Opeth – l’amore per la musica

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OPETH: INTERVISTA ESCLUSIVA CON MIKAEL AKERFELDT •

In occasione della tappa italiana del tour degli svedesi Opeth, all’Alcatraz di Milano (qui il report), abbiamo avuto la possibilità di parlare con Mikael Akerfeldt, frontman della band. Ci accoglie una persona estremamente tranquilla e gentile, che ci mette subito a nostro agio in maniera amichevole.

Ciao Mikael, è un piacere poter parlare con te, grazie per averci concesso il tuo tempo.
MIKAEL – Piacere mio, grazie a voi.

La prima cosa che voglio chiederti è: come sta andando “Sorceress”? Sei contento del risultato e del vostro nuovo accordo con Nuclear Blast?
MIKAEL – Sono molto contento del risultato, il disco sta andando bene. Non l’avremmo fatto uscire se non ne fossimo stati contenti, l’album è molto solido, è un ottimo insieme di canzoni e sembra che ci siano molte persone in giro per il mondo che pensano lo stesso (ride ndr.) Sta vendendo bene e quando suoniamo le canzoni live il responso è ottimo. Nuclear Blast sta facendo un ottimo lavoro e sappiamo che il disco è in buone posizioni nelle charts praticamente ovunque, quindi non abbiamo lamentele a riguardo.

A livello di sound mi sembra più profondo e oscuro rispetto ai suoi immediati predecessori. È stato anche prodotto da te ai Rockfield Studios in Galles. Sono stati scelti per qualche motivo particolare?
MIKAEL – Siamo stati ai Rockfield per registrare “Pale Communion” e lo abbiamo adorato, è un posto isolato dove hai tranquillità, il sound engineer Tom aveva già lavorato con noi e quindi l’abbiamo richiamato, lui conosce bene lo studio e non abbiamo neanche parlato di registrare il disco altrove, da quel che ricordo. È stata una scelta sicura, praticamente vivi per delle settimane all’interno e l’ambiente è accogliente, ed è anche relativamente economico (ride ndr) quindi è buono per molti aspetti.

Anche nei testi c’è una vena molto oscura e maligna. C’è una sorta di concetto che lega la fase di scrittura, un filo logico, oppure scrivi a “mente libera”?
MIKAEL – Direi che scrivo a mente libera, non avevo intenzione di scrivere un concept album, ma comunque ci sono canzoni che sembrano più connesse tra loro di altre, anche se non è stato intenzionale. Semplicemente scrivo, è difficile per me pensare di avere qualcosa di importante da dire, se capisci cosa intendo, non mi aspetto di rivelare alle persone chissà quali cose, è molto individuale quindi ognuno può leggere nei testi qualcosa di diverso da qualcun altro. Quello che scrivo di solito è legato alla mia vita privata, non sulle mie parti intime (ride ndr, gioco di parole). Penso che una dimensione più oscura sia sempre stata in me, ma è più che altro una questione di gusto… non mi piacciono le canzoni del tipo “sole e fiorellini” o musica di quel tipo. Mi piacciono le cose cupe e adoro il paradosso di poter avere un suono leggero con testi cupi o viceversa, e componenti più “maligne” sono sempre stati presenti nella nostra musica e ci saranno fino alla fine dei tempi.

Il sound degli Opeth è cambiato durante gli anni e se a molti fan questo cambiamento non piace,  io penso sia qualcosa di naturale nella vita di una band. Quali sono le ragioni dietro questo cambiamento e le necessità, se ce ne sono?
MIKAEL – Il cambiamento per me è qualcosa di fondamentale e lo è anche per questa band. È veramente il fattore più importante, il fatto che non dobbiamo fare sempre la stessa cosa all’infinito; va bene anche così, solo non riesco a capire come band possano farlo senza annoiarsi, specialmente dopo 20 anni. Fortunatamente per noi il cambiamento è qualcosa che accettiamo e che accade naturalmente; è impossibile per noi non cambiare, dal momento che ci annoiamo in fretta… Io mi annoio in fretta! Quindi mi spingo costantemente a provare nuove strade e cose che non ho mai provato prima, che assimilo dalla musica che ascolto e che acquisto, bands e artisti che trovo nella mia passione di collezionismo di dischi.
Semplicemente non abbiamo una sola freccia al nostro arco, ci sono molte cose particolari in questa band e la più importante è la nostra voglia di cambiare; riesco a comprendere che possa essere frustrante per alcuni fan, che magari vogliono altri dischi simili al loro disco preferito, e quando non lo ottengono la linea tra amore e odio si fa molto sottile (ride ndr) ma che ci possiamo fare?
Non abbiamo formato questa band per diventare ricchi e famosi, ma solo per il puro amore per la musica, e per me questo significa sperimentare, provare cose nuove, scoprire nuova musica… le persone spesso non lo capiscono, che amiamo troppo la musica per fissarci solo su una cosa, solo sul lato “metal”… siamo molto di più di una band metal e se non lo capisci, avrai molti problemi con noi! (ride ndr)  

