SOILWORK – Esplorando l’ignoto…

SOILWORK: INTERVISTA ESCLUSIVA A DAVID ANDERSSON •

I Soilwork non smettono di stupire! Ad ogni nuova occasione, Bjorn Speed Strid e soci riescono sempre a tirar fuori qualcosa dal magico cilindro. A distanza di un anno e mezzo dal loro ultimo lavoro in studio, la band svedese lascia interdetta la propria fanbase annunciando a sorpresa un nuovo EP, “A Whisp Of The Atlantic”, in uscita su Nuclear Blast tra pochissimi giorni. Per l’occasione, vi presentiamo un’altra nuova intervista esclusiva, condotta questa volta con il chitarrista della band, David Andersson, già noto per essere anche il chitarrista dell’altro progetto di Strid, The Night Flight Orchestra. Buona lettura!

Ciao David e ben ritrovato sulle pagine di Metalforce.it!
DAVID
– Ti ringrazio!

Devo dire che da quel 5 febbraio, giorno in cui abbiamo condotto la nostra ultima intervista, sono cambiate tante cose!
DAVID
– Oh beh, personalmente sono cambiate un sacco di cose da Febbraio, ma stiamo cercando di fare le migliori decisioni.

All’epoca, fortunatamente, il covid non si era ancora così diffuso come poi, ahimè, è successo nelle settimane successive. Essendo tu un medico, oltretutto, penso che l’abbia vissuto ancora di più in prima linea e abbia potuto vivere sulla tua pelle, purtroppo, questo bruttissimo periodo storico che stiamo vivendo. Come hai vissuto questi brutti mesi?
DAVID
– Siamo andati in tour a marzo con i The Night Flight Orchestra, poi siamo dovuti rientrare a casa tagliando così il tour un po’ in anticipo, perché hanno iniziato a chiudere i confini e sono tornato a casa. Dopo una settimana mi sono ammalato io stesso di covid e dal momento che sono un medico, mi sono mantenuto impegnato nella scrittura e nella registrazione del materiale per i Soilwork e i Night Flight Orchestra. È stato un anno strano, ma allo stesso tempo sono grato di poter creare musica insieme alla band e pubblicare materiale, cercando di essere creativi, dato che non possiamo più suonare dal vivo! Sai, non è molto produttivo creare su qualcosa che ti manca, si è trattato perlopiù di fare cose che sei in grado di fare.

Ok cambiamo completamente argomento e parliamo di qualcosa di più sobrio. La volta scorsa, appunto, ci siamo ritrovati per parlare dei The Night Flight Orchestra. Oggi, invece, parliamo dei Soilwork. Il prossimo 4 dicembre Nuclear Blast pubblicherà il vostro EP “A Whisp Of The Atlantic”. Già il titolo dell’EP è abbastanza curioso, ti andrebbe di fornirmi qualche informazione in più? Io stessa ho provato a cercare il termine whisp sul vocabolario, ma l’unico termine riscontrato è wisp senza la h!
DAVID
– Non ne ho idea! A volte ti ritrovi con delle frasi che ti sbucano fuori poco prima di andare a dormire o subito appena ti alzi al mattino. Hai questa frase o un titolo di una canzone in testa ed è questo il caso di “A Whisp Of The Atlantic”. Credo che non esista nemmeno la parola “whisp”, anche se ho visto che qualcuno l’ha usata spesso un paio di volte, quindi me la sono immaginata come una piccola onda che arriva dall’Atlantico. Una sorta di piccolo raggio di speranza che arriva da questa grossa massa d’acqua, di mostri o qualsiasi altra cosa si celi al di sotto della superficie.

