SABATON – Cento anni dalla Grande Guerra

foto: Timo Isoaho

 

SABATON: INTERVISTA A JOAKIM BRODEN • (english version below)

si ringrazia Nick Picerno per la cortese e preziosa collaborazione nella preparazione dell’intervista.

 

In occasione del press day dedicato al nuovo album in uscita “The Great War” dei Sabaton, noi di Metalforce abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a riguardo al frontman della nota band. Ecco, per tutti i fan del combo svedese, questa interessante intervista.

Ciao e benvenuto a Milano! Spero hai ricevuto un caloroso benvenuto qui in Italia.
JOAKIM –
Grazie! Certo, decisamente più caldo che in Scandinavia! (ride)

Quest’anno segna il ventesimo anniversario per i Sabaton. Vi sareste mai aspettati tutto questo successo?
JOAKIM –
No, per niente! Eravamo un gruppetto di ragazzi che amavano ascoltare “Keeper of the Seven Keyes” e “Painkiller” bevendo birra e cantando assieme. Sognavamo che forse un giorno avremmo suonato al Wacken. E adesso siamo tra gli headliner! Certo, l’ambizione cresce ma non abbiamo pensato all’epoca “tra vent’anni suoneremo al Wacken!” ovviamente. Ed è giusto così per la concezione della band. Non siamo di certo i migliori musicisti sulla piazza, ergo la band non è nata dall’ambizione ma dal nostro genuino amore per l’Heavy Metal e cinque anni dopo abbiamo sviluppato anche l’amore per la storia ed eccoci qui.

Com’è nato il Sabaton History Channel?
JOAKIM –
Sognavamo di farlo, abbiamo un sacco di sogni! Sognavamo di fare documentari o cortometraggi sulle storie che raccontiamo, perché c’è tanto che non riusciamo a raccontare nei pochi minuti di una canzone. Per esempio, con la canzone “The Lost Battalion” trattiamo un aspetto della Grande Guerra e il canale YouTube “The Great War” invece tratta ogni evento della Prima Guerra Mondiale con un video a settimana dal 2014 al 2018 come un report ma esattamente 100 anni dopo. Ci sono anche degli episodi speciali e in uno di questi è stato invitato il nostro bassista che ha parlato di tutte le nostre canzoni riguardo la Prima Guerra Mondiale. È così che abbiamo conosciuto tutto lo staff che lavora per i programmi televisivi. Ovviamente, a fine anno anche tutto questo si concluderà assieme alla fine dell’anniversario. Siamo contenti che Jonas Kjellgren viva in Svezia anche lui e pure lui è un musicista quindi conosce e comprende la parte musicale e i testi e così abbiamo pensato che avremmo dovuto provare a fare qualcosa insieme e fortunatamente ha funzionato. Forse, se mai sarà possibile, ci piacerebbe fare un episodio per ogni nostra canzone.

Perché la scelta della Prima Guerra Mondiale come concept per questo disco?
JOAKIM –
Avevamo quest’idea da undici anni. Quando abbiamo lavorato a “The Art Of War”, basato sui testi militari di Sun Tzu divisi in tredici capitoli, ogni canzone corrispondeva a uno di essi e illustrava i punti presenti nel libro, per esempio l’arte bellica moderna. Ci siamo imbattuti in uno stallo riguardo il fronte occidentale nella Prima Guerra Mondiale e ci siamo resi conto che c’era molto altro e che un giorno avremmo ripreso tale argomento. Ci abbiamo messo undici anni, ma a maggio dell’anno scorso abbiamo iniziato a scrivere la musica ma senza aver deciso l’argomento. Ci siamo accorti che la musica era più cupa e pesante così abbiamo deciso che era ormai tempo di riprendere tale argomento anche in occasione dell’anniversario dei 100 anni dalla fine della guerra e così abbiamo scelto il concept.

Eventi in particolare che hanno ispirato i testi di quest’ultimo album?
JOAKIM –
Oh, ce ne sono un sacco. In un certo senso ogni argomento che scegliamo è rappresentativo ma per ognuno scelto ce ne sono molti altri che vengono scartati. Volevamo rappresentare tutti gli aspetti del conflitto, la parte meccanica, in passato abbiamo trattato di più la parte tecnologica che quella umana. Nel nuovo album, quindi, ci sono canzoni sul Barone Rosso e su T.E. Lawrence – la canzone “Seven Pillars of Wisdom” – in cui affrontiamo maggiormente il lato personale perché penso che i brani che abbiamo più a cuore siano quelli con un forte lato personale. C’è anche la storia di Francis Pegahmagtabow, il cecchino della canzone “A Ghost in the Trenches”. Le grandi battaglie sono importanti e monumentali ma la forza trainante sono le storie personali.

