Tankard – brindiamo ai 35 anni!

Non esistono molti gruppi che riescono ad arrivare a ben 35 anni di attività, tra questi, ora, possiamo annoverare anche i TANKARD, che proprio nel 2017 raggiungono questo traguardo.
E’ arrivato il momento per la band “made in Frankfurt” di pubblicare il loro nuovo album ed in attesa di averlo in vendita anche in Italia (dal 2 giugno 2017), abbiamo avuto il grande piacere di parlare con il frontman Gerre, riguardo alla realizzazione del cd ed anche alla carriera della band.

Prima di tutto voglio ringraziarti per l’opportunità di questa intervista.
GERRE –
Grazie a te per il tuo supporto.

Come sai, io ascolto i TANKARD sin da quando ho iniziato ad ascoltare metal. Ma ora parliamo un po’ del vostro nuovo album “ONE FOOT IN THE GRAVE”. Con quest’ultimo siete arrivati ad avere ben 17 “studio album”: come vi sentite?
GERRE –
Molto vecchi! (ride) E’ come se fosse una sorta di punto della situazione. 35 anni “on the road”, facendo musica, pubblicando e suonando i vari album… Intendo che questo non sarà il nostro ultimo album perché il prossimo lo chiameremo “ONE FOOT OUT OF THE GRAVE” (scherzo), e comunque l’età continua ad avanzare ma l’heavy metal ci mantiene freschi e carichi.

Quando potremo ascoltare dal vivo ONE FOOT IN THE GRAVE in Italia?
GERRE –
Al momento non abbiamo date in Italia, ma ci piacerebbe veramente tanto tornare perché ci piace molto il pubblico Italiano. Noi vogliamo suonare ancora in Italia e forse torneremo l’anno prossimo. Sono un po’ confuso perché non ho qui con me l’elenco delle date, ma sicuramente ci torneremo.

So che ognuno di voi ha un lavoro oltre alla band. Come riuscite a conciliare lavoro e musica?
GERRE –
Questo è molto difficile anche perché gli altri ragazzi del gruppo hanno una famiglia con figli. Cerchiamo di concentrare tutto nel tempo libero infatti non facciamo molte date durante l’anno.

Chi ha scritto le canzoni?
GERRE –
7 canzoni sono state scritte dal nostro chitarrista Andi, 3 canzoni sono state scritte da Frank.Una volta avuto il cd con le parti di chitarra, mi sono esercitato con le parti vocali. Andi ha un piccolo studio di registrazione a casa dove ci siamo incontrati molte volte per creare le canzoni, decidere quali parti delle canzoni vanno bene e quali no, fare i “cori”, ecc…

Come è nata l’idea della copertina dell’album?
GERRE –
Il disegnatore è il signor Patrick Strogulski (che ha disegnato alcune delle nostre ultime copertine), allievo del signor Sebastian Kruger (che ne ha disegnate alcune delle nostre prime). Volevo che tornasse il nostro “alieno”, quindi mi sono incontrato con Buffo (il nostro manager) appunto per parlare dell’”album cover”. Lui disse che ci sarebbe stato “un vecchio fan”, mentre io gli dissi che avremmo dovuto cambiarla da come la voleva lui e quindi dovevamo far tornare il nostro alieno. La cover dell’album è stata creata bellissima, mi piace molto e la metterei nella top 5 tra le nostre “album covers”.

Qual è stata la tua / vostra ispirazione per quest’album?
GERRE –
L’ispirazione principale è stata sicuramente quella di voler pubblicare l’album per il 35° compleanno della band. Avevamo una scadenza per la pubblicazione dell’album, quindi siamo andati in studio ed abbiamo iniziato a scrivere del materiale che avremmo poi usato per comporre le canzoni.

Quando siete in studio per registrare, cosa non deve mai mancare?
GERRE –
Molta acqua minerale. In studio ho delle regole molto rigide e la mia prima birra della giornata la apro quando tutto è fatto, quando tutto è registrato. Bevo una birra insieme al produttore e parliamo dell’album che stiamo registrando.

In quale ordine registrate?
GERRE –
Per prima cosa registriamo le parti di batteria e le parti di chitarra.In seguito le parti di voce e le parti di basso. Alla fine facciamo “i soli” di chitarra e le parti vocali (i cori) allo stesso tempo.

C’è una parte divertente nel registrare un album?
GERRE –
E’ un lavoro molto difficile quando si registra un album e non ci si diverte. Ci divertiamo a parlare tra di noi. Ci facciamo degli scherzi e facciamo della pause durante la registrazione. L’unica parte particolarmente divertente è quando parliamo di stupidate con il produttore.

In quest’album avete un nuovo produttore?
GERRE –
Sì, in quest’album abbiamo lavorato per la prima volta con Martin Buckwalter. Abbiamo pensato che sarebbe stata una buona idea provare a fare qualche cambiamento per avere un “sound” migliore. E credo che anche le chitarre abbiano un suono più “heavy”. E’ stato molto bello lavorare con Martin. Non sappiamo cosa accadrà nel nostro prossimo album e se ce ne sarà uno. Vedremo cosa accadrà.

Quali band e quale genere ti piace ascoltare?
GERRE –
A me piace molto ascoltare l’heavy metal tradizionale, speed metal, thrash metal. Adoro i vecchi album degli EXCITER.

Nel mondo metal chi può essere più simile a voi (come gruppo)?
GERRE –
Questa è una domanda molto difficile. Ci piace molto suonare con i SODOM anche perché hanno lo stesso nostro “humor”. Ci divertiamo sempre quando suoniamo insieme a loro.

Quanto tempo avete impiegato per realizzare ONE FOOT IN THE GRAVE?
GERRE –
Tra le settimane passate in studio a registrare, la preparazione dell’album, la scrittura delle canzoni, il mixing e la post-produzione, credo che in totale ci siano voluti circa 8 mesi di lavoro per avere l’album completo e finito.

Quanto tempo al giorno hai dedicato per l’album?
GERRE –
Per quanto riguarda la parte vocale ci sono volute circa due settimane per registrare le parti , quindi si potrebbe dire quasi un giorno per canzone.

Prima hai detto che il prossimo album potrebbe chiamarsi “ONE FOOT OUT THE GRAVE”.
GERRE –
Stavo scherzando perché molta gente, leggendo “one foot in the grave” (un piede nella tomba), pensa che i TANKARD siano finiti. E’ un momento difficile ed importante. I primi 35 anni sono andati ed ora iniziamo i prossimi 35 anni.

Purtroppo l’orologio dice che abbiamo finito il tempo a nostra disposizione e quindi non resta che ringraziarti nuovamente per il tempo dedicato.
GERRE –
Grazie ancora a voi e ci vediamo presto nella “bella Italia”.

Photocredit by Axel Jusseits

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