L’acqua, così come il fuoco, sono due elementi che spesso ritroviamo in tantissimi album metal. Mi viene da pensare, ad esempio, ai Mastodon di ‘Leviathan’ (2004), denominato appunto “the water album” a cui, appunto, si susseguirono altri album focalizzati sui restanti elementi, come ‘Remission,’ the “Fire” album, e “Blood Mountain,” the “Earth” album. Che cosa rappresenta per te l’acqua? Ha un valore filosofico, psicologico?
DAVID
– Non ne sono sicuro, ma credo che abbia sia un valore simbolico che filosofico. È una grande metafora per un sacco di cose, nei The Night Flight Orchestra usiamo spesso l’aria o lo spazio come metafora, mentre con i Soilwork tendiamo spesso ad usare l’acqua, eheheh. Non so il perché, ma quando scrivo i testi so che c’è una specie di tema o concept che può limitare, in un certo senso, quindi cerco sempre di inserire nuovi elementi. Se hai un argomento del genere, tendi a non usarlo a causa dei molteplici cliché, poiché cerchi di scrivere canzoni metal o qualsiasi altra cosa che, appunto, abbia un filo, un tema dietro le cose che scriviamo. Per qualche strana ragione, è iniziato quando Bjorn si è inventato il titolo del nostro doppio album, “The Living Infinite”, uscito nel 2012 e da allora occasionalmente torniamo sopra quest’argomento, poiché in qualche modo si adatta alla nostra musica.

L’acqua, inoltre, si ritrova anche nella bellissima copertina di questo EP. Sembra voler rappresentare, nello specifico, un frammento del mare in tempesta. Sarebbe sbagliato dire che sembra quasi voler trasmettere appunto l’aggressività, l’incredibile viaggio sonoro che si intraprende grazie all’ascolto di questo nuovo lavoro targato Soilwork?
DAVID
– Sì, assolutamente! Ho avuto l’idea di base per la copertina e la fidanzata di Bjorn, Giorgia Cartieri (ex-chitarrista delle Thundermother, ora nella band Donna Cannone, ndr), italiana anche lei come saprai, ha realizzato un bellissimo disegno. È una sorta di piccola onda che si vede in prima linea, alta circa 8 piedi (circa 24 cm), raffigurato come se si sollevasse dall’oceano, che si trova sullo sfondo. È una rappresentazione sia della speranza, che delle minacce o qualsiasi cosa si celi nel nostro subconscio. L’oceano è anche una metafora che indica la mente umana.

Correggimi se sbaglio, ma sembra che “Supper’s Ready” dei Genesis ti abbia in parte influenzato nella stesura di questo EP. È esatto?
DAVID
–  Sì, assolutamente! È una delle mie canzoni preferite da quando sono cresciuto! Mi piacciono molto i Genesis e tutte le loro incarnazioni, ma “Supper’s Ready” è la mia canzone preferita. Sai, ascolto tantissimo progressive rock, ma la cosa che più mi piace non è il fatto che questo brano sia della durata di oltre 20 minuti, bensì che i musicisti fossero degli ottimi compositori. Si può avere un brano come “Supper’s Ready” di circa 20 minuti, questo genere di pezzi hanno melodie orecchiabili e sono molto accessibili. Non sono mai stato un grande fan di roba come Gentle Giant o del filone più introverso del prog, ma amo principalmente i Genesis perché hanno composto melodie grandiose, ritornelli fantastici. È ciò che ho cercato di fare in “A Whisp Of The Atlantic”, ho cercato di scrivere un brano lungo, epico con diverse influenze che, allo stesso tempo, avesse anche melodie carine qua e là, aggiungendo un po’ di flusso. Va da qualcosa che suona quasi jazz fino ad arrivare al black metal, con i blast beast, è come avere un pezzo di casa che ti porta in un viaggio, suona in modo naturale a causa delle diverse parti che si connettono.

