RIOT V – la rinascita di una leggenda

RIOT V: INTERVISTA A DON VAN STERN •

 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Don Van Stern, bassista dei Riot V e  nonostante alcuni problemini tecnici dovuti al collegamento skype del nostro ospite, ci apprestiamo a quest’intervista in occasione dell’uscita imminente del nuovo album “Armor of Light”. Molte cose sono cambiate dalla scomparsa di Mark Reale (chitarrista e fondatore degli storici Riot), ma in fondo loro sono sempre gli stessi.

A breve il vostro nuovo album “The Armor of Light” sarà rilasciato, quali sono le vostre aspettative?
DON – Beh, sai … è un altro step nella lunga storia dei Riot. È un’imponente uscita. È bello perché l’ultimo uscito “Unleash the Fire” era il primo senza Mark, (chitarra, ex leader) che ci ha lasciato nel 2012, sebbene quell’album portasse comunque in parte la sua impronta, perché in quel periodo era ancora malato, anche se Mike Flyntz (chitarra) aveva suonato gran parte della parti di chitarra. Quel disco però alla fine era una sorta di tributo a Mark, scritto con molta passione. Quindi, quell’album segnava la fine di un’era, perché era anche la nostra ultima produzione con la SPV Steamhammer, e da quel momento era da dove i Riot V ripartivano, un momento da cui iniziavano a muoversi verso un nuovo stile di musica. Iniziare con una nuova etichetta heavy metal come la Nuclear Blast è stato veramente bello perché può essere una spinta ulteriore per muoversi in avanti con questa line-up. “Armor of Light”, è un disco in cui abbiamo messo tutto noi stessi, e in cui ho messo anche una parte delle influenze di “Thundersteel” e “The Privilege of Power”, – qualcosa che credo che ai fan piacerà – la musica che ho scritto è aggressiva, le linee vocali affascinanti e Mike ha messo anche delle influenze rock. Quindi penso proprio che abbiamo fatto un lavoro a tutto tondo, uno stile Riot ripreso dalla nostra carriera, e la super voce di Todd Michael Hall (cantante).

Ok. Hai appena detto qualcosa che ci porta direttamente ad una questione, da te in parte già spiegata. Quanto c’è di Mark in questo album?
DON – Beh, Mark aveva uno certo stile, in grado di mettere d’accordo tutti i membri, e ci ha insegnato parecchio. Quando sono arrivato io, nell’84’ – a quel tempo facevo parte dei Texas Slayer – noi diventammo amici, a lui piaceva il modo heavy metal in cui scrivevo la musica; comunque lui ci ha insegnato come scrivere determinate note, fare certe melodie e ritornelli catchy che le persone potessero ricordare, e non che fossero solo un’accozzaglia di note. Ho imparato molto da lui. E ho scritto canzoni come “Flight of the Warrior” che è molto aggressiva, ha parecchi riffs ma ha quel tipo di ritornello che alle persone piace. Quindi quando scrivevo nuovi pezzi, mi veniva in mente la visione di Mark per una musica al contempo aggressiva e melodica. Lui è sempre stato con noi insomma, era il mio migliore amico. Quindi, col fatto che scrivendo questo disco abbiamo pensato molto a questo suo modo di intendere la musica, credo che gli piacerebbe, credo sia una bella aggiunta ai parametri di sound dei Riot. Penso che lui sarà sempre con noi, e che stiamo portando avanti con orgoglio qualcosa che lui ha creato.

Cosa ha inspirato il titolo “Armor of Light” e qual’è il suo significato?
DON – Inizialmente avevamo due titoli in ballottaggio per l’album. Uno era quello della prima canzone, cioè “Victory” di cui è uscito il video. Quello sarebbe un bel titolo, per il significato che ha riguardo alla band: una vittoria che conquistiamo riuscendo ad andare avanti. Ma quando iniziammo a scrivere le lyrics per “Armor of Light” mi resi conto che sarebbe stato un bel concetto per i nuovi Riot V, è un titolo ripreso dalla vita. Qualcosa con un significato positivo di liberazione di sé stessi dall’oscurità.

Interessante! Com’è stato il processo creativo della registrazione del album?
DON – Oggi è molto diverso registrare un album a causa di internet. Quando abbiamo registrato “Thundersteel” e gli altri album di quel periodo, eravamo tutti nello studio di New York. Ma oggi, da qualche lavoro a questa parte, quando componiamo ognuno butta giù le proprie idee, e stiamo assieme; poi però tutti ritorniamo a casa nostra. In pratica facciamo gran parte del lavoro su internet: mando le mie demo a Mike. Ognuno nella band ha il proprio studio nella città dove vive, quindi Frank registra le parti di batteria e le manda al produttore, io registro il basso. Quindi in pratica … è come fare una torta. Quando abbiamo la canzone praticamente finita, ci troviamo e sentiamo come suona, vediamo se bisogna aggiungere, modificare o togliere qualcosa. Quindi torniamo negli studio e facciamo gli opportuni aggiustamenti. È totalmente diverso che essere tutti in studio. Ha perso parecchio del tocco umano, ma con la tecnologia puoi far suonare il tutto come una normalissima registrazione.

