SUPERHORROR – La notte dei morti viventi

 

SUPERHORROR: INTERVISTA ESCLUSIVA AD EDWARD J. FREAK •

Deve esserci sicuramente vita oltre la morte. Direttamente dall’oltretomba, i “morti viventi” Superhorror tornano in questo 2020 a far parlare di sé con un nuovo album, “Italians Die Better”, pronti a scuotere le anime più dannate con il loro micidiale mix di horror/punk metal. In occasione dell’uscita discografica dei nostri, Metalforce vi presenta una nuova intervista condotta con il non morto Edward J.Freak, che così si racconta a noi…

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Metalforce.it, Il vostro nuovo disco “Italians Die Better” uscirà tra qualche giorno. Siete pronti a presentare ufficialmente la vostra ultima creatura al pubblico italiano ed internazionale? Quali sentimenti vi accompagnano al momento?
EDWARD
– Ciao Andrea, grazie per l’ospitalità. Siamo assolutamente pronti, anzi, scalpitiamo, poiché “Italians Die Better” è in assoluto il disco che rappresenta più genuinamente il nostro spirito, perciò siamo ansiosi di vedere cosa penserà il mondo del nostro lavoro più personale!

Il titolo è abbastanza curioso. Potreste spiegarci cosa vi ha spinto a una simile scelta?
EDWARD
– Ovviamente si riferisce all’abusata frase di Madonna “Italians do it better”, che noi abbiamo fatto nostra inserendo l’immancabile tocco di black humor che da sempre ci contraddistingue. Dopo che per anni siamo stati scambiati per una band tedesca o addirittura americana, abbiamo deciso di “fare outing” riguardo le nostre origini. Questa frase, che racchiude in sé una buona dose di erotismo, una volta modificata è diventata un biglietto da visita perfetto per il nostro spirito necrofilo, goliardico e, finalmente, italiano.

Il disco sarà licenziato da Krach Records, una nuova etichetta nata da poco. Attualmente come vi siete trovati a lavorare a stretto contatto con Fabio ‘Silver’ Perissinotto?
EDWARD
– “Stretto” è il termine perfetto, poiché Silver ha preso veramente a cuore questo disco, e ne ha curato minuziosamente ogni aspetto, arrivando talvolta a sacrificare ore ed ore al telefono col sottoscritto e non solo per fare in modo che tutto fosse perfetto! La dimostrazione definitiva di questo fantastico lavoro arriverà insieme al vinile, del quale usciranno due versioni, quella standard e quella a tiratura limitata di colore bianco. In entrambe potrete ammirare la dedizione che Silver ha messo nel prodotto, la quale è andata a completare quella della band durante la produzione artistica.

Quanto è importante al giorno d’oggi il lavoro e il supporto di una etichetta?
EDWARD
– Credo sia fondamentale soltanto se una band riesce a trovare l’etichetta adatta. Una label che non coglie lo spirito di un progetto, o che si ostina ad utilizzare lo stesso modus operandi per tutti, può causare più danno che vantaggio. Nel nostro caso specifico la scelta di collaborare con Krach Records è stata presa soltanto dopo che è scattata una scintilla tra di noi, una sinergia che ci ha dato le certezza di fare la scelta giusta. Il logo di un’etichetta su un disco può essere simbolo di prestigio, ma può anche decretarne la morte, se non è  quello giusto.

Il disco è stato anticipato da un primo singolo, “Sultans Of Sin”, il brano è accompagnato da un video esemplare. Vi andrebbe di accennarci più o meno il concept e dirci come è nata l’idea del video?
EDWARD
– I Superhorror hanno sempre avuto un gusto per i videoclip narrativi, e da qualche anno serbavo questa idea di un duello tra il Bene e il Male nel quale i membri della band avrebbero fatto da pedine… Purtroppo non ero riuscito ad abbinare questo concept a nessun singolo in uscita, fino a che, lo spirito made in Italy del nuovo disco e l’incontro con un biliardino a dir poco peculiare mi hanno acceso la scintilla… Nel frattempo avevo avuto il piacere di lavorare con Daniele Brancaccio di Camera Decay per un progetto personale, e la sintonia artistica che si è creata tra noi mi ha persuaso a collaborare anche per i Superhorror… il risultato parla da sé!

