TEMPERANCE: Fuori dagli schemi!

TEMPERANCE: INTERVISTA ESCLUSIVA A MARCO PASTORINO •

Li avevamo già definiti lo scorso anno “lo smeraldo del panorama metal italiano”, in occasione dell’allora imminente uscita di “Viridian”, disco che ancora oggi sembra essere particolarmente apprezzato dalla nutrita fanbase dei Temperance. A distanza di un anno, la band tricolore torna a splendere di nuova luce ed è pronta a salire ulteriormente di livello, staccandosi dalla precedente etichetta di “gioiello verde della scena nostrana” per guadagnarsi il titolo vero e proprio di “Diamante” del panorama europeo: “Diamanti”, infatti, è il titolo del nuovo lavoro in studio del quintetto ed uscirà tra pochissimi giorni su Napalm Records. Un diamante nel vero senso della parola, che mette ancora di più in risalto le qualità della band che, in questo 2021, vuole dimostrare ancora una volta il proprio immenso valore e potenziale artistico, rendendola di fatto una delle realtà musicali più interessanti di questi ultimi anni. Per l’occasione, abbiamo scambiato una lunga chiacchierata con il simpaticissimo Marco Pastorino, che così si racconta a Metalforce…

Ciao Marco, benritrovato! Quanto tempo! Come stai?
MARCO – Tutto bene, grazie!

In questo 2021 ritroviamo i Temperance belli ri-energizzati e pronti a consegnare un nuovo disco. ‘Diamanti’, infatti, uscirà il prossimo 19 novembre, l’album esce ad appena otto mesi di distanza dall’EP acustico “Melodies Of Green And Blue”, che a sua volta usciva a circa un anno di distanza dal precedente “Viridian”. Potremmo dire che i Temperance negli ultimi anni sono stati abbastanza prolifici. Che cosa vi ha dato la carica e l’ispirazione per scrivere del nuovo materiale in così poco tempo?
MARCO – Partiamo dal presupposto che noi lo siamo sempre stati, dal primo album che abbiamo fatto nel 2014 abbiamo fatto 2014/2015/2016, tre album in tre anni, che era un po’ il nostro obiettivo quando siamo partiti; in seguito, abbiamo fatto uscire il DVD, perché il 2017 era stato l’anno – almeno nei primi anni dei Temperance – dove avevamo fatto più date, forse 60 o 70 date in un anno che, comunque, per una band non grande, per una band come noi, sono tante date! L’anno successivo abbiamo pubblicato “Jupiter” e da lì, fortunatamente, le date sono aumentate ancora, quindi non c’era veramente il tempo materiale di far uscire un anno dopo un disco, anche se, quando è uscito “Viridian” nel 2020, il disco era già pronto da almeno un anno, nel 2019. Per tante cose, però, anche per decisioni tra noi e Napalm, il disco è uscito a gennaio del 2020. Da lì, come sai benissimo, dopo due mesi dall’uscita del disco, come tutte le band che erano in tour ci siamo dovuti fermare, quindi non abbiamo avuto la possibilità di promuovere bene il disco, che però, sinceramente, ad oggi, è il disco dei Temperance che è andato meglio! Questa cosa ti fa pensare ancora di più, nel senso che se non fosse andata così, sarebbe andata ancora meglio! Già il fatto che stia stato il nostro album più apprezzato, tra vendite e feedback in generale tra Europa, America e Giappone, è stata una cosa super positiva! Naturalmente, a marzo 2020 ci siamo trovati di ritorno dal tour di Tarja, di cui avevamo fatto pochissime date, senza nessun tipo di piano, così io mi sono messo a scrivere perché, comunque, come potrai immaginare, in quel periodo non si poteva fare niente. Senza, quindi, avere nessun piano preciso ho iniziato a scrivere quello che sarebbe diventato “Diamanti”; nel frattempo, avevamo tanti altri piani che sono andati cambiati: ad esempio, uno dei singoli usciti, “Breaking The Rules Of Heavy Metal”, doveva veramente uscire un anno fa, tra “Viridian” e l’EP acustico, però andando avanti, abbiamo nuovamente cambiato i nostri piani, perché non era ancora possibile fare date dal vivo e ci siamo detti: “Ok, aspettiamo! Questo brano farà parte del nuovo album”. Un anno fa, durante l’estate del 2020, abbiamo registrato quello che sarebbe diventato l’EP acustico, “Melodies Of Green And Blue”, dove c’erano dei brani inediti e dei pezzi di “Viridian” presentati in chiave acustica, perché era una cosa che avremmo sempre voluto fare, soprattutto per il fatto che con dei video promozionali su Youtube o dirette, io, Michele ed Alessia abbiamo fatto molte cose in acustico; inoltre, le persone ci chiedevano spesso quando avremmo realizzato un disco acustico e noi abbiamo colto la palla al balzo in accordo con Napalm, anche per tenere l’attività della band “viva” tra un disco e l’altro, perché comunque “Viridian” ha avuto la sfortuna di avere avuto poche date in promozione. Credo che abbiamo fatto, forse, meno di dieci date, una roba incredibile per noi che siamo abituati a farne almeno 80 ogni anno, in promozione ad un disco, che naturalmente viene prolungato anche per l’anno successivo. Ti devo dire, però, che io sono contentissimo di “Diamanti”, anzi, non vedo l’ora che esca, perché ce l’ho nel mio computer da un bel po’ di tempo e non vedo l’ora che esca perché si dice sempre che l’ultimo disco è il più bello, però io vedo che siamo arrivati ad una sorta di maturità, soprattutto come band. Questo è il terzo album con questa formazione, è sì il sesto capitolo discografico dei Temperance, ma è il terzo con Alfonso, Michele ed Alessia, quindi ormai ci conosciamo veramente a menadito… Veramente, non vedo l’ora che esca!

