Six Strings Killers – episode II: Lorenzo Venza (Utopia)

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UTOPIA: INTERVISTA ESCLUSIVA A LORENZO VENZA •

Con estremo piacere per questo secondo episodio di Six Strings Killers, mi accingo a intervistare Lorenzo Venza, chitarrista dei progressive metallers Utopia (di cui ho parlato recentemente in sede di recensione), artista solista e valido didatta. Come al solito chiacchiereremo durante l’intervista di un po’ di tutto, a partire dal lavoro solista di Lorenzo, attualmente in fase di mixaggio, per arrivare agli Utopia e a vari argomenti riguardanti il mondo della sei corde (o anche sette corde, come a volte nel caso di Lorenzo). Dotato di uno stile dalle molte sfaccettature, capace di passare con naturalezza da un riffing e un fraseggio di stampo progressive metal, a un contesto fusion dai toni raffinati, Lorenzo Venza si propone come uno dei chitarristi italiani più interessanti delle ultime generazioni.
Ma lasciamo la parola a Lorenzo, buona lettura!

Ciao Lorenzo ben trovato e grazie per questa intervista, come va?
LORENZO – Ciao, Frank ! Tutto bene, ben lieto di essere qua a fare quattro chiacchiere con te !

Al momento vedo che sei molto impegnato, un annetto fa è uscito il secondo lavoro degli Utopia, sei al lavoro su un tuo progetto solista e per condire il tutto ovviamente hai una intensa attività come insegnante… Partiamo dal tuo lavoro solista, a quanto ho capito ci saranno almeno un paio di ospiti di lusso: Brett Garsed e Umberto Fiorentino su tutti, che se non erro sono anche due tue grandi influenze. Parlaci di questo lavoro.
LORENZO – Sì, sono in piena lavorazione del mio disco solista e, proprio in questi giorni, stiamo iniziando la fase di Mixaggio, a cura di Alex Argento che, oltre ad essere un grande amico, è uno dei migliori fonici del momento, riconosciuti a livello internazionale ed un fantastico musicista.
L’idea di questo disco nasce molto tempo fa, in realtà, anche prima del mio ingresso negli Utopia, la bellezza di 8 anni fa, un qualcosa che avevo rimandato per troppo tempo, sicuramente.
Devo molto ad Alessandro Patti, grande bassista dalla sensibilità umana ed artistica sopra le righe, che ho l’onore di ospitare nel mio progetto, che, un giorno, scuotendomi dal mio torpore, mi ha semplicemente detto “suoniamo!” e, dopo un anno e mezzo circa, avevamo i brani per il disco, tra vecchi brani riarrangiati ed altri, nati da idee nuove. Oltre al sopracitato Alessandro, l’altro componente del progetto è Valerio Lucantoni, alla batteria, che, oltre ad essere stato il precedente batterista degli Utopia (su” Ice and Knives”) ha un bellissimo progetto solista in uscita proprio in questo periodo e anche lui, come Alessandro, ha contribuito all’arrangiamento dei brani, decisamente “live”, anche sul disco, come resa. Sicuramente un album “autobiografico”, anche senza la necessità di avere le parole, ma titoli dei brani e musica correlata, rispecchiano quanto di me c’è e c’è stato sino ad adesso, a livello musicale e non solo, nella mia vita: il senso di canzone, l’introspezione ed il ricordo di luoghi e persone, l’improvvisazione, echi di fusion e progressive e, per finire, del sano groove. Volevo fortemente gli ospiti che hai citato prima. Brett è uno dei motivi per cui letteralmente suono: da un certo punto in poi, durante l’adolescenza, è divenuto uno dei miei chitarristi e musicisti preferiti e, da allora, non ha mai smesso di esserlo. Adoro il suo modo di suonare, la sua estetica artistica, la sua riconoscibilità e il suo essere al limite tra il mondo del rock e della fusion, con una classe smisurata ed il brano in cui suona, è in parte pensato per lui…e devo dire che lui se n’è accorto alla grande, con mia somma gioia. Umberto è semplicemente uno dei musicisti più avanti, ma al contempo musicali e completi, che esistano al mondo, questo è ben noto anche senza le mie parole, come è ben noto l’enorme ruolo che ha, da decenni ormai, nella didattica italiana. E’ stato uno dei miei insegnanti, una 15ina di anni fa, con lui ho studiato per tre anni e ancora, vedendolo registrare giorni fa, in studio, mi rendo conto che, sia sentendolo suonare e parlare, avrebbe ancora tantissimo da insegnarmi! Volevo la sua chitarra elegante nel brano più “fusion” del disco, un brano ricco di cambi armonici e atmosfere oniriche e sono davvero soddisfatto di quello che è avvenuto.