Ascoltando “Victory” possiamo sentire un rinnovato spirito combattente della band, è una prova della vostra rinascita?
DON – All’epoca di “Thundersteel”, io e Mark avevamo la stessa visione dei Riot: intro heavy e beats aggressivi. Sì,credo che dimostri che siamo tornati, e che abbiamo riportato il sound di Thundersteel, quindi abbiamo deciso di fare un lyric video per “Victory” come brano che possa testimoniare questo ritorno, e anche un conceptual video per “Heart of a Lion” diretto da Kyle Monroe della “Ryk3r Productions”. Inoltre uscirà anche un altro lyric video a breve. Comunque sì, è il nostro stile, “aggressive power metal”

Quali sono le differenze col vostro ultimo lavoro “Unleash The Fire”?
DON – Beh, credo che “Unleash the Fire” fosse una sorta di mix tra “Thundersteel” e “Fire Down Under”. In entrambi c’era un compromesso tra il mio stile e quello di Mark, ma col nuovo album è più uno stile mio e di Mike Flynt. Quindi non è un sound propriamente “rock and roll”, ma più metal con motivi quasi gotici, qualcosa che va dai “Messiah” ai “Rainbow” o i “Deep Purple”. La cosa buona è che siamo riusciti a combinare i nostri stili io e Mike. “Armor of Light” è quindi più aggressivo.

Quindi i principali compositori di quest’ultimo lavoro siete stati tu e Mike?
DON – Sì, ma anche in passato Mark mi ha sempre dato molto spazio nella composizione, ho scritto buona parte di “Thundersteel” e “The Privilege of Power”, a lui piaceva il modo aggressivo in cui componevo ogni pezzo; quindi sono sempre stato il compositore principale della band, e lo sono tutt’ora, scrivendo per ogni album circa l’80% delle canzoni. Anche se in questo lavoro Todd Michael ha contribuito scrivendo la maggior parte dei testi di “Armor of Light”. Ma io continuo ad essere quello che scrive la maggior parte delle melodie … nonostante le persone odino la mia musica (ride).

Ahahah, no dai, non credo! C’è una canzone del nuovo album che pensi possa esemplificare al meglio il vostro nuovo stile?
DON – Beh, credo che il nostro stile sia cambiato più volte, ma continuando a fare, nel complesso, buona musica; i fan hanno continuato a seguirci. Penso che ogni canzone abbia un suo perché. Abbiamo registrato circa ventidue canzoni, scegliendo quelle più rappresentative (ne avremmo già per un album successivo quindi). Penso che “Heart of a Lion” comunque possa essere una buona canzone rappresentativa. C’è anche qualcosa di un po’ differente e più morbido come “Set the World Alight” con ritornelli forti, che vanno dritto al punto. Quindi abbiamo queste due, che riguardano aspetti diversi, anche se trovo veramente difficile sceglierne una che rappresenti tutto l’album. Alla fine è sempre qualcosa di personale.

I Riot (V) sono una band “storica” che ha contribuito allo sviluppo dell’heavy metal. Durante questi anni la band è cambiata parecchio, tra cambiamenti di formazione e di stile, non ultima la morte di Mark. Cosa vi ha dato la forza di andare avanti?
DON – Volevo essere capace di portare avanti la band per Mark, e per la storia che la band stessa aveva fatto. Mark era un mio compagno di musica, ma prima di questo un amico, è stato per me una sorta di mentore, abbiamo anche vissuto assieme per un po’ di tempo. Una delle ragioni principali per cui abbiamo continuato, è stata la presenza dei fan, che sono sempre stati qui per noi, nonostante anche le decisioni sbagliate di marketing che abbiamo preso qualche volta. Mi ricordo che prima di decidere di portare avanti i Riot ho parlato con il padre di Mark, ero molto vicino a lui. Gli ho chiesto se secondo lui dovessimo andare avanti, non volevo che lo facessimo per ragioni futili. Lui mi disse che dovevamo andare avanti, continuando a suonare la musica che suo figlio aveva creato, in suo onore. Quindi sentii proprio il bisogno di continuare dopo questa conversazione. Ho proseguito quindi per Mark, per suo padre e per i nostri fan, e per ora credo che stiamo andando nella direzione giusta.

