Pallbearer – la nuova frontiera del doom

PALLBEARER: INTERVISTA ESCLUSIVA •

In occasione dell’unica data italiana del loro “Heartless” tour, i Pallbearer ci hanno intrattenuto discernendo con noi del loro ultimo album, dell’attuale tour e di molto altro ancora. Leggete cosa ci hanno raccontato!

Ciao ragazzi e bentornati su Metalforce! Quest’anno segna il decimo anniversario dalla nascita dei Pallbearer. Dalla release del vostro debut album “Sorrow and Extinction” siete cresciuti sino a far parte dei bill di importanti festival accanto a band del calibro di Slayer, Lamb Of God, Testament e Obituary, giusto per nominarne alcune. Questo prova la forza della vostra musica. Cosa ne pensate?
JOSEPH D. ROWLAND
: È stato un onore essere considerati per suonare in bill accanto a queste band leggendarie. Sfortunatamente le abbiamo solo sentite nominare durante i vari festival, ma non ne abbiamo vista suonare alcuna.
MARK LIERLY: Abbiamo suonato con loro, ma non abbiamo avuto la possibilità di vederle suonare.
JOSEPH D. ROWLAND: Ma è stato fantastico, sai. Sono contento ci sia stata abbastanza audience da essere stati inclusi, in qualità di piccolissima band, in un tabellone tra centinaia di grandi band.
DEVIN HOLT: È figo poter andare in tour e diventare anche amici, qualche volta. Sono eroi per noi, è una delle parti più belle dell’essere là fuori.

C’è un messaggio che volete trasmettere con la vostra musica?
JOSEPH D. ROWLAND
: La nostra musica è molto emozionale, ha molto a che fare con il trovare un modo per dialogare con il cuore
BRETT CAMPBELL: O con programmi personali o anche con l’esaminare e scoprire i luoghi melodici nel mondo, i temi umanistici…

È trascorso quasi un anno e mezzo dall’uscita di “Heartless”, avvenuta nel marzo 2017. Come vi sentite nei confronti della reazione generale del pubblico? Ha raggiunto le vostre aspettative?
JOSEPH D. ROWLAND
: Da quando abbiamo iniziato abbiamo cercato di realizzare ogni album senza porci alcuna aspettativa che non fosse unicamente nostra. Creare insieme un’opera d’arte sulla quale tutti concordiamo e della quale siamo davvero orgogliosi è l’unica aspettativa che ha importanza. C’è stata davvero una grande reazione da parte della gente che abbiamo incontrato in tutto il mondo, è stato fantastico. Abbiamo una fan base che ci segue da prima che ci spostassimo dalle melodie più lente a cose più “pastorali”.
BRETT CAMPBELL: È tutto quello che ci interessa quando scriviamo un disco. Non c’è davvero nessuno che possa dirci cosa fare in futuro. La gente dirà “Oh, non suoneranno più in maniera lenta!”, ma non puoi mai saperlo. Devi solo comporre i tuoi brani, noi lo abbiamo fatto e ne siamo davvero felici.
MARK LIERLY: La gente apprezza e gode della nostra proposta artistica.
DEVIN HOLT: Se non si trattasse di espressione individuale, cosa che penso che sia, la gente non dovrebbe essere arrabbiata. Se non provassimo cose differenti non saremmo onesti. Non saremmo veramente noi stessi, dunque non capisco perché le persone se la dovrebbero prendere.
JOSEPH D. ROWLAND: Non creeremo mai musica che non sia composta completamente alle nostre condizioni. È come entrare a Babilonia (ride, ndr). Non permettiamo a nessuno di giudicare quello che facciamo. Tutto quello che facciamo è…
BRETT CAMPBELL: …self-coming from! (risata di gruppo, ndr).
JOSEPH D. ROWLAND: Ogni secondo di musica che componiamo proviene direttamente da dentro di noi.
BRETT CAMPBELL: Ne siamo d’accordo come band e nessun altro deve intervenire.
JOSEPH D. ROWLAND: È davvero tutto ciò che conta.

Le vostre canzoni combinano differenti stili musicali come il doom, il prog rock, il post-rock, la psichedelia e l’heavy music, tali da condurre l’ascoltatore verso melodie potenti e atmosfere eteree. Cosa potete dirci in merito al vostro processo compositivo?
JOSEPH D. ROWLAND
: È praticamente differente per ogni canzone. A seconda del sentimento che può ispirarci, una persona dà solitamente il via nel comporre una canzone, la presenta alla band e gli altri espongono la propria idea e apportano elementi.
BRETT CAMPBELL: Lavoriamo in maniera molto democratica in termini di arrangiamenti finali alla canzoni, ma spesso, sai, uno di noi ha la maggioranza sul pezzo e gli altri aggiungono dettagli.