Curioso è il titolo del disco, “Diamanti”. Diciamo che qualcosa io avevo colto dai tuoi commenti online, perché ogni tanto commentavi mettendo, appunto, l’icona del diamante. Cosa mi puoi dire in merito?
MARCO – Quando ho scritto la titletrack, “Diamanti”, originariamente doveva essere un altro tipo di pezzo, il classico brano in inglese, però proprio durante gli ultimi mesi del primo lockdown, parlando con una mia cara amica, ci siamo confrontati su cose molto scientifiche, pianeti e qualsiasi cosa e, parlando, era venuta fuori questa cosa. Lei mi aveva girato un articolo dove si parlava, appunto, di questa pioggia di diamanti sul pianeta Giove e lei, subito, mi disse che era adatta per i Temperance, dato che avevamo pubblicato “Of Jupiters And Moons”… Questa cosa mi aveva colpito talmente tanto che ho cancellato il demo che avevo fatto in inglese e ho subito costruito praticamente il 99% del ritornello di “Diamanti” che c’è oggi, con queste parole che vogliono essere una specie di connessione con “Of Jupiters And Moons”, appunto. Quella parte di testo è piena di significati e, soprattutto, volevamo fare qualcosa in italiano, visto che non avevamo fatto niente di simile con Michele e Alessia, anche se è solo in parte, visto che il resto del brano è in inglese… Parlando poi sia col nostro management, che con Napalm, io avevo fatto alcune proposte per il titolo del disco, tra cui “Diamanti”, dicendo che era il mio preferito, però dissi anche: “Non so se lo accetterete, perché è un po’ particolare”, e invece, da subito hanno espresso il loro entusiasmo, è una cosa così famosa al di fuori dell’Italia che ha un suo impatto.