Che tipo di feedback avete ottenuto finora con questo solo singolo alle spalle? Deduco sia stato molto buono!
EDWARD
– Siamo molto contenti del feedback ricevuto sia dai fan che dalle prime recensioni, sembra che praticamente tutti stiano comprendendo ed apprezzando lo spirito del disco!

“Italians Die Better” è stato scritto e prodotto interamente da voi, senza un effettivo ausilio esterno. Cosa vi ha spinti a curare personalmente ogni aspetto legato al disco, dalla registrazione alla grafica e via discorrendo?
EDWARD
– Diciamo che la produzione del disco precedente (“Hit Mania Death”) è stata abbastanza traumatica e sofferta, poiché ci siamo fatti influenzare eccessivamente dalle opinioni esterne… I pareri ed i consigli sono fondamentali, ma alla fine la band deve scegliere la direzione artistica che esprima al meglio la propria idea… Per questo motivo, dopo quindici anni di esperienza con i Superhorror, ci siamo sentiti di fare questo tentativo, forti delle capacità individuali di ogni membro che sono state fondamentali per permetterci di curare tutti gli aspetti che hai elencato. Noi siamo molto soddisfatti del risultato, a voi il giudizio!

Che tipo di messaggio volete trasmettere con questo nuovo album?
EDWARD
– Sicuramente questo disco è un’istantanea di quello che i Superhorror sono diventati dopo quindici anni dalla resurrezione. “Italians Die Better” è un vero e proprio biglietto da visita, in ogni nota delle sue canzoni, in ogni parola dei testi, noi stiamo gridando: “Siamo i Superhorror, morti viventi italiani, che vi piaccia o no per i prossimi 45 minuti sarete nostri ospiti… o nostre vittime!”.

Il disco vanta anche un unico brano cantato in italiano, “Pensiero Violento”. Come mai è stato pensato per essere cantato in lingua madre? Era per dare una sorta di break da tutto il cantato in inglese? Inoltre, cosa potete dirci della collaborazione con Irene Viboras??
EDWARD
– In questo caso l’intenzione non è stata contemplata: “Pensiero, violento, che mi cresce dentro, lo sento, pensiero violento!” ha semplicemente iniziato a suonarmi in testa in maniera ossessiva, e non c’è stato modo di farlo smettere fino a che non l’ho sottoposto ai miei increduli compagni di band. Non c’è stato modo di trasporlo in inglese, questo brano doveva essere urlato in italiano, noi l’abbiamo preso come un segno degli dei del Rock’n Roll, l’approvazione della scelta di gridare al mondo la nostra italianità. Rendendosi conto che si trattava di qualche cosa di speciale, un “break” come dici tu, i miei colleghi hanno suggerito di realizzarlo in collaborazione con un artista connazionale, ed anche in questo caso è stato il destino a decidere… Mr.4 (basso), si stava tatuando da Irene in quel periodo, e la magnifica voce graffiante della frontwoman dei Viboras si sposa alla perfezione con la mia…

Ho letto che prima ancora di diventare musicisti affermati, pubblicare ben cinque dischi e andare in tour nelle più svariati parti d’Europa, siete vissuti, morti e risorti. Potreste spiegarmi meglio questo concetto?
EDWARD
– Volentieri… Capita spesso che ci definiscano “zombie”, il che non è del tutto scorretto, ma forse un po’ limitativo… Quella notte del 2005, infatti, noi non siamo semplicemente morti e risorti come cadaveri mangiatori di cervelli, bensì i nostri corpi esanimi sono stati posseduti da alcune anime malvagie che si aggiravano nei dintorni… Ecco, quindi, che una seconda possibilità è stata data a quei poveri musicisti, i Morphina, l’occasione di vedere la vita sotto un’altra luce e tornare sui palchi più carichi ed arrabbiati di prima, con il doppio della voglia di divertirsi e far divertire… Ovviamente ogni cosa ha un prezzo, perché abbiamo scoperto a nostre spese che le anime dei precedenti abitanti dei corpi non li avevano abbandonati completamente, fatto che, verso la fine del 2012, ha causato una grossa crisi nella band, portando alcuni di noi a scegliere di “fare la pace” con sé stessi e proseguire le carriere di musicisti, mentre altri ad abbandonare la band per tornare alle vite precedenti, esorcizzando il proprio spirito maligno.

Ricollegandomi a quanto appena chiesto, che significato ha per i Superhorror la vita, la morte e la resurrezione?
EDWARD
– La risposta a questa domanda è disseminata un po’ ovunque nei testi delle nostre canzoni, specialmente nella recente “Six Feet Above Ground”, contenuta in “Italians Die Better”. Come dicevo la Morte ci ha dato la possibilità di vedere tutto da un altro punto di vista, e vi assicuro che è stato molto illuminante… Vi basti riflettere sul fatto che noi ci sentiamo dei morti viventi in un mondo di vivi morti…

Toglii una curiosità, se puoi: il 2016 è stato un anno di cambiamenti per la band, in quanto avete cambiato anche il nome passando da Superhorrorfuck a Superhorror. Cosa vi ha spinti a questo cambiamento?
EDWARD
– Possiamo dire che abbiamo colto l’occasione per prendere due avvoltoi con un cadavere: come dicevo il 2013 ha segnato un profondo cambiamento nella band, l’abbandono di tre membri (Paghalloween, Littlebomb e Sgt. Anubis), ha effettivamente disfatto i Superhorrorfuck. Per fortuna io e Mr.4 siamo riusciti a trovare dei validissimi sostituti in Didi Bukz (chitarra) e Franky Voltage (batteria), con i quali abbiamo pubblicato “Death Becomes Us”; purtroppo, però, non riuscivamo a trovare una seconda chitarra che si confacesse al nostro spirito, fatto che si è protratto fino al 2016, quando, con l’uscita di “Hit Mania Death”, Jimi è entrato a far parte della formazione stabilmente, creando un nuovo equilibrio e, di fatto, una nuova band. Ecco che, per esprimere questa ulteriore rinascita, abbiamo deciso di ribattezzarci Superhorror… Qual è il secondo avvoltoio a cui accennavo? Provate a creare una pagina Facebook contenente la parola “fuck” nel nome, e lo scoprirete da soli! (ride)

Attualmente, vista la situazione che sta colpendo l’intero globo sarà impossibile per voi tenere delle date live, almeno fino a che non saremo dichiarati ufficialmente fuori pericolo. Pensate però che ci potrà essere l’occasione di presentare il disco dal vivo, appena sarà possibile?
EDWARD
– I Superhorror non possono esistere senza la musica dal vivo, sia essa su un palco di fronte ad un pubblico, o nella “decomposition room” tra di noi, quindi la risposta è assolutamente positiva. Appena la legge lo permetterà faremo di tutto per portarvi il nostro sound live, debba essere attraverso lo schermo di un pc o a cinque metri di distanza sociale (purtroppo quando suoniamo i nostri cadaveri tendono a disfarsi, tre metri non sono sufficienti con noi!).

Ho avuto modo di vedervi in passato a Vercelli alle ormai chiuse Officine Sonore. Devo ammettere di essere stato molto colpito dalla vostra performance e non vedo l’ora di potervi rivedere live magari per una futura riapertura del locale, chissà. Immaginiamo, però, che io appartenga a quella schiera di fan che, purtroppo, non ha ancora avuto la possibilità di assistere ad un vostro concerto. Che cosa bisognerebbe, aspettarsi dai Superhorror?
EDWARD
– Divertimento ed energia sono i due elementi chiave dei nostri spettacoli. Che ci troviamo di fronte a due persone o duecento, una volta saliti sul palco e suonata la prima nota, la forza demoniaca del RNR ci possiede e ci fa divertire come null’altro al mondo. Solitamente abbiamo la fortuna di riuscire a far percepire questa energia che scorre dentro di noi anche al pubblico, ed a quel punto il divertimento diventa comune…

Vi ringrazio del tempo che avete concesso a Metalforce. Vi invito, se vi va, a condividere le ultime parole con i nostri lettori e i vostri fan… sperando di rivedervi presto sottopalco!
EDWARD
– Grazie a te! Continuate a supportare la musica e l’Arte in generale, che sta salvando il nostro spirito come i medici stanno facendo con i nostri corpi! Speriamo di vederci al più presto in nome del RNR!