Di questo album, c’è una canzone che preferisci maggiormente?
JOAKIM –
Direi “Seven Pillars of Wisodm”, la canzone su T.E. Lawrence. Semplicemente perché quando sento quella canzone ho voglia di bere birra e cantare in coro. *ride* Sai, noi siamo grandi appassionati di storia ma non ci dimentichiamo di essere anche dei metallari che amano ascoltare Heavy Metal. Penso che questa canzone abbia il miglior lavoro di chitarra e batteria mai fatto.

Quindi è stata una vostra scelta iniziare l’album 100 anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale?
JOAKIM –
Sì, quando abbiamo deciso che avremmo trattato la Grande Guerra, un anno fa, abbiamo fatto delle ricerche e iniziato a scrivere le canzoni, così man mano le cose venivano fuori. Non era una cosa programmata, siamo stati fortunati e ne abbiamo approfittato.

Puoi dirci qualcosa sulla cover dell’album?
JOAKIM –
La copertina è stata creata da Peter Salai, un artista ungherese che lavora con noi da un po’. Ha lavorato anche alla cover di una delle edizioni di “Carolous Rex” e poi anche per “The Last Stand” e “Heroes”. Quando abbiamo visto la prima bozza, c’era solo il soldato al centro e il campo di battaglia era abbastanza vuoto, non c’era niente intorno. Ho avuto subito una strana sensazione, non mi piacevano i colori e la trovavo deprimente. Ma più la guardavo e più capivo che andava bene così, perché si tratta di una parte della storia molto triste. Non ci deve essere nulla di spettacolare, nulla di attraente. L’emozione, l’espressione che rimanda è abbastanza forte, così abbiamo deciso di mantenere questa strada e abbiamo aggiunto più elementi all’artwork. Nella bozza iniziale non c’erano queste nuvole a forma di teschio, alla fine credo che sia una delle nostre migliori copertine.

Cosa dovrebbero aspettarsi i vostri fan da questo album?
JOAKIM
– Direi qualcosa di più oscuro, questa sarà l’atmosfera. Qualcosa di meno felice. Più tecnico, con più chitarre. È come un roller-coaster quando lo ascolti. Contiene molte sorprese e ovviamente molto materiale in stile Sabaton. Credo che giudicare un album dipenda da quanto gli sei vicino. Io riesco a trovare tutti gli elementi diversi e gli elementi familiari perché, ovviamente, ho ascoltato tutto il materiale dei Sabaton. Se qualcuno ha ascoltato i Sabaton solamente una volta, vivrà l’album in modo diverso. I vecchi fan dei Sabaton avranno molte sorprese.

Ne sei soddisfatto? Quale pensi sarà la reazione dei fan?
JOAKIM
– Non ne ho idea! Spero piaccia (ride). Se mi chiedi se sono soddisfatto, devo dirti di no. Nemmeno per un singolo album. questo è sempre stato il problema sin da quando ho iniziato la scrittura, a maggio dello scorso anno. Non sono l’unico autore, ma sono l’unico che resta presente dall’inizio alla fine. Lavoro di scrittura, registrazione e mixaggio. Quando un album è terminato, finisco per esserne stufo, perché ci ho lavorato su per mesi. Sarò in grado di giudicarlo tra un anno, ora sta ai fan decidere se è un buon album o no. Alcune persone preferiscono la roba più epica, altri quella più dura.

C’è un brano che non vedi l’ora di suonare dal vivo?
JOAKIM
– Sì, “Seven Pillars Of Wisdom”. Credo sia qualcosa che sento nello stomaco, ne sono stanco ma voglio continuare a bere birra e cantarci su. Non vedo l’ora di suonarla live.

Grazie per l’intervista. Ti piacerebbe lasciare un messaggio per i tuoi fan e lettori di Metalforce?
JOAKIM
– Grazie a voi! Spero che “The Great War” vi piaccia, ci vediamo presto in Italia!



(english version) •

Hi and welcome here in Milan! Hope you’re having a warm welcome here in Italy!
JOAKIM –
Thanks! Yes, much more warm than Scandinavia! *laughs*

This year is the 20th anniversari for Sabaton. Did you expert such a huge success?
JOAKIM –
Nope. Not at all! We were just a bunch of guys listening to “Keeper of the Seven Keys” and “Painkiller”, drinking beer and singing along. We dreamt that maybe one day we get to play in Wacken. Now we’re fuckin’ headling it! But of course, ambition grows bigger but it’s not like we sat there in 1999 saying “In less than 20 years we will be playing at Wacken!”, we don’t of course. And it’s a good thing because we are not the best musicians in town, the band was not born out of ambition or something but was born out of genuine love for Heavy Metal. Five years later, we found out that we love history too and that turned us down the path.