Avevo fatto questa domanda a Michele, ma vorrei anche un tuo punto di vista: come dicevo a lui a febbraio, il colore è un elemento, a mio avviso, essenziale per la band. Se ripenso a tutte le copertine degli album c’è sempre stata una cromia molto forte, con colori molto accesi, saturi. Mi viene in mente, appunto, “The Earth Embraces Us All” o anche “Limitless”. C’è sempre stata una forte predominante di colore nei vostri album e anche l’ultimo EP non è esente, infatti, da tanta saturazione. “Diamanti”, invece, sembra più limpido, meno saturo rispetto ai suoi predecessori. Che cosa ci puoi dire in merito?
MARCO – Anche questa volta abbiamo lavorato con questo ragazzo francese, Yann Souetre, con cui ormai sono molto amico. Lui nella vita fa il grafico, però per una sua scelta fa pochissime copertine, ha fatto, ad esempio, 2 o 3 copertine di Ayreon, le nostre e basta! Sono molto contento di ciò, perché lui, secondo me, è un piccolo genio! Adesso, quindi, c’è questo modus operandi dove quando noi stiamo per lavorare ad un disco, ci scriviamo, ci sentiamo e io gli spiego un po’ le cose che ho in testa, a partire dal titolo, piuttosto che da alcuni concetti dei testi e, magari, qualche idea per la copertina che lui, da artista vero, stravolge… Quando, quindi, gli ho proposto questa cosa di “Diamanti”, lui mi ha detto: “Fammi pensare un paio di giorni e vediamo che cosa possiamo fare per non cadere troppo in un cliché”, anche per non fare il classico diamante, quello che tutti si tatuano, che per carità è bellissimo, ma sarebbe troppo standard… Ne è uscito, secondo me, con un’idea bellissima, ispirata ad un artista francese degli anni ’60, ’70, ’80, chiamato Moebius, che realizzava dei dipinti, dei pezzi d’arte veramente particolari, quasi come – e qui c’è il collegamento con i Temperance – quasi come venissero da un altro pianeta. La prima volta che me lo ha fatto vedere – e adesso riderai – mi ha fatto venire in mente i pianeti di Dragonball GT, però era una cosa molto carina, soprattutto perché i diamanti di Moebius venivano raffigurati in maniera particolare, come se fossero delle gemme, quindi non i diamanti come li immaginiamo noi, quasi come fossero i diamanti nel loro stato naturale, più grandi ed evoluti. Detto ciò, volevamo avere un’altra connessione con i dischi dei Temperance, un richiamo, quindi, sia con “Viridian”, che con “Of Jupiter And Moons”; infatti, a parte per i colori, come dicevi tu – che è una cosa che, tra l’altro, non ha mai detto nessuno – i colori sono un po’ diversi, perché è una cosa a cui noi diamo importanza. Ogni canzone ha il suo colore, sono davvero molto colpito, forse questa è la copertina che più preferisco dei Temperance, perché abbiamo tolto la figura femminile presente negli ultimi album, abbiamo tolto le figure a cerchio che c’erano spesso, preferendo qualcosa di nuovo, anche se uno lo vede dice subito: “Cazzo, sono i Temperance”.

Dal disco avete finora presentato due singoli: “Pure Life Unfolds” e “Breaking The Rules Of Heavy Metal”. Come sono stati accolti e che genere di feedback avete ottenuto dai fan?
MARCO – Sinceramente, “Pure Life Unfolds” è diventata da subito una delle canzoni più apprezzate dei Temperance negli ultimi anni. Noi non siamo, ahimé, una band da Youtube o cose così, ma da sempre siamo andati molto bene su Spotify… Non chiedermi perché, sinceramente, ma siamo sempre andati molto bene. La canzone sta andando bene, sono arrivati una valanga di commenti, perché questo brano ha un tono un po’ diverso rispetto alle vecchie canzoni dei Temperance, nel senso che le tre voci sono diventate veramente un nostro trademark, ormai, però ha un aspetto un po’ più epic e sinfonico, dato che noi non siamo mai stati così sinfonici… Abbiamo sempre avuto tanti arrangiamenti più elettronici, mentre per questo disco li abbiamo tolti e quindi, per questo, il pezzo sta andando molto bene; per quel che riguarda “Breaking The Rules Of Heavy Metal”, secondo me era un po’ un azzardo, perché ha sì un ritornello molto classico alla Temperance, ma per il resto è molto diverso da ciò che facciamo di solito. Sembra che, comunque, la gente stia apprezzando molto, io, però, aspetto il prossimo singolo  che, come si dice: “O la va, o la spacca”.

