ROSS THE BOSS – un DJ con il metal nel sangue!

INTERVISTA ESCLUSIVA A ROSS THE BOSS •

 

Abbiamo avuto il piacere di incontrare uno dei personaggi più importanti della storia dell’heavy metal, ovvero Ross The Boss, al secolo Ross Friedman, noto a tutti per aver fondato i Manowar ed aver scritto le più grandi pagine di un genere musicale immortale. La data italiana al Campus Industry Music di Parma (qui il report), è stata l’occasione per fare una lunga chiacchierata col mitico chitarrista statunitense. Ecco cosa ci ha detto in questa intervista esclusiva.

Ciao Ross e benvenuto su Metalforce. Sei on the road da oltre 40 anni: dove trovi tutta la tua forza e la creatività dopo tutto questo tempo?
ROSS – Devo dire che la musica mi fa andare avanti. Mi sembra di avere un’energia infinita per continuare a lavorare sodo nella scena musicale che cambia, e che mi ha cambiato un milione di volte. Sento sempre il bisogno di fare musica, e sento che i momenti più felici della mia vita sono quando suono la chitarra. È sempre una parte di me quando suono, non importa con chi suono. Mi sento meglio, sento che sono nato per questo e che sono fortunato ad aver incontrato le persone giuste e le band giuste. Alla fine è un lavoro duro, perché specialmente al giorno d’oggi nel business musicale bisogna passare per certe cose.

La Ross the Boss band ha line up decisamente di grande qualità: cosa ti ha influenzato nella scelta dei musicisti che ti affiancano?
ROSS – Avevo una line-up all’inizio, erano dei giovanotti, molto talentuosi, ma non erano disposti ad andare in tour. Se vuoi portare la cosa avanti e farne un lavoro a tempo pieno, devi lavorare molto duramente. Se stai facendo un concerto, devi darci dentro, darci dentro, non importa quello che succede. Loro semplicemente volevano restare a casa. Io ho detto “ok”. Mi hanno detto che erano disponibili a suonare solo il sabato. Io ho detto “no, non funziona così. Se volete lavorare con me, dovete lavorare duro, molto duro, e non ve ne dovete lamentare”. Ho bisogno di guerrieri nella mia band. Il primo che è ho chiamato è stato Mike LePond, che penso sia il più grande bassista della sua generazione. È un grande musicista e un grande compositore. L’ho visto esibirsi con la band dei miei amici, e ho detto: “lui sa come si suona, come si sta sul palco, come si canta, come si scrivono canzoni”. Poi abbiamo avuto Rhino (soprannome di Kenny Earl, n.d.r.) alla batteria per un po’. Fantastico batterista, ma anche lui voleva lavorare rimanere a casa. Adesso abbiamo Steve Bolognese alla batteria, e lui è il pezzo mancante della band, lui ci rende la band heavy metal più pesante sul pianeta.

Quanto c’è delle tue tante e importanti precedenti esperienze nella Ross The Boss band?
ROSS – Adesso la band con questa line-up esiste da due anni, direi che abbiamo il potenziale di sfondare le porte della scena heavy metal, che ce la facciamo o meno. Non saprei farti un paragone preciso con i Manowar o con i The Dictators, perché oggi i tempi sono diversi. Però penso che queste band non siano al pari di nessuno. Sto parlando di Iron Maiden, Judas Priest, Slayer, tutte le grandi band, io penso che potremmo suonare con loro facilmente. Non so se cambieremo la musica come hanno fatto i Manowar e i The Dictators, che hanno creato nuovi generi musicali. Ma posso dire che, come gruppo di professionisti, saremo su quei livelli. Ma non so se oggi possono essere creati ulteriori generi musicali.

