NAILED TO OBSCURITY – La rivelazione del death metal teutonico

NAILED TO OSCURITY: INTERVISTA A RAIMUND ENNENGA E JAN-OLE LAMBERTI •

La Germania, patria del metal in ogni sua essenza, si rivela sempre più un contenitore di gemme grezze non del tutto scoperte. Dal magico cilindro, entriamo, infatti, a contatto con una delle migliori realtà che questo paese potesse offrire nel corso degli ultimi anni ed è così che scopriamo l’incredibile universo melodic death metal dei Nailed To Obscurity. Il quintetto di Essen, fresco di contratto con Nuclear Blast, presenterà il primo lavoro licenziato dalla mastodontica label tedesca, nonché quarto della discografia dei nostri, il prossimo 11 gennaio. Un disco, che come avremo modo di raccontarvi nella nostra recensione, è stato una vera e propria rivelazione. Parliamo proprio di questo nuovo capitolo con Jan Ole Lamberti e Raimund Ennenga, rispettivamente chitarrista e cantante della band, in questa nuova ed esclusiva intervista rilasciata ai microfoni di Metalforce.

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Metalforce. È un piacere per noi ospitarvi. Come state?
RAIMUND
– Grazie a te! Tutto ok qui!

Vorrei rompere subito il ghiaccio parlando, appunto, dei Nailed To Obscurity. Vi andrebbe di presentarvi al pubblico o comunque a coloro che ancora non hanno familiarità con la band?
RAIMUND
– Oh sì! Io sono Raimund e sono il cantante dei Nailed To Obscurity. Sono entrato nella band nel 2012, sono presente su “Opaque”, “King Delusion” e ovviamente su “Black Frost” (gli ultimi tre album della band, n.d.r.). Il resto lo scopriremo durante l’intervista.
JAN-OLE – Io sono Jan-Ole, sono il chitarrista della band ed uno dei membri fondatori.

Dopo tante vicessitudini affrontate come band, quali alcuni cambi nella lineup eccetera, finalmente i Nailed To Obscurity hanno raggiunto una stabilità e daranno alle stampe il loro nuovo disco, “Black Frost”. Il disco verrà licenziato da Nuclear Blast. Come è nata la collaborazione con questa mastodontica etichetta?
RAIMUND
– Questa è una domanda un po’ difficile… è stato fatto tutto dal nostro manager. Prima eravamo sotto contratto con la Apostasy Records per “Opaque” e “King Delusion”. Poi abbiamo pensato che era giunto il momento di fare un ulteriore passo avanti. Ne abbiamo parlato a lungo… poi abbiamo parlato con Tomasz (Wisniewski, n.d.r.), il fondatore e proprietario della Apostasy, che ci ha detto di essere d’accordo al 100%. Allora si è proposto di diventare il nostro manager e di trovare un’etichetta più adatta, per permetterci di fare questo passo avanti. Ecco quello che abbiamo fatto, o meglio, quello che lui ha fatto. Ha cercato fra numerose etichette quella più adatta per noi, e alla fine ha ricevuto una proposta di contratto dalla Nuclear Blast. Noi ci siamo detti: “davvero? Stiamo parlando proprio di quella Nuclear Blast?” (ride, n.d.r.) e lui: “sì!”. Abbiamo dato un’occhiata all’offerta, ed era veramente onesta. Non ci abbiamo pensato più a lungo, abbiamo firmato il contratto e abbiamo venduto le nostre anime… nah, abbiamo firmato il contratto (ride, n.d.r.), e questa è la storia di com’è andata. Ancora non riusciamo a credere che è un dato di fatto, che questa cosa sta accadendo ora. Ne abbiamo parlato per così tanto, e adesso stiamo davvero lavorando con la Nuclear Blast. Abbiamo rilasciato il video di “Black Frost” un paio di settimane fa, ed ora tutto sta diventando realtà. È veramente un passo decisivo per noi.

