NODE – Profeti in patria

NODE: INTERVISTA ESCLUSIVA A GARY D’ERAMO •

Freschi di pubblicazione del loro ultimo EP, “Propheta”, noi di Metalforce abbiamo colto la palla al balzo per scambiare quattro piacevolissime chiacchiere con Gary D’Eramo. Il nostro interlocutore si mostra visibilmente alla mano e molto gentile, entusiasta nel parlare di questa nuova release di casa Node, che così ci viene presentata direttamente dal mastermind ed attuale bassista della band.

Benvenuto su Metalforce. La vostra è una band che ormai si può definire storica, siete in pista dal 1994: tu, da membro della vecchia guardia, come giudichi il vostro percorso musicale fino a questo momento? 
GARY –
Il nostro percorso musicale è stato vario, perché, comunque, in 25 anni sono cambiate tante cose, soprattutto sono cambiate tantissime persone, perché della formazione storica l’unico che è rimasto sono io, per cui c’è il lato chiamiamolo ‘negativo’ – anche se non è negativo il fatto che, comunque, tante volte ricominciare da capo, magari, con una formazione che era già rodata e poi hai dovuto cambiare all’improvviso e prendere altre persone che poi, magari, se ne sono andate via dopo poco tempo… c’è comunque il lato positivo, ovvero aver fatto esperienza con tantissime altre persone, con stili diversi, con modi di suonare diversi, con modi di concepire la musica in modi diversi; comunque facendo un percorso di questo tipo puoi solo imparare, che è la cosa più importante, per cui direi che è più importante questo dei problemi che, comunque, conseguono in una formazione quando se ne va via un membro.

Album dopo album, tra pause più o meno brevi, qual è stata la vostra evoluzione?
GARY – Di evoluzioni vere e proprie, beh, non voglio parlare di evoluzione perché non abbiamo cambiato niente nella musica mondiale. Sicuramente l’evoluzione penso che sia oggettiva a chiunque, a qualsiasi membro della band più che della band in generale, perché suonando comunque da tanto tempo ognuno impara di più rispetto l’album precedente. Diciamo che più che un’evoluzione vi sono stati diversi modi di interpretare il nostro genere, perché siamo partiti, per esempio, dal primo EP (“Ask”) arrivando a “Technical Crime”, da un cantato che era più su Pantera/Machine Head ed arrivare ad un cantato inizialmente sullo stile dei Death, quindi un genere più death, man mano andando avanti con ‘Sweatshops/Das Kapital” ed arrivare a fare dal death al death thrash alla Death/Kreator… Con ‘As God Kills’ stessa cosa, ma meno death e più thrash, fino ad arrivare a “In The End Everything Is A Gag”, album del 2010, dove è cambiata ¾ della formazione, con un cantato un po’ più death ma comunque una proposta un po’ più moderna fino ad arrivare all’ultimo album, il penultimo (l’ultimo sarebbe l’EP appena uscito), ovvero “Cowards Empire”, che presenta un cantato death/grind, mantenendo le sonorità che, bene o male, sono un po’ più moderne di “Das Kapital”… per cui c’è stato tutto questo minestrone di esperienze, chiamiamole così! È comunque un bene, perché da un lato ti vengono più stimoli, perché suonando con persone nuove ti crei degli stimoli, c’è chi si ferma e dice: “No, è tutto fermo, è tutto perduto, basta! È finita” e c’è chi va avanti, chi incontra nuove persone, fa nuove esperienze e trova nuova linfa, nuovi stimoli… Ecco, diciamo che l’evoluzione è stata questa!