Parliamo del nuovo album “By Blood Sworn”: come è stato il feedback del pubblico e della critica?
ROSS – Per quanto riguarda i fan, sembra che abbiano veramente apprezzato l’album, amano la musica ed amano la produzione. Per quanto riguarda i media, ho visto molte recensioni molto positive, ma non mi interessa di ciò che dice la critica. Ho avuto recensioni orribili con i The Dictators, ma fa parte del gioco ricevere recensioni di merda. Io non prendo i media sul serio. Ovviamente sono contento delle recensioni positive, ma oggi, dopo 31 album, non me ne frega niente delle recensioni. Un giornale vale l’altro, sono tutti buoni. Ma io sapevo che sarebbe stato un ottimo disco appena l’abbiamo finito, l’intero processo di costruzione dell’album è stato così divertente, ho scritto tantissimi album, ma questo è stato veramente unico.

A mio giudizio “This is Blood” impersona alla perfezione lo spirito dell’immagine metal. Marc Lopes aggiunge quella dose di enfasi ed epicità che esaltano l’ascoltatore. Secondo te, invece, qual è il brano che rappresenta di più la tua band?
ROSS – Mmm, è difficile dirlo. Mi piacciono i pezzi rockeggianti e quelli epici come modello del power metal che abbiamo inventato nel 1982. Canzoni come “This Is Vengeance”, “Devil’s Day”, “Among The Bones” sono pezzi fantastici, ma poi pezzi epici come “Lilith” mostrano una scrittura più profonda. Non saprei, l’intero album è fico, non saprei proprio!

Quindi pensi che questo sia un album adatto per presentarvi ad una persona che non conosce la band?
ROSS – Oh sì. Se ascolti quest’album, tutto il songwriting, il sound, penso che l’intero pacchetto è strepitoso, se ami l’heavy metal non puoi non amare quest’album. Anche se ami l’hard rock amerai quest’album. Molte band hanno un solo aspetto, un solo lato, ma il mio songwriting è sempre diverso, le canzoni sono diverse l’una dall’altra. Penso che l’album parli da sé. Amo particolarmente “Faith Of The Fallen”, è una canzone bellissima. Mi è difficile giudicare la mia roba, perché è uscita solo ad aprile, ma per ora la penso così.

Come nasce una canzone della Ross the Boss Band? E da cosa traete ispirazione per i testi?
ROSS – In realtà dovresti parlarne con Marc (Lopes, cantante n.d.r.), è lui a scrivere i testi. Scrive partendo dalla sua esperienza, le sue influenze, le sue emozioni riguardo alle diverse cose. Penso che trasforma i ritornelli in inni, è un talento.

Rispetto a quello che hai composto quando eri nei Manowar, cerchi di scrivere musica che si distacchi da quel cliché o segui sempre quel tracciato – tra l’altro iniziato proprio da te – come fosse un tuo marchio di fabbrica?
ROSS – Ottima osservazione. Penso che il mio stile di scrittura nel genere heavy metal è lo stile che ho portato ai Manowar. Non c’è dubbio, e quando mi ascolti 36 anni dopo sicuramente senti influenze di quello stile. Ho preso in prestito qualcosa dal passato, ma l’ho fatto volontariamente, non per sbaglio. Avrei potuto rinunciare a questo sound e rimpiazzarlo, ma ho voluto tenerlo come un’ode al passato. Non penso ci sia nulla di sbagliato in questo. Sicuro c’è chi mi critica per questo, “guarda cosa ha fatto!”. Ma non importa quello che fai, non soddisferai mai tutti. Quindi perlomeno tento di soddisfare me stesso. Potrebbe essere il mio ultimo album, chi lo sa? Perciò abbiamo optato per questa scelta, e ci siamo riusciti. Penso che se scrivi un album per ottenere qualcosa, non lo otterrai. Se invece scrivi dal cuore, dall’anima, da quello che vuoi veramente fare, quando Mike ed io scriviamo musica, e Mike è stato veramente incredibile a scrivere questa musica… quando fai così, e non lo fai perché non puoi suonare come i Manowar o come qualsiasi altra cosa, io suono come me stesso. Sono sempre io. Sento dire “non ha il sound di Eric Adams”. Ovvio, nessuno ha il suo sound, c’è un solo Eric Adams al mondo! Se dici così è perché Eric Adams è il tuo idolo, ma lui non è Eric, è Marc! Ha fatto un ottimo lavoro, ha portato molta freschezza e originalità, ha tirato fuori uno stile vocale unico, è veramente fantastico. Quello che ha fatto è grande, quello che hanno fatto i ragazzi è grande, stasera sentirai. Sono veramente grandi pezzi.