Devo ammettere che il mio primo contatto con la vostra proposta musicale è avvenuta con “King Delusion”, disco che differenzia molto da quest’ultimo lavoro di casa Nailed To Obscurity. Ascoltando, infatti, “Black Frost”, ho percepito una vena molto malinconica, quasi introspettiva, ad essere sincera, il tutto supportato da solidi riff e anche testi di un certo spessore, direi “psicosociali”. Se doveste dare una breve descrizione di questo disco, per fornire un’idea al pubblico, come lo descrivereste?
JAN-OLE
– Direi che il sound è ancora 100% Nailed To Obscurity, anche se paragonato a “King Delusion” lo stile è sempre quello, ma ad un nuovo livello. Quando abbiamo iniziato a scrivere quest’album, volevamo mantenere quel sound, ma continuare a svilupparlo, e a mantenere l’evoluzione. Sì, penso che hai ragione, è più malinconico, perché abbiamo voluto scrivere musica un po’ più dark ed atmosferica per quest’album, e penso che ci siamo riusciti. Questo è tutto quello che ho da dire sull’album. Sì, è più oscuro ed atmosferico, ma penso che la malinconia sia sempre stata una grande parte della nostra musica.
RAIMUND – E anche per quanto riguarda i testi “psicosociali”, come dici tu, non è cambiato molto rispetto a prima. Ho scritto riguardo a determinate tematiche anche su “Opaque” e “King Of Delusion”, e direi che questa è un’evoluzione di ciò che eravamo in quei due album. Abbiamo ancora gli ingredienti tipici del sound dei Nailed To Obscurity, ma, come abbiamo detto, è più oscuro, ed inquietante.

Una cosa che mi ha colpita dei Nailed To Obscurity in qualche modo è legata al processo di composizione: mentre molti tendono a registrare e a comporre con la tecnologia, o comunque con un computer a portata di mano, voi siete la classica band che si ritrova in sala prove e abbozza idee dal vivo. Cosa potete dirci in merito a questo approccio un po’ “old school”, per così dire?
JAN-OLE
– Così è come abbiamo sempre fatto, e onestamente non riuscirei a farlo in un altro modo. Non viviamo molto vicini, alcuni di noi devono guidare anche 3 o 4 ore per raggiungere la sala prove, eppure continuiamo a fare così, perché sappiamo che se facessimo ognuno il suo a casa propria e poi lo inviasse agli altri, le canzoni suonerebbero completamente diverse. Ciò non significa che il risultato sarebbe peggiore di quello che facciamo ora, ma mancherebbe un elemento importantissimo, cioè la dinamica tra i membri della band, che ha comunque un forte impatto su come le canzoni risultano alla fine. Quando siamo in saletta, suoniamo le idee che abbiamo avuto, ed abbiamo un feedback immediato su come ci sentiamo a riguardo, su cosa ne pensiamo, se le idee vanno bene o no. Siamo tutti insieme nella stanza, ci guardiamo in faccia, e ognuno legge subito nel volto degli altri ciò che ognuno pensa. Ecco, è questa sensazione che mancherebbe completamente se stessimo ognuno a casa sua a scrivere la propria parte. È così che le canzoni crescono e si sviluppano finché non sono completate. Ed è per questo che il sound, credo, risulti naturale ed abbia quel che di live, come dicevi tu. Ciò non ci sarebbe se registrassimo le cose a casa e le facessimo mixare in studio senza vederci di persona. Sì, siamo molto “old-school”, andiamo in studio tutti insieme per almeno 3 settimane, ci chiudiamo lì dentro e lavoriamo sulle canzoni mentre le registriamo, proviamo diversi sound per ogni riff e per ogni assolo eccetera, solo perché vogliamo registrare il momento esatto in cui la cosa nasce e si realizza.

Parliamo, invece, del titolo: “Black Frost”, un titolo molto incisivo, di impatto. Vi andrebbe di spiegarci qualcosa in merito?
RAIMUND
– Quando ho iniziato a scrivere i testi e a raccogliere le idee, guardavo la TV ma non la stavo veramente seguendo, mi stavo facendo i fatti miei e stavo scrivendo giù alcune idee. Improvvisamente hanno iniziato a parlare del “ghiaccio nero”. Mi sono chiesto: che roba è? Non ne ho mai sentito parlare. Sembra molto interessante e anche un po’ misterioso, e non avevo alcuna idea di cosa fosse. L’immagine evocata dalle parole era molto forte però. Ho fatto una piccola ricerca, ed è un modo di dire che riguarda la navigazione, quando la nave attraversa nebbia e pioggia si formano delle particelle di ghiaccio sulla nave perché è più fredda dell’acqua. Si genera soprattutto sulle sovrastrutture della nave, e proprio per questo la nave rischia di capovolgersi. Allora ho pensato che non è solo il termine ad essere bello, ma anche il concetto espresso, perché ho immediatamente pensato alle persone al giorno d’oggi che non sono in grado di incanalare o esprimere le proprie emozioni negative, le loro paure e le loro rabbie, e cercano di essere “normali” e sopprimono queste emozioni. Così facendo, creano questo sovraccarico, questo fardello all’interno di sé, che può arrivare al punto di farle “capovolgere”, come una nave. Da una parte, l’espressione è molto semplice e diretta, e anche molto metal, ma dall’altra parte ha un significato molto forte, e questo va bene sia per la musica che per i testi. Anche gli altri membi della band erano d’accordo al 100% quando ho proposto loro questo titolo.