Il secondo singolo, uscito il 12 ottobre, secondo me è quello che potrebbe meglio rappresentare “Diamanti”. Ha delle melodie belle orecchiabili e, ovviamente, evidenzia ancora di più le vostre incredibili vocalità. La domanda però mi viene spontanea: il brano presenta degli acuti veramente lodevoli, volevate dimostrare di essere dei piccolo Halford o Kiske o chiunque voi vogliate e far vedere che pure voi riuscite a raggiungere note altissime?
MARCO – Partiamo dal presupposto che io rimango sempre abbastanza indietro e umile su queste cose e Kiske rimane sempre uno dei miei cantanti preferiti, mi è sempre piaciuto molto anche Halford, però sono sempre stato più orientato su Tim Ripper. Questi, per me, sono dei mostri inarrivabili per tante cose, perché in primis hanno creato veramente un genere, quindi hanno creato un precedente, quanto per il fatto che sono in un altro momento storico, quindi può anche essere che se oggi ci può essere un nuovo Kiske, tanti di noi non se ne renderebbero nemmeno conto!  Qua un po’ di tristezza cala, però ci sono dei cantanti veramente incredibili: uno dei miei preferiti – anche perché ho avuto la possibilità di suonarci insieme – è Michele Luppi, il quale non ha niente da invidiare a Kiske, a tutti gli altri, poi c’è Tommy Karevik. Tra i giovani mi viene in mente Dino (Jesulic) degli Animal Drive, che ora è entrato nei Whitesnake, ce ne sono veramente tanti… C’è anche Nathan James degli Inglorious, che io adoro. No, non abbiamo voluto metterci alla prova, fra le altre cose, era veramente una cosa più “divertente” tra di noi, perché eravamo tutti insieme in studio e per l’occasione ho suggerito di fare questa piccola cosa “Alla Manowar”, con l’acuto lungo e via discorrendo… Era una cosa divertente per noi, anche perché penso che, sinceramente, sia in “Viridian” che in quest’ultimo disco ci siano delle cose più difficili da cantare; ecco, forse sì, noi ci spingiamo un po’ oltre il nostro limite, ma per migliorare noi stessi e per divertirci.

Scherzi a parte, davvero i miei complimenti perché in quel particolare passaggio mi avete dato i brividi! Anche Alessia non scherza con gli acuti, un altro esempio che mi viene in mente è “The Night Before The End”. Tornando a “Breaking The Rules Of Heavy Metal”, volevate, come, appunto, suggerisce il titolo “rompere gli schemi dell’heavy metal”? Quale è il messaggio che volete trasmettere?
MARCO – Un po’ si, però è visto anche dal lato ironico della cosa, nel senso che questa è una frase che noi ci diciamo spesso io e Caio, questo ragazzo brasiliano che ci segue e noi, appunto, diciamo sempre “Breaking The Rules”. Quando ho scritto questo brano, ho pensato subito di chiamarlo così, ma era più per andare oltre una sorta di cliché che si forma quando si creano un po’ questi titoli alla Manowar, anche se noi non vogliamo fare assolutamente quello… Era più una cosa auto-ironica, però effettivamente, come dici tu, è un po’ rompere gli schemi, anche perché, parlando seriamente, è strano per una band come la nostra che fa metal melodico avere tre cantanti melodici e questa è una cosa che ci chiedono in tutte le interviste. Io rispondo sempre che ci sono i Van Canto, che sono molto più numerosi! È più un voler rompere gli schemi perché il pezzo è stato ispirato dal viaggio che abbiamo fatto nella crociera metal, nella 70.000 tons of metal, e lì è davvero un rompere gli schemi dell’heavy metal, perché chi è che si immagina di suonare su una crociera metal in mezzo all’oceano? Un po’ sì, parla di rompere gli schemi…

Parallelamente ai Temperance, sappiamo che militi in tante altre band, mi vengono in mente i Light & Shade, Virtual Symmetry, Even Flow, e più recentemente i Wonders. Viene spontaneo chiedersi: come fai a gestire tutti questi impegni e, soprattutto, dove trovi tutta questa energia nel fondare nuove band e, soprattutto, produrre e creare nuova musica?
MARCO – Prima di tutto, io reputo le mie band i Temperance, i Virtual Symmetry, poiché quest’ultima band è un gruppo di amici ed è l’unico gruppo con cui faccio le prove e nel quale canto. A breve uscirà una cosa molto carina alla quale ho lavorato nell’ultimo anno, che vedrai nel giro di un mese, e queste sono le mie vere tre band. Per quel che riguarda gli Even Flow o i Wanders, io sono semplicemente un ospite, nel senso che per quel che riguardano i primi, io  canto solo le tracce che mi vengono mandate, mentre nei Wanders ho scritto l’album, ma anche qui ho altre cose da seguire, come i Temperance, dove c’è sempre parecchio lavoro dietro… Per quanto riguarda l’ispirazione, la voglia, ti giuro che ne parlo spesso con i miei amici musicisti ed è una delle domande che mi rivolgono più spesso: io penso di avere ancora dentro di me quella voglia e quel fuoco che arde che è lo stesso che avevo a 18/19 anni, periodo in cui ho iniziato a fare date in Italia e all’estero. Come puoi immaginare, a quell’età vuoi spaccare il mondo, sei gasatissimo, ma io lo sento tuttora! Se, ad esempio, oggi qualcuno mi chiamasse per propormi delle date in Portogallo, io accetterei subito! Io sempre un entusiasta, veramente la musica è quella cosa che mi fa alzare al mattino ed è l’ultima a cui penso prima di andare a dormire, però per ora – poi vedremo cosa succederà nei prossimi anni – io sento sempre questa super ispirazione e scrivo materiale tutti i giorni; magari è roba che non userò per i Temperance o per altre band, però è la cosa che mi fa battere il cuore.

