito, e tutti cantavano tutte le canzoni, neanche fossimo una cover band! Cantavano anche gli assoli di chitarra. Non riuscivo a sentire me stesso nel monitor per quanto casino hanno fatto. Anche a Parigi e a Madrid è stato fantastico. Direi ovunque!

Ultima domanda: sponsorizzatevi! Dite al nostro pubblico perché bisogna ascoltare i The Night Flight Orchestra!
SEBASTIAN
– Questa è tosta… Se volete avere un’esperienza sonora unica e sentirvi carichi e felici…
JONAS – E se avete voglia di ballare…
SEBASTIAN – Sì, è qualcosa per tutti. C’è un po’ di tutto. Venite a sentirci!

ringraziamo Arianna Govoni e Ivan Spurio Venarucci per la gentile collaborazione.


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