Sebbene non sia propriamente un concept album, le tematiche affrontate in “Black Frost” sembrano quasi essere un sinonimo di qualche metafora che, purtroppo, forse non riesco a cogliere totalmente. Mi spiego: non avendo purtroppo i testi sottomano, provo a dare sfogo alla mia interpretazione, per cui correggetemi se sbaglio…
RAIMUND – In realtà non puoi sbagliare, perché come dici tu, i testi sono metaforici, ed ognuno può interpretarli come meglio vuole. Anzi, mi piace molto sentire cosa ne pensa la gente al primo ascolto, e vorrei che trovassero la propria chiave di lettura delle canzoni. Perciò, non c’è il rischio che ti possa sbagliare. (ride, n.d.r.)

Ok, fantastico! Ascoltando le canzoni che compongono il disco, sembra che abbiate voluto dare spessore agli episodi che si susseguono nella vita quotidiana, o comunque sembra che sia stato analizzato lo struggimento o il dolore con cui vengono affrontate determinate problematiche. Io ho colto una vena molto malinconica, cupa, quasi “di paura”. Che cosa potete dirmi a riguardo?
RAIMUND
– Innanzitutto hai assolutamente ragione, i testi sono molto personali, e tutto ciò che hai citato è incorporato nei testi. Mettiamola così: sono una persona che pensa molto, e a volte questi pensieri portano a momenti malinconici ed un po’ oscuri. E spesso figuro questa cosa nelle persone intorno a me, e cerco di catturare tutte le piccole storie che poi vanno a finire nei miei testi. Vado in cerca di metafore che possano renderle in qualche modo più criptiche, e così penso che le persone riescano a trovari modi più interessanti per accedere alle canzoni e nuove chiavi di interpretazione. È difficile parlare delle intenzioni iniziali di ogni canzone, ma alla fine è questo, parlare ad altre persone ed ascoltarle da vicino, penso che ciò mi porta ad idee base per nuove canzoni. Alla fine, quello che è importanti per me è che i testi non devono essere visti come depressi o cose del genere, si tratta più di incanalare le emozioni negative ed accettare la malinconia come parte della tua anima e trovare un modo per gestire queste emozioni. Questa è la forza motrice dietro i testi.

Ho fatto questa domanda perché personalmente sono una grande fan dei Dark Tranquillity, e anche i loro testi affrontano tematiche simili. Il melodic death metal è uno dei miei generi preferiti, quindi credo di sapere di cosa si sta parlando!
JAN-OLE
– Non so se lo sai, ma siamo stati in tour con i Dark Tranquillity, quindi li conosciamo molto bene, e ho sempre pensato che Mikael (Stanne, cantante dei Dark Tranquillity n.d.r.) e Raimund sono tipi molto simili.

Qualche tempo fa era stata annunciata una vostra data qui in Italia, ma poi si è scoperta essere una fake news, ed ero veramente arrabbiata col promoter perché avrei davvero voluto vedere entrambe le band insieme. Ma sto ancora incrociando le dita affinché ci sia una data simile in italia. Ma vi vedrò tra due mesi, e ne sono felicissima!
JAN-OLE
– Oh wow, grazie! Allora ci vedremo di persona!

Come sempre, non può mancare la domanda “giocosa” proprio per spezzare i ritmi troppi seriosi che solitamente si hanno durante un’intervista: se doveste incentivare il pubblico a darvi un ascolto o una possibilità, quali motivazioni dareste?
JAN-OLE –
Oh è una domanda difficile… ok, ci proverò. Noi viviamo intensamente quello che facciamo, tutto ciò che vedete è 100% reale. Come Raimond ha già detto, si tratta di testi assolutamente personali, e per questo motivo le persone possono rispecchiarcisi molto. Chi presterà attenzione alla nostra musica, si renderà conto che è roba autentica, e non è solo un prodotto che stiamo cercando di vendere. Lo stesso vale per le parti strumentali, anche lì ci sono tutte le nostre sensazioni ed emozioni. Spero che la gente possa ottenere qualcosa dalla nostra musica. Inoltre siamo una band valida dal vivo, e ad essere onesto, prima che Raimund entrasse nella band non lo eravamo molto, almeno non quanto volevamo, abbiamo fatto grandi progressi da allora. Il motivo è che adesso ci sentiamo totalmente a nostro agio con quello che facciamo, quindi potete aspettarvi un grande show, perché è reale al 100%. Questo è quello che mi viene in mente, non so se tu, Raimund, vuoi aggiungere qualcosa…
RAIMUND – Oh, penso che tu abbia risposto alla grande. Penso che vi possiate aspettare un grande show, da persone che sono molto legate tra loro, un’espressione onesta delle nostre emozioni, che cerchiamo di incanalare attraverso la nostra musica. Speriamo di riuscire ad incanalarle verso il nostro pubblico, e questo è un buon motivo per venire a vederci dal vivo ed ascoltare la nostra musica.

