SATAN – La voglia di essere diversi

SATAN: INTERVISTA ESCLUSIVA A RUSS TIPPINS •

Per la prima volta, in quattro decenni di attività, le leggende dell’acciaio britannico Satan hanno suonato a Roma, durante il “Cruel Winter Tour” in compagnia degli acts svedesi Ram e Screamer, per promuovere il nuovo album “Cruel Magic” uscito su Metal Blade a settembre 2018 (qui il report). Metalforce non poteva perdere l’occasione per fare una chiacchierata con il chitarrista e fondatore della band Russ Tippins e sentire dalla sua viva voce come sono i nati i Satan e come si è sviluppata la loro travagliata storia, tra molti stop & go che non hanno impedito comunque al quintetto di Newcastle (città che ha dato i natali ad altri due giganti dell’HM come i Venom e i Raven) di imprimere il proprio segno tutto particolare nella nostra musica preferita, grazie a una vena creativa mai esaurita come dimostrano le tre devastanti fatiche discografiche successive alla reunion del 2011.

Benvenuti per la prima volta a Roma! I Satan sono in tour con due giovani band devote all’heavy metal classico, i Ram e gli Screamer. Come sta andando?
RUSS TIPPINS:
Sì è la prima volta in assoluto. È un bell’incrocio di personalità, sono tutti molto divertenti con del gran sense of humor e questo è fondamentale quando devi viaggiare fianco a fianco con qualcuno on the road e dividere gli spazi nel backstage e nei camerini. Siamo fortunati che il nostro manager ha trovato questi due gruppi per il tour. Le serate sono andate bene, l’altra sera allo Slaughter Club di Milano c’era quasi il pienone, stasera la location è un po’ meno grande.

Il vostro ultimo album, “Cruel Magic”, è una vera bomba secondo me, una massiccia dimostrazione di forza dell’heavy metal. Che riscontro avete avuto dai vostri fan?
RUSS TIPPINS:
Ci sono un sacco di commenti su Youtube e qualcuno ha detto che non era troppo “heavy” scrivendo che non più acqua liscia che una birra leggera. Ma su Youtube chiunque può dire qualcosa di qualsiasi tipo… Le recensioni comunque sono state fantastiche.

I Satan sono ancora in giro dopo 40 anni, dal 1979. Ma qual è la vostra fonte dell’eterna giovinezza?
RUSS TIPPINS:
Eravamo a scuola all’epoca, io e Steve (Ramsey) e volevamo metter su una band. Lui ha disegnato il nostro logo. Io e lui volevamo essere chitarristi e nelle nostre teste immaginavamo che saremmo calati sul palco stando sopra delle croci rovesciate che scendevano e si sarebbero dovuto incrociare nel mezzo dello stage per dare il via allo spettacolo. Ma prima dovevamo imparare a suonare gli strumenti, io ho preso la chitarra elettrica di mio fratello che era un buon musicista e ho fatto molta pratica.

Qual è il vostro processo compositivo: partite da un riff, da una melodia o da un testo?
RUSS TIPPINS:
Il riff è la chiave della canzone, è quello che ti fa capire se la canzone può spiccare il volo o meno. È l’unica cosa che non puoi rimpiazzare. Solo un brano di “Cruel Magic” inizia con il cantato, “Who Among Us”. I riff li puoi registrare di continuo, appena ho un’idea la incido così poi posso scegliere e proporre.

Quale canzone, secondo te, vi rappresenta di più?
RUSS TIPPINS:
Ce sono una manciata, non ne posso scegliere solo una. “Break Free”, insieme a quelle più recenti come “2025” e “Into the Mouth of Eternity”.

Nonostante il vostro monicker “maligno”, nei vostri brani parlate spesso di temi politici e sociali. Come mai?
RUSS TIPPINS:
In effetti all’inizio il nome era legato al diavolo con tanto di corna, scrivemmo pure un brano intitolato “Black Massess”, ma man mano che miglioravamo come musicisti non volevamo più essere legati a quello. Quando abbiamo inciso “Kiss of Death” e “The Executioner” i testi erano molto naif, erano i nostri primi tentativi, poi il nostro cantante dell’epoca Trevor Robinson ha cominciato a scrivere i suoi testi legati all’esoterismo e funzionavano alla perfezione con le parti strumentali. Noi alla fine ci riferiamo a Satana per rappresentare in astratto tutto il male nel mondo, non per adorare il demonio. Un esempio è “Court in the Act”, quel giudice è un rappresentazione molto forte.