Diciamo che l’apporto dei nuovi membri ha stimolato un po’ le idee…
GARY – Esattamente! Fino a “Cowards Empire” sì, perché poi i membri sono cambiati ancora. Il bassista ha mollato e al basso sono subentrato io dopo 24 anni di chitarra, poi sono arrivati due nuovi chitarristi che, tecnicamente, sono due mostri in confronto a tutti gli altri chitarristi che abbiamo avuto prima. Adesso abbiamo Giancarlo Mendo e Gabriele Ghezzi che sono due insegnanti di chitarra, per cui tecnicamente c’è stata un’impennata verso l’alto veramente di spessore: infatti si sente anche nel nuovo singolo dove, comunque, la presenza delle chitarre, negli assoli, negli arrangiamenti e tutto è di tutt’altro spessore, è di un’altra qualità, di un’altra pasta! Io, alla fine, sono passato al basso facendo il lavoro che ho sempre fatto, perché io ho sempre prevalentemente fatto un lavoro di ritmica, per cui il cambio non è stato così eclatante, personalmente parlando dal punto di vista tecnico! Come vedi, anche questa cosa ha portato tanta linfa nuova, tanta voglia nuova, di scoprire addirittura uno strumento nuovo dal mio punto di vista e ha portato solo del bene, cosa che si sta sviluppando con i pezzi nuovi che stiamo preparando per il prossimo album.

Nella vostra discografia troviamo sei album e un altro paio di Ep, l’ultimo risale al 2000…
GARY – L’EP del 2000 era più una raccolta di inediti che alla fine è come l’ultimo… solo che questa volta, al posto di fare una raccolta, abbiamo fatto un live registrato vero e proprio con un inedito ed una proposta, un pezzo del 2002 riproposto con la nuova formazione.

Perché avete sentito l’esigenza di presentare un nuovo EP al grande pubblico proprio a questo punto della vostra carriera?
GARY – Praticamente c’è stato questo cambio di formazione, i due precedenti membri (il bassista ed il chitarrista, ndr) ci hanno abbandonato all’improvviso. Uno non aveva più voglia, l’altro ha ricevuto una proposta di lavoro clamorosa e ben retribuita in Germania e, giustamente, ha dovuto mollare tutto, perché ormai da questo paese o te ne vai, o crepi! Questa cosa ci ha preso in contropiede perché stiamo già preparando l’album nuovo e abbiamo dovuto abbandonare tutto, cercare nuovi elementi, abbiamo avuto quest’occasione di trovare due persone motivate e preparate, soprattutto, e abbiamo detto: “A questo punto anziché fare l’album registriamo un live, dato che suonare live è un punto di forza con questi due nuovi elementi e vediamo cosa viene fuori. Se viene fuori una cosa registrata bene, la facciamo, altrimenti aspettiamo ancora fino a quest’estate quando registreremo l’album, nel 2019”. Il live, invece, è venuto veramente bene, poi abbiamo già delle idee nuove nell’aria, in lavorazione. Una di queste idee è stata sottoposta agli In.Si.Dia, che sono nostri amici da tantissimi anni e abbiamo fatto questo singolo insieme, scaricabile gratis, perché alla fine abbiamo speso poco o niente, abbiamo praticamente fatto quasi tutto in casa. Idem per il live, ci siamo arrangiati noi con il nostro fonico a missare tutto quanto… è venuto fuori un bel prodotto e l’abbiamo buttato fuori! È una bella cosa perché per festeggiare i 25 anni volevamo dare in pasto gratis un EP di questo tipo, senza legami con nessuno, senza impegni, senza niente. È stato proprio un regalo, ecco!

Che dire del titolo dell’EP “Propheta”? Ha qualche significato? Perché questa scelta?
GARY – Ci siamo scervellati per settimane perché non riuscivamo a trovare un titolo adatto a questo EP, poi leggendo il testo di “La tua vita che sfugge”, il singolo che abbiamo fatto in italiano con gli In.Si.Dia, c’era questa parola nel testo, “Propheta”, che ci è piaciuta, perché nel contesto ci stava dentro bene. È un po’ un vedere il futuro di quello che saranno i Node, che a grandi linee un po’ si può interpretare lo stile musicale che stiamo prendendo adesso. L’abbiamo inglesizzata, ci sta sempre bene, ha un bel suono e abbiamo scelto questo titolo. Molto semplice, sì.