And how Sabaton History Channel came out?
JOAKIM –
Oh well, we had a dream of doing it, lot of dreams here! The dream of doing documentaries or small films about the stories we tell, because sometimes there is much more that we can’t cover in few minutes of a song. For example, last time we covered one aspect of Great War, the song “Lost Battalion” is about that. The YouTube channel “The Great War” was going on that, was following the events of World War I, from 2014 up to 2018, so there were following exactly 100 years after it happened. It covered one episode every week as minimun, like a news report, this happened this week in The Great War, obviously 100 years later . That means special episodes, they invited our bass player for one of those and he talked about our songs that we had in our past regarding the WWI. And that’s how we got to know the guys were working in the TV series, the historians and everything. Of course, at the end of 2018 the job comes to and end because that was the 100 anniversary and it covered the whole war. We really like that Jonas Kjellgren lives in Sweden as well and he’s a musician himself so he knows and understands the musical and lyrical part very well. So we thought we should try to do something together and hopefully it worked out. Maybe if we can make it happen we could do one episode for every Sabaton song .

Talking about next record, why did you choose World War I as a concept for this album?
JOAKIM –
The idea has been with us for eleven years. When we did the album “The Art of War”, that is based on military texts from Sun Tzu and it’s got 13 chapters and every chapter in the book is about a song were we illustrated the points made in the book, in examples of modern warfare. So we came across on the stalemate of the western front on WWI, and ever since we realised that this is so much and that one day we’re gonna revisit this topic. It took us eleven years but last May, one year ago, we started writing some music but didn’t decide the topic yet. We realised the music was going darker and harder so we decided that it was the time to do it and also we knew about the celebration of the 100 anniversary of the end of the war, so we decided to switch into it.

Can you talk about some particular events that inspired the lyrics in the album?
JOAKIM –
Oh there are a lot. The topics we chose were representative of that but for every topic we chose there were many others we had to abandon. We wanted to represent all aspects of the conflict, the mechanical side, we talked more about technology  than human fates . We have a song about The Red Barron and  T. E. Lawrence, called “Seven Pillars of Wisdom”, and then we go more on the personal side and always seems to me that the ones we got most attached to are the ones with personal facts. Also the story of Francis Pegahmabow, the sniper we sing about in “A Ghost in the Trenches”. The big battles are monumental and important but the driving force is going to be the personal stories, the human touch.

Do you have a favourite song in the new album?
JOAKIM –
I’m gonna go back to “Seven Pillars of Wisdom”, the song about T.E. Lawrence. Simply because when I hear that song I want to drink beer and sing along. *laughs* You know, we are very passionated about history, but we shouldn’t forget that we’re pure metalheads who love listening to Heavy Metal as well. I think that song has probably the best guitar and drum work ever.

So, as we said before, it has been your own choice to start recording the album 100 years after the First World War, hasn’t it?
JOAKIM –
Yeah. I mean, when we found out, one year ago, that the album was going to be about the Great War, we were researching and starting writing the songs. Things were coming together and we started recording it at the end of the year. That was not the masterplan that we had for eleven years, we got lucky so let’s make it happen.

Can you tell us something about the cover artwork?
JOAKIM –
It’s made by Peter  Salai, a hungarian artist who has been working with us since “Carolus Rex”. He also did “Heroes” and “The Last Stand” with us. When we got the first draft, we had this soldier that is the center, and the battlefield around him was much more sparse. However my initial reaction was an easy feeling in my gut but visually I didn’t like it at all because I didn’t like the colours and it was a little bit depressive. But then the more I looked at it the more right it was. That was a fucking depressive time in history, it shouldn’t look cool, it shouldn’t look sexy. The emotional , the expression from it is pretty strong so we decided  to go with it and then, of course, more and more things were added to the artwork. In the initial draft there was no skulls-clouds, so in the end I think it is probably one of our best album covers.

What should the fans expect from this album?
JOAKIM
– I would say somethning a little more dark, this is gonna be the atmosphere, a little less happy. More mechanical, with more guitars. It is like a roller-coaster when you listen to it. It contains some surprises but and of course very familiar to Sabaton stuff. I mean, judging an album is all about how close you are to it. I can notice the different things and the fimiliar things because, of course, I listened everything from Sabaton. If someone has only listened to Sabaton once, he probably will experience the album in a different way. Old Sabaton fans will have a lot of surprises.

Are you satisfied? How you think your fans will react?
JOAKIM
– I have no idea! I hope they will like it. *laughs* If you ask me if I am satisfied, I’m gonna say “no”. Not for a single album. This has always been the problem since I started with the songwriting, in May, last year. I am not the only songwriter, but I am the only one that remains from the beginning till the end. Songwriting, recording the album and the mix. When an album is done, I end up being tired of it, because I’ve been working on it for many months. I will be able to judge it in a year, now it’s up to our fan sto say if it’s good or bad, some people like more the epic stuff and some people like more the harder stuff.

Is there one song you really look forward to play live on stage?
JOAKIM
– Yes, “Seven Pillars Of Wisdom”. I think it’s a gut feeling, I am tired of it but still want drinking beer and sing along. I’m really looking forward to play that one live.

Thank you for the interview. Would you like to leave a message for your fans and Metalforce readers?
JOAKIM
– Thank you! I hope you will like “The Great War”, see you soon in Italy!