SHARKS IN YOUR MOUTH – La musica unisce

SHARKS IN YOUR MOUTH: INTERVISTA AD ANDREA “ANDY” PALI •

Metalforce ha approfittato della data al Rock Planet Club per intervistare gli Sharks In Your Mouth, giovane band metalcore della scena italiana, in apertura ai Caliban (qui il report). Continuate a leggere per scoprire cosa ci hanno svelato!

Ciao Andy! Come è nata la band? E che significato ha il vostro nome?
ANDY: Ciao! Allora, praticamente verso il 2010/2011 sono arrivate le prime ondate di MetalCore in Itala, o almeno nelle Marche. Di membri originari della band, attualmente, ce n’è solo uno, ovvero Daniele Monaldi, detto “Bobo”. Il nome “Sharks In Your Mouth” deriva dall’omonimo brano degli I Killed The Prom Queen, una delle band che maggiormente ci ha ispirato e che rappresentava perfettamente il sound del MetalCore in quegli anni. Abbiamo deciso quindi di chiamarci così dopo ovviamente averlo fatto presente alla band. Gli Sharks In Your Mouth hanno finalmente preso forma nel 2016 e nel 2017 c’è stato un boom che non ci aspettavamo assolutamente.

Ascoltando alcuni vostri brani si nota un sound molto particolare, quali sono le vostre ispirazioni?
ANDY: Abbiamo tutti influenze più o meno diverse. Enry, ad esempio, il nostro batterista, viene dal Post-HardCore, quindi band come Asking Alexandria. Io vengo da un panorama un po’ diverso visto che i miei generi preferiti sono l’Hard Rock e il Punk alternativo, quindi band come My Chemical Romance e i Fall Out Boy. Daniele invece è quello che ascolta roba un po’ più pesante, come gli Slipknot e gli Acacia Strain. Diego è forse quello più classico tra di noi, ascoltando molto Heavy Metal. E infine c’è Valerio che è il nostro djentle-man. Unendo tutti questi elementi stiamo cercando di creare un sound unico e progressivo, ma che resti nei canoni del MetalCore. “Marked” dimostra la linea di cambiamento che ci sarà nel nuovo album, quindi stesso sound aggressivo ma molto più tecnico.

Come mai avete scelto questo particolare attire, dipingendovi braccia e viso prima di salire sul palco?
ANDY: Per il nostro out-fit abbiamo scelto qualcosa di veramente semplice da imitare. Visto che nella nostra scena musicale c’è sempre stata molta “moda”, abbiamo voluto differenziarci così che a un nostro supporter, volendo imitarci, basterà mettere dei jeans e una maglietta bianca (pure sporca, tra l’altro). Per quanto riguarda la pittura, penso sia una specie di rituale. Ci prepara per il palco facendoci concentrare maggiormente, dà vita al nostro alter-ego. Comunque spiegheremo bene questo concetto in uno dei brani del nuovo album.

Com’è aprire a grandi band come i Caliban? Che sensazioni provate?
ANDY: Hellfire Booking ci ha invitato a questa serata per suonare con i Caliban e per noi è veramente un onore condividere il palco con una band storica come loro. Con Hellfire abbiamo collaborato anche in altre situazioni, suonando con band di un certo calibro come per esempio While She Sleeps, Suicide Silence e Carnifex. Ci siamo sempre trovati super bene. È sempre un grandissimo onore perché segnano sia noi come band, sia la scena italiana in generale. Cerchiamo ogni volta di godercela al massimo e ci dvertiamo davvero molto, inoltre è sempre bello avere a disposizione del tempo da passare con band grandi per imparare a conoscerci.

Come avete capito che la musica è ciò che volevate fare?
ANDY: Il progetto ha avuti molti cambi di formazione. Abbiamo cambiato quattro batteristi, tre bassisti, un chitarrista e tre cantanti, io sarei il terzo. Dal 2016 però abbiamo preso la decisione di dedicarci alla band seriamente. Quello che ci ha spinti ad arrivare fin qui è stata la voglia di cambiare le nostre vite. Abbiamo pensato che se altre band sono state in grado di farlo, allora potevamo farlo anche noi. Certamente ci sono stati e ci saranno tanti sacrifici, abbiamo rinunciato ad altri progetti, abbiamo cambiato stile di vita, però siamo orgogliosi di ciò che siamo perché, essendo indipendenti, siamo qui grazie a noi stessi e soprattutto ai nostri supporter.

Qual è il vostro brano preferito da suonare live?
ANDY: Sicuramente “The Covenant”, assolutamente. È il nostro inno, il brano che ci rappresenta di più finora. Ogni volta pensiamo a tutti i sacrifici fatti come band.

Qual è stato il traguardo più importante per la band finora?
ANDY: Di traguardi, soprattutto quest’anno, ne abbiamo raggiunti veramente tanti. Non siamo ancora abituati ad avere una certa attenzione, sia sul web che dal vivo. L’agenzia Hero Booking ci ha fatto girare tutta l’Italia, con il tour questa estate abbiamo suonato anche in Ucraina in un festival davanti a quindicimila persone in apertura ai The Rasmus. Andiamo fieri anche dei numeri ottenuti, grazie ad una promozione che ci siamo fatti da soli e grazie alla gente che ci supporta. Vedere delle persone che si sono tatuate il nostro logo, che condividono i nostri brani sui social o finire sulle playlist ufficiali di Spotify è incredibile. È successo tutto davvero molto in fretta. Anche pagine come Ghost Killer Entertainmente e Core Community ci hanno aiutato molto, portando la nostra musica fino negli Stati Uniti.

Invece qual è il sogno che vorreste realizzare come band?
ANDY: Il nostro sogno principale è farle musica come “mestiere”. Tutti i risultati sopra elencati sono stati ottenuti grazie a ore e ore di lavoro quotidiano e ne siamo molto soddisfatti. Ci stiamo chiedendo se tutto questo lo facessimo ogni giorno per sempre, come lavoro e stile di vita. È a questo che puntiamo.

Ultima domanda, come nasce l’idea della setta e la frase “Join The Covenant”?
ANDY: L’idea della setta è un modo teatrale per esprimere un concetto chiaro, quello di non lasciare sole le persone. Andare in contro ai mali comuni che colpiscono la gente, come la depressione e la solitudine. Vogliamo quindi essere dei fratelli per i nostri supporter e condannare quello che non va nel mondo. Cerchiamo sempre di avere un contatto diretto con la gente, ci sono molti supporter che ci scrivono parlandoci dei loro problemi, ad esempio bullismo, stupro e depressione. Ci hanno scritto due ragazze che sono state vittime di stupro e noi abbiamo provato a supportarle mettendole in contatto per aiutarsi a vicenda, “Marked” è stato scritto per loro. Per questo abbiamo in mente di creare gruppi di chat e raduni proprio per avere un’esperienza diversa da ciò che può essere la musica fino a un certo punto. Il nostro simbolo invece è l’unione tra una freccia e un tridente, significa “arrivare all’obbiettivo”.

Va bene, l’intervista finisce qui. Ti ringrazio davvero per la disponibilità e per le informazioni molto interessanti che ci hai dato. A presto!
ANDY: Grazie a te di cuore per lo spazio che, come webzine, ci date!