C’è una canzone di “Heartless” alla quale siete particolarmente legati?
DEVIN HOLT
: È più una questione di album. Io sono legato all’intero lavoro, così come accade per ogni altro nostro disco. Non c’è una canzone particolare alla quale sono legato, è parte di un disegno più grande, è come il capitolo di libro.
BRETT, JOSEPH, MARK: Esatto.

Che potere ha secondo voi la musica?
BRETT CAMPBELL
: La musica ha il potere di superare la lingua. Non abbiamo composto lyrics, il significato che si cela dietro alle nostre canzoni è ancora apparente per le persone che ci ascoltano. Non è correlato solo a noi, ma esteso a tutti. Fintanto che scaturiscono emozioni vere da un pezzo, penso sia unico per la musica stessa perché è così altamente interpretativo… È qualcosa di magico, può cambiare un sentimento o un ambiente. Ti può far lentamente cambiare da momento a momento utilizzando cose semplici come la melodia, il ritmo, il modo in cui essi ti arrivano insieme raccontando una storia senza utilizzare alcuna parola.
JOSEPH D. ROWLAND: È molto soggettivo anche il modo in cui ti senti in un certo momento, il quale può essere interpretato diversamente da persona a persona rispetto a colui che ha composto un brano con uno specifico intento dietro di esso.
DEVIN HOLT: È come ascoltare, ad esempio, “Ace Of Spades” dei Motorhead: per alcune persone corrisponde a un “Yeah!”, per altri può essere una canzone che ricorda un caro amico, la cui canzone preferita era “Ace Of Spades”, che è venuto a mancare e che quindi ti rende triste. Uno stesso brano può essere visto da due prospettive completamente differenti.

Quali sono le vostre quotidiane fonti di ispirazione?
BRETT CAMPBELL
: Tutto. Radici. Qualunque cosa accada nel mondo e nelle nostre vite personali.
DEVIN HOLT: Film
BRETT CAMPBELL: Film, la nuova musica che scopriamo, i nuovi tools che abbiamo per chitarre, sintetizzatori, ecc. Arrivano da qualunque cosa. Cerchiamo di essere aperti alle nuove influenze provenienti da luoghi inaspettati.

Il vostro nuovo singolo “Dropout” è stato rilasciato lo scorso mese di aprile. Recentemente avete dichiarato che “quasi sempre componiamo musica intesa ad esistere come parte di un album, libera di esplorare temi e immediatezza che possono non essere state scoperte durante il nostro tipico processo compositivo”. Di che tipo di libertà parlate?
BRETT CAMPBELL
: Sai, come dicevamo prima, quando scriviamo un album cerchiamo di capire in che modo ogni canzone possa funzionare, come le paragonava Devin ai capitoli di un libro. Possono quindi avere vibrazioni differenti e ciononostante necessitare di fluire insieme come un unicum, nel momento in cui ascolti l’intero album. Passiamo tanto tempo ad assicurarci che funzioni quando lavoriamo sui nostri dischi, ma con canzoni come “Dropout” non c’è alcun contesto, esiste e basta. Congela il processo compositivo, può essere qualunque cosa circoscritta al momento.
DEVIN HOLT: Mentre le altre canzoni sono capitoli di un libro, questa canzone è un poema, esiste di per sé.
MARK LIERLY: O una short story o un dipinto.

La gente si riferisce ancora ai Pallbearer come a una doom band. Perché è così difficile togliersi di dosso una tale etichetta?
JOSEPH D. ROWLAND
: È il genere con cui abbiamo iniziato e per questo motivo il nostro sito web e i nostri social media riportano quella parola. Voglio dire, a questo punto dovremmo ricominciare tutto da capo e aprire nuovi account. Penso che molti nostri fan comprendano il fatto che il doom sia solo un filo dell’arazzo che è il nostro sound. È facile identificare in maniera rapida e significativa qualcuno. Schiocco di dita, fatto, è lì.
BRETT CAMPBELL: Siamo doom nel senso che se il doom è quella musica che esplora temi introspettivi…
MARK LIERLY: Tristezza, oscurità…
BRETT CAMPBELL: …pesantemente emozionali, melodici – questo descrive un’ampia fetta del doom, ma anche altre cose – allora noi suoniamo anche così. Penso che nel nostro primo disco ci sia del doom, ma non abbiamo mai creduto che il marchio di quel particolare genere musicale potesse limitarci. È davvero limitante dire “Siamo una doom band” quando non lo suoniamo affatto.
JOSEPH D. ROWLAND: Ci sono band che per la loro intera carriera scelgono di rientrare in una categoria e va bene, ma non è quello che noi vogliamo fare. Abbiamo sempre mostrato interesse nello sperimentare includendo molte delle altre influenze che abbiamo. Non sarebbe appagante per noi come artisti stare fermi in un punto, in un così piccolo contesto.