Dopo 26 anni di musica e music business, mentre tutto sta cambiando così in fretta e costantemente, come trovi cambiato il panorama, e in positivo o in negativo?
MIKAEL – Sono passati 26 anni da quando abbiamo iniziato, anche se ci sembra di aver iniziato ieri (ride ndr). Per me non si tratta di positività e negatività, di certo grazie a internet e ai social media abbiamo raggiunto tantissime persone… non conosco queste cose molto bene, non mi interessa particolarmente ma so che funzionano bene e se ci fanno un favore da un lato, dall’altro giocano a nostro sfavore perché la gente oggi tratta la musica in modo diverso, con molto meno rispetto, perché è più facile trovarla. È tanto semplice oggi trovare un disco, ed è altrettanto semplice buttarlo nel cestino. L’attenzione che viene riservata alle band è molto inferiore, la musica deve essere comprensibile velocemente. Non penso che oggi le persone diano alla musica la quantità di tempo che si merita. E noi ci troviamo in mezzo alla casualità di questo mondo e cerchiamo di trarne il meglio. Come dicevo, molte persone ci hanno scoperto così. Quando si parla di industria discografica, le etichette diranno senza dubbio che sta andando tutto a rotoli, perché i dischi non si vendono, quindi non stanno facendo abbastanza soldi per tenere il business vivo. Questo impatta anche le novità: grandi etichette discografiche non fanno più contratti a band sconosciute, a meno di casi veramente spettacolari… probabilmente ci sarà un grosso vuoto tra non molto. Guardo a noi, e quando siamo usciti dal nostro primo piccolo contratto abbiamo avuto richieste alte come pile di merda da tantissime case… se fossimo una band che inizia oggi, a nessuno interesseremmo, perché non saremmo un investimento che vale la pena fare. L’industria discografica come ogni altra industria dipende dai soldi, dai guadagni; il prodotto deve poter durare una vita ed essere venduto costantemente perché le etichette hanno sempre bisogno di soldi. Meno soldi, meno dischi, meno bands… non si parla di chirurgia di alto livello, è tutto molto semplice ed è così che stanno le cose. In questo senso, per loro, i lati negativi sono stati molti di più.

Pensi che questi nuovi media (Youtube, Spotify) stiano impattando in qualche modo la vostra musica, in particolare?
MIKAEL – No, non ha impattato il lato creativo in nessun modo. Noi scriviamo un disco, lo registriamo e lo suoniamo dal vivo, ed è l’unica cosa che ci interessa. Siamo molto “old school”, tutto ciò che riguarda il lato business della cosa non ci interessa e l’unico modo in cui siamo influenzati è nel prendere alcune decisioni. Al posto di combattere contro Spotify, abbiamo deciso di collaborare con loro, anche perché è una battaglia che non puoi vincere. Comunque il nostro obiettivo principale resta il prodotto fisico.

Domanda nerd riguardo la tonalità delle canzoni e l’accordatura degli strumenti. Come le scegliete, ci sono necessità vocali oppure è solo un fattore di “come suona meglio”?
MIKAEL – Quando si tratta di accordature e cose del genere sin dall’inizio abbiamo usato accordatura standard, ma nel corso degli anni ho sperimentato un po’ con accordature aperte, droppate e cose del genere. Normalmente quando scrivo un riff scrivo anche una linea vocale che sta bene con quel riff. A volte è troppo alta… non è mai troppo bassa perché la mia voce è molto bassa (mentre abbassa la voce in modo simpatico, ridendo ndr), a volte è fin troppo alta che è difficile per me cantare, e questo crea disperazione nel tono della mia voce, il che mi piace. Mi piace sentire la difficoltà del musicista, perché crea un senso di disperazione che aggiunge qualcosa alla musica, ma dall’altro lato spesso mi causa problemi perché live può capitare che perda la voce, ma cerco di starci attento.
L’accordatura sul nuovo album è standard, ad eccezione di “Sorceress”, che ha un’accordatura diversa basata sul La il che è stata una decisione… veramente stupida (ride ndr) perché mi sono lasciato andare in fase creativa e poi quando è stata il momento di portarla live mi sono detto “E adesso?”.

Concludiamo con una domanda di rito: come vedi il futuro degli Opeth?
MIKAEL – Dipende da cosa vogliamo fare, se fosse per me… adesso siamo in tour, il disco è appena uscito, e saremo in tour per buona parte del 2017, questo è il nostro futuro più vicino. Stavo pensando di prendere un periodo sabbatico, per riposarsi… A volte finisci un tour e devi già pensare al prossimo album, al prossimo tour e ci sono sempre piani già fatti, e potremmo andare avanti così per sempre. Suonare live, fare dischi, suonare live, fare dischi… Mi sento pronto per una pausa. Non nel modo che intendono tutti per le band, non ci scioglieremo o separeremo, ma personalmente vorrei prendermi una pausa e concentrarmi su altre cose, magari anche non musicali… Sai le cose della vita che ti fanno essere chiunque meno che “il tizio degli Opeth” (ride ndr).

Grazie Mikael per l’intervista, è stato un piacere parlare con te.
MIKAEL – Grazie a voi e a tutti i lettori di Metalforce!

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   elaborazione video:  Federica Borroni