“Skyfall” sul disco dura circa 12 minuti ma, per presentarlo al pubblico, avete ridotto la sua durata a circa 7 minuti. Piccola curiosità: è stata l’etichetta a suggerirvi di far uscire una versione “tagliata” del brano? Ho saputo che alcuni fan più “puristi” si sono lamentati di questa cosa. Tu che ne pensi a riguardo?
SASCHA – Avevamo scelto di proporre il brano nella sua interezza, accompagnato da un video veramente minimalista, perché, sai, realizzare tutti i video che abbiamo fatto è stato molto costoso e se vuoi avere qualcosa che, a livello visivo colpisca, devi tagliare la canzone. Personalmente, credo che sia piuttosto interessante, perché le parti principali sono lì e siamo stati in grado di produrre un video musicale che si sarebbe adatto a ciò che avevamo. È come se ci fossero due brani che si sposano bene, sostanzialmente, e volevamo dare al pubblico questo, perché per noi è solo la musica, ovvero la parte più imponente, ma allo stesso tempo si vuole dare anche un bell’impatto visivo. È ciò che abbiamo fatto anche per l’artwork di copertina, volevamo farlo nel modo più giusto e dargli un senso, ci siamo detti: “Okay, tagliamo un po’ il brano, in modo da poter avere anche un bel video da consegnare, una bella estetica, begli effetti…”. Ovviamente, nell’album è presente la versione completa, non è che abbiamo deciso di ridurre il brano e lasciar perdere la versione integrale. Il pezzo sta là, ma trattandosi della realizzazione di un singolo, aveva più senso ridurlo.

È di ieri la notizia che, appunto, annunciava la tua collaborazione con Angel WolfBlack per la lavorazione del suo primo album solista sotto il monicker SheWolf. Questa è una delle tante collaborazioni che hai avuto nel corso dell’ultimo anno. Ti abbiamo visto attivo anche con Cristiano Filippini, Agarthic, Increase The Anima, insomma… le collaborazioni non sono mancate! Come ti senti nel ruolo di “ospite” e, parallelamente, produttore e compositore per queste band/questi artisti? In quale veste ti vedi maggiormente?
MARCO – La cosa bella è che ricevo proposte ogni settimana da band che, magari, vogliono fare un guest, piuttosto che scrivere dei pezzi, riarrangiare, fare i cori, produrre un disco… Per me, però, le cose principali sono sempre la qualità della musica, naturalmente, quando non la scrivo io, ma soprattutto sono le persone con cui collaboro. Mi piace, quindi, avere intorno gente che mi piace, con cui sono in buoni rapporti, con cui posso sviluppare qualcosa ed imparare cose nuove. Quando è uscita questa cosa con Frontiers sul discorso di Angel, appunto, io e Michele (Guaitoli) abbiamo scritto il disco per la sua voce ed Angel è veramente una cantante incredibile. In questo disco l’abbiamo spinta veramente al limite, ma io, sinceramente, mi reputo molto fortunato perché per quanto riguarda i cantanti, a parte per Michele Luppi o Michele Guaitoli, negli anni ho avuto la possibilità di scrivere per Chiara Tricarico, Alessia Scolletti, Adrienne Cowan quando abbiamo fatto il disco insieme, adesso ho dovuto scrivere un disco per Angel, quindi sono super contento!