Quindi tutti i fan devono ringraziare te e il padre di Mark.
DON – Sì, sì. Inoltre ora il padre di Mark è rimasto solo, Mike vive in New York abbastanza vicino a lui. E ci sentiamo in bisogno di prenderci cura di lui, non solo di continuare a suonare. È come se fosse entrato anch’egli nella nostra famiglia. Comunque continuiamo anche per la passione che sentiamo quando suoniamo, non per i soldi, anche perché non ne facciamo tanti.

Penso che Nick Lee (chitarrista) sia veramente un giovane talentuoso. Come vi siete messi in contatto con lui?
DON – Mike ha una scuola di musica in New York dove dà lezioni di chitarra e di piano. Nick Lee arrivò in quella scuola molto giovane, credo intorno ai nove anni, e Mike gli ha insegnato per anni. Nick divenne a sua volta un insegnante di musica in quella scuola, mentre Mike continuava a insegnare. Quando ci trovammo a scegliere un sostituto per Reale sapevamo tutti che non ce ne poteva essere uno, tutto quello che potevamo fare era prendere qualcuno che fosse già vicino al nostro stile, e nel qual caso in quello di Mike, lui lo ha suggerito. Nick a quel tempo conosceva tutta la nostra discografia, suonava spesso le nostre canzoni come fanno molti ragazzi oggi. Lui ha la velocità dalla sua, ma anche una veneranda sensibilità per un chitarrista. Quando l’abbiamo sentito suonare, sembrava di ascoltare Mike ma più giovane, ed era perfetto! Quando suonano insieme, sembrano un’unica persona, sono in perfetta sincronia. Mi piace molto anche il fatto che i Riot V siano una band vecchia ma con qualcosa di nuovo perfino nella line-up. Per altro fa un certo effetto il fatto che quando arrivai nei Riot ero il più giovane, e adesso sono il più vecchio.

Quali sono i propositi dopo il rilascio dell’album? Avete pianificato un tour? Qualche festival?
DON – Abbiamo numerose iniziative pianificate. Ovviamente la Nuclear Blast ha un piano promozionale molto bello per noi. Suoneremo ancora di più del solito, e abbiamo alcuni tour pianificati in Giappone dove suoneremo tutto l’album Thundersteel di qui a breve e ci registreremo un DVD live, che uscirà a ottobre. Per quanto riguarda l’Europa, avremo tre festival consecutivi nei weekends, al Headbangers Open Air come headliner, il Wacken e il Leyendas del Rock in Spagna. Abbiamo anche costruito un tour, e suoneremo in Italia il 3 ottobre a Milano come co-headliner assieme ai Primal Fear. Faremo qualche data con gli Hammerfall e con i Saxon quando avranno finito il tour di supporto ai Judas Priest. Credo che la Nuclear Blast ci abbia aiutato moltissimo a programmare tutte queste date. Grazie a loro avremo la possibilità di suonare anche con band più fresche, come Arch Enemy e Nightwish, così avremo anche la possibilità di arrivare ad un pubblico più giovane.

Questa è l’ultima domanda, ti lascio questo spazio se vuoi dire qualcosa ai lettori di Metalforce, o se vuoi convincerli ad ascoltare questo nuovo album.
DON – Prima di tutto devo dire grazie a Metalforce! In anni come questi, governati da internet, il mondo sta cambiando e i fan sono il motivo numero uno per cui la musica assume la forma che ha ora, il motivo per cui si continua andare avanti. Quando scriviamo non lo facciamo solo per noi stessi, lo facciamo anche per quello che i fan dicono essere lo stile che piace a loro. Sono le persone come te che fanno il metal libero, abbiamo bisogno di ogni risorsa dei media per espandere il messaggio del metal, non so come sia in Europa, ma in America la musica sta prendendo una piega terribile, quindi è molto importante la partecipazione dei fan, per questo voglio ringraziarvi. Perché se sto continuando con i Riot V non è solo per mantenere l’eredità di Mark, ma anche per i fan, se non fosse per voi nessuno comprerebbe i cd o leggerebbe le webmagazine, senza di voi una band non sarebbe nulla. Con i fan non è più un creare qualcosa per sé stessi, ma la musica diventa un veicolo per arrivare alle persone, per farle appassionare. Per questo non abbiamo mai rifiutato interviste o meet&greet, perché voi lo meritate, comprate gli album e vi meritate almeno una foto o una stretta di mano. Quindi, ascoltate “Armor of Light” perché è la continuazione di una band leggendaria che sono orgoglioso di portare avanti.

Ti ringrazio molto per l’intervista, sei stato molto gentile!
DON – Figurati! Non esitare a contattarmi se avessi altre domande. Grazie mille a te.