Avete fatto una sorta di collaborazione con gli In.Si.Dia, i quali hanno preso parte al brano “La tua vita che sfugge”. Che cosa vi ha indotto a collaborare con loro e che cosa vi ha spinti ad eseguire in brano per la prima volta cantato in italiano?
GARY – Questo singolo è stata la base di tutta questa collaborazione, è stata l’amicizia, perché io e loro ci conosciamo da venti e passa anni. Era da un sacco di tempo che non ci vedevamo perché ognuno di loro ha intrapreso dei progetti musicali per i fatti propri e quando c’è stata la reunion degli In.Si.Dia è suonato il campanello e ci siamo detti: “Wow, che figata! Speriamo un giorno di suonare insieme!”. È capitato quel giorno, ci siamo incontrati e ci siamo raccontati il mondo, perché è da una vita che ci conosciamo. Loro sono attivi dal ’90 e noi dal ’94. In quegli anni, le date fioccavano, soprattutto qui al nord Italia, erano tante le occasioni di suonare insieme. Se ne è ripresentata un’altra ad un festival in provincia di Milano, ci siamo trovati lì, abbiamo chiacchierato e alla fine è saltata fuori quest’idea di fare un pezzo insieme. Abbiamo mandato un nostro riff e Fabio e Sid hanno scritto il testo, anche se Sid inizialmente avrebbe dovuto cantare in inglese, mentre Fabio avrebbe praticamente dovuto cantare in italiano… ma alla fine ci siamo detti: “Perché fare una cosa del genere? Noi non siamo inglesi, cantiamola tutta in italiano e stop!”. Alla fine abbiamo fatto così.

Cosa ha ispirato questo brano?
GARY – “La tua vita che sfugge” è un brano che può essere interpretato in una sola maniera: praticamente è un uomo che combatte la propria malattia ed è la scelta di quest’uomo nel combattere o meno, è il dubbio, è la domanda introspettiva che una persona in difficoltà – che può essere una malattia grave, la depressione o un qualcosa che ti sbatte contro il muro e ti fa pensare a quanto tu vuoi essere forte per superarla o quanto tu non voglia essere forte per farti mettere sotto. La cosa curiosa è quanto una persona può lottare – e un po’ può essere lo specchio del metal del nostro paese – quanto tu puoi lottare con la consapevolezza che, comunque, vai verso la fine, perché stai morendo. “Quanto sei disposto a lottare?”, questa persona si chiede proprio questa cosa. Al di là della malattia del tema serio che affronta proprio il testo, è anche un tema attuale, perché guardiamo, ad esempio, la nostra scena: io guardo con gli occhi di una persona di 47 anni che suona metal da 24 anni e sta vedendo che, comunque, tutto sta scemando. Non dico morendo, ma scemando… eppure – e riallacciamoci al discorso di prima – ci sono gli stimoli che ti danno la voglia di andare avanti, ti chiedi: “Voglio andare avanti o no?” e questi stimoli ti fanno andare avanti, mentre altri si lasciano morire. In questo testo ci sono domande che ci siamo immaginati che questa persona si può fare davanti a queste difficoltà, ecco. Difficoltà estreme, gravi…

Vorrei ora chiederti qualcosa in merito al release party tenuto recentemente che ha visto esattamente la partecipazione degli In.SI.Dia. Come è stato condividere il palco con loro, vista appunto la recente collaborazione nel duetto citato pocanzi?
GARY – Alla fine gli In.Si.Dia non hanno suonato, perché uno di loro ha avuto una bambina, è nata dopo con un ritardo mostruoso nella nascita, è nata proprio la sera in cui abbiamo fatto il release. È una bella cosa, anche se alla fine abbiamo suonato da soli, loro sono venuti solamente a cantare il pezzo e basta. È stato bello, dal vivo è stato bellissimo per altro senza fare neanche una prova, perché loro abitano a Brescia e noi, praticamente, quasi in Svizzera, per cui provare è stato quasi impossibile. Durante il soundcheck è andato tutto bene e sul palco, quando c’è stato il concerto, è andato anche meglio. È stato bello! Ripeto: comunque tutto nasce in base all’amicizia e quando nasce tutto da lì, tutto sfocia nel divertimento, nel bene o nel male viene sempre bene ed è venuto benissimo.