Se non erro, si potrebbe dire che grazie alla cosiddetta “Feverish Trinity”, abbiate fornito al pubblico una bella fetta di ciò che questo EP avrà da offrire. Infatti, avete presentato tre singoli, “Desperado”, “Death Diviner” e “The Nothingness and The Devil”. Cosa vi ha spinti a pubblicare ben tre singoli sui 5 che compongono l’EP?
DAVID
– Oh, quattro! Sono quattro brani, dato che ‘Feverish’ è stato il primo singolo. Sono quattro brani, abbiamo pubblicato prima “Feverish”, a cui è seguito “Desperado”, “Death Diviner” e, infine, “The Nothingness”. Ci è davvero piaciuta l’esperienza che si è creata tra noi durante la composizione dell’ultimo album, “Verkligheten”, e ho pensato che sarebbe stato carino se ci fosse stata la stessa atmosfera creativa all’interno della band durante quella registrazione. Ho pensato che poteva essere un cambiamento quello di continuare a produrre materiale, non volevamo aspettare un altro paio d’anni prima di pubblicare un altro nuovo album, quindi ho scritto quei tre brani finali, “Feverish”, “Desperado” e “Death Diviner”. Ho pensato che tutti quanti avessero un filo comune, quindi mi sono inventato una storyline per i video insieme al produttore René U Valdes. ‘The Nothingness And The Devil’ e ‘A Whisp Of The Atlantic’ sono connesse allo stesso modo agli altri tre brani, lo si può capire guardando i video, iniziando da “Feverish”. In “A Whisp Of The Atlantic” puoi percepire che, in qualche modo, siano connessi tra loro, per cui è la mia storyline che collega i brani.

Devo dire di essere rimasta basita quando ho visto la durata della titletrack dell’EP, che tra l’altro è il brano di apertura, “A Whisp Of The Atlantic”. Solitamente si tende ad avere un brano del genere quasi sempre in chiusura ad un album, difficilmente si sente qualcosa di così articolato e complesso proprio all’inizio di un lavoro. Cosa mi puoi dire a riguardo?
DAVID
– Beh, non avevamo davvero nessuna specie di piace sin dall’inizio. Abbiamo scritto questi primi tre brani lo scorso anno, perché ho pensato che sarebbe stato divertente registrare e pubblicare questi primi tre singoli, facendo questa cosa legata alla “Feverish Trinity”. Ho scritto i brani finali a causa probabilmente dell’etichetta, perché “A Whisp Of The Atlantic” è una canzone che non è ancora stata pubblicata, quindi volevamo fare qualcosa. Non avevamo pianificato una pubblicazione fisica di questi cinque pezzi, ma quando l’etichetta li ha ascoltati se ne è uscita con l’idea di rilasciare anche una release fisica. Voglio dire, ho sempre amato le copie fisiche degli album, tenere in mano un vinile è un qualcosa di speciale, già! Si è evoluto tutto in maniera spontanea ed organica, non avevamo un piano generale quando abbiamo iniziato a scrivere, ma il risultato finale si è rivelato grandioso! Sono molto felice che l’EP sarà rilasciato presto!

Devo dire che anche con i Soilwork sei riuscito a spiazzarmi. Se con i The Night Flight Orchestra ci eri riuscito con “Transmissions”, brano che tuttora adoro, ci sei riuscito anche questa volta con, appunto, questo brano di apertura. Devo ammettere che mai mi sarei aspettata di sentire passaggi jazz che virano anche al progressive metal all’interno della vostra proposta musicale. Correggimi se sbaglio, ma credo sia la prima volta, in effetti…
DAVID
– No, non abbiamo mai pubblicato qualcosa di simile. Questa è una delle tante cose divertenti. Ci ho riflettuto per parecchio tempo e avrei davvero voluto pubblicare insieme ai Soilwork una canzone lunga, epica e progressive, perché è ciò che la gente non si aspetterebbe da noi! Credo anche che i Soilwork siano un po’ sottovalutati da tantissime persone per quel che riguarda la nostra capacità di band. È davvero divertente dimostrare che questa band ha altri aspetti, far vedere ciò di cui siamo capaci, ciò che amiamo. Se tutto andrà bene, saremo in grado di esplorare anche cose strane in futuro.