Sul fronte Utopia che ci puoi dire? Il disco in linea di massima è stato accolto molto calorosamente, visto che è un prodotto qualitativamente decisamente valido.
LORENZO – Siamo molto soddisfatti, di come il disco è andato. Purtroppo, per una serie di motivazioni di varia natura, che non sto qua a riportare, non siamo riusciti a promozionare troppo live il progetto, anche se, sicuramente ci rifaremo. Devo dire che abbiamo avuti ottimi riscontri, sia in Italia che all’estero e anche le vendite sono andate veramente bene. Abbiamo ancora un video da far uscire, un video molto particolare, poi vedrete…e, nel frattempo, abbiamo già iniziato a lavorare al nuovo materiale per il prossimo lavoro, per non far passare troppo tempo, stavolta!

Visto che questa è una rubrica principalmente dedicata agli appassionati di chitarra entriamo un poco nello specifico del tuo guitar playing. Hai una grande tecnica e un fraseggio raffinato, ma quello che salta subito all’orecchio è la tua capacita di suonare in maniera molto cantabile anche nei passaggi più ardui, come hai sviluppato questa tua caratteristica?
LORENZO – Credimi, alla fine di tutto, la cosa che per me più conta, è cercare di essere onesto con me stesso, far confluire in un’unica direzione desideri, limiti e pregi, per cercare di far uscire, di volta in volta, dalla mia chitarra, quello che sento di essere. Ovviamente ho un passato da shredder forsennato, ma ho sempre ascoltato troppe cose diverse, per avere il culto della tecnica in sé: sono molti di più i soli che ho riscritto e riregistrato per le troppe note, che viceversa. Ho sempre amato la tecnica in quanto mezzo per lavorare con le principali sonorità che esistono nella musica e associo ogni movimento delle mie mani ad idee che sono sempre riconducibili al suono: staccato, legato, lirico, ritmico, rubato; se si pensa in questo modo, ampliando il linguaggio, anche dal punto di vista della conoscenza armonica e melodica, si va sempre di più a ragionare in senso musicale e la tecnica si espande realmente e, soprattutto, si personalizza. In parole povere, i passaggi sono ardui, soltanto finché non li decodifichi e non ti ritrovi in grado di rielaborarli con la tua sensibilità, esattamente come quando impari a padroneggiare una lingua straniera: le prime volte risulta difficile, poi, studiandola, la usi per esprimere tranquillamente i tuoi concetti.

Domanda banale ma inevitabile: le principali influenze musicali che ti hanno guidato nel corso della tua carriera e non devono essere necessariamente chitarristi.
LORENZO – Sicuramente devo molto ai miei genitori e alla mia famiglia, visto che, grazie a loro, ho potuto ascoltare quasi tutto quello che c’è di buono, nel mondo delle sette note, soprattutto per il versante classico e per il rock compreso tra Elvis e Pink Floyd, passando per i Beatles, che è tutt’ora una delle mie band del cuore, soprattutto gli ultimi lavori. Amo molto la musica da film e tutto quello che ha a che vedere con la chitarra: direi che ho un centinaio di musicisti preferiti, dislocati in varie epoche e generi e farei fatica a citarli tutti! Sicuramente, il progressive ed il progressive/metal sono stati due filoni che mi hanno acceso dentro la fiamma della musica e che mi hanno spinto a guardarmi intorno, senza inibizioni, arrivando, verso i 20 anni, a scoprire il jazz, arrivando sino ad oggi, dove mi ritrovo a sbirciare nelle ultime produzioni Djent, che non mi dispiacciono affatto. Sono affamato di musica, da sempre.

Altra domanda d’obbligo, parliamo della tua strumentazione, viste le molteplici situazioni in cui lavori presumo che tu debba avvalerti di strumenti ed effettistica comodi e versatili…
LORENZO – Per le chitarre, sono endorser da oltre un anno di Schecter e Schecter custom shop, che ha in Gold Music, il suo ottimo e serio distributore italiano. Le custom shop sono chitarre fantastiche, che ho sempre apprezzato e, pensare di essere uno dei pochi endorser italiani di tale importante marchio, mi rende ancora più orgoglioso di poterle suonare, sicuramente un nome con 40 anni di storia alle spalle ma che farà parlare di sè, per tanto altro tempo, poco ma sicuro.
La Sunset custom, è probabilmente responsabile della maggior parte sound del disco in lavorazione. Sono anche endorser di Mezzabarba Custom amplification, prodotti fantastici che sono presenti su i palchi dove suono, dal pop, al metal arrivando alle situazioni strumentali soliste, proprio per la loro grande versatilità. Possiedo una M Zero Overdrive (il suono granitico delle chitarre di “Mood Changes”), una testata paurosamente bella e una pedaliera, assemblata sempre da Pierangelo Mezzabarba ed il suo mitico Staff.