Visto che è stato impossibile averli sul palco in questa occasione, ci potrà essere una possibilità di riaverli sul palco?
GARY – Assolutamente sì anche perché io sono il loro secondo chitarrista, nel senso che io suono la chitarra quando uno di loro manca, perché magari ha degli impegni o altro. Quella sera lì dovevo suonare, perché mancava uno di loro; tra l’altro, è saltata un’altra data dove avrei dovuto suonare con loro, quindi a questo punto è diventata una questione di priorità, ovvero fare assolutamente un concerto assieme che, forse, si spera si farà a marzo. Ancora non so niente di preciso, poco ma sicuro la riproporremo!

Recentemente avete reso disponibile lo streaming del vostro EP, insieme al download gratuito. Che tipo di riscontro hanno avuto? Come è stato accolto il platter?
GARY – I feedback sono stati positivi, soprattutto per il singolo che è piaciuto molto! Sto vedendo i download e siamo arrivati più o meno sul 250%, secondo me va benissimo per una band della nostra portata! Col tempo, poi, aumenteranno sicuramente. Le visualizzazioni su Youtube vanno alla grande, i complimenti sono arrivati, così come è arrivato anche qualche commento negativo, ma ci sta anche quello, quindi vuol dire che è girato bene! Nel complesso, comunque, è andato benone. Al momento, dopo un mese, ci riteniamo molto più che soddisfatti. Può solo migliorare e migliorerà sicuramente andando a suonare in giro dal vivo quando capiterà l’occasione.

L’EP andrà in qualche modo ad anticipare un prossimo lavoro in studio o sarà semplicemente una release indipendente e come tale deve essere vista?
GARY – Mah, chiamiamolo indipendente, perché ha tutta una storia a sé, è stata buttata lì senza neanche progettarla! Sì, io direi indipendente, assolutamente, sì.

Il prossimo album, di conseguenza, non vedrà il singolo che avete prodotto con gli In.Si.Dia…
GARY – No. Noi ci siamo messi d’accordo, nel senso che loro, se vogliono, possono metterlo nel loro nuovo lavoro, mentre noi o lo teniamo come bonus, oppure faremo tutto il testo in inglese e la riproporremo tutta in inglese.

Bella idea, questa, per esempio!
GARY – Sì, sì, comunque è libera tutti, è nostra, è vostra, fate quello che volete, per cui non c’è problema.

Avete dei nuovi brani pronti per una eventuale nuovo album?
GARY – Sì, ci stiamo lavorando adesso. Un paio di pezzi sono praticamente già definitivamente conclusi, da gennaio partiamo a testa bassa a buttar giù tutta la roba, quindi penso che per aprile/maggio sarà già tutto pronto, definitivo, poi si entrerà in studio.

Avrete modo di presentare la release anche grazie a qualche data? State organizzando un mini tour nel nostro paese?
GARY – Per il momento preferiamo puntare sui festival estivi, quando quest’estate ci saremo buttati tutta la composizione alle spalle, ci butteremo a fare quattro o cinque festival e via. Per il momento l’unica data che ancora abbiamo da fare sarà quella del 2 marzo al The One di Cassano d’Adda, in provincia di Milano. Se salterà fuori qualcosa ancora ben venga, però il target vero e proprio è puntare ai festival.

Quindi in occasione di questi festival ci sarà la possibilità di sentire qualcosa tratto dal nuovo disco?
GARY – Probabilmente sì.

In chiusura, perché i fan o i nostri lettori dovrebbero scaricare il vostro nuovo EP?
GARY – Perché è gratis, tanto non costa niente! Eh, cazzo, più promozione di così… È gratis, ti piace? Bene. Non ti piace? Lo butti nel cestino, semplice.

Ti ringrazio, speriamo di vederci qualche parte ad un live!
GARY – Speriamo. È da tanto tempo che non veniamo a Roma!