Qual è lo stato di salute dell’heavy metal di oggi? Vedi dei nuovi Kings Of Metal?
ROSS – La scena metal oggi è molto piatta, non ci sono molte band che emergono e che fanno roba grande e fresca. Personalmente penso che ci siano veramente troppe band, e la gente non sa che pesci prendere. Ci sono band che suonano lo stesso giorno, troppe scelte, troppe band in tour, Internet sta naufragando. Ci sono così tanti tour… non giudico, però la mia band è una macchina. Se vuoi vedere una vera band, vieni a vedere la Ross The Boss Band e ne parliamo. Siamo una macchina. Ci sono molte band, e ho rispetto per tutte loro, ma nessuno fa quello che facciamo noi ora. Non abbiamo pari. Non mi sto vantando, non è nella mia natura, sto solo dicendo la verità. Lo vedrai. La gente viene impressionata quando ci vede.

Oggi è facile per una band avere un grande nome solo con visualizzazioni e streaming e senza vendere album. Gli anni ’80 erano molto meglio!
ROSS – Eh sì!

Nella tua lunga carriera ti sei sentito più un punk o un metalhead, visto che hai suonato in entrambi i generi?
ROSS – Penso che mi sono sentito più un metallaro punk! Entrambe le cose. Ho avuto lo stesso spirito con i The Dictators e con i the Manowar. Penso di aver portato la mia etica punk nella scena metal, nel senso che non esageriamo le cose e non vogliamo strafare, suoniamo e facciamo il nostro lavoro, non ci perdiamo in chiacchiere, non usiamo intro tapes, saliamo sul palco e suoniamo. Niente costumi, niente trucco, niente di tutte queste cazzate. La gente dice che dal vivo bisogna suonare esattamente come in studio. Non è così, non bisogna necessariamente essere uguali all’album. Se vuoi sentire l’album, che senso ha che suoniamo? Potremmo solo premere un pulsante. Ogni volta che suono un assolo lo faccio diversamente, a parte per gli assoli più famosi. Non vivo per suonare automaticamente sempre la stessa cosa!

Cosa suggeriresti ad un giovane il cui obbiettivo è “Da grande voglio fare rock n’ roll”?
ROSS – Al giorno d’oggi praticamente nulla, è un lavoro molto duro. Ai miei tempi era diverso, era più facile, era un sogno che potevi seguire, potevi sognare di fare soldi perché la gente comprava i dischi, prima che i fan distruggessero il business. Odio dirlo, ma sono stati i fan a rovinare il business. Appena la gente ha scoperto che può avere la musica gratis, ecco quando il music business è stato ucciso. Eccoci qui.

E a chi dice “vorrei essere come te”?
ROSS – Puoi farlo, puoi voler essere come noi, ma devi essere pronto a sentire tante cazzate. Devi lavorare duro ed essere disposto a fallire. Se non sei disposto, è il mestiere sbagliato per te. Il music business è spietato, specialmente ora. Se uno ha una band heavy metal a New York o a Brooklyn e dice di voler andare a suonare in Europa, io gli dico “ciao ciao! Buona fortuna! Anche altre 500mila band vogliono fare lo stesso”. È una strada veramente lunga e dura, se vuoi portare avanti una band heavy metal al giorno d’oggi. Non voglio dissuadere i giovani, ma credo sia impossibile guadagnarsi da vivere con questo lavoro. A meno che tu non sia molto, molto fortunato.