Come descriveresti la vostra musica? È certo un heavy metal con le radici salde nella tradizione britannica, ma al tempo è unico e a volte anche strano. All’epoca nessuno suonava così.
RUSS TIPPINS:
Volevamo essere diversi da qualsiasi altra band. Tutti suonavano le parti soliste sulle corde più basse, noi dal riff portante al resto sulle corde alte. Io sono un grande fan dei Wishbone Ash, tra i più forti nell’uso delle due chitarre e noi ci siamo ispirati al loro andando molto più veloci però.

I Satan sono una vera band di culto. Anche i giovanissimi ascoltano la vostra musica e vengono ai vostri concerti, inoltre ricordo una foto di un James Hetfield nemmeno 20enne con indossa una maglietta con il vostro logo. Credi che i Satan abbiano ricevuto tanto quanto hanno dato?
RUSS TIPPINS:
È strano, sai ricevemmo giudizi pessimi quando pubblicammo “Court in the Act” in cui avevamo profuso tanto impegno e i nostri soldi. E a quel punto arrivammo quasi a scioglierci. Noi volevamo andare su lidi musicali più mainstream, Brian (Ross, l’attuale cantante e ugola d’acciaio sul disco d’esordio) non era d’accordo e se ne andò e aveva ragione alla fine. Siamo rimasti poi inattivi per tanto tempo anche se grazie a Internet la gente ha cominciato a chiederci di tornare e…quando il grido si è fatto tanto forte non abbiamo potuto non sentirlo. Per tre anni ho fatto altro, sai quando vuoi avere una casa un lavoro… poi sono tornato nel settore suonando nelle backing band dei cantanti pop.

Come giudichi “Suspended Sentence”, il vostro disco del 1987 con Michael Jackson (in seguito nei Pariah, poi crooner ai matrimoni) al microfono?
RUSS TIPPINS:
Un disco prog rock con sette tracce molto lunghe, molto intenso e di qualità – eccetto “Driller Killer” – come si può sentire su “Calculated Execution”. Ma non è stato uno dei nostri dischi migliori.

Quale band o quale musicista ti ha “folgorato” e ti ha indirizzato sulla via del rock?
RUSS TIPPINS:
I Led Zeppelin, e io volevo essere come Jimmy Page.

Se i Satan non fossero mai esistiti, di quale band saresti voluto essere componente?
RUSS TIPPINS:
I Judas Priest. Nel 1979 quando stavamo formando la band uscì “Unleash in the East” e lo trovai un album incredibile. So che c’erano delle sovraincisioni ma era così pesante, così intenso, così ingegnoso…da lì presi a vestirmi come Glenn Tipton con i pantaloni rossi e chiodo nero. Fino a mettere in piedi una sorte di tributo a Tipton nel 1984.

In questi 40 anni cos’è cambiato nel mondo della musica heavy metal?
RUSS TIPPINS:
Internet. Senza, noi non saremmo tornati a suonare e questo è positivo. Poi sono arrivatele tecniche d’incisione digitali e di conseguenza le loudness wars dove adesso tutti i suoi sono compressi – i bassi verso l’alto e gli alti verso il basso – così che si è perso il suono naturale, vero di una band. C’è voluto parecchio per rendersene conto, persino a me, ma se ascolti qualcosa degli anni ’60 e ’70 ti accorgi della differenza. Niente suona più autentico al giorno d’oggi, noi proviamo ad essere “veri”.

Cosa ascolti al di fuori dell’heavy metal?
RUSS TIPPINS:
Quello che cattura la mia attenzione, come il “Concerto per archi ed elicotteri” del compositore tedesco Karlheinz Stockhausen o la “Sagra della primavera” di Igor Stravinskij. Non suono musica classica ma è importante allargare il proprio campo d’interessi, è come respirare, e così ho nuove cose da aggiungere alla mia musica per renderla diversa.

Quali sono i piani futuri dei Satan?
RUSS TIPPINS:
Abbiamo un contratto con la Metal Blade per tre album, “Cruel Magic” è il primo e credo che nei prossimi cinque anni pubblicheremo gli altri due. A quel punto io avrà sessant’anni e Brian sarà sulla settantina, non saprei cosa potrebbe succedere dopo.