NAILED TO OBSCURITY – Dentro il nero abisso

NAILED TO OBSCURITY – INTERVISTA ESCLUSIVA A JAN-OLE LAMBERTI E RAIMUND ENNENGA •

Nuovi maestri indiscussi di un genere musicale da sempre molto amato e supportato ampiamente in lungo e in largo per tutto il globo, i Nailed To Obscurity sbarcano finalmente in Italia per la prima volta in assoluto in compagnia di alcuni dei giganti che popolano il vasto panorama musicale: Jinjer, Soilwork e Amorphis. Freschi di pubblicazione del loro acclamatissimo “Black Frost” (qui la nostra recensione), i nostri si sono concessi per la seconda volta ai fidati microfoni di Metalforce e si sono raccontati a noi davanti ad un buonissimo caffè, esternandoci la propria emozione nel vedere gli ottimi feedback del loro ultimo pupillo e nel condividere una leg europea di altissimo calibro come quello offertoci quest’anno. Così si raccontano Jan-Ole Lamberti e Raimund Ennenga, rispettivamente chitarrista e cantante della band.

Ciao ragazzi, benvenuti di nuovo su Metalforce. E’ sempre un piacere ospitarvi, come state?
JAN-OLE: Stiamo bene!
RAIMUND: Già, sto bene anche io, ahaha!
JAN-OLE: Abbiamo avuto una bella giornata di riposo ieri. Eravamo vicino a questo locale, anche se non ricordo il nome del paesino.

Bergamo?
JAN-OLE: No, non era Bergamo, era…
RAIMUND: Era vicino Bergamo!
JAN-OLE: Sì, nel nulla!
RAIMUND: Nel bel mezzo di niente! 

Vi siete goduti la giornata?
JAN-OLE: Sì, è stata una giornata rilassante. Eravamo in campagna, con questo unico hotel…
RAIMUND:
 Sì, una lunga strada e questo hotel nel bel mezzo di nulla.

L’ultima, anzi la prima volta che ci siamo sentiti, abbiamo parlato del vostro nuovo album, “Black Frost”, oggi ci troviamo qui per parlare un po’ in linea generale di voi e, appunto, del disco! A distanza di quasi un mese dalla sua release, come è stato accolto? Quali feedback avete avuto dalla stampa e dai fan?
RAIMUND: Abbiamo ricevuto dei responsi positivi ed estremamente enormi. Ovviamente ci sono state quelle due o tre voci che si sono dette non soddisfatte del disco, ma nel complesso i feedback sono stati molto positivi! Ne siamo molto contenti, anche la stampa stessa ha apprezzato la medesima nuova direzione che noi abbiamo intrapreso e noi stessi siamo rimasti molto soddisfatti del risultato finale… Il disco è riuscito molto bene!

Personalmente, devo dire che “Black Frost” si è rivelato una vera sorpresa, perlomeno per chi scrive. Sebbene voi stessi abbiate ammesso la volta precedente di essere stati pesantemente influenzati dai Katatonia, tanto per citare un esempio, bisogna ammettere che il vostro sound è veramente unico, spicca per tantissimi dettagli che vanno dal songwriting, efficace ed incisivo, ai riff di chitarra… Ad esempio, penso ad una “Tears Of The Eyeless o “The Aberrhant Host”…
JAN-OLE: Credo che tutte le band che avete menzionato sono una grossa ispirazione per noi e lo sono sempre state, di conseguenza l’album riflette tutte queste influenze perché per noi è la musica che ci influenza anche come persone, ma cerchiamo di suonare in modo differente. Credo sia questo ciò che intendi dire tu, cerchiamo sempre di creare il nostro sound personale e siamo riusciti ad uscirne vittoriosi, in particolar modo in questo disco, ma anche con “King Delusion” vi era questo feeling di cercare di non essere troppo influenzati da queste band…

Nel disco, ovviamente, c’è anche quella che, forse, si potrebbe definire la traccia più sperimentale: “Resonance”.
JAN-OLE: E’ decisamente la traccia più sperimentale che abbiamo mai composto finora!

E’ un brano che effettivamente si discosta molto da ciò che avete proposto finora. Cosa potete dirci a riguardo? Come è nata questa traccia?
JAN-OLE: La cosa divertente di quel brano è che non esisteva ancora mentre ci stavamo recando in studio, quindi due giorni prima di entrare effettivamente in studio per registrare il materiale, ci siamo messi a scrivere e ci è venuta in mente questa idea di comporre qualcosa che ancora ci mancava per questo album. Abbiamo tenuto due sessioni dove abbiamo raccolto qualche idea e all’improvviso il brano ha iniziato a prendere forma proprio in studio, quindi più o meno è stata scritta in studio di registrazione, i testi, la musica, tutto quanto….