Devo dire che ascoltando i brani si evince comunque un’analisi di alcune tematiche, ciascuna legata ad un particolare brano: ad esempio, in “A Whisp Of The Atlantic”, voi parlate della alienazione, ma ci sono anche richiami alla religione come “The Nothingness And The Devil”. Quale è il tuo personale rapporto con la religione?
DAVID
– Personalmente, io sono ateo, ma credo che sia interessante vedere tutto il dramma che ruota intorno alla religione, il mondo in cui colpisce la gente, il nostro mondo. Credo nella scienza, nell’evoluzione umana e non sono un fanatico del mondo religioso organizzato, quei gruppi che ti forzano a credere in qualcosa solo per farti sentire incluso o accettato. L’idea della religione fa parte degli esseri umani da sempre, da quando siamo diventati essenziali. Credo che la gente senta l’esigenza di avere qualcosa che possa spiegare ogni cosa, dare quel senso di sicurezza, credere che qualsiasi Dio possa prendersi cura di tutto al posto tuo. Non credo che questa sia una soluzione per l’umanità.

Sai, leggendo la press release fornita da Nuclear Blast, poiché come dicesti l’altra volta io mi informo su ciò che vado ad ascoltare, ho notato che condividi un pensiero che, personalmente, ho da parecchi anni a questa parte. Hai sottolineato come, a parer tuo, i Soilwork siano una band molto sottovalutata… Devo dire che io sono parecchi ormai che dico questa cosa, anche se mi fa strano sapere che uno dei membri fondatori della band abbia questo pensiero. Pensi che i metalheads o il pubblico in generale non si sia ancora accorto del vostro incredibile potenziale o, al contrario, ne è cosciente ma preferisce non pensarci?
DAVID
– Ahahhaa, sì. Probabilmente questo EP sarà il loro incubo peggiore! No, no, non leggo la sezione dei commenti sui social media o Youtube o niente di queste cose. Non so cosa pensi la gente, voglio invece sapere cosa pensano le persone che incontro ai live dei Soilwork e The Night Flight Orchestra, perché sembrano più di vedute aperte, più amichevoli… La cosa che, però, mi piace di più è che a noi è sempre piaciuto sorprendere. Voglio dire, io adoro gli AC/DC, ma allo stesso tempo amo anche le cose strambe che hanno fatto quando hanno cercato di proporre qualcosa di diverso. In veste di compositore, hai delle cose in testa che vorresti far uscire fuori e con “A Whisp Of The Atlantic” avevo questo rumore piccolo nella mia mente che non ero in grado di spegnere. È bello poterlo accendere, con la speranza che alla gente possa piacere.

C’è una domanda che tu stesso ti sei posto parlando di questo periodo storico e di come, ovviamente, il mondo possa essere cambiato. Tu dici: “how do we deal with the fact that our planet is a very different place because of the pandemic, and that we all have things that we miss that we might never get to experience again in their original form”. È una domanda che, sinceramente, io stessa mi pongo sin dall’inizio di questa pandemia. Le cose che prima, forse, ci sembravano scontate e “piccole” adesso hanno decisamente un valore differente, la nostra stessa routine, la nostra vita è completamente cambiata, si è adatta ahimè a questo nuovo contesto. Pensi che riusciremo mai a tornare ad una qualche parvenza di normalità o potrebbe essersi il rischio che la vita che abbiamo vissuto finora possa essere destinata ad essere un lontano ricordo?
DAVID
– Beh, credo che ci saranno sicuramente dei cambiamenti permanenti per ciò che riguarda il modo in cui viviamo la nostra vita. Saranno, forse, cambiamenti negativi, perché negli ultimi 100 anni abbiamo sfruttato il pianeta e, ovviamente, abbiamo avuto effetti collaterali come il riscaldamento globale e tutti gli aspetti che hanno colpito l’ambiente. Forse è questa la forza che ci ha resi più consapevoli. Sono stato parecchio in tour e tutte le cose che abbiamo dato per scontato, come vedersi per qualche incontro, guidare la mia macchina per ore e ore per avere solo un’ora di riunione, data l’impossibilità di farla via Skype o Zoom o qualsiasi altra cosa… beh, ci ha portati a renderci conto che possiamo solo aggiustare ciò che possiamo, poiché siamo un po’ consapevole di avere dato queste cose per scontato.