Tanti chitarristi heavy metal sono celebrati, credi di aver avuto abbastanza riconoscimenti per quello hai fatto e dato a questo genere musicale?
ROSS – In realtà no. In una certa misura sì, però non posso dire di essere milionario, non sono neanche lontanamente ricco, però sono ricco di orgoglio, ricco di amore da parte dei fan, loro sono tutto per me. Non sono sulle copertine delle riviste rock, non ci sono mai stato, però la gente sa quello che succede nel mondo della musica.

Quindi sei soddisfatto?
ROSS – Sì, sono soddisfatto, perché ti posso dire che se muoio domani, avrò lasciato una buona eredità. Non ho rimpianti, ho fatto tutto dal cuore, al 100%, non c’entrano i soldi, non c’entra la fama, c’entra solo la musica per me.

Molte band annunciano i tour d’addio: pensi che i Manowar potrebbero invitarti a esibirti con loro (come già per The Day The Earth Shook – The Absolute Power) per il Final Battle World Tour?
ROSS – (ride, n.d.r.) Penso che potrebbero invitarmi, ma non lo faranno, penso che siano pieni di merda ora. Se stanno lavorando ad un nuovo album, significa che non andranno da nessuna parte. Penso che hanno detto che sarà il tour di addio solo per aumentare le vendite dei biglietti.

E se arrivasse un loro invito?
ROSS – Non so cosa aspettarmi. Ma direi che comunque le possibilità sono molto scarse.

Giunto a questo punto della tua carriera, pensi di aver realizzato tutti i tuoi sogni nel cassetto o hai ancora qualche cosa che vorresti fare?
ROSS – Penso che sia troppo tardi per ricominciare daccapo. Penso che se nel 1974 mi avessero detto “a 65 anni sarai a suonare in Italia, sarai ancora in tour con il tuo 31esimo album”, non ci avrei mai creduto. Avrei detto “è impossibile”. Ma è quello che ho fatto, sono qui, in forma. Posso dire di aver realizzato tutto.

E se ti avessero chiesto: “che vuoi fare da grande”?
ROSS – Trovare un lavoro vero. (ride, n.d.r.)

Oltre la musica suonata, quali sono i tuoi interessi?
ROSS – Sai che sono un DJ? Ho un mio radio show, si chiama “Gimme Radio”, la radio trasmette musica 24/7 su Internet. Puoi scaricare l’applicazione gratuitamente, e anche Dave Mustaine è uno dei DJ, anche Johan Hegg è uno dei DJ, il mio show è il martedì. Puoi parlare con noi! In un anno abbiamo ottenuto 80000 ascoltatori; inoltre vendiamo vinili e altra roba. Puoi iscriverti gratuitamente a gimmeradio.com, poi scarichi l’applicazione, ed hai tutto quello che ti serve.

Recentemente la scena heavy metal ha assistito alla scomparsa di Mark Shelton, uno dei pionieri dell’epic metal con i Manilla Road: vuoi spendere qualche parola in suo ricordo?
ROSS – Non lo conoscevo di persona. È stata una grande perdita, ogni volta che un musicista così influente muore è una perdita enorme. Non si può fare nulla. Noi musicisti diamo sempre tutto e spesso non riceviamo niente. È una perdita così grande, per i fan, per la famiglia.

In una parola: cos’è per te l’heavy metal?
ROSS – Beh, non ci ho mai pensato! Heavy metal è… il suono, il suono del rimbalzo del suono, l’impatto del riff, la ripetitività del riff, lo senti e risveglia l’animale in te, la potenza, grandi canzoni che ispirano le persone. È questo, ma è anche uno stile di vita che unisce tutti.

Grazie mille per il tempo che hai concesso a Metalforce!
ROSS – Grazie a te!

 

 ringraziamo Ivan Spurio Venarucci per la gentile collaborazione