Purtroppo, come sappiamo, lo scorso anno siete stati molto penalizzati durante il vostro tour a causa della pandemia e, se non ricordo male, avete anche avviato una campagna di raccolta fondi per colmare le spese sostenute… Ricordo che molti fan hanno acquistato anche le ultime magliette che avevate a disposizione e vi hanno dato il massimo supporto e, anche da questo, si capisce che avete un bel rapporto con la fanbase…
MARCO – Non è proprio così, perché sinceramente non mi sarei sentito molto in pace a farla. Semplicemente, come potrai immaginare, con un tour del genere tutti hanno un sacco di costi, a partire dal viaggio, dal merch che fai stampare, le persone che viaggiano con te che, comunque, le devi pagare per tutte le giornate fuori. Noi saremmo dovuti essere tre settimane in giro per l’Europa, quindi puoi immaginare l’affitto dei van, quindi parliamo di spese abbastanza pesanti… Sinceramente, però, noi non abbiamo mai fatto delle campagne di questo tipo, perché non ci siamo mai sentiti di chiedere, soprattutto in questo periodo storico, perché, come noi, moltissima gente era a casa quindi tu immagina se tutte le band avessero chiesto un aiuto, sarebbe stato un disastro! Noi abbiamo solo scritto un post, in cui spiegavamo la situazione, l’aver investito tanti soldi, specificando che quello era il momento giusto per acquistare una maglietta o un cd. Devo dire, però, che noi abbiamo tanti amici – perché non mi piace chiamarli fan o supporter – che da anni ci sostengono: infatti, ci hanno sostenuto in quel momento!

Vorrei avere un tuo punto di vista in merito all’anno appena vissuto, essendo tu, insieme a Michele e a molti altri artisti, uno dei musicisti più rappresentativi della scena metal italiana degli ultimi anni. Avendo vissuto, inoltre, sulla tua pelle questa bruttissima esperienza legata alla pandemia globale, immagino che avrai avuto anche modo di confrontarti con tantissimi altri musicisti che, in qualche modo, si sono visti costretti a cancellare i propri tour o addirittura rimandare le uscite discografiche. Per chi “vive fuori” da questo ambiente, forse, vi è un’idea diversa. Durante il corso dei mesi scorsi, mi è capitato di leggere moltissimi commenti negativi, del tipo: “Ma sai che je frega alla band di perdere x mila euro, quando dietro hanno l’etichetta che paga tutto?”, o ancora “Capirai, si rifaranno delle perdite con qualche campagna e il gioco è fatto”, magari non capendo realmente quanto lavoro occorra per mettere in piedi un tour grosso, che esso sia europeo o statunitense, come nel vostro caso. Tantissimi musicisti, come ad esempio gli Imperial Age, i Sonata Arctica, gli Insomnium e molti altri, hanno pensato di fare dei concerti in diretta live streaming, offrendo la possibilità di fare qualche donazione, come nel caso dei russi, o pagando semplicemente un e-ticket dal contributo decisamente irrisorio. Ad ogni modo, il settore è stato decisamente penalizzato nel corso dell’ultimo anno e, ancora oggi, non ci sono molti risvolti a riguardo. Quale è il tuo pensiero?
MARCO – Io penso che accettare queste cose faccia parte del gioco, nel senso che come, magari, queste persone non sanno che cosa c’è dietro un tour, anche il business della musica in generale, io allo stesso modo non so cosa c’è dietro ad altri settori che sono stati buttati giù totalmente da questa situazione! La prima cosa che mi viene in mente è legata alle agenzie viaggi: io non sono uno che si lamenta, assolutamente, però tutti hanno pensato di non aver suonato, di non aver fatto tour o altro, ma pensa a queste agenzie da quasi due anni a questa parte… tra l’altro la vedo ancora un po’ grigia per un po’ di tempo, mentre la musica, piano piano, sta risalendo per gli eventi medio/piccoli. Metti, ad esempio, un’agenzia viaggi che basava tutto il suo fatturato annuale sui viaggi in Giappone, come sta facendo adesso? Quelle sono problematiche veramente ampie! Io penso che ognuno debba avere il suo punto di vista, tante volte uno accusa ma non perché vuole accusare, ma perché non sa come sono le cose dietro o, magari, pensa che le cose siano diverse! Tante volte, ad esempio,  è successo di sentirsi dire: “Quelli fanno i tour perché hanno i soldi o perché hanno le label che investono molto”… purtroppo non è più questo il mondo, forse non lo è mai stato, sinceramente, anche perché bisogna partire dal presupposto che  per quanto le etichette amino la musica e amino le band che sono con loro – infatti noi siamo super orgogliosi di essere con Napalm, come lo eravamo di essere con Scarlet, devo dire, con cui io sono rimasto in buoni rapporti – parliamo comunque di business. Va bene, quindi, essere fanatici della musica, ma alla fine dei conti Napalm, Scarlet, Frontiers, tutti hanno dei conti da pagare e devono portare qualcosa a casa… Se, quindi, i Temperance del caso fra due anni venderanno una copia, per quanto possiamo piacere a Napalm, l’etichetta non ci rinnova il contratto! È una situazione davvero particolare quella che si è sviluppata, non è facile prendere posizione… Io, sinceramente, sono anche del partito che dice che nella situazione di marzo 2020 era difficile prendere qualsiasi decisione, alcuni l’hanno presa prima di altri, per quanto riguarda uno stato piuttosto che un altro, poi, come hai visto, ci siamo ritrovati tutti nella stessa situazione in tutta Europa. Ci sta anche che qualcuno, magari, possa non capire i punti di vista di una band più o meno in difficoltà, io, sinceramente, sono stato vicino un po’ a tutti quelli cui potevo, quando, magari, ho potuto comprare un biglietto in streaming o una maglietta per una band, piuttosto che un’altra cosa… Sinceramente, non vedo l’ora tra un mese e mezzo di andare a vedere i Leprous al Live Club di Trezzo, essendo una delle mie band preferite. Ho visto metà dei live in streaming, però vorrei andare a vederli adesso e andare a comprare 100 magliette (ride, ndr).