In seguito alla pubblicazione del disco, intraprenderete un tour in compagnia di Amorphis, Soilwork e Jinjer. Sia Amorphis, che Soilwork sono, tra l’altro, i vostri compagni di etichetta. Quali sensazioni vi accompagnano?
RAIMUND
– Innanzitutto è così strano sapere che siamo compagni di etichetta con Amorphis e Soilwork, band leggendarie! Penso che la musica degli Amorphis sia parte del DNA dei Nailed To Obscurity in qualche modo. Questo tipo di musica è tutt’ora ispirata al sound degli inizi di questa band. I Soilwork fanno parte della scena di Gothenburg, che ha anch’essa avuto un grande impatto su di noi. Perciò è un pacchetto molto interessante. Sembra ancora surreale che queste band siano nostre compagne di etichetta. Non vediamo l’ora di intraprendere questo tour, di entrare in contatto con questi ragazzi e di condividere il palco con loro. Non stiamo nella pelle!
JAN-OLE – Per quanto mi riguarda, ho conosciuto personalmente alcuni degli Amorphis, e sembrano persone molto alla mano. Abbiamo suonato a grandi festival con band molto importanti… e la mia esperienza è che queste persone sono veramente normali, non ho alcun tipo di ansia ad andare in tour con loro, sono sicuro che saranno persone simpatiche e alla mano. Saremo una quarantina di persona, e ci aspettiamo una figata di tour, con persone che fanno quello che amano tutte insieme. È questa la cosa della quale non vediamo l’ora principalmente, oltre al fatto che si tratta comunque di un tour molto importante per noi.

Quali aspettative avete per questo nuovo tour e, soprattutto, che tipo di show offrirete?
JAN-OLE –
Cambieremo qualcosa, ma ciò dipende in larga parte dalle dimensioni delle location. Le luci hanno sempre avuto una gran parte nei nostri show, e abbiamo sempre portato le nostre, ma adesso tutto sarà portato ad un livello più alto. Inoltre avremo la più grande stage production che abbiamo mai avuto, dato la grandezza del tour. Ad esempio avremo il nostro artwork in formato gigante dietro di noi, cosa che non abbiamo mai avuto, abbiamo sempre avuto cose più piccole con il nostro logo oppure luci che ci portavamo da casa. Stavolta sarà tutto più grande, e proporzionato alle dimensioni più grandi delle location. Anche se siamo un opening act, saremo in grado di fare tutto ciò, e ne siamo felici. Oltre a ciò, porteremo sempre lo stesso livello di qualità nello show, suoneremo canzoni nuove da “Black Frost”.

Cosa vi rende così unici? Perché per me lo siete!
RAIMUND
– Innanzitutto grazie! Che dire, io ero un fan della band prima di entrarci, i Nailed To Obscurity erano la mia band preferita della scena locale. Penso che la qualità delle armonie delle chitarre sia distintiva ed unica, e lo stesso vale per le melodie, quando le senti dici: questi sono i Nailed To Obscurity! E poi c’è questa componente malinconica ed atmosferica, che non somiglia a nulla di quello che io abbia sentito finora. Si possono sentire influenze di altre band, non c’è dubbio, ma alla fine la commistione di queste melodie e di questo sound di chitarra, penso che è il nucleo della qualità dei Nailed To Obscurity, e qualcosa che ci distingue dalle altre band. Questo è quello che direi.
JAN-OLE – Noi non vogliamo assomigliare ad altre band, perciò quando realizziamo che un riff somiglia troppo a qualche altra band, allora lo cestiniamo (ride, n.d.r.). Certamente si possono fare paragoni, ed è una cosa totalmente ok che ci paragonino a certe band, perché ogni band ha le sue influenze, anche le band più grandi ed influenti hanno a loro volta i loro idoli e le loro influenze, però cerchiamo di evitare di copiare altre band, o che qualcuno pensi che un certo riff o melodia sia rubata a qualcun altro. Non è per nulla il nostro approccio.

ringraziamo Ivan Spurio Venarucci per la gentile collaborazione.