Continuando sul settore professionale ti giro una domanda che per me è prassi fare in questo contesto: quanto è difficile nel 2016 fare il musicista full time? I locali chiudono, aumenta il “crumirato” e vedo in giro un impoverimento generale sia a livello esecutivo che creativo…
LORENZO – E’ ovviamente un problema sotto gli occhi di tutti. Io, che amo la didattica da sempre e che da sempre è stato uno dei miei obiettivi di vita, sono sicuramente diviso a metà, tra il ruolo di musicista e quello di insegnante di musica e questo mi fa sentire un po’ meno, il problema della musica live. Di certo, in passato, suonavo molto di più, mentre adesso, un po’ per scelta(traduzione: non mi piace suonare per pochissimo o gratis), un po’ per mancanza di situazioni, cerco di fare solo quello che mi va’, mantenendo le situazioni lavorative più che altro durante il periodo dei tour estivi e portando in giro i miei progetti. Purtroppo, la musica e le professioni artistiche in genere, sono le prime a risentire di una crisi economica generale, l’importante è crederci sempre non farsi affossare alla prima difficoltà: la musica ti da sempre qualcosa indietro, se tu gli dai tutto te stesso.

Visto che siamo in vena di scherzose polemiche parliamo di un fenomeno, per me deleterio, che ha preso piede negli ultimi anni, ossia quello degli shredders made in you tube. A me sembra che sia in atto una guerra a chi suona più veloce, che artisticamente non porta da nessuna parte, condotta da personaggi che magari poi non hanno mai nemmeno usato nient’altro che un simulatore per chitarra a casa propria…
LORENZO- Io non sono troppo polemico, per questo. Spesso sono ragazzi che, crescendo, trovano una via musicale più completa oppure si mettono a fare altro, rendendosi conto che era solo un falso target: come insegnante, so davvero di cosa parlo. Siamo in un periodo difficilmente analizzabile, con parametri di confronto decenti: internet è comunque una cosa nuova e, secondo il mio modesto parere, è ancora troppo presto decidere in maniera categorica quali siano aspetti positivi o negativi. In ogni caso, preferisco chi passa le ore dietro ad uno strumento, ponendosi una qualche finalità musicale, piuttosto chi, quelle ore, le spreca dietro la playstation o, peggio ancora, a guardare qualche youtuber che gioca a videogames, (risate).

Invece adesso ti chiedo su quale disco avresti voluto suonare assolutamente, vale tutto da Madonna agli Slayer… Essendo magnanimo ti concedo addirittura due titoli.
LORENZO Sicuramente mi sarebbe piaciuto comparire, un po’ come è stato per Clapton, su qualche brano storico dei Beatles, magari in “Sgt. Pepper” o “Rubber Soul”, così: tanto per entrare nella storia! Pensando ad altro, d’istinto mi verrebbe da dire uno dei due “Use Your Illusion” dei Guns, perché, quando ero piccolo, passavo le ore a farci air guitar davanti allo specchio, immaginando di suonarci sopra!

 Tornando ad argomenti più seri, quanto ti è di aiuto a livello tecnico, compostivo e artistico in generale il continuo scambio di vedute con cui ti confronti abitualmente nella tua attività di didattica? Credo che in alcuni casi possa essere una grande risorsa a livello umano…
LORENZO- Sono completamente d’accordo. Partendo dal fatto che, suonare o confrontarsi, soprattutto con chi è più bravo di te, non può che aiutare, soprattutto nella fase della crescita musicale iniziale, ad un certo punto, diviene fondamentale anche per l’aspetto umano. Dico sempre di aver imparato tantissimo dai tanti allievi che ho avuto e ancora imparo un sacco da loro e dagli insegnanti con cui condivido le scuole, anche soltanto scambiando delle idee, spesso semplici sfoghi e aneddoti, che hanno il pregio, però, di ricordarti sempre perché hai iniziato a fare quello che fai, dandoti la spinta per continuare al farlo al meglio ogni giorno.

In maniera molto ovvia e scontata ti chiedo di concludere questa intervista dando un consiglio ai lettori chitarristi, serio o faceto, scegli tu.
LORENZO – Non so se sono in grado di dare reali consigli utili. Penso sempre che, ognuno di noi, abbia la capacità di esprimere la proprio essenza, tramite la musica: le note, le regole armoniche, il ritmo ed i suoni, sono cose che l’uomo ha scoperto, al pari del fuoco, noi non l’abbiamo realmente inventata, la musica. E la sfida è proprio questa: capire che la bellezza e la creatività sono nei dettagli e nel “come” si usa tutto ciò…una volta che si prende coscienza di questo, si inizia a suonare veramente e decadono cose bruttissime come frustrazione ed invidia, elementi che, non solo nella musica, servono solo a pietrificare ogni cosa, in quanto siamo tutti utilizzatori di un bene comune ed ognuno può ridarlo ad altri in una forma ancora più grande, secondo la propria voce. Quindi suonate e ascoltate, voi e gli altri, senza guardare la persona o il genere, si può solo crescere.

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