Rimanendo in tema di tour/live, avremo il grosso piacere di rivedervi finalmente live il prossimo 20 novembre all’Arci Tom di Mantova. Per l’occasione terrete un esclusivo release party per ‘Diamanti’, quindi immagino che suonerete il disco nella sua interezza, ma riserverete anche qualche sorpresa?
MARCO – Sì, sicuramente faremo un po’ di chicche, anche perché noi ci eravamo lasciati con l’Italia all’inizio del 2020 dicendo: “Quest’anno faremo solo due date”. Siamo stati un po’ profeti! Abbiamo già detto che questa sarà l’unica data del 2021 in Italia, quindi speriamo di non creare un altro precedente (ride, ndr). Ti dico però questo: non suoneremo tutto l’album nuovo, anche perché il disco uscirà solamente il giorno prima, sarebbe un po’ troppo secondo me! Faremo, quindi, alcuni pezzi del disco nuovo e faremo anche un po’ di pezzi di “Viridian” che tanta gente ascolterà per la prima volta live… Faremo anche dei pezzi vecchi, naturalmente essendo un festival non faremo una scaletta così lunga, essendo però noi gli headliner del festival, faremo una bella setlist! Ti dico già, poiché ne parlavamo prima, che il tour di Tarja lo scorso anno si era effettivamente stoppato, ma noi saremo in tour con lei a febbraio per tre settimane e per altre tre a marzo, perché siamo stati assolutamente riconfermati per questa leg. A febbraio torneremo in quello che è uno dei miei locali preferiti in Italia, ovvero il Live di Trezzo! L’abbiamo già annunciato, però sai, tra tutti questi annunci di tour e posticipi non si capisce più nulla! Anche in questi giorni ci hanno scritto: “Ci vediamo a breve per il tour con i Leaves’Eyes” e noi sapevamo che è stato rimandato di un anno, eheheh.

Ok carissimo, ti ringrazio tantissimo per averci concesso questo spazio e, come da tradizione, spetta all’intervistato chiudere questa intervista al meglio delle sue possibilità.
MARCO – Beh, innanzitutto grazie, come sempre, a te e a Metalforce per lo spazio che ormai ci fa interviste da qualche anno. Non vedo l’ora di tornare a suonare in Italia, perché a me piace sempre suonare in Italia, vedo sempre un sacco di amici e quindi ci vediamo sabato 20 novembre all’Arci Tom!