Il 9 luglio avete rilasciato il live video di “Thorns”, girato mentre vi trovavate in tour negli Stati Uniti. Si tratta del primo step alla realizzazione di un live album, come ci avete anticipato durante la nostra intervista dello scorso maggio?
JOSEPH D. ROWLAND
: No, ma…
BRETT CAMPBELL: Abbiamo parlato di fare un live album, probabilmente sarà in cantiere. Ci sono molti passi da fare prima.
MARK, BRETT: È qualcosa che vogliamo provare.
JOSEPH D. ROWLAND: Abbiamo fatto solo una live session con Audiotree su due diverse canzoni, proponendole completamente in veste live, senza editing. Potremmo essere spinti verso una live release, è qualcosa che magari faremo a un certo punto, ma non ne è un anticipo ufficiale.

Quale canzone preferite suonare dal vivo?
DEVIN HOLT
: “Dancing In Madness” è divertente, ha tante sfumature. Anche “Given To The Grave” è divertente.
MARK LIERLY: “Lie Of Survival”.
BRETT CAMPBELL: Io la trovo ancora difficile da suonare, in qualche modo…
JOSEPH D. ROWLAND: “The Ghost I Used To Be” è una delle mie preferite.
BRETT CAMPBELL: Mi piace suonare praticamente tutto dal vivo per svariati motivi. Quando nasce una canzone siamo contenti, quindi va bene suonarla.

Ci sono differenze tra il pubblico americano e il pubblico europeo?
DEVIN HOLT
: Sì, certamente. Credo ci siano vari aspetti su cui focalizzarsi. Spesso i fan europei sono più rumorosi e felici di vederti, sanno che hai viaggiato a lungo per suonare e non sanno se ti rivedranno presto. L’ospitalità è migliore in Europa in generale, ma odio generalizzare, ci sono così tante culture e trend… Copre troppe aree.

Siete quasi arrivati alla fine del vostro tour promozionale di “Heartless” e suonerete una manciata di date negli Stati Uniti aprendo per i Tribulation. Come sta andando il tour?
JOSEPH D. ROWLAND
: Abbiamo passato bei momenti a oggi. Torneremo negli Stati Uniti per qualche data e saremo di nuovo di ritorno in Europa prima di intraprendere il tour con i Tribulation.

Come vi preparate a uno show? (Risata di gruppo, ndr)
DEVIN HOLT: Alcool.
JOSEPH D. ROWLAND: Qualche redbull.
MARK LIERLY: Qualche birra.
BRETT CAMPBELL: Uno shot o due, una birra o due, una redbull, dell’acqua e poi sono abbastanza pronto per salire sul palco.
MARK LIERLY: Io faccio anche dello stretching.
JOSEPH D. ROWLAND: A seconda del posto in cui andiamo a suonare, cerchiamo di attaccare uno speaker Bluetooth e ascoltiamo del classic rock per caricarci.

Non avete quindi un rituale…
JOSEPH D. ROWLAND
: No. Non facciamo cose tipo incantesimi (ride, ndr), ascoltiamo solo alcune delle nostre band preferite, ci scaldiamo e andiamo.
BRETT CAMPBELL: Solitamente, quando Devin vomita sappiamo che è il momento di salire sul palco. Non è un concerto ufficiale se Devin non vomita.
JOSEPH D. ROWLAND: Probabilmente canterebbe come un uccellino se non vomitasse.
DEVIN HOLT: Forse sì

Cosa vi aspettate dallo spettacolo di questa sera al Circolo Magnolia?
DEVIN HOLT
: Speriamo in un cachet di 80.000 € (risata di gruppo, ndr).
BRETT CAMPBELL: Meno zanzare, ce ne sono troppe!
MARK LIERLY: Non ho potuto portarmi la droga…
JOSEPH D. ROWLAND: Posso dire che il sound sul palco è il mio preferito a oggi di questo tour!
BRETT CAMPBELL: Questo è un buon segno.
DEVIN HOLT: Milano è la mia città italiana preferita in cui suonare.
JOSEPH D. ROWLAND: Ha suonato al Lo-Fi.
DEVIN HOLT: Abbiamo un amico che ha recentemente suonato in un piccolo club dove lo abbiamo raggiunto e in cui il sound era buono e la folla eccitata. Lì abbiamo deciso che avremmo fatto uno show in Italia.

Grazie ragazzi per il vostro tempo. Vorreste lasciare un messaggio ai lettori di Metalforce?
BRETT, JOSEPH, DEVIN, MARK
: Grazie per il vostro supporto!
JOSEPH D. ROWLAND: Siamo contenti di essere qua e speriamo di tornare presto.