Vorrei tornare un attimo su “Tears Of The Eyeless”, di cui appunto avete realizzato anche un videoclip molto particolare, a mio avviso. Forse darò un’interpretazione completamente sbagliata ma nel video vediamo la figura femminile circondata da altri personaggi, che deduco potrebbero essere – forse – l’incarnazione delle diverse emozioni umane, i diversi stati d’animo. E’ sbagliata come interpretazione? Vorreste dirci qualcosa in merito?
RAIMUND: Sì, sì! Volevamo raccontare una storia, il regista Visa Raanta voleva un’idea molto basilare. Si è inventato questa idea di questa donna in catene, tutte le sue emozioni sono fondamentalmente in gabbia, lei non può esprimersi, esattamente come dico nel testo della canzone. La gente, però, che le sta attorno riesce ad esprimere i propri sentimenti, quali la malinconia, la rabbia, tutte queste cose. Tu puoi vedere le sue emozioni sul volto di queste persone, ma lei non riesce ad esprimerle. Forse è questa l’idea che si cela dietro il video! Tutto il resto è aperto ad ogni tipo di interpretazione. Credo che, come dicevo nella nostra intervista, i miei testi sono sempre aperti alla libera interpretazione, perché permette all’ascoltare di trovare un suo punto di accesso, di trovare la propria chiave di lettura e questo è importante perché sono testi molto emotivi. E’ piuttosto interessante quando l’ascoltatore trova il suo punto di accesso, poiché permette alla canzone di crescere in un’altra dimensione o qualsiasi cosa tu voglia chiamarla.

Le emozioni, in questo disco, giocano un ruolo fondamentale. Ci avete spiegato la volta scorsa il significato del titolo, “Black Frost”. Si potrebbe dire che, in questo caso, il ghiaccio nero potrebbe essere anche un’allegoria stessa delle emozioni? Ovvero, le emozioni si congelano in base agli eventi del vissuto personale del singolo e sono spesso influenzate da ciò che circonda l’individuo. Quando le emozioni, specie se negative, “tartassano” l’essere umano, arrivano anche ad affondarlo. Pensiamo, ad esempio, alla malinconia, alla depressione, alla tristezza o anche alla delusione. Tutte queste emozioni arrivano a colpire “la sovrastruttura della barca”, in questo caso la mente e il corpo umano e quest’ultimo arriva ad inabissarsi. Come vedete il mio punto di vista?
RAIMUND: Sì, assolutamente. E’ il fardello che tu stesso crei, tu sopprimi questo tipo di sentimento e questi sentimenti diventano sempre più forti mentre cerchi di reprimerli, perché vi sono delle nuove cause scatenanti provenienti dal mondo esterno che forzano queste emozioni; però se tu non le incanali o non le esprimi, vai giù, sprofondi e il gelo nero prende il sopravvento.

E’ da ormai un mese che siete in tour con Jinjer, Soilwork e Amorphis. Finora come sta andando?
JAN-OLE: A dire la verità, molti show sono andati soldout, a volte è una sensazione così strana… ahahaha. Sapevamo che il tour sarebbe andato bene, poiché abbiamo visto le prevendite e stavano andando molto bene. E’ stata fatta anche una grande campagna promozionale per questo tour, quindi sapevamo che non sarebbe potuto andare male, ma vedere così tanti concerti soldout è stato sorprendente! Credo anche che ciascuna band si differenzi l’una dall’altra, ma nonostante tutto il pacchetto funziona alla grande, non vi è stato nessun singolo show dove avessimo visto più persone per una band o per un’altra, è sempre stato molto bene per tutti i gruppi. E’ stato molto interessante!

Stasera siete qui a Trezzo! Come sapete, aspettavamo questo momento da tanto tempo, vista appunto la famosa farsa dove alcuni promoter stranieri diedero in pasto ai media la notizia che avreste condiviso un tour con i Dark Tranquillity qualche anno fa. Cosa che, poi, come abbiamo visto, non si è mai verificata! Visto il nostro entusiasmo, che tipo di show offrirete?
RAIMUND: Beh, fa piacere vedere tutta questa euforia!

Scusate!
JAN-OLE:
No, è una buona cosa, ci fa piacere!
RAIMUND: E’ bello sentire queste cose, è davvero bello, ci fa piacere. Credo che faremo ciò che facciamo sempre, ovvero esprimere le emozioni che catturiamo con le canzoni sul palcoscenico. Suoneremo molte canzoni nuove tratte dall’album “Black Frost”, cercheremo di creare una buona atmosfera per tenere in piedi tutto lo show e…
JAN-OLE: Hai finito con la tua risposta? Perché anche io avrei qualcosa da aggiungere!
RAIMUND: Sì!
JAN-OLE: Una cosa negativa? Vedrete il nostro concerto più breve di sempre. Avremo solamente 35 minuti, ma solitamente suoniamo più a lungo. D’altro canto, però, questa è la produzione più imponente e più grande mai realizzata da noi finora! Abbiamo grandissimi teloni neri, abbiamo il nostro programma di luci personali e tutte queste cose qua. Non avevamo mai avuto una dimensione così prima, quindi sapere che questa è la nostra produzione più grande di sempre rende la cosa interessante!