SOILWORK – Questa è la nostra realtà

SOILWORK: INTERVISTA ESCLUSIVA A BJORN STRID •

In un ambiente spesso intricato e sempre più competitivo quale sta diventando l’attuale panorama musicale, non è del tutto facile cercare di reinventarsi senza cadere in trappola ed emulare una formula già rodata in passato. Non è questo, però, il caso dei Soilwork: di album in album, la band svedese ha saputo rinnovare il più sound, lasciandosi sempre di più alle spalle quelle melodie troppo ‘americanizzate’ che hanno contraddistinto i primi lavori per lasciar più spazio ad idee innovative e fresche, non sempre del tutto condivide dalla vasta fanbase di Strid e soci. In occasione dell’imminente release dell’undicesimo disco della band, abbiamo avuto l’incredibile piacere di parlare ancora una volta con il mastermind e leader della band: così lo stesso Bjorn “Speed” Strid si racconta ai nostri microfoni…

Ciao Bjorn, benritrovato sulle pagine di Metalforce. Come stai?
BJORN: Sto abbastanza bene, al momento sono on the road con i The Night Flight Orchestra. Sfortunatamente mi sono preso un raffreddato nel bel mezzo di questo tour, adesso sembra andare un po’ meglio… sono lieto che a breve sarà tutto finito.

L’ultima volta che abbiamo avuto modo di parlare è stata in occasione della release del nuovo disco dei The Night Flight Orchestra. A distanza di qualche mese siamo di nuovo qui per parlare, questa volta, della nuova creatura dei Soilwork. Come lo presenteresti ai lettori di MF e ai tuoi fan?
BJORN: Certamente questo disco vi porterà in viaggio, è super intenso ed estremo, ma anche molto atmosferico e melodico. Questo disco vi condurrà in un viaggio fatto di vari passaggi, è molto intenso e vi riconoscerete in tutto questo, certamente, poiché da un lato è sì un passo in avanti, ma recupera anche alcuni elementi heavy metal classici, elementi che avevamo già utilizzato in particolar modo agli inizi della nostra carriera… Elementi che suonano estremamente in maniera scandinava. C’è stato un momento nella nostra carriera dove avevamo incluso anche alcuni elementi di stampo prettamente americano, ma ora sono completamente svaniti. Questo è il disco che suona nella maniera più ‘scandinava’ di sempre, in particolar modo nelle melodie che richiamano alcune colonne sonore di alcuni show televisivi svedesi della fine degli anni ’80 e i primi anni ’90… E’ una sorta di colonna sonora metal, o almeno suona così…

Il titolo dell’album a che cosa è dovuto? Potresti spiegarcelo?
BJORN: Il titolo significa “Realtà”, a dire il vero l’idea di utilizzare un titolo in svedese è saltata alla mente un paio di anni fa e il tempo sembrava adeguato per poter sfruttare questa cosa. Ora ci sembra un tempo giusto, propizio per poter utilizzare questa iniziativa e inserirla anche all’interno del contesto che citavo pocanzi, come le melodie del disco. A livello tematico, i testi rispecchiano delle tematiche sociali molto realistiche, il che crea un contrasto abbastanza interessante. Ti porta a pensare che devi affrontare la realtà e non cercare delle vie per scappare da essa. Questo è il tema generale affrontato nel disco. Intitolare il disco “Reality” porta a pensare che la parola stessa sia molto abusata nel metal, anche se noi abbiamo creduto che il periodo fosse a favore per poter usare questa idea.

Sono passati ben 4 anni dalla pubblicazione di “The Ride Majestic”. Come mai avete deciso di pubblicare un disco solamente adesso? La lunga pausa era dovuta, ovviamente, al tour in supporto alla release o c’era altro dietro?
BJORN: La ragione principale è legata ovviamente al tour, abbiamo fatto circa tre tour in Nord America, due in Europa, poi ci siamo spostati in America Latina, Australia, Giappone; dopodiché sono arrivati i festival ed eravamo prosciugati, necessitavamo di un periodo di riposo per sentirci nuovamente motivati, per così dire… Ci è voluto un po’ di tempo, ma non siamo esattamente quel tipo di band che si mette a scrivere quando è on the road, di conseguenza avevamo bisogno di una pausa per approcciarci più lentamente. È stato altrettanto interessante vedere come è arrivata questa nuova ondata di ispirazione, considerando anche ciò a cui siamo andati incontro nell’ultimo periodo, come l’ingresso di Dirk nei Megadeth, abbiamo dovuto fronteggiare anche questa situazione che ci ha un po’ affaticati, e poi il tour, che era in cima a tutto il resto… E’ stata una catena di reazioni a cui siamo andati incontro.

E’ il primo disco a vantare la partecipazione e la collaborazione nel songwriting del nuovo batterista, Bastian Thusgaard. Che cosa puoi dirci in merito?
BJORN: Credo che abbia svolto un buon lavoro, considerando anche chi andava a rimpiazzare… Ha fatto un gran bel lavoro su questo disco, considerando poi che c’era un riffing molto estremo su questo album e anche delle basi e tematiche molto heavy metal, per così dire, che fanno da filo conduttore, necessitavamo di un batterista speciale. Credo che Bastian abbia quel timbro classic rock/heavy metal e quando abbiamo composto le demo, abbiamo lasciato tutto libero all’interpretazione. Quando siamo andati in studio, lui ha lasciato decisamente il suo segno nei brani, ha dato a ciascun brano ciò che serviva, ha anche fornito dettagli molto particolari. Credo che abbia fatto un lavoro fantastico, ne siamo molto contenti.

Stando a ciò che hai dichiarato tu un paio di mesi fa, le sessioni di registrazione e lo stesso processo sono stati diversi rispetto ai lavori precedenti. In che cosa si è differenziato questa volta?
BJORN: Abbiamo prenotato lo studio per sei settimane ed eravamo sempre insieme, per tutto il tempo. Credo che questo fosse esattamente ciò di cui avevamo bisogno, perché durante la realizzazione dell’album questo era lo scenario che ci eravamo prefissati, dove avevamo prenotato lo studio, alcuni di noi facevano alcune cose, poi ci si incontrava per una settimana qua e là in studio, nonostante l’assenza di un paio di elementi della band… Ad ogni modo, siamo sempre stati insieme per tutto il tempo e non appena le registrazioni sono state portate a termine, abbiamo lasciato tutto il materiale nelle mani di Thomas che, in seguito, si è occupato del mixing, affinché nessuno vi mettesse il proprio tocco. Penso che anche questo abbia funzionato abbastanza bene rispetto al passato, dove si registrava, si usciva, si beveva e si registrava sostanzialmente un album tutti assieme… sì, è stata una bella esperienza!

Effettivamente sembra quasi che con questo nuovo disco abbiate voluto esperimentare un po’, azzardare di più a livello sonoro, o almeno, io ho avuto questa impressione ascoltando il singolo “Full Moon Shoals”. Certo, non mi aspettavo un qualcosa alla “Rejection Role” o “Stabbing The Drama”, o ancora “Spectrum Of Eternity”, per intenderci, perchè si sa che ogni tanto bisogna rinnovarsi, ma ammetto di essere stata realmente spiazzata da questo singolo! E’ stato un qualcosa che avete voluto o è frutto di qualcosa nato in studio spontaneamente?
BJORN: Credo che siano stati fatti parecchi esperimenti in studio, sfruttando alcune cose diverse e anche utilizzando molto percussioni, fattore che non avevamo mai preso in considerazione. Se si ascolta attentamente, si possono sentire alcune parti, ci sono molte parti di percussioni che si sviluppano per tutta la durata dell’album e ci sono anche molte linee di tastiera. Sven ha lavorato molto con questo strumento e ha utilizzato nuovi tipi di sound che aveva già registrato in precedenza; inoltre, vi sono molti altri dettagli: ci sono molte parti di violoncello, per cui questo album ha molti strati, è quel tipo di disco che più lo ascolti, più cogli dettagli qua e là… È un disco molto atmosferico, forse risalta, riserva certamente sorprese e prendo questo come un complimento, poiché è qualcosa che abbiamo sempre voluto fare. Credo che questa sia un’altra ragione per la quale la band sia ancora in vita e faccia dischi interessati, poiché miriamo a sorprendere noi stessi e anche gli ascoltatori.

Proprio ricollegandomi a questo, mi viene quasi spontaneo farti la seguente domanda: come ben sai, appena una band o un musicista si appresta a cimentarsi in qualcosa di evolutivo o comunque di ‘fresco’, di nuovo, puntualmente giunge una pioggia di critiche, spesso sterili, da parte dei fan affezionati a un determinato tipo di sound o di sonorità. Mi viene in mente, ad esempio, ciò che hanno vissuto un po’ i Sonic Syndicate, con i quali proprio tu hai avuto modo di collaborare anni fa. Il loro cambio di stile ha letteralmente lasciato i fan e i metalhead stupiti, perchè dal melodic death metal di classica matrice svedese si sono adeguati a una cosa più radiofonica, che forse non è nemmeno più metal, a volerla dire tutta. Che cosa ne pensi a riguardo?
BJORN: Penso che la gente abbia capito che noi non amiamo fare le stesse cose due volte, mi fa sorridere vedere quanto si lamentino perché non sanno che cosa aspettarsi… Dal momento in cui il nuovo album non presenterà un cambio così drastico, penso che si potrà capire bene il nostro sound e i fan potranno sentire qualcosa di diverso da “The Living Infinite” e “The Ride Majestic”. Abbiamo trovato un nuovo sentiero e credo che i Soilwork siano diventati più estremi in qualche modo, abbiamo trovato un equilibrio e questo è molto interessante per noi, ci sentiamo molto a nostro agio, quindi è piuttosto interessante vedere come la gente risulterà così tanto scossa, arrivando a dire: “Che cos’è questo?”.

Molti fan dei Soilwork vi hanno dato un po’ per (dis)persi dopo la release di “Stabbing The Drama” o, addirittura, The Living Infinite, brano che io ho amato davvero tanto e di cui, pensa, tengo gelosamente il poster che, si spera, riuscirò a farmi autografare a febbraio! Altri, invece, hanno iniziato già a criticare la band dai tempi di “Steelbath Suicide”. Sembra quasi che a molti fan piaccia rimanere ancorati al passato e quindi quando una band decide di evolversi automaticamente fa tutto schifo, non merita neanche una chance per far conoscere il proprio prodotto, la musica. Secondo te perchè c’è ancora questa mentalità un po’ chiusa in certi personaggi?
BJORN: Non lo so, la gente non è mai soddisfatta. Quando pubblicammo “Stabbing The Drama”, la gente esordì dicendo: “Oh mamma, che cos’è questa robaccia? Suona così americano…”. Questo era ciò che le persone pensavano ai tempi, adesso, invece, è l’album preferito di tutti. Alcuni ancora chiedono: “Oh, perché non fate qualcosa alla ‘Stabbing The Drama’?” e noi rispondiamo sempre che non siamo più quella band! È un processo naturale, sono orgoglioso di quel disco e fa parte della nostra storia, sono anche cresciuto con questa band, all’epoca avevo appena 17 anni e ora ne ho 40! Adesso non sono esattamente la stessa persona che ero a quei tempi, per cui vi è stato tutto un progresso naturale e lo stesso discorso vale per i membri della band… per cui non so. La gente avrà sempre qualcosa di cui lamentarsi, io cerco di ignorare e sono felice di ciò che sono riuscito a fare con la band. Se avessimo tentato di ricreare qualcosa come “Natural Born Chaos” o “Stabbing The Drama”, avremmo fallito miseramente e avremmo sciolto la band circa 15 o addirittura 18 anni fa.

Perchè oggi giorno il mercato musicale, secondo te, è diventato sempre più esigente e, volendo, molto più competitivo rispetto al passato? Sembra quasi che si abbia a che fare con chi rilascia il disco più figo o chi abbia investito molti più soldi nel proprio materiale o, ancora, a chi ha più tour nel corso dell’anno e così via… Perché si è giunti seriamente ad un punto così cruciale?
BJORN: Credo che questo abbia a che fare anche con i social media, dato che sono i mezzi più utilizzati per fare promozione. Penso che sia anche altrettanto difficile per le persone riuscire a raggiungere i fan, voglio dire, fondamentalmente tutti mettono i propri dischi su Spotify o iTunes e magari parliamo di una band che non ha nemmeno un contratto. Tutti si limitano a dire: “Oh, è un nuovo disco” e prontamente arriva la risposta: “No, è una demo, non abbiamo un contratto”. C’è questo oceano di gruppi che vuole prendere il controllo sui social media e cercano di fare del loro meglio, ma è anche per questa ragione che, alla fine, tutto sconfina in un enorme casino, è molto competitivo!

Ritornando a noi, ascoltando il disco ho avuto una rivelazione quando ho scoperto della partecipazione di un musicista che, personalmente, adoro fortemente: sto parlando, ovviamente, di Tomi Joutsen, guest di “Needles and Kin”. La domanda sarà un po’ scontata ma come è nata la scelta di chiamarlo a bordo? Secondo me le vostre voci ben si bilanciano e danno un qualcosa in più al disco.
BJORN: Sentivo che c’era qualcosa che mancava in questo brano mentre lo stavo scrivendo, sentivo che mancava qualcosa a livello vocale, così mi sono rivolto a Tomi. Sai, sono sempre stato un grande fan degli Amorphis, “Tales Of A Thousand Lakes” è stata la colonna sonora della mia gioventù praticamente. Lui all’epoca non faceva ancora parte della band, ovviamente, ma ho seguito la sua carriera e lo reputo un grande cantante. Sono stato contento che abbia accettato e chissà, vedremo cosa succederà, se vi sarà modo di esibirsi in questo brano qua e là in questo nuovo tour!

Per far felici i vostri fan, avremo modo di vederti sia a dicembre con i THe Night Flight Orchestra, che con i Soilwork a febbraio in supporto agli Amorphis, Jinjer e Nailed To Obscurity. Personalmente, non posso che essere contenta di entrambi i tour. Che cosa offrirete alla band? Sei contento del pacchetto del tour di febbrai.
BJORN: Bhe, saranno show molto diversi (Bjorn se la ride spassosamente, ndr). Sono due diverse espressioni musicali, anche se credo che al momento con i The Night Flight Orchestra io stia offrendo al pubblico dei concerti sensazionali, esattamente come deve essere, è piuttosto una festa. Con i Soilwork la faccenda è un po’ più seria, sarà fantastico suonare queste canzoni dal vivo. Credo che funzioneranno molto bene in ambito live, a livello melodico, d’atmosfera, tutto quanto! A livello di show, saranno due performance molto diverse, così come lo saranno a livello musicale, quindi sarà molto interessante. Sarà bello!

Febbraio sarà anche il mese del tanto e caro amato Festival di Sanremo. Avrai modo di seguirlo on tour o quest’anno dovrai rinunciare, visto che ormai Sanremo ti è entrato nel cuore.
BJORN: (Bjorn ride inizialmente, ndr). No, cercherò di fare del mio meglio. Sono sicuro che la mia ragazza mi invierà qualche link, perché so che guarderà l’evento con qualche suo amico italiano a Stoccolma, per cui sono certo di voler fare del mio meglio per seguire questo “spettacolo” (Bjorn pronuncia la parola spettacolo in un corretto italiano